29 gen 2008

novantadue minuti di applausi!

Ogni tanto ci vuole qualcuno col coraggio di dire cose tipo "la corazzata potiomkin e' una cagata pazzesca", o che le interfacce web-based "fanno schifo".
Novantadue minuti di applausi per questo articolo di Network World.

27 gen 2008

una definizione

"Quando dico "di sinistra", intendo chiunque consideri l'uguaglianza tra gli esseri umani un valore supremo e la nazionalità un fatto anzichè una questione etica; chiunque, malgrado le ripetute sconfitte, non abbia rinunciato a cercare il modo di mettere fine allo sfruttamento della maggioranza del genere umano a vantaggio di minoranze che accumulano ricchezze e piaceri; chiunque, malgrado le sconfitte e le contraddizioni, non abbia smesso di credere e sostenere le lotte popolari; tutti quelli che considerano i princìpi come dei cartelli sulla strada del pensiero, dell'azione e della condotta, e non rigide leggi quasi religiose che santificano ogni mezzo."
Amira Hass, "I miei genitori" - Internazionale n.725.

23 gen 2008

parole sante

Bruce Schneier a proposito degli utenti che fanno casini col pc:

"I don't see a failure of education; I see a failure of technology. It shouldn't have been possible for those users to run that CD, or for a random program stuffed into a banking computer to "phone home" across the Internet.

The real problem is that computers don't work well. The industry has convinced everyone that people need a computer to survive, and at the same time it's made computers so complicated that only an expert can maintain them.

If I try to repair my home heating system, I'm likely to break all sorts of safety rules. I have no experience in that sort of thing, and honestly, there's no point in trying to educate me. But the heating system works fine without my having to learn anything about it. I know how to set my thermostat and to call a professional if anything goes wrong."

linux di qua linux di la

Nei giorni scorsi s'e' diffuso il panico :-) tra gli utenti linux in seguito a un aggiornamento delle librerie X11 che ha causato il blocco di diverse applicazioni, tra cui aMule. A quanto pare, l'upgrade si "dimentica" di aggiornare un link.
Cercando su Google si trovano lunghe discussioni in svariati forum, dove si consigliano le seguenti soluzioni:
- aggiornare nuovamente X11, per i sistemi in cui l'upgrade e' stato corretto;
- downgradare X11 alla versione precedente, se possibile attraverso il package manager del proprio sistema
- aggiungere alcune opzioni (di cui nessuno spiega in dettaglio il significato) al file xorg.conf.
Naturalmente, senza l'aiuto di Internet, il sistema non offre messaggi di errore utili.
A parte forse la prima (si', ma... l'upgrade e' disponibile per la vostra distribuzione?), le altre opzioni sono al di fuori delle capacita' dell'utente medio.
La gestione degli upgrade e della installazione/disinstallazione dei pacchetti software e' un altro utile punto di confronto tra Linux e Windows. Se da un lato il meccanismo del registry usato da Windows e delle procedure di disinstallazione malfatte portano velocemente al rallentamento del sistema, d'altra parte l'interfaccia di gestione e' alla portata di praticamente tutti gli utenti, e nonostante spesso i messaggi di errore siano piuttosto criptici, sono sempre piu' utili dell'invito che mi ha fatto ieri il mio xterm: debuggare le librerie gtk.

20 gen 2008

10 career killers to avoid

Ho tradotto al volo questo articolo perche', nonostante il tono molto "americano", contiene molte riflessioni intelligenti.

10 ammazza-carriera da evitare

di Thomas Hoffman, Computerworld, 7/11/07

Come altri tipi di lavoratori, i professionisti dell’IT possono rischiare di sabotare la propria carriera - a volte senza nemmeno accorgersene.

Per aiutare i professionisti IT a non prendere abbagli, Computerworld ha parlato con John M. McKee, presidente di BusinessSuccessCoach.net. […] Ecco 10 ammazza-carriera, coi consigli di McKee su come riconoscerli ed evitarli.

