01 set 2017

La mia esperienza con Windows Phone

Dopo quattro anni di utilizzo di Lumia Windows Phone (con Windows 8 prima e con Windows 10 ora), visto che nonostante sporadiche uscite di nuovi modelli la piattaforma viene data per morta e i fan accaniti sono in attesa di un fantomatico Surface Phonesi possono tirare un po' di somme.
Diciamo subito che è difficile continuare ad amare questa piattaforma. Ciò che mi ci tiene attaccato è l'interfaccia grafica basata sulle "tile", a mio parere anni luce superiore a iOS e Android. Poi ovviamente c'è la suite di prodotti Microsoft: Office, Onedrive e soprattutto i gioielli meno noti come OneNote e OfficeLens, ad esempio. Il resto, purtroppo, è traballante. In primo luogo per la mancanza di app, che spesso non vengono nemmeno sviluppate per questa piattaforma, e quando ci sono spesso sono abbandonate in qualche versione "base" o bacata. I "player" maggiori ci sono ancora (ad esempio Uber), a parte ovviamente Google, in guerra aperta con Microsoft. Però segnali incoraggianti non ce ne sono: ad esempio, con Windows 10 l'app Kindle ha smesso di funzionare.
Qualche zappata sui piedi se l'è data anche la Microsoft, ad esempio con l'abbandono delle mappe e navigazione Here Nokia, dal quale l'app attuale deve ancora riprendersi.
Microsoft offre la possibilità di aderire al programma Insider, grazie al quale poter aggiornare il SO con versioni "preview", che però nel mio caso s'è tramutato in una fonte di infinite complicazioni dal quale sono potuto uscire solo tramite un reset.
Il mio Lumia 830 ha "solo" 1GB di RAM e quindi alcuni dei problemi che inizio a osservare potrebbero anche essere legati alla vetustà dell'apparato - apparentemente nessuno immagina che si possa utilizzare lo stesso telefono per più di un paio d'anni.
L'interazione tra l'app Photos e il resto del sistema è stata spesso problematica, con foto non disponibili alle altre app per lo sharing se non dopo molto tempo (!!), foto che non venivano backuppate su Onedrive, l'app Camera che si impallava, e disastri simili. Quasi tutto sembra essersi risolto con un reset dell'app di Onedrive, ma c'è sempre un po' di suspence quando si scatta una foto.
Anche OneNote ha dato problemi nell'interazione con la Camera e con il synch in generale, ma anche qui con gli ultimi upgrade sembra che la situazione si sia stabilizzata.
Il tasto hardware della fotocamera ha iniziato a essere un po' ballerino, ma qui forse non dovremmo biasimare troppo il telefono, quando l'utilizzo "da battaglia" che ne faccio.
Ogni tanto -raramente- capita ancora che alcune app facciano "i capricci" (Skype che non vuol saperne di farmi loggare, foto scattate che non appaiono), ma uno spegni-riaccendi risolve tutto.
Una caratteristica hardware che mi ha creato dipendenza è la ricarica wireless, alla quale non rinuncerei più.
Insomma, in casa teniamo un telefono Android senza SIM e un iPad2 praticamente inutilizzabile solo per installare le rare app "indispensabili", ma non ho ancora trovato una motivazione così forte da farmi ingoiare le orrende icone di Android o iOS. Quindi, lunga vita a Windows 10.

25 ago 2017

Thank god it's them instead of you

Giorni fa ero in auto e dal calderone degli mp3 è uscita Do They Know It's Christmas. La canzone scritta dai Bob Geldof e Midge Ure diede il la agli americani con la loro We Are The World e a mille altre ammucchiate di beneficienza più o meno riuscite. Pur non raggiungendo le vette di "noi siamo il mondo, noi siamo i bambini", il testo di DTKIC scivola spesso e volentieri nel kitsch più sdolcinato, ma c'è un verso in particolare che per me ha sempre riabilitato l'intera canzone. Come anche in Sun City ("stiamo pugnalando alle spalle i nostri fratelli e sorelle"), il verso chiave delle canzone viene affidato alla migliore voce del gruppo, Bono: "e stasera ringrazia Dio che è toccato a loro e non a te".

Con tutto l'odio riversato sugli immigrati in Italia in questo periodo, mi sembra che questo sia l'unico commento che valga la pena fare. Ringrazia il cielo che non è toccato a te.

