14 gen 2008

net neutrality

Si continua a parlare, in maniera un po' confusa, di Net Neutrality, fino a negare ai Service Provider la facolta' di bloccare o limitare l'accesso ai propri servizi a determinati utenti attraverso tecniche di filtering del traffico. In questi tempi dove l'unico dio incontestabile sembra essere l'economia di mercato, mi fa un po' incazzare che ci sia tanta gente pronta a levarsi contro i "censori" di turno (i malvagi ISP), che in realta' sono solo aziende private che, per definizione, hanno come unico obbiettivo quello di massimizzare i loro profitti.
I Service Provider, poi, ci mettono del loro quando decidono di iniziare a filtrare il traffico (bloccando o limitando il p2p, ad esempio) senza comunicarlo agli utenti, a quali invece hanno venduto accessi ad Internet "senza limitazioni". Ma e' questa l'anomalia che andrebbe combattuta, non il "filtraggio" in se'.
Non capisco perche' non si possa, invece, pagare semplicemente per quello che si usa (cioe' lo capisco benissimo, e la ragione e' esposta tra poche righe): se io scarico Giga di dati col p2p ho bisogno di una certa quantita' di banda e un adeguato livello di servizio garantito, mentre se mio padre scarica appena l'email ne ha bisogno una porzione estremamente inferiore, e il buon senso vorrebbe che pagassimo in proporzione, non dico byte per byte ma almeno a classi. Naturalmente, gli ISP vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, cioe' far pagare a mio padre anche tutta la banda che non usa, fornire a me un servizio non all'altezza delle mie necessita' e in piu' colpevolizzarmi perche' "rubo" la banda agli altri.
Gli ISP hanno poi gioco facile a rispondere alle accuse di chi li addita come i moderni Grande Fratello al servizio di CIA, FBI o chissa' quale progetto di controllo delle masse: la polemica gli fa comodo, perche' sposta la discussione su un piano diverso da quello reale.
E' chiaro che gli ISP sono aziende come le altre, e hanno accordi con altre aziende operanti sul Web e quindi hanno tutto l'interesse a privilegiare il traffico che va verso i siti loro partner. Ma queste sono pratiche capitalistiche assolutamente lecite, a mio parere. Poi ci possono piacere o meno, ma sono lecite, e mi soprende sempre che ci sia chi se ne lamenta.
Le pratiche capitalistiche delle aziende private dovrebbero essere trasparenti: e allora se questa famigerata "mano invisibile" esiste veramente, ci sarebbe uno spazio anche per gli ISP che volessero offrire servizi non filtrati a chi ne ha bisogno: se il mio Service Provider filtra il mio p2p, questa benedetta economia di mercato dovrebbe garantirmi la disponibilita' di un'alternativa, cioe' di un altro ISP pronto a incassare il mio canone di abbonamento e fornirmi il servizio di cui necessito. Se questo non accade, significa forse che questo "mercato" non funziona tanto bene e forse e' solo una favoletta che ci hanno raccontato, ma questo non sembra passare per la testa a nessuno, quindi evidentemente sono io che sto delirando.
I principi e i diritti universali andrebbero sanciti e garantiti dallo Stato: l'accesso ai mezzi di comunicazione dovrebbe essere uno di questi. Ma questo significa fornire a tutti l'infrastruttura per l'accesso al servizio, non necessariamente gli stessi servizi. Ad esempio, e' un diritto che lo Stato porti il telefono (e prossimamente, speriamo, Internet) anche nel piu' sperduto angolo del suo territorio, ma cio' non toglie che continuino ad esistere servizi a pagamento che non sono alla portata di tutti.

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