23 dic 2009

V'e' piaciuta la privatizzazione?

Copio qui un pezzo di un articolo pubblicato sul Manifesto di oggi, circa i disagi nei trasporti (o, piu' precisamente, "disastri") seguiti alla nevicata di ieri.


"La scomparsa dei servizi collettivi
Tommaso Di Francesco
Milano nella paralisi per venti centimetri di neve. Arrivano i soldati. In migliaia hanno dormito negli aeroporti lombardi, molte strade bloccate. «Non viaggiate», invita la Protezione civile. Voli cancellati verso Stati uniti e scali europei. Treni dappertutto in ritardo pesante. Potremmo continuare.
È il bollettino nero di questi giorni e ore e continuerà visto che il clima peggiorerà. Il bollettino dell'Italia del Nord, ma anche di tutto il paese visto il caos dei collegamenti verso il Sud. E nello stesso tempo è anche la paralisi d'Europa.
Con una costante e alcune novità di rilievo.
La costante è che dappertutto, negli aeroporti italiani come nelle stazioni ferroviarie, i passeggeri sono stati abbandonati a se stessi pur di fronte all'evidente condizione di necessità. Così, dappertutto si è assistito a proteste di gente assiderata e furiosa che, consigliata di arrangiarsi dalle autorità, ha dato l'assalto alle stanze riservate ai vip di stazioni e aeroporti. Che cos'era infatti se non un clamoroso «arrangiatevi» l'annuncio del presidente delle Ferrovie Moretti che consigliava di munirsi di «coperte, maglioni e panini», non prima dall'avere negato ogni possibile rimborso da parte dell'azienda dei trasporti. Da notare l'abile silenzio dei vertici della Cai-Alitalia recentemente privatizzata nei profitti e invece socializzata nelle pardite.
Ma c'è la scusante, abilmente utilizzata dal Comune di Milano che, senza vergogna, ha ricordato come il disastro di Milano, