24 giu 2008

sparare sulla croce rossa

Io probabilmente sono un po' prevenuto e forse anche un po' asino, comunque continuo a litigare col mio Linux e a ritenerlo fondamentalmente inadatto per l'uso "consumer". La mia asininita' questa volta si e' espressa nel voler sostituire uno dei due hard disk del pc. Dopo aver controllato (o almeno cosi' credevo) che il disco che stavo andando a rimuovere non contenesse i file di boot, ho provveduto senz'altro a collegare il nuovo disco e provare il riavvio. Che naturalmente non e' avvenuto. GRUB fallisce e buona notte. Boh, eppure mi sembrava di avere controllato. va beh, saro' io. Siccome appunto sono un asino, e tendo a complicarmi la vita, non ho ripristinato la situazione di partenza rimettendo il disco vecchio e ricontrollando, ma ho cercato di "riparare" la cosa a mano. Avviando in modalita' "repair" dal CD di OpenSuse non aiuta granche', visto che ci si trova semplicemente alle prese con un prompt dei comandi che, sono sicuro, nasconde potentissime utility per ripristinare il tutto, ma che non fornisce uno straccio di indicazione sul da farsi. Naturalmente l'help online non fornisce procedure utili se non forse questa: "How to repair boot manager Grub on opensuse 10.3" che in pratica rimanda al download di SuperGrub. Fantastica e sufficientemente user-friendly utility (ha persino una specie di help contestuale! incredibile!), purtroppo non e' riuscita a risolvere il mio problema. Anche quando ho ricollegato il vecchio hard disk, probabilmente avevo gia' incasinato talmente la situazione che non c'e' stato nulla da fare se non reinstallare da capo.
A questo punto c'e' da dire che l'installazione di default OpenSuse e' andata come un
razzo, e anche il secondo hard disk e' stato riconosciuto dal sistema senza colpo ferire. Ho persino accettato l'opzione di default e ora mi loggo sul mio pc con un utente che non e' root. Ora sono un vero utente diligente di linux.
Le prime grane sono venute col collegamento a Internet. Il pc e' connesso via ethernet ad Alice; sono andato nella schermata di configurazione della scheda di rete, ho impostato il provider, ho "checkato" il pistolino che dice "permetti la gestione di kinternet da utenti non root" e ho cliccato su "Finish".
Cucu', manca la libreria smpppd! vuoi installarla?
Ora forse io pretendo troppo dai computer, ma se uno mi chiede "vuoi installare questa libreria?" mi aspetto che sappia dove andarla a cercare, o almeno ne abbia una vaga idea (tipo chiedermi il cd di installazione), soprattutto se non sei connesso a Internet. Invece no, naturalmente il software si incanta su un interminabile timeout cercando di collegarsi a Internet. Vabbuo', me la scarico da un'altra parte, la copio, installo e via che si va con kinternet! (ma perche' devo installare una roba che si chiama kinternet se sto usando Gnome? mah.)
Ora e' in tutta discesa. A parte il fatto che non c'e' verso di fargli accettare la mia tastiera italiana e nonostante il layout impostato sia quello "IT", continuano a uscirmi i caratteri del layout "US". A parte il fatto che quando lancio Yast per installare del software, ci mette 5 minuti ad avviarsi perche' si rilegge tutti i cacchio di repository consigliati dal sito ufficiale. A parte che mi dice di aver installato Transmission ma in realta' ci sono solo i doc. A parte il fatto che, cosi' a occhio, in generale il mio P3 mi sembra lento tanto quanto lo era con Win2k, a parte si', e' vero, quelle demenziali pause che ogni tanto Windows si prende quando decide che deve leggere in avvio tutte le directory di tutti i dischi mentre gli hai solo chiesto di lanciare notepad. A parte che oggi mi ha detto che c'erano 82 mandatory updates da installare, e allora ho cliccato su Details per sapere di che si tratta, e mi ha presentato una lista di nomi di librerie e nient'altro, e allora ho cliccato "Install" e ha iniziato a presentarmi schermate e schermate di conflitti tra librerie, che ho cercato di comprendere finche' alla quinta finestra ho cliccato su Cancel. Poi ho ricliccato sull'iconcina degli upgrade, gli ho detto subito "Install" invece di "Details" e lui ha installato tutto senza fare beh. Poi m'ha detto che dovevo riavviare al piu' presto. Dopo il riavvio m'ha detto che ora ci sono 183 mandatory updates da installare.

Se uno mi fa il solito discorso che Windows costa un sacco e tutte le solite menate sull'open source e la liberta' e tutti sti discorsi filosofici, io continuo a rispondere che si' e' tutto vero, pero' pagando Windows sto pagando il lusso di poter impostare il layout della tastiera senza trovarmi, all'avvio successivo, domande demenziali del tipo "Il sistema si aspettava il layout "IT" mentre invece hai impostato il layout "IT". Vuoi conservare la configurazione di X oppure quella di Gnome?"
Pero' aMule l'ho installato in 2 minuti eh!

ios rootkit

Mi stavo quasi dimenticando di andare a vedere qualche dettaglio sul rootkit per IOS presentato all'EuSecWest a fine Maggio. Un rootkit per i router Cisco fa particolarmente impressione perche' e' la prima volta che ne viene dimostrato pubblicamente uno e soprattutto perche' e' una di quelle occasioni in cui ci si rende conto di stare sottovalutando un pericolo potenzialmente enorme per Internet. Nella ricerca di sicurezza a volte si cade nel tranello di dare per scontati alcuni requisiti "ovvii" che in realta' tanto ovvii non sono: cosa succederebbe se qualcuno "dirottasse" i vostri indirizzi? cosa succederebbe se entrasse sul mercato una partita di router contraffatti?
Tornando al rootkit, Nico Fischbach ha relazionato qui e qui su quanto presentato all'EuSecWest da Sebastian Muniz. In sostanza, l'IOS e' "patchabile", anche "al volo", ma e' richiesto l'accesso all'immagine IOS da craccare e il rootkit puo' comunque essere scoperto da un amministratore attento.
Nel valutare un livello di rischio vanno pesati i danni potenziali e la probabilita' di attacco. In questo caso, i danni potenziali sono praticamente incalcolabili e la probabilita' di attacco forse non e' cosi' prossima allo zero come si potrebbe pensare.
Il documento che presenta il DIK ("Da Ios rootKit" - spiritosi questi geek) e' disponibile qui. Cisco ha gia' risposto: "The security configuration of a device, specifically in relation to device security, is conveyed using documented best practices".

23 giu 2008

occhiali e baffi finti hanno funzionato

La fastidiosa "assistente digitale" di Telecom non mi ha riconosciuto, e ho potuto aggirarmi per il sito senza dover sentire il suo gracchiante saluto a mia moglie "behenvenuhutoh stehefaniah".

20 giu 2008

non-accountability

Da quando giusec mi ha segnalato la city guide per Milano, uno dei consigli dell'Economist continua a ronzarmi nella testa: "Never blame yourself for being late or failing to return a phone call or e-mail. Instead, politely blame your tardiness on traffic or computer problems. Similarly, don’t attack Italian colleagues if they appear to have slipped up. Try instead: “Why, the same thing happened to me yesterday...” The Italian culture of non-accountability runs deep."
Oggi sono incappato in un'altra citazione che in qualche modo trovo collegata alla precedente: "Systems built without requirements can’t fail, they merely offer surprises. Usually Unpleasant." (Robert Morris).
Io trovo che, parlando di "non-accountability", l'Economist abbia precisamente colpito nel segno, e "costruire sistemi senza requisiti" (le sorprese si possono gestire - e noi italiani siamo maestri nel farlo, ma i fallimenti no) sia uno dei fondamenti di questo sistema perverso che regna qui da noi.
I principi che nessuno e' responsabile di nulla, che nessuno e' tenuto a essere competente e che i "sistemi" (progetti, palazzi, software, leggi...) non vengono "costruiti" per risolvere un problema ma puramente per tenere occupati mandanti, realizzatori e utenti, alimentano un circolo vizioso dove in sostanza ogni sistema e' apparentemente attivo ma in realta' gira a vuoto.