1. Non avere un piano per la propria vita. “Questo e’ l’errore numero uno che incontro coi miei clienti. […] Un piano per la vita e’ un business plan, nello stesso modo in cui un manager crea un business plan annuale in vista di cio’ che il futuro riservera’ alla sua azienda. Tre aspetti su cui focalizzarsi sono la propria carriera, la propria persona e famiglia, e gli obiettivi finanziari. Se qualcuno ha una buona posizione ed e’ soddisfatto in famiglia e come persona ma ha difficolta’ a pagare le bollette a fine mese, alla fine non sara’ soddisfatto. […] Questi dovrebbero guardare alla concorrenza, al mercato del lavoro e se le loro capacita’ sono aggiornate. […] E, piu’ importante, questo piano dovrebbe essere scritto. Solo il 14% delle persone lo fa. L’86% sta mettendo i propri investimenti in mano di altri. E non e’ una buona posizione.

2. Non tenere aggiornate le proprie competenze. “Il mondo degli affari e’ in costante evoluzione e c’e’ piu’ richiesta di lavoro che offerta. […] Con gente ovunque nel mondo capace di fare lo stesso lavoro che qualcuno sta gia’ facendo e la prospettiva che le societa’ cercheranno le competenze intorno al mondo, se non mantieni aggiornate le tue competenze nell’IT, sei ad alto rischio di essere sotituito. E questo include il mantenere aggiornate le proprie competenze tecniche, d’affari e personali”.

3. Non produrre risultati. “I vincenti negli affari sanno che tutto si gioca sulle responsabilita’. Chi prova un senso di soddisfazione per aver semplicemente mostrato impegno, senza curarsi dei risultati di tali sforzi, fallira’ sicuramente lungo il cammino. E’ molto facile in una societa’ credere che diventare piu’ efficienti si tradurra’ nel diventare piu’ efficaci. Preoccuparsi di creare maggiore efficienza puo’ essere una soluzione a breve termine ma non aiuta la societa’ a crescere. Raramente vedo persone ricevere bonus per aver semplicemente compreso le policy e le procedure aziendali. Si tratta di raggiungere il risultato. […]”

4. Confondere l’efficienza con l’efficacia. “Chi pensa che comunicare via e-mail sostituisca il bisogno di parlare faccia a faccia non riconosce l’importanza dei rapporti personali nell’ambiente altamente tecnologico ed automatizzato di oggi. Comunicare di persona ogni qualvolta possibile e’ imperativo per chi cerca il successo”.

5. Credere di non essere rimpiazzabile. “Non c’e’ spazio per le dive sul lavoro. Appena ti convinci che tu e solo tu sai fare il lavoro “nel modo giusto”, la tua stella iniziera’ a tramontare. In ogni societa’, tutti possono avere un paio di buone idee, un paio di annate buone e un po’ di successi da vantare e iniziare a pensare che l’azienda non puo’ andare avanti senza di loro. Iniziano a dormire sugli allori e si trovano piu’ a rischio di perdere il proprio posto. Scambiarsi impressioni coi colleghi aiuta la gente a tenere i piedi per terra. Avere il parere di diversi consiglieri fidati aiuta chiunque a capire come vanno le cose e come le proprie prestazioni vengono viste dagli altri.”

6. Pensare di avere tutte le risposte. “Il vecchio adagio rimane vero: La conoscenza e’ potere. Sostenere di sapere tutto puo’ rapidamente impantanare una carriera. I vincenti rimangono incessantemente interessati a imparare nuove idee e nuovi approcci alle cose. Fare molte domande e’ la caratteristica dei buoin leader e manager. Quando qualcuno smette di fare domande e inizia a credere di aver visto tutto, sta sottovalutando la quantita’ di cambiamenti che avvengono nel mondo oggigiorno.”

7. Circondarsi di leccapiedi. “I perdenti amano avere gente che gli dice quanto sono intelligenti, che sia vero o no, mentre i manager di successo e altri professionisti accettano e incoraggiano l’intelligenza e la creativita’ negli altri. Se i tuoi colleghi ti ripetono costantemente che tutto cio’ che fai e’ meraviglioso, hai bisogno di un gruppo di consiglieri migliori. […]”

8. Non riconoscere i meriti altrui. “I perdenti si prendono senza ragione tutto il merito per gli eventi positivi a prescindere dall’aiuto o collaborazione ricevuti da altri, mentre i vincenti rendono merito dove il merito e’ dovuto. I perdenti raccoglieranno inevitabilmente cio’ che hanno seminato. Se il tuo capo e’ una testa vuota, potrai probabilmente cavartela in questo modo un po’ di volte. Ma se continui a farlo, c’e’ la possibilita’ che il tuo capo si accorga che cerchi solamente gloria a sbafo.”