20 ago 2017

Odio

La grandezza di un capolavoro si può misurare anche con la sua capacità di individuare certi caratteri della società e rappresentarli così efficacemente da non patire il passare del tempo. 1984 di Orwell è esemplare.
"[...] gli impiegati stavano tirando fuori le sedie dai cubicoli e le stavano raggruppando al centro della sala, davanti al grande teleschermo, in preparazione dei Due Minuti d'Odio. [...] Come al solito, la faccia di Emmanuel Goldstein, il Nemico del Popolo, era apparsa sullo schermo. [...] I programmi dei Due Minuti d'Odio variavano a seconda dei giorni, ma non ce n'era nessuno in cui Goldstein non fosse la figura principale. [...] Tutti i delitti che erano stati commessi [...], tutti i tradimenti, gli atti di sabotaggio, le eresie, le deviazioni, ecc. erano sorti direttamente dal suo insegnamento. Era ancora vivo, in qualche parte del mondo, e stava preparando le sue cospirazioni. Forse al di là del mare, con la protezione e il soldo dei sui padroni stranieri... [...] Goldstein stava sferrando il suo solito velenoso attacco alle dottrine del Partito, un attacco così manifestamente esagerato e perverso che avrebbe potuto accorgersene un bambino, eppure abbastanza plausibile da permettere l'allarmante sospetto che qualcun altro, di intelligenza ingeriore, ne potesse essere turlupinato. [...] Era davvero strano, tuttavia, che sebbene Goldstein fosse disprezzato e odiato da tutti, sebbene ogni giorno, migliaia di volte al giorno, dal podio, dal teleschermo, dai giornali, dai libri, le sue teorie fossero refutate, schiacciate, volte in ridicolo, e ad ogni modo esposte pubblicamente per quelle pietose stupidaggini che erano, nonostante ciò, la sua influenza non sembrava che stesse per nulla decrescendo. C'era sempre qualche ingenuo fresco fresco che aspettava di farsi sedurre da lui. [...]
Durante il suo secondo minuto, l'Odio arrivò al delirio La gente si levava e si rimetteva a sedere con gran rimestio, e urlava quanto più poteva [...].
In un momento di improvvisa lucidità, Winston si accorse che anche lui stava strillando come tutti gli altri [...]. La cosa più terribile dei Due Minuti d'Odio non consisteva tanto nel fatto che bisognava prendervi parte, ma, al contrario, proprio nel fatto che non si poteva trovar modo di evitare di unirsi al coro delle esecrazioni.

25 giu 2017

Nessuno ce la fa contro... la popillia.

Quindi uno si può documentare quanto gli pare, ma sembra che, in pratica, contro questa popillia japonica non ci sia niente da fare. Questo simpatico insettuccio sterminatore è arrivato nel parco del Ticino tre anni fa (e anche da me!) e a quanto dicono gli esperti non c'è speranza di eradicarlo.
Le regioni Lombardia e Piemonte stanno facendo campagne di cattura massale per cercare di tamponare la situazione, ma sconsigliano tale metodo ai privati, visto che non farebbe che attirare altri esemplari, oltre all'evidente schifezza del processo di raccolta e distruzione (tramite congelamento e tritatura!).
Le contromisure possibili includono l'irrorazione degli adulti con insetticidi (da evitare in fioritura!) o il tentativo di sterminio delle larve con bacillus thuringiensis varietà japonensis/aizawa (se ho ben capito, in primavera): attività parecchio complicata visto che le larve so ne stanno sottoterra.
Nel frattempo, ecco due simpatici esemplari che stanno divorando la mia vite.

17 giu 2017

Cos'è il razzismo

Ormai non si può più dare del razzista a nessuno, perché c'è sempre qualche distinguo, qualche "però", qualche giustificazione inoppugnabile per l'intolleranza verso il prossimo. Magari "razzismo" non è nemmeno la parola giusta per descrivere quel sentimento di rifiuto verso il prossimo sentito da una rumorosa parte di italiani. Però io il razzismo so cos'è.
Il razzismo è la cassiera del supermercato che ieri faceva il terzo grado a un musulmano circa il Ramadan: "ma quand'è che finisce questa roba qua del ramamdam?". Il razzismo è la mancanza di rispetto di dare a tutti del lei tranne a chi ha il colore della pelle diverso dal tuo, a cui puoi dare del tu. Il razzismo è quando la signora che sta mettendo via la sua spesa fa notare alla cassiera che "anche i cristiani in quaresima dovrebbero fare digiuno, è che loro sono più osservanti di noi", e la cassiera ovviamente guarda il dito e non la luna e si mette a sciorinare le sue personalissime e cattolicissime regole: "eh ma lì è il venerdì niente carne"... A me viene in mente che in Italia nemmeno i preti digiunano in Quaresima, la signora raccoglie le borse e se ne va.
Il razzismo è cercare la cattiveria anche dove non c'è, perché il razzista è malizioso e disonesto e cerca di trovare quei difetti nel prossimo per creare un nemico e potersi quindi assolvere: "eh ma la fate fare anche ai bambini questa roba qua?" - "no, i bambini no." - "e le donne incinte?" - "no le donne incinte no" - "e come fate a lavorare?" - "se uno è malato o sta male, può mangiare". Oh, non c'è niente da fare: il razzista non può averla vinta quando fa l'errore di parlare col suo prossimo. E' per questo che il razzista preferisce il comizio al dialogo.
Il pachistano se ne va via con il suo latte e le uova, e la cassiera può scatenarsi con me: "eh poi è chiaro che vanno fuori di testa e fanno gli attentati" - "boh mi sembra che se uno digiuna dalle 5 alle 21 non ce lo vedo tanto a fare gli attentati".
Il razzista, quando non trova sostegno nemmeno tra quelli uguali a lui, si rifugia quindi nelle asserzioni inconfutabili, in cui un'amica di una cugina che lavora in ginecologia le ha detto che "una di quelle lì" aveva appena partorito l'ennesimo figlio a soli 25 anni e la cugina che lavora in ginecologia le aveva detto che era un peccato fare così tanti figli da giovane, e "quella lì" le aveva risposto che lei faceva tanti figli perché così poi da grandi avrebbero ucciso i "nostri" di figli. Il razzista usa le leggende metropolitane perché non ha altro modo per esprimere il suo odio, che nasce dalla sua ignoranza e dalla sua cattiveria, non dalla cattiveria altrui. Per il razzista è normale dire "a quelli là" quanti figli fare.
Il razzista è quello che mugugna grugniti incomprensibili quando gli fai notare che suo nonno probabilmente aveva dieci fratelli o che i ricchi iscritti a Comunione e Liberazione fanno più figli degli immigrati egiziani.

C'era un'altra signora dietro di me, e poi tre cinesi. Razzismo è rifiutare la realtà, e la realtà è che la società multietnica è qui e ora, e che dovrebbe sembrarci una ricchezza e non una minaccia. Razzismo è proiettare i propri difetti su chi è diverso: "...e parlano sempre a voce alta!" Razzismo è non riuscire a comprendere il concetto che tu sarai sempre il terrone di qualcun'altro, sarai sempre il negro di qualcun'altro.
- "oh questi qua non si capisce niente quando parlano!"
- "è vero, sembra cinese."
Metto la carta, firmo qui, ecco lo scontrino, buonasera.

04 giu 2017

A world of assassination

Qualche giorno fa passavo davanti a un negozio di videogiochi e ho visto questa pubblicità qua. 

Trent'anni fa c'era chi si lamentava del fatto che i videogiochi (e i film, e i cartoni animati) fossero troppo violenti e quindi diseducativi e implicitamente suggeriva che Rambo e Van Damme e poi Doom e Duke Nukem 3D avrebbero allevato una generazione di ragazzini iperviolenti. Ovviamente, erano tutte chiacchiere senza senso, perché era chiarissimo a tutti quelli che guardavano Rambo o giocavano a Mortal Kombat che quelli erano solo giochi, era finzione. Era tutto talmente irrealistico e teatrale che non poteva essere preso sul serio e tantomeno scatenare istinti violenti nello spettatore.
Oggi la situazione è cambiata. I videogiochi e gli effetti speciali dei film sono estremamente realistici. Ma ciò che a mio parere è diventato pericoloso è l'assuefazione alla fredda violenza che pervade i nostri intrattenimenti. Puoi essere un cecchino, e sparare a chi passa per strada. Puoi essere un agente della CIA e spezzare il collo a venti o trenta agenti nemici senza che il regista si soffermi un attimo sulla sorte del malcapitato di turno. Puoi essere violento verbalmente o fisicamente nella vita reale e apparentemente subire solo raramente le conseguenze delle tue azioni. Puoi rimettere in circolo la realtà vera all'interno della realtà virtuale filmando molestie, stupri o decapitazioni e caricandoli su youtube, così che il circolo è completo.

E poi basta aprire il giornale per essere catapultati in un mondo apparentemente minacciato dal terrorismo globale, e sicuramente bersagliato dal terrorismo mediatico.

E allora io vorrei chiedere a quelli che hanno fatto il videogioco "Hitman" non tanto come mai gli è venuto in mente di fare un videogioco iperrealistico su un sicario, ma invece cosa gli passava per la testa quando hanno deciso di pubblicizzarlo con lo slogan "ENTER A WORLD OF ASSASSINATION".
No, grazie. Preferirei non entrarci, nel mondo di assassinio.