8 mag 2018

Errore sicuro


Mannaggia a Telepass e mannaggia a chi gli fa il sito e mannaggia a chi ha deciso di scrivere "Secure" vicino alle connessioni https.

1 apr 2018

Informazione e classe

L'ultimo numero di Internazionale pubblica questa riflessione: "Persone di cultura e reddito medio-alto sul web tendono a leggere quotidiani, riviste e siti d'informazione che di solito costano soldi e un certo impegno, mentre lo smartphone è ormai alla portata di tutti e un account Facebook o Twitter è gratuito".

Guarda caso stavo facendo riflessioni analoghe ieri, quando ho aperto proprio Internazionale e ci ho trovato la pubblicità della Lamborghini.

31 mar 2018

New York New York

Ho raccolto in passato un po' di esperienze e consigli sugli USA dopo i miei viaggi:
- le strade e la guida, qui e anche un poco qui;
- i "supermercati", qui;
- il cibo, il bere e il mangiar fuori in generale, qui;
- e un po' di note sparse su lavoro, consumismo, vestiti e natura, qui.

Mancano ancora molte cose, ma una soprattutto: New York non è l'America. Se siete andati a New York, non siete andati negli USA, siete andati a New York.
New York è un universo a parte. Sì, certo, siete geograficamente negli USA, e ritroverete qui tutte le caratteristiche esteriori prettamente "americane" descritte nei post citati sopra, ma è importante rendersi conto che New York rappresenta un caso singolarissimo negli Stati Uniti. Un microcosmo, una nazione a sè stante, come tra l'altro spiega bene questo libro.

Come evitare di diffondere idee stupide

Ho letto questo articolo e m'è piaciuto così tanto che ne faccio una succinta traduzione/riassunto.

Abbiamo un problema. Troppe persone non sanno come leggere i social media. E sembra che tale ignoranza colpisca quasi tutti, a prescindere dal livello di istruzione, classe economica, età, etnia, vedute politiche o genere.
Alcune persone molto intelligenti stanno aiutando la diffusione di idee molto stupide.
Ma ci sono alcuni passi molto facili che ognuno di noi può fare per affrontare il problema.
Seguendo queste tre semplici indicazioni, possiamo aiutare a risolvere un problema che sta facendo girare la testa ai geni che hanno costruito Facebook e Twitter.
1. No link? non è una notizia! Ogni volta che leggere "BREAKING NEWS" o "ATTENZIONE", dovreste insospettirvi. Prima di leggere il resto della storia, cercate il link. E' rarissimo che comuni cittadini rivelino storie eclatanti. Persino la maggior parte dei giornalisti professionisti non ha l'esperienza o l'accesso alle fonti per verificare un'informazione sensazionale. Nel caso di notizie riguardanti avvenimenti veramente importanti, ci dovrebbe essere un link a una fonte credibile. Ciò nonostante continuo a vedere tweet che non hanno alcun rapporto con la realtà essere retweettati migliaia di volte da persone avrebbero invece dovuto essere più intelligenti di così.
2. Lo sapevo! Se le notizie sui social media si allineano perfettamente con la tua visione del mondo, fermati un attimo prima di fare like o retweet. Perché? Perché tu, come la maggior parte di noi, hai preparato un feed di notizie che conferma cose di cui già sospettavi o che già "sapevi". Se non l'hai fatto tu direttamente (togliendo l'amicizia alle persone che hanno osato discutere di politica sul tuo feed), Facebook e Twitter lo fanno per te. Il problema è che le informazioni sgradevoli e frustranti -non importa quanto accurate- ti vengono attivamente nascoste allo scopo di massimizzare il tuo utilizzo del social media.

3. Perché sto parlando? Uno psicoterapeuta si rese conto che i momenti in cui comunicava più efficacemente spesso accadevano dopo essersi fatto una semplice domanda: "perché sto parlando?". Inevitabilmente, la domanda lo portava a tacere e gli permetteva di assorbire molte più informazioni. Se ci facessimo questa semplice domanda prima di postare o tweettare, sarebbe meglio per tutti. Le ragioni per partecipare alle discussioni pubbliche sono molte, e ognuno più contribuire con qualcosa di utile. Ma là fuori c'è troppo rumore e dobbiamo riflettere più seriamente e realisticamente sul valore aggiunto dalle nostre comunicazioni.

Sono tre semplici regole. Ovviamente, contraddicono tutti i meccanismi che Facebook e Twitter usano per incoraggiare i nostri comportamenti sui social media. 

4 mar 2018

Ora di leggere Il grande Gatsby

Giorni fa sono incappato in questo articolo, intitolato "L'età giusta a cui leggere un libro" che inizia con le domande "Qual è il libro che ti ha cambiato la vita? Quanti anni avevi quando lo leggesti?". Mi è venuto in mente all'istante uno dei libri che mi impressionò maggiormente quando lo lessi da adolescente: Il vecchio e il mare di Hemingway.
E' stato sorprendente, quindi, vedere citato proprio quel libro, per primo, due paragrafi dopo.
L'articolo è breve e interessante, e si conclude con una serie di libri consigliati e delle età "giuste" a cui leggerli:
Sherlock Holmes, prima dei 18;
Ficciones di Borges, 20;
Beloved di Tony Morrison, 30;
Il grande Gatsby, 40;
Il giovane Holden, 50;
To the lighthouse, di Virginia Woolf, 60.
La serie di Harry Potter, a qualunque età.

28 gen 2018

The Washington Squares

Sono appena tornato da New York dove ho visto Springsteen on Broadway. Cercando altre cose da fare in questi giorni, sono incappato in questo concerto, attirato, in realtà, dal nome di Michelle Shocked tra gli ospiti.
I Washington Squares erano (sono?) un trio che negli '80 lanciò una specie di revival un po' ironico dell'era beat/folk. (un articolo dell'epoca)
Dopo la morte di uno dei tre, avevano interrotto l'attività.
Il dieci gennaio era una reunion, con l'ex roadie/giornalista Mike Fornatale e il batterista Billy Ficca che li seguiva già ai tempi a supportare i due membri originali, Tom Goodkind, ora un vecchietto un po' svalvolato, e Lauren Agnelli di cui sono diventato un adoratore.
Questi qua si presentano sul palco con le magliette a strisce orizzontali e il basco sulle ventitrè ("ma c'è anche il mimo stasera?" ci chiediamo prima del concerto mentre Goodkind si aggira per la sala), chitarre acustiche, basso acustico e batteria. Goodkind suona anche il banjo elettrico (battezzato "banjovi" dalla Agnelli), accordato e suonato in maniera approssimativa ("good enough for folk") come anche la sua chitarra. La Agnelli e il bassista facevano la parte dei musicisti veri.
I vecchietti sfoderano con grinta wave/punk i loro pezzi più conosciuti, tutti sorprendentemente belli (mi ricordo You can't kill me, Greenback Dollar, You're not alone e il loro "anthem", New Generation, ma ce n'erano almeno un altro paio strepitosi). Eravamo in territorio Violent Femmes meets Pete Seeger meets Ramones meets Lou Reed, fantastico. Ho fatto qualche filmino col cellulare, che ho postato su youtube.

Due parole sulla location, City Winery, un ristorante-vineria (nel senso che il vino non solo lo vendono ma lo fanno proprio) nel Greenwich Village, coi tavoli davanti al palco come si vede nei film (ovviamente tutto acquistabile e prenotabile in tre clic via web, con tanto di biglietto elettronico sul cellulare), frequentato da ex-hippie assortiti e personaggi vari, e dove si mangia anche bene. Acustica ovviamente perfetta.
La serata tributo/reunion si è svolta secondo i sacri crismi / luoghi comuni del Village, con una poetessa stilepattismith ad aprire con un paio di deliri, seguita da questo Richard Barone che ci canta When I'm Gone di Phil Ochs e ci dice che interpreterà lo stesso Ochs nel film in uscita (!), seguito da Michelle Shocked che prontamente mia moglie ha indagato su wikipedia scoprendo che negli ultimi trentanni è impazzita e rinsavita ripetutamente e in questa occasione ci ha proposto una "canzone" semidelirante accompagnata da un body-percussionist tap dancer (giuro), per poi fortunatamente lasciare spazio ai WS.
Fatti i loro "classici", tanto per gradire ci hanno anche sparato la loro versione di Everybody Knows di Cohen e hanno "concluso" con tutti sul palco a urlare Sweet Jane. I "bis" hanno visto arrivare sul palco un anziano, affetto da un principio di parkinson, introdotto con tutti gli onori ("il più grande artista folk americano vivente"- per un attimo ho temuto arrivasse Dylan ed ero già in arresto cardiaco), poi rivelatosi essere l'ottantenne Peter Yarrow, cioè il Peter di Peter, Paul & Mary, ancora in gran forma sia alla chitarra che alla voce a dispetto dell'evidente tremolio, che ci ha anche raccontato di quando è andato al capezzale di Pete Seeger, e lì quindi ci siamo ritrovati tutti a cantare Where have all the flowers gone e This Land Is Your Land. Apoteosi.
Mi mordo le mani di non essermi fermato a parlare con loro dopo il concerto e di non aver preso i vinili che vendevano al banchetto, edizioni originali a 50 dollari l'uno solo cash però eravamo stanchi morti e non avevamo contanti.

E quindi due cose volevo dire, una è andatevi/andiamoci ad ascoltare i Washington Squares su youtube, e due è che mentre tornavamo in albergo m'è venuta in mente una cosa che gli avrei voluto dire, e cioè che nonostante Trump e il razzismo e tutto il resto che accade negli USA, c'è una cosa che agli americani nessuno gli può togliere e che sono così fortunati di avere: poter cantare This land is your land.  Io gliela invidio troppo, This land is your land. Si può dire di tutto e di peggio degli americani, ma This land is your land noi non ce l'abbiamo, e loro sì.