9. Non pubblicizzarsi. “Vantarsi e’ una cosa, ma far sapere ai colleghi dei tuoi successi attraverso documenti, resoconti o cose del genere, e’ ben diverso. I perdenti spesso non capiscono l’importanza di far sapere agli altri dei propri successi, o cercano di farlo in maniera completamente sbagliata. Nel mondo degli affari odierno, dove molte persone lavorano lontano dai propri supervisori, e’ importante far conoscere ai tuoi responsabili il tuo contributo e il fatto che sei ina risorsa importante. Questo ad esempio puo’ essere fatto semplicemente fornendo al tuo capo una e-mail a settimana per informarlo di cio’ su cui stai lavorando e dei relativi progressi. Facendo cio’, quando verranno prese le decisioni per promozioni o cambiamenti di ruolo, e’ piu’ probabile che ti venga ricosciuto cio’ che meriti.”

10. Perdere prospettiva. “Gli uomini d’affari intelligenti capiscono che, nonostante i migliori tentativi di fare le cose per bene, a volte ci si trova in vicoli ciechi e quindi cercano il consiglio e il punto di vista di un amico fidato o un collega. Chi non comprende i propri limiti e’ destinato alla disoccupazione. Dimenticare la ragione per cui il loro lavoro esiste, del perche’ lo fanno, e cosa volevano realizzare quando hanno iniziato. Devi essere appassionato di cio’ che fai e devi metterci ancora piu’ entusiasmo. Se non sei ansioso di alzarti dal letto ogni mattina, ti sei avviato su una brutta china - solo che non lo sai ancora.”



16 gen 2008

14 gen 2008

net neutrality

Si continua a parlare, in maniera un po' confusa, di Net Neutrality, fino a negare ai Service Provider la facolta' di bloccare o limitare l'accesso ai propri servizi a determinati utenti attraverso tecniche di filtering del traffico. In questi tempi dove l'unico dio incontestabile sembra essere l'economia di mercato, mi fa un po' incazzare che ci sia tanta gente pronta a levarsi contro i "censori" di turno (i malvagi ISP), che in realta' sono solo aziende private che, per definizione, hanno come unico obbiettivo quello di massimizzare i loro profitti.
I Service Provider, poi, ci mettono del loro quando decidono di iniziare a filtrare il traffico (bloccando o limitando il p2p, ad esempio) senza comunicarlo agli utenti, a quali invece hanno venduto accessi ad Internet "senza limitazioni". Ma e' questa l'anomalia che andrebbe combattuta, non il "filtraggio" in se'.
Non capisco perche' non si possa, invece, pagare semplicemente per quello che si usa (cioe' lo capisco benissimo, e la ragione e' esposta tra poche righe): se io scarico Giga di dati col p2p ho bisogno di una certa quantita' di banda e un adeguato livello di servizio garantito, mentre se mio padre scarica appena l'email ne ha bisogno una porzione estremamente inferiore, e il buon senso vorrebbe che pagassimo in proporzione, non dico byte per byte ma almeno a classi. Naturalmente, gli ISP vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, cioe' far pagare a mio padre anche tutta la banda che non usa, fornire a me un servizio non all'altezza delle mie necessita' e in piu' colpevolizzarmi perche' "rubo" la banda agli altri.
Gli ISP hanno poi gioco facile a rispondere alle accuse di chi li addita come i moderni Grande Fratello al servizio di CIA, FBI o chissa' quale progetto di controllo delle masse: la polemica gli fa comodo, perche' sposta la discussione su un piano diverso da quello reale.
E' chiaro che gli ISP sono aziende come le altre, e hanno accordi con altre aziende operanti sul Web e quindi hanno tutto l'interesse a privilegiare il traffico che va verso i siti loro partner. Ma queste sono pratiche capitalistiche assolutamente lecite, a mio parere. Poi ci possono piacere o meno, ma sono lecite, e mi soprende sempre che ci sia chi se ne lamenta.
Le pratiche capitalistiche delle aziende private dovrebbero essere trasparenti: e allora se questa famigerata "mano invisibile" esiste veramente, ci sarebbe uno spazio anche per gli ISP che volessero offrire servizi non filtrati a chi ne ha bisogno: se il mio Service Provider filtra il mio p2p, questa benedetta economia di mercato dovrebbe garantirmi la disponibilita' di un'alternativa, cioe' di un altro ISP pronto a incassare il mio canone di abbonamento e fornirmi il servizio di cui necessito. Se questo non accade, significa forse che questo "mercato" non funziona tanto bene e forse e' solo una favoletta che ci hanno raccontato, ma questo non sembra passare per la testa a nessuno, quindi evidentemente sono io che sto delirando.
I principi e i diritti universali andrebbero sanciti e garantiti dallo Stato: l'accesso ai mezzi di comunicazione dovrebbe essere uno di questi. Ma questo significa fornire a tutti l'infrastruttura per l'accesso al servizio, non necessariamente gli stessi servizi. Ad esempio, e' un diritto che lo Stato porti il telefono (e prossimamente, speriamo, Internet) anche nel piu' sperduto angolo del suo territorio, ma cio' non toglie che continuino ad esistere servizi a pagamento che non sono alla portata di tutti.

13 gen 2008

un gioco da ragazzi!

E finalmente sono riuscito a installare il mio Xfce! E' stato sufficiente installare l'ennesimo pacco di librerie (cups, questa volta) per riuscire a concludere l'installazione con successo. Poi per fortuna OpenSuse è così gentile da lasciarti scegliere quale window manager usare per le prossime sessioni e da lì è facile.
Con qualche tribolazione ho installato anche aMule, quindi almeno la sopravvivenza è assicurata. Ora mi manca un client Bit Torrent e un client email che sia in grado di importare il mio vecchio file .pst di Outlook e poi sono a posto!
PS: non è che finora abbia notato questo clamoroso miglioramento di prestazioni... proverò con fvwm2 e vediamo come va.... girava persino sul mio vecchio 386, speriamo ce la faccia sul Pentium 3!

11 gen 2008

piccola salsiccia

"Wustel", visto l'altra sera alla pizzeria "La Cima".

l'odissea

Ultime notizie dal fronte installazione di Xfce: l'installer è fallito una prima volta dopo un'ora di installazione per la mancanza delle librerie "alsa" (come si deduce comodamente dal file di log di 2 mega e passa). Ho quindi installato tale libreria (in realtà una lunga lista di pacchetti, visto che ce ne sono parecchi nella categoria "alsa"...
Ho quindi fatto ripartire l'installer e... nuovo fallimento dopo un'ora di installazione. Questa volta la situazione è un po' peggiore: il log non segnala una particolare libreria mancante, ma un errore nella compilazione di un pacchetto: "cups.c:26:22: error: cups/ipp.h: No such file or directory" e vai così!! E non è un problema di path sbagliati o simile... il file non c'è proprio da nessuna parte!!!
Nel frattempo, Xfce mi ha installato un tot di pacchetti (file manager, stampanti, audio e chi più ne ha più ne metta) ma di sostituire Gnome ancora non se ne parla. Stupendo.
Vediamo di smanettarci ancora un po'...

10 gen 2008

iperconsumismo

Il Manifesto del 9/1 recensisce "il libro di Gilles Lipovetsky Una felicità paradossale. Sulla società dell'iperconsumo (Raffaello Cortina, pp. 368, euro 26). Nelle prime venti pagine si possono infatti leggere affermazioni fulminanti che definiscono il passaggio dalla società del consumo a quella dell'iperconsumo: «è nata una nuova modernità e coincide con la "civiltà del desiderio"»; «la vita al presente ha sostituito le aspettative del futuro storico e l'edonismo gli attivismi politici»; «la qualità della vita è diventata una passione di massa»; «il capitalismo dei consumi è subentrato alle economie di produzione»; nasce così «una specie di turbo-consumatore non allineato, mobile, flessibile, ormai pienamente affrancato dalle vecchie culture di classe»; «si è passati da un consumatore assoggettato alle costrizioni sociali dello standing all'iperconsumatore a caccia di esperienze emotive». In questo cosmo consumistico e iper-individualista, «ciascuno può costruire à la carte la gestione del tempo, rimodellare il suo aspetto, ridisegnare il suo stile di vita»; «non illudiamoci: né le proteste degli ambientalisti, né i nuovi stili di consumo più sobrio saranno sufficienti a far deragliare il Tgv del consumismo, a contrastare la valanga dei nuovi prodotti dal ciclo di vita sempre più breve. Siamo solo all'inizio della società di iperconsumo»"

9 gen 2008

la telenovela

...sempre perche' dicono che bisogno usare linux invece di windows: bello soddisfatto del mio OpenSuse, ieri volevo sostituire il windows manager Gnome con Xfce, che promette di essere molto piu' veloce e quindi adatto al mio P3.
Xfce offre un installer grafico per facilitare l'installazione, che altrimenti consisterebbe in una lunga lista di pacchetti e relative dipendenze, oltre alle necessarie configurazioni manuali.
Per avviare l'installer e' comunque necessario installare alcune librerie non presenti nel sistema, e per far questo bisogna configurare correttamente i software repositories di Suse. L'installer va lanciato come superuser. Inutile dire che i log dell'installer non sono tra i piu' chiari nell'indicare quali componenti mancano: ho dovuto fare diversi tentativi, in quanto, ad esempio, il log mostra la mancanza della libreria glib e quando la si installa si scopre che manca anche il gcc, che in realta' precedentemente sembrava riconosciuto con successo... insomma cose del genere.
Quando finalmente riesco a lanciare l'installer, arriva la successiva lista di dipendenze e librerie mancanti. Qui andiamo un po' meglio, perche' il software indica le librerie abbastanza chiaramente e non e' difficile scaricarle tramite Yast, anche se naturalmente spesso e volentieri i nomi non corrispondono esattamente.
Scaricate tutte le librerie necessarie, finalmente l'installer mi fa proseguire, solo per scoprire, all'inizio dell'installazione di Xfce, che manca anche il GNU Make. Ma non l'aveva controllato all'inizio?!??! boh. Installa il GNU Make, riavvia l'installer e finalmente, in sole due ore, ho iniziato l'installazione di Xfce.
L'installazione gentilmente mi avverte che potrebbero volerci ore, e di andare a farmi un giro.

Torno al pc dopo circa un'ora e mezza e trovo l'installazione bloccata, dopo aver installato correttamente diverse altre componenti, sulla configurazione dei "Volume control": giuro.

Rimane sempre valida l'ipotesi che io sia un asino. Ma, di nuovo, la documentazione, la gestione degli errori, la facilita' d'installazione e d'uso di Windows sono semplicemente di un altro pianeta rispetto a Linux, e bisogna avere l'onesta' di riconoscerlo. Ho ricevuto ieri l'ennesimo proclama via mail dei linuxari che annunciano "10 ottime ragioni per usare linux nel 2008": ok, Linux e' gratis e non contiene stupidaggini tipo DRM o Trusted Computing, ma ora come ora questi mi sembrano gli unici argomenti in suo favore. Se si parla di usabilita' non c'e' gara. Sulle prestazioni, vi sapro' dire dopo aver installato Xfce. :-(

3 gen 2008

what condition my condition was in

Oggi si parlava con gente che ha ordinato dei biglietti su Internet e a quanto pare il corriere se li e' persi o fregati, e questi si meravigliavano di non aver ricevuto risposta alla email di protesta inviata il 24 Dicembre scorso.
Allora ho pensato di appuntarmi alcuni esempi del perche' non ci si deve illudere di poter utilizzare questi mezzi cosi' tecnologici qua da noi in Italia.
  • la mia collega, risorse umane in una grande societa' di telecomunicazioni, che mi dice "no, la tua mail della settimana scorsa non l'ho letta perche' quel giorno non ero in ufficio".
  • Telecom Italia che non ha un indirizzo di email a cui spedire un documento, obbligandoti quindi a usare il fax (molto piu' diffuso dell'email, come tutti sanno).
  • il corriere espresso che il 31/12 mattina ti lascia il biglietto di chiamare il call center, e il call center che ti chiude sempre il telefono in faccia dopo cinque minuti di fregnacce preregistrate (tra cui il costo della chiamata nei giorni festivi) senza mai dirti che fare. Pero' se vai sul sito c'e' scritto che quel giorno li' erano chiusi.

tutta un'altra cosa!

Ah! adesso si' che si ragiona. Ieri ho installato Open Suse e tutto e' filato liscio.
C'e' da dire che le schermate di partizionamento dei dischi sono sempre pensate per l'installazione su sistemi che hanno gia' Windows, ma almeno Suse e' stato sufficientemente intelligente da capire che se selezione "Use all disk" vuol dire che deve formattare tutto e Windows lo deve rimuovere.
L'installazione e' durata un paio d'ore, ma tutto e' stato riconosciuto correttamente, e ho configurato l'ADSL in pochi minuti.
Non e' ancora al livello di Windows -che potrebbe installarlo anche un bambino- ma siamo sulla buona strada.
Gnome e' un po' lento sul mio P3 con 300MB di RAM. Dovro' scegliere se provare un window manager diverso o comprare finalmente un po' di RAM in piu'.

