14 apr 2008

Internet a Dubai

Ho letto oggi sulla Reuters che anche il secondo operatore di Dubai, du, ha deciso di iniziare a filtrare i contenuti Internet "non rispettosi della morale islamica". Etisalat, il provider principale degli Emirati, con sede ad Abu Dhabi, gia' lo faceva da tempo, come d'altronde gran parte dei provider della regione.
I filtri vengono applicati attraverso l'analisi di tutto il traffico http e il passaggio dello stesso attraverso i proxy che si occupano del filtro. Attivita' di questo tipo sollevano diverse riflessioni: ha senso cercare di bloccare i contenuti "immorali" in questo modo? su Internet abbondano gli open proxy per cercare di sfuggire a queste restrizioni, e inoltre non e' col proibizionismo che si impedisce alla gente di soddisfare i propri desideri; e' noto come paesi islamici come l'Iran abbiano trovato soluzioni originali per permettere vizi immorali come ad esempio la prostituzione, o come i ricchi sauditi vadano in Bahrein per avere donne, alcool e gioco d'azzardo, o come a Dubai ci si possa procurare alcolici senza troppe difficolta'. Quindi, perche' prendersela proprio coi siti porno? e poi, chi decide cos'e' morale e cosa no?
Poi c'e' un problema di funzionamento dei filtri stessi: capita facilmente che siti innocui vengano bloccati del tutto per ragioni ignote; sospetto che il sito dove controllo di solito le formazioni per il fantacalcio venga bloccato perche' ospita pubblicita' di casino' on line o di biancheria intima. Poi ci si potrebbe chiedere in cosa venga offesa la morale islamica dal peer to peer... eh eh ma mi sa che qui c'e' lo zampino della RIAA piu' che del Corano.
Poi c'e' un problema legato al livello purtroppo ancora basso di competenze in ambito networking, web e sicurezza nei paesi del Golfo. Far passare tutta la navigazione web della propria rete attraverso dei proxy e' una faccenda abbastanza delicata e richiede grande attenzione, visto il rischio di creare disservizi su scala nazionale anche in caso di un semplice errore di configurazione.
E infine c'e' un problema di miopia relativo alle performance di un sistema del genere: non capisco come questi provider accettino di sostenere i costi necessari a far crescere una piattaforma di content filtering di questo tipo in modo proporzionale alla crescita del numero degli utenti richiesta a un provider modermo per rimanere redditizio. Gli utenti richiedono connessioni sempre piu' economiche, i collegamenti backbone stanno migrando verso i 10Gbps e oltre, e servizi come Youtube, o il p2p, o il gaming online generano quantita' di traffico enormi: mantenere le proprie applicazioni di content filtering al passo con questa tendenza sara' probabilmente difficile e sicuramente parecchio caro.

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