26 lug 2008

neutrality?

Quello che mi frega, probabilmente, e' la mancanza di pazienza. Dopo un po' che vedo che i telegiornali trasmettono solo cazzate, smetto di guardarli. Dopo un po' che vedo che un quotidiano e' occupato all'80% da pubblicita' e per il restante 20% pubblica solo comunicati stampa o commenti inconcludenti, smetto di comprarlo. Come con la gente, se continua a dire cose che non condivido, o a ripetere cose che gia' so benissimo, smetto di ascoltare.
Idem coi blog. Dopo un po' mi sembra che dicono sempre la stessa cosa e mi stanco, e smetto di leggerli. Ma ripeto, e' un mio problema.

Uno degli argomenti che mi causa piu' spesso questa reazione e' quello della Net Neutrality. Sull'argomento regna -a mio parere- una confusione preoccupante. Nei casi peggiori questa confusione e' accompagnata da ignoranza e intolleranza, come in quei forum di nerd dove "winzozz fa schifo e se non usi linux non capisci niente". Uno dei casi dove questo non avviene e' il blog di Stefano Quintarelli dove, in mezzo a un mare di notizie sull'assetto societario di Telecom che a me lasciano piuttosto indifferente, si parla spesso di Net Neutrality.
Quintarelli, pur preparatissimo, ha legato la sua missione pro-Net Neutrality a una crociata anti-DPI in un modo secondo me scorretto e fuorviante. Ora, si puo' sostenere la Net Neutrality (anche se manca persino una definizione chiara di cosa si intenda per NN) con tutto il vigore che si vuole, come ci si puo' anche opporre alle tecnologie DPI, per carita'. Legare indissolubilmente le due cose porta pero' all'errore.
Quintarelli cita la notizia per cui gli ISP inglesi si sono impegnati a mandare una letteraccia agli utenti ritenuti colpevoli di condivisione di contenuti protetti da copyright, "invitandoli" ad andare a scaricare da un'altra parte. Presumibilmente, gli utenti vengono individuati dai detentori del copyright tramite ben conosciute tecniche di monitoraggio (in parole povere, mi installo eMule, faccio una ricerca, trovo tutti quelli che sharano la mia canzone e li denuncio). Quintarelli commenta un post sul blog di Luca De Biase sullo stesso argomento: De Biase dice che gli ISP "sono obbligati, [a causa di questo accordo] in qualche misura, ad abbandonare il principio della neutralità della rete", e io concordo in pieno con questa affermazione. Quintarelli risponde: "Guarda che non e' detto. L'unica cosa che mi risulta per adesso e' che, se un utente viene beccato, gli mandano una mail [...]. non occorre fare DPI per fare cio', basta guardare gli IP address delle connessioni [...]". A meno che Quintarelli si sia espresso male, la sua risposta significa: "no, guarda che siccome non stanno usando la DPI la Net Neutrality non e' detto che sia in pericolo". A me sembra che invece lo sia, eccome. L'iniziativa inglese significa che se domani un pincopallino telefona al mio ISP e gli dice "guarda che elbebecius c'ha 10.000 mp3 illegali sull'hard disk", il mio ISP mi manda una lettera minacciosa, e se pincopallino e' potente abbastanza magari il mio ISP preferisce fare uno sgarbo a me piuttosto che a pincopallino e un domani e' anche capace di interrompermi il servizio. Se non e' una minaccia alla Net Neutrality questa, non so cosa lo e'. Ma Quintarelli si preoccupa solo se c'e' la DPI. Altrimenti si puo' star tranquilli.
Mi stupisce come Quintarelli (e anche altri piu' titolati di lui, citati sempre sullo stesso blog) si accaniscano contro una tecnologia (che in quanto tale, per definizione e' neutra) come la DPI e non facciano altrettanto contro pratiche (e queste no che non sono "neutre") a mio parere ben piu' invasive come l'iniziativa inglese di cui sopra. Un po' come battersi per vietare l'utilizzo dell'energia atomica ma considerare tutto sommato accettabile che la gente venga accoltellata per strada: se lo scopo di entrambe le cose e' ammazzare la gente, o vietiamo anche i coltelli, oppure regolamentiamo l'uso della bomba atomica.
Bon, ecco il mio problema. Potrei cercare di argomentare meglio e cercare di farmi capire. Ma sono troppo pigro. Desisto.

Anzi no, un'altra cosa. La cosa che mi sta sullo stomaco di tutte queste discussioni su sta benedetta Net Neutrality e' che nessuno vede la contraddizione di fondo che a me invece sembra evidente: Internet e' un'entita' che si regge "informalmente" tramite accordi di interconnessione tra diversi "Internet Service Provider"; tali ISP sono aziende private, e come tali, stanti le regole di mercato che spesso molti si dimenticano, hanno un unico obbiettivo, e cioe' quello di massimizzare gli utili, e per fare cio' non sono vincolate da particolari limiti "morali" ma solo dalla legge della domanda e dell'offerta, e non devono rendere conto alla "pubblica opinione" delle loro decisioni strategiche o tecnologiche: ci pensera' il mercato a premiare o punire. Data questa situazione, che nessuno sembra voler contestare, non vedo su che basi si possa pretendere che un ISP non utilizzi la DPI o non controlli l'utilizzo della banda come meglio crede. La mia opinione, invece, e' che determinate infrastrutture (ad esempio le comunicazioni: telefono, Internet, radio, strade, tv) devono essere sotto il controllo e la tutela dello Stato, che deve fornire accesso "neutrale" a tutti i cittadini, che hanno il diritto ad avere un telefono, ad essere collegati a Internet, a potersi spostare su strade in buono stato, eccetera. Troppo comodo privatizzare tutto e poi piangere perche' gli ISP fanno gli interessi della RIAA invece di quelli dei cittadini.

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