18 gen 2020

Pensare come un antropologo - Matthew Engelke

"Quello che gli antropologi che studiano queste società hanno capito è che le persone avrebbero potuto lavorare di più, ma non volevano. Non avevano alcun impulso di tipo borghese. I loro erano valori diversi dai nostri. "I popoli più primitivi del mondo hanno pochi beni, - concludeva l'autore, - ma non sono poveri. [...] La povertà è uno status sociale e in quanto tale un'invenzione della civiltà".

""La lingua è la rappresentazione esteriore del genio dei popoli", scrisse Humboldt".

"Oggigiorno, non c'è una sola delle grandi società transnazionali che non possieda una divisione o una squadra dedicata alla "responsabilità sociale d'impresa"; [...] molti di questi programmi sono falliti o hanno addirittura peggiorato la situazione di partenza, spesso perché, nonostante l'impegno ribadito dai modernizzatori, ignoravano completamente ogni questione di ordine culturale."

"Alan Rusbridger vola per poche ore da Londra e si ritrova indietro nel tempo di 700 anni. [...] Molte persone non interpretano questi svolazzi come metafore: li vedono come letterali. Pensano che gli africani dell'Uganda rurale siano davvero intrappolati nel XIV secolo. La negazione della contemporaneità gode di ottima salute."

"Possiamo attenderci il percorso di minor resistenza nel regno della fisica, ma non sempre in quello della cultura. Tali pratiche apparentemente illogiche vanno dal potlach - la cerimonia praticata presso molte culture native americane lungo la costa nord-occidentale del Pacifico, in cui un gruppo legato dalla medesima discendenza dà via o brucia tutte le sue proprietà - al costo medio di un moderno matrimonio britannico [...]."

"Tale idea dello "spirito" dei marchi di qualità appartiene all'antropologo William Mazzarella, che l'ha esposta nel suo studio del 2003 su un'agenzia pubblicitaria di Mumbai. L'autore ci offre una consistente e stimolante analisi di come la hau possa risultare utile per fare luce sul fascino esercitato dai marchi moderni. I marchi di qualità riescono a sfocare la separazione tra soggetto e oggetto."

"ogni progetto di studio antropologico dovrebbe racchiudere al proprio interno qualcosa di alieno e diverso da noi  [...] Con questo approccio, l'antropologia dovrebbe sempre essere aperta alla possibilità di provare stupore e meraviglia."

"Quello delle vittime di Cernobyl rappresenta un caso particolarmente limpido di come, in molti contesti contemporanei, stiamo assistendo all'emergere di una cittadinanza biologica, le cui rivendicazioni non si basano sulla condizione umana ma su condizioni di salute pubblica."

1 gen 2020

The media is broken

Ce n'è voluto di tempo, ma iniziano ad accorgersene: "An event is really two things. It’s the event itself and then it’s the process by which we make meaning of the event. [...]
When a whole country sees events through a similar lens, then you don’t have to think a lot about the process people use to make meaning. It’s similar across the land. But when people in different regions and subcultures have nonoverlapping lenses, the process by which people make sense of events is more important than the event itself.
For reasons I don’t understand, we’ve had an epistemic explosion over the past few decades. Different American regions and subcultures now see reality through nonoverlapping lenses. 
[...] with some noble exceptions ... , we underreport on how meaning is made in different subcultures. You can’t make sense of reality without that. Often we throw up our hands: “Can’t these people see the facts?!?”"



18 dic 2019

Lettera a Internazionale

Visto che non mi hanno dato alcun cenno di averla letta, la pubblico anche qui.

Un abbonato di lunga data che non rinnoverà
Buongiorno, dopo quasi vent'anni di abbonamento a Internazionale, ho deciso che alla prossima scadenza non rinnoverò. Conoscendo l'inglese e avendo la fortuna di viaggiare molto per lavoro, continuerò a leggere molta stampa internazionale. La vostra rivista fornisce un servizio benemerito nel panorama disastrato dei mass media italiani. La ragione principale per cui non rinnoverò è che sempre più spesso la lettura di Internazionale mi mette di umore estremamente cattivo: il mondo è pieno di disastri, di politici incompetenti, di miliardari strafottenti e di intellettuali predicanti, e si fa fatica a scorgere un barlume in fondo al tunnel.
Ho scoperto che non sono l'unico a pensarla così quando ho incontrato il libro "You are what you read" di Jodie Jackson, che, in breve, spiega la differenza tra il giornalismo "problem-based" e quello "solution-based" e come il secondo sia molto più salutare del primo. Mentre all'estero ci sono vari esempi di riviste "solution-based" (ad esempio Positive News in UK è ottima), in Italia non ne ho trovate. Forse Internazionale potrebbe diventare quella rivista.
Un altro piccolo consiglio è quello di inserire delle guide alla pronuncia di nomi e toponimi scritti in alfabeti diversi dal latino. Personalmente preferirei che i nomi venissero traslitterati in qualcosa di immediatamente pronunciabile dal lettore italiano, ma se proprio non potete rinunciare alle d con la righetta islandesi o alle l sbarrate polacche, almeno spiegateci come pronunciarle. Per non parlare del rendere edotti i lettori del fatto che, ad esempio, in turco la c si pronuncia g dolce, rendendo così meno alieno il Caz Festival. Tenete a mente che spesso il lettore non sa nemmeno se pronunciare Bènetton o Benettòn: risparmiategli i diacritici sulle "vocali" arabe.
Vi comprerò ogni tanto, per vedere se mi avrete dato retta. Arrivederci.

17 ott 2019

Frasi fatte trite e ritrite

Me le appunterò qui man mano.

"ridda di proteste"
"l'esodo"
"la stangata"
"fanalino di coda"

24 set 2019

La goccia

Si parla di andare su Marte ma il problema della goccia del sapone liquido non l'ha ancora risolto nessuno.


22 set 2019

Cannucce di carta

"There is a long history of industry-funded "deflection campaigns" aimed to divert attention from big polluters and place the burden on individuals".
"The bigger issue is that focusing on individual choices around air travel and beef consumption heightens the risk of losing sight of the gorilla in the room: civilization's reliance on fossil fuels".