1 gen 2008

linux... va ciapa' i ratt!

Ho finalmente deciso di cercare di rivitalizzare un po' il mio Pentium 3 installandoci Linux al posto di Windows. Ho cercato una distribuzione che non richiedesse troppa memoria e ho trovato Xubuntu, che usa il window manager Xfce, che promette appunto di girare alla grande anche su pc vecchiotti.
Io non volevo fare niente di strano, solo installare Linux al posto di Windows.
Peccato che dopo una giornata di tentativi non ce l'ho ancora fatta.
Ho scaricato il cd di Xubuntu, ho avviato il pc e la procedura di installazione. Il cd lancia una versione "live" di Xubuntu, dalla quale poi far partire il processo di installazione. L'idea sarebbe anche buona: uno prova il sistema operativo prima di installarlo, e ha tutto l'ambiente grafico a disposizione. Peccato non funzioni cosi' bene come mi aspettavo.
Tanto per cominciare, se dalla schermata iniziale non si selezionano tutte le impostazioni corrette, l'installazione non parte nemmeno e il (mio) monitor si incanta su qualcosa del tipo "unrecognized mode" e tanti saluti. Cio' che bisogna fare -o almeno, cio' che ha funzionato nel mio caso- e' impostare il layout di tastiera corretto (!!!), una risoluzione grafica accettabile per la procedura di installazione, e aggiungere due opzioni aggiuntive alla linea di comando del boot da cd (l'help dice: "se registrate generici blocchi, rimuovete il supporto bacato per apic con le opzioni noapic e nolapic". "Generici" blocchi???? Ma poi scusa, se e' bacato, cosa l'avete messo a fare? disabilitatelo di default!!) . Comunque, operazioni totalmente fuori dalla portata dell'utente medio.
Avviato il sistema (tutto quanto viene rilevato correttamente), si puo' lanciare l'installazione. Come al solito, alcune traduzioni in italiano dei messaggi generano piu' confusione che altro, quindi a un certo punto ho usato la procedura in inglese (si', perche' ci ho provato tante volte...).
La schermata di partizionamento dei dischi e' evidentemente studiata per offrire una procedura guidata a chi vuole aggiungere Linux a un sistema con Windows gia' installato, ma nemmeno la procedura manuale aiuta troppo nel caso in cui si voglia semplicemente formattare tutto e installare Linux.
Stendiamo un velo pietoso sulle wiki di documentazione online.
Veramente demenziale e' poi il tentativo dell'installazione di connettersi a Internet per scaricare gli aggiornamenti: siccome -naturalmente- non ero connesso, la schermata "scansione del mirror" resta in attesa per un tempo interminabile (15 minuti? forse di piu') senza poter saltare quel passo prima di desistere finalmente. Forse era il caso di prevedere un timeout un po' piu' ragionevole.
In ogni caso, tutto finisce apparentemente regolarmente, Xubuntu mi dice di rimuovere il cd e riavviare.

"Unable to load operating system". E tanti saluti.

Ho provato tutte le diverse opzioni di installazione previste nel menu iniziale. Ho provato le diverse procedure di partizionamento e formattazione dei dischi. Ho provato le diverse opzioni riguardanti il bootloader (e' sicuramente un problema legato a questo). Ma niente. L'hard disk e' formattato, e di sistema operativo neanche l'ombra.

Ho appena masterizzato il cd di OpenSuse e provero' con quello.

Magari sono io che non ci arrivo. Magari e' il mio pc che e' un caso particolare. Il fatto e', pero', che Windows ha fissato le aspettative dell'utente (cioe' io) a un livello di facilita' d'uso che Linux ancora si sogna. Con Windows, metto il cd, avvio, lui distrugge tutto e si installa praticamente da solo. A me non sembra eccessivo chiedere la stessa cosa a Linux, invece di dover perdere ore a causa dell'opzione "nolapic", di timeout ridicoli o di un bootloader che s'e' perso chissa' dove.

Il prossimo che mi parla bene di Linux e sputa su Microsoft gli mangio la testa.