19 giu 2008

Pakistan oh Pakistan

L'anno scorso, il sito dell'Ente del Turismo Pakistano era accompagnato da una canzoncina dal ritmo orecchiabile, senza che venisse spiegato di chi o cosa si trattasse. Evidentemente i curatori del sito dovevano aver pensato che la canzone non necessitasse di presentazioni, visto che ho recentemente scoperto che si trattava di un pezzo cantato addirittura da Nusrat Fateh Ali Khan e che ora ho ritrovato sul provvidenziale Youtube.
L'ingenuita' del suono di quella canzone mi ha sempre colpito, e mi ricorda sempre le persone che ho conosciuto la', nel tormentato Pakistan.
Ora, il sito del turismo pakistano e' accompagnato da un'altra musica, e' un po' lento e traballante come al solito, ma le immagini e lo slogan fanno sempre tenerezza: "It's beautiful, It's Pakistan".


malicious hardware!

Non ci avevo ancora pensato. Cosa succederebbe se un malintenzionato dotato degli opportuni mezzi tecnici avesse accesso alla fabbrica (in capo al mondo) dove vengono costruiti i chip del vostro pc/router/server/iphone preferito e modificasse tali chip inserendo funzioni indesiderate o semplicemente danneggiandoli? Come facciamo a sapere che non e' gia' accaduto?
Questo e' il tema di una presentazione mostrata al primo workshop del progetto FORWARD, intitolata "Race to the bottom: Malicious (or broken) hardware".

18 giu 2008

finalmente estate!



(photo courtesy of Ginni e Miro, centrometeolombardo)

tassisti ladri

Ho trovato questo blog semiabbandonato, "Tassisti Ladri". Non posso che associarmi alla lamentela: le tariffe italiane sono tra le piu' alte del mondo, e vengono applicate dai tassisti piu' maleducati e disonesti in circolazione. Spiace fare di tutta l'erba un fascio, ma se i tassisti onesti fossero interessati a risollevare la reputazione della loro categoria, farebbero bene a far sentire la propria voce. Invece la mafia dei tassisti puo' permettersi di ricattare la nazione intera coi blocchi del traffico pur di non veder scalfito il loro sistema per fare soldi facili.
E' vero che prendere un taxi vi evita il fastidio del trovare parcheggio e la possibilita' di prendere multe, per non parlare delle responsabilita' in caso di incidente; pero' io consiglio a tutti i boicottare i tassisti italiani ogni volta possibile. Con circa 50 euro e' possibile noleggiare un'auto per un giorno, e considerando che ad esempio da Malpensa a Milano Citta' la tariffa standard per una corsa e' di 70 euro e se ricordo bene a Roma si parlava di 40-50 euro da Fiumicino gia' piu' di un anno fa, i conti sono presto fatti...

17 giu 2008

here comes the sun (?)

ah! le previsioni del tempo dicono che domani iniziera' l'estate su questo piovoso nord-ovest. Per ora, continua a diluviare.


Questo tempo mi ha fatto ricordare il libro di Nick Cave "E l'asina vide l'angelo", in cui si parla di una maledetta pioggia: "Erano passati tre anni e non un solo giorno si era salvato dalla martellante ira di Dio. Il cielo nero cenere, la pioggia, il suo battere incessante, l'assenza di luce, sole e calore, il danno alle terre e alle proprieta', i raccolti devastati, le persone che avevano abbandonato la valle, la rovina - il gruppo di credenti rimasti nella valle smise di interrogarsi sulle calamita' scatenate dall'ira divina."

Lo stato di Internet

Il report sullo stato di Internet di Akamai s'e' rivelato meno interessante del previsto. Oltre a dire poche cose, ben note agli addetti ai lavori, circa attacchi DDoS, cavi tagliati e bgp hijacking, i dati sulla "Internet Penetration" si limitano alle classifiche dei 10 paesi piu' "veloci" secondo le statistiche di accesso alla rete Akamai. Ovviamente, l'Italia non appare in nessuna di queste top 10, se non in quella degli "Unique IP address", cioe' il numero di indirizzi IP diversi visti provenire da ogni paese. L'elenco ha un valore relativo, in quanto ovviamente e' poco adatto a valutare il numero di utenti Internet in un paese, a causa di NAT, anonymizer, eccetera. L'Italia appare al decimo posto, con circa 6,6 milioni di indirizzi IP (il che non significa che ci siano 6 milioni di utenti Internet in Italia). Il report successivo, "Internet penetration" cerca di fornire un dato leggermente piu' utile, cioe' il numero di indirizzi IP diviso per la popolazione totale del paese. Anche qui, non sorprendentemente, i paesi scandinavi (poco popolati e molto avanzati per quanto riguarda le connessioni Internet) appaiono nelle prime posizioni (Svezia 0,4 IP per abitante, Norvegia e Islanda 0,37, Finlandia 0.35); primi tra i paesi di grandi dimensioni sono gli USA, ottavi, con 0,32 IP per abitante. Fatti due conti, l'Italia totalizza uno 0,11.
Per quanto riguarda la penetrazione delle connessioni a banda larga (suddivise in due fasce, sopra i 2Mbps e sopra i 5Mbps) ci sono alcune notizie poco note: ad esempio, forse non tutti sanno che il 64% delle connessioni provenienti dalla Corea del Sud (al primo posto nella classifica) vanno a piu' di 5 Mbps, e la percentuale e' del 21% in Romania e Belgio, rispettivamente in quinta e sesta posizione. In generale, le prime 10 posizioni di queste classifiche sono occupate in gran parte da paesi Europei. Come detto, nessuna traccia dell'Italia nei top 10.
Da notare che la Cina appare gia' al primo posto tra i paesi sorgenti di attacchi, ma non appare ancora in nessuna delle top 10 di penetrazione di Internet. Meditate gente, meditate.

16 giu 2008

felce e mirtillo

M'ero segnato un trafiletto di Repubblica dove si intervistava Paolo Pejrone, "architetto di giardini" il quale diceva che "Si sa, perche' e' gia' stato fatto, che le felci vanno d'accordo con i mirtilli, e si sa che se si accostano le viole alle radici delle rose l'insieme funziona." Naturalmente non sono il primo a notare il calembour "felce e mirtillo" e le sue possibili applicazioni per la nascita di un nuovo partito comunistambientalista, basta cercare su google (e dove se no?).

maddechestamoapparla'???

In tema di "net neutrality" ci tocca leggere qualunque tipo di assurdita', tipo queste riportate da Punto Informatico, dove Google si erge a paladina di questa fantomatica "neutralita'". La confusione regna sovrana, perche' il traffic shaping c'entra poco con la net neutrality, e soprattutto fa ridere che sia una societa' come Google a voler cavalcare la cosa.

Terrorismo a Dubai?

L'ANSA segnala che l'Ambasciata inglese negli Emirati Arabi Uniti ha aggiornato i propri "Travel Advice" con un preoccupante avviso secondo il quale c'e' un alto rischi attentati terroristici negli Emirati.
"There is a high threat from terrorism. We believe terrorists may be planning to carry out attacks in the UAE. Attacks could be indescriminate and could happen at any time, including in places frequented by expatriates and foreign travellers such as residential compounds, military, oil, transport and aviation interests. You should maintain a high level of security awareness, particularly in public places."
Per ora Viaggiare Sicuri non riporta allarmi.

15 giu 2008

mah.

...comunque, buono a sapersi che i news network americani stanno cercando uno come me.




un po' d'Italia

"The WOMBAT project aims at providing new means to understand the existing and emerging threats to the Internet infrastructure and the services this infrastructure supports."
Noto con piacere che e' apparso un partner italiano al progetto: il Politecnico di Milano, rappresentato da Stefano Zanero.

prossima destinazione: Argentina

In preparazione del viaggio che prima o poi faro' in Argentina, ecco i consigli dell'Economist su come fare affari a Buenos Aires. Attendo con curiosita' il capitolo sull'Italia.

documenti prego!

Noi italiani (europei) siamo talmente abituati al concetto di "documento di identita'" e al fatto che sia normale portare sempre con se' la carta d'identita' o la patente, ma negli USA e' diverso. Si rimane quindi stupiti a leggere (qui e qui) i commenti infastiditi alla nuova regolamentazione emanata dalla TSA, che richiede un documento di identita' per accedere ai gate all'aeroporto, cosa per noi normalissima e assodata. Il genio americano si esprime pero' al meglio quando goffamente cerca di rendere piu' "umane" le sue regole: in questo caso, chi ha dimenticato i documenti a casa potra' passare lo stesso. ("documenti prego!" - "eh scusi li ho dimenticati, mi chiamo John Smith, sono un turista" - "prego, passi pure. avanti il prossimo" - "buongiorno mi chiamo Muhammed bin Akthoum al Rashid, ecco i miei documenti" - "venga con me, dobbiamo perquisirla")
("Terrorists will lie, and claim to have lost their ID—while law-abiding citizens wishing to assert their rights will be hassled, and refused flight.")
Ricordo interessanti riflessioni di Bruce Schneier anni fa sulla fondamentale inutilita' di un documento di identita'; non ritrovo l'articolo originario, ma questo e questo spiegano alcuni punti.

State of the Internet

ArsTechnica segnala il report "State of the Internet" preparato da Akamai. Per scaricare il documento bisogna registrarsi. Tutti i commenti si concentrano sullo stato del broadband negli USA; sono ansioso di vedere che si dice di casa nostra!

12 giu 2008

definizione

Leggo oggi che Sandrone Dazieri scriveva un mese fa: "Quando in un paese si fanno delle leggi ad hoc per un popolo, questo paese è un paese fascista."

Che in Italia ci siano un sacco di Rom che non lavorano (e probabilmente non vogliono nemmeno lavorare) e quindi si dedicano alla delinquenza non ci piove.
Che questa sia una delle "emergenze" del paese e' tutto da dimostrare.
Che questo tipo di problemi si possano affrontare (lasciamo stare "risolvere") dando il permesso alla polizia di allontanare da un paese i soggetti definiti "pericolosi" e' un concetto, questo si', razzista e fascista. Un po' come quando Hitler si mise a schedare gli ebrei: come tipo di approccio "giuridico", il concetto e' lo stesso. Chi definisce chi sono i soggetti pericolosi? Chi definisce cos'e' un'emergenza e cosa no? La mafia non e' un'emergenza? I chirurghi assassini non sono allora un'emergenza? Perche' si puo' bruciare, impuniti, un campo nomadi e non la villa di un chirurgo?

Mi cresce il sospetto che questo benedetto progresso che diamo per scontato ci abbia portato grandi conquiste come, ad esempio, il rispetto della vita umana, la tolleranza verso il prossimo e il villaggio globale, sia solo un'operazione di marketing o, nell'ipotesi ottimistica, l'utopia di un gruppetto di sognatori che non hanno capito che in realta' l'uomo e' sempre lo stesso di mille anni fa, e come dice Dazieri vuole solo "veder scorrere il sangue dei negri e degli zingari".

7 giu 2008

pizza acrobatica

Ieri sono andato a una serata a tratti allucinogena, ma anche divertente: il saggio di una scuola di danza.
Pioveva a dirotto e l'esibizione si svolgeva sotto un tendone. All'arrivo, la tensione era palpabile: le facce tesissime delle mamme, il vociare convulso degli organizzatori. I papa' si dividevano equamente tra quelli intenti a correre dietro ai bimbi maschi mentre le mamme seguivano le ballerine, e quelli piu' interessati a pizza e birra.
Contenuto dell'helzapoppin serale era: un siparietto di Enrico Beruschi (vecchissimo e ingrassato ma sempre in forma, vestito da enricoberuschi cioe' giacca e jeans), le esibizioni di ognuna delle classi di danza, high school musical pressoche' al completo, alcuni estratti dal musical del gobbo di notre dame e un'esibizione di pizza acrobatica.
I miei highlights della serata:
1) il menu all'ingresso con un bel "WUSTER" in evidenza;
2) il balletto del Gobbo con la canzone che dice "zingaraaaaaa zingaraaaaa" che m'ha fatto riflettere su cosa ne penserebbe Maroni di queste zingare rom straccione che circuiscono innocenti personaggi di musical con balletti sensuali ma in realta' vogliono solo rapire i bambini ed avviarli alla professione del borseggio; (c'e' da dire pero' che la zingara in questione dice di venire dall'Andalusia quindi suppongo sia piu' accettabile di una rumena);
3) la truzzissima versione tecno dell'Inno di Mameli che ha accompagnato i minuti finali dell'esibizione dei campioni mondiali di pizza acrobatica: mentre credo di essere stato l'unico a pensare a Maroni durante il Gobbo, il tecnomameli ha evidentemente dato un brivido a piu' di uno spettatore.

6 giu 2008

grazie ragazzi

Oggi ho visto questo film di Chuck Norris su TNT Village, e leggendo la recensione ho pensato che vorrei segnalare il sito filmbrutti.com, dove vengono recensiti, appunto, i piu' terribili b-movie della storia. Nonostante lo sfondo nero del sito mi provochi mal di testa e allucinazioni, le recensioni sono quasi tutte esilaranti. Da leggere.

5 giu 2008

that country is a joke

L'Economist ci fa sapere che dal 2009, per recarsi negli Stati Uniti sara' necessario registrarsi online su un sito apposito con tre giorni di anticipo, e la misura e' valida anche per i paesi che non necessitano il visto, come l'Italia.
La cosa mi pare ridicola per vari motivi. Uno e' che, come dice l'Economist, "One registration will be valid for two years, so regular visitors will not need to register every time they plan to fly. And provision will also be made to enable last-minute travel". Penso che viaggero' sempre last minute.
Un altro motivo, il principale, e' che "Michael Chertoff, America's secretary of homeland security, says he wants to be able to screen all potential visitors before they leave home" il che mi sembra paranoico, offensivo ma soprattutto anacronistico.
Mi sento offeso del fatto che i sedicenti paladini della democrazia e della liberta' trattino i visitatori alla stessa stregua di un carico di bestiame potenzialmente infetto.
Vogliono sapere in anticipo se intendo entrare nel loro paese.
Vogliono conoscere i miei movimenti bancari.
Mi fanno compilare un demenziale modulo di immigrazione.
Mi fotografano. Ogni volta.
Mi prendono le impronte digitali. Ogni volta.
Ma evidentemente tutto cio' non sembra scandaloso a nessun politico europeo, per non parlare dei mass media.
Ma io mi chiedo: cosa succederebbe se i paesi europei applicassero questi stessi assurdi controlli ai cittadini statunitensi in viaggio da noi? Cosa succederebbe se tutti i paesi europei tornassero a fare questi controlli alle frontiere? Loro sono convinti -probabilmente a ragione- che nessuno abbia il coraggio di ripagarli con la stessa moneta.
Ci hanno raccontato un'altra favola: la globalizzazione, il villaggio globale. E a raccontarcela c'erano, in prima linea, le multinazionali americane. Ma in realta' le campagne di marketing ci hanno raccontato un progresso che in realta' non c'e' stato. Come i vari Calderoli da noi, anche gli americani sono in realta' intimamente convinti che sia meglio alzare un muro, presidiare le frontiere, fermare lo straniero. Perche' pensare cosi' e' piu' facile.

Non so che dire. La "land of the free" mi tratta come un appestato, mentre una dittatura assoluta come Dubai, per fare un esempio, mi accoglie a braccia aperte. Mah.

4 giu 2008

cheffatica!

Naturalmente ci sono disgrazie peggiori al mondo, ma anche trovarsi 100.000 miglia Alitalia da spendere non e' da poco.
Grazie alle mie performance aviatorie dell'anno scorso, quest'anno mi ritrovo in classe "Freccia Alata", con il suddetto pacco di miglia e in piu' l'American Express che mi vuole regalare un ulteriore biglietto. La promozione scade il 9 giugno.
Ci avevo gia' provato un po' di tempo fa: chiamare Alitalia per prenotare il volo premio per New York. Avendo chiamato solo tre settimane prima, naturalmente non c'era disponibilita' di posti. Ho quindi ripiegato su Lufthansa, dove pero' avevo miglia per un biglietto solo (e dove naturalmente ho trovato posto in 10 secondi netti).
Ora ci ho riprovato, per le vacanze estive a inizio Settembre.
A me non piacciono le raccolte punti. Penso siano una presa in giro. Non mi piace chiedere i regali delle raccolte punti. Non mi piace telefonare ai call center. Non mi piace perdere tempo per farmi "regalare" qualcosa.
Prendo il mio telefono Aladino (quella ciofeca che ti danno con Alice - anche li' dovrei perdere del tempo a telefonare a quelle capre di Telecom e dire che tutti si lamentano che si sente male e poi non sta in carica e quindi di cambiarmelo) e chiamo Alitalia. Provo tre volte, cade sempre la linea. Prendo un altro telefono.
Visto che e' un biglietto omaggio, la destinazione di "prima scelta" e' Mauritius. Sul sito della SEA compare un volo Alitalia per questa destinazione. Peccato che al call center Alitalia non lo sappiano: "no, non voliamo su Mauritius" - "ma come, ho il volo qui davanti...", "ah sara' quello con Air France tramite Parigi" - "e come no... comodo!" penso io... "guardi, il numero del volo e' AZ7084 non puo' verificare?", e poi cade la linea.
Richiamo. "Inzerisca il codice millemiglia" e tutta la pappardella. "ah ecco il 7084 e' operato con un partner commerciale, vede, non e' neanche un code sharing, e' un partner commerciale che e' una cosa diversa... e' questo vettore "VE" non so neanche chi sia, Millemiglia vale solo coi partner scai tim", dio mio! "OK, niente, grazie, cerchero' un'altra destinazione".
Richiamo. "Inzerisca il codice millemiglia". "Tutti gli operatori sono occupati. Ui ar sorri tu chip iu ueting.". Ci riprovo: la spunta Porto Rico dopo ballottaggio con Savannah. "Eh ma guardi che la promozione American Express vale solo sulle destinazioni servite da Alitalia, non quelle in code sharing!" - "io ho qua davanti l'Orario Alitalia e Porto Rico c'e'; come faccio a sapere se e' operato da voi o tramite qualcun'altro?" - "eh guardi se va sul sito e prova a prenotare un biglietto, le mostrera' solo le destinazioni valide." Ah, ok, allora la scelta si riduce di molto! Aggiungiamo poi che vorrei farmi una vacanza di mare, ma senza chiudermi in un resort, e che per uno dei ragionamenti malati che si fanno quando si deve scegliere un regalo (e come in questo caso, ci si deve disfare di un sacco di miglia), uno pensa: "visto che e' gratis, voglio prendere un volo costoso!", la scelta e' quasi obbligata: Algeri, Tripoli, Tunisia: no, troppo vicino, e poi dove vado? voglio riposarmi, non esplorare il paese. Il Cairo: no, siamo stati in Egitto due mesi fa. Accra: eh? Kenia: no ("A quanti intendessero recarsi in Kenya, si raccomanda di adottare la massima prudenza, non potendosi escludere nuovi disordini e manifestazioni di protesta, che potrebbero degenerare in forma violenta."). Marocco: no. Nigeria: no ("La situazione della sicurezza, caratterizzata da diffusi atti di criminalità nelle principali città, è estremamente precaria.") Fine delle destinazioni in Africa. Si', in tutta l'Africa, Alitalia vola direttamente solo in queste destinazioni. Poi ci si chiede perche' fallisce. Asia: tralasciando Dubai (che per una vacanza solo mare non consiglio - e poi sti farabutti hanno tolto il volo da Malpensa), rimane Israele (no) , Siria (no!), Istanbul (mi piacerebbe, ma non stavolta) e il Lontano Oriente, che come dice il nome e' lontano ed un po' troppo oriente per i miei gusti e per questa vacanza. Sud America: Alitalia vola solo a Buenos Aires, San Paolo (troppo lontane per stavolta) e Caracas ("La situazione di sicurezza nel Paese continua ad essere molto precaria, con diffusi fenomeni di criminalità organizzata e di delinquenza comune."). Rimane il Centro-Nord America, e la sua vasta scelta di destinazioni servite direttamente: Toronto (non credo le spiagge siano frequentatissime, li'), Boston, New York, Los Angeles e Miami. Fine.
Vanno al ballottaggio: A: Miami; B: LA (gia' stati); C: vendere le miglia su eBay.
Ci giunge in aiuto la Lonely Planet con una destinazione appetibile in Florida. E sia!
Chiamo. Inzerizco il codice millemiglia. "Il servizio biglietti premio e' disponibile dalle 9 alle 20", guardo l'ora: le 20.03.
Richiamo stamattina. "Ecco guardi il terminale non funziona, la passo a un'altra collega". E cade la linea.
Richiamo. Qualcuno risponde, cioe' qualcuno alza la cornetta, si sente il vociare delle operatrici del call centre, urlo "Prontooooooooo" alcune volte e nessuno risponde. Metto giu'.
Richiamo. La stessa di prima. Mi ripassa a un'altra collega. Ricade la linea.
Lascio passare mezz'ora sperando che Flavia (quella col terminale rotto) vada in pausa caffe' o qualcuno le spieghi come si fa a girare una chiamata.
Richiamo. "Vorrei un biglietto per Miami". C'e' posto il 30 agosto? il 31? l'1 Settembre? Ci accordiamo per un comodissimo 30 Agosto Linate-Fiumicino-Miami. E' fatta!
Ultimo brivido: dopo 2 minuti Alitalia mi richiama.
"Guardi il 30 Agosto non c'e' posto, abbiamo l'1 Settembre".
DATEMI QUELLO CHE VOLETE, TANTO ORA LA CARTA MILLEMIGLIA LA BRUCIO, L'AMERICAN EXPRESS LA DISDICO E MI FACCIO TATUARE IL LOGO DI LUFTHANSA SUL BRACCIO!

3 giu 2008

TNT

Pochi giorni fa ho scoperto che il dominio tntvillage.org e' stato dismesso, bloccando di fatto il tracker BitTorrent omonimo.
Ora TNT ha ripreso vita come tntvillage.scambioetico.org. TNT e' un sito che propone una sorta di "armistizio" riguardo il p2p, basato appunto sulla "eticita'" della condivisione. Che piaccia o meno la proposta specifica di TNT (visionabile sullo "Statuto" del sito), trovo che legalizzare la condivisione senza scopo di lucro di materiali (come musica, film, libri, software) non piu' "nuovissimi" (che cioe' hanno esaurito la maggior parte del loro potenziale di generazione di ricavi) sia una via percorribile e del tutto ragionevole.

Gli utenti di TNT devono riscaricare i file torrent per continuare i download, in quanto naturalmente anche l'indirizzo del tracker e' cambiato. Alcuni torrent springsteeniani: uno, due e tre.

2 giu 2008

dubai per il businessman e la businesswoman

Mi e' stato segnalato questo breve vademecum dell'Economist. Non saprei dire se e' vero che i libanesi sono dei gran bevitori, comunque tutte le altre informazioni mi sembrano corrette e ragionevoli.

Tra i vari commenti -alcuni anche sopra le righe- ce n'e' uno molto interessante di una certa TwistedTory, che vive a Dubai, e che riassumo e commento:
"1. As a western female executive, I'm treated with far more respect here. This is a true meritocracy [...]"
Verissimo il discorso sul rispetto. Avrei qualcosa da ridire sulla meritocrazia... se sei pakistano mi sa che la meritocrazia te la sogni.
"2. As a western female, I feel far safer here than I do in western countries. [...]"
Vero, purtroppo.
"3. My quality of life is disproportionately better here than in any of the western countries I’ve lived and worked. [...]"
Beh qui c'e' l'entusiasmo tipico dei Dubai-maniac... diciamo che la qualita' della vita dipende parecchio anche dallo stipendio che prendi...
"4. The Dubai model is THE hope for sustainable peace, stability and security in the Middle East. [...]"
Questo e' un punto che fa riflettere. In effetti ci si chiede perche' il resto della regione del Golfo Persico non possa semplicemente "vivere come a Dubai"; d'altro canto, vale la pena di ricordarsi che questa situazione idilliaca e', fondamentalmente, garantita da una dittatura (illuminata fin che si vuole, il sistema politico e' comunque basato sull'ereditarieta' nelle famiglie dei vari sceicchi e non prevede nulla di simile alle elezioni) e da un modello di crescita economica che deve ancora dimostrare di essere sostenibile a medio-lungo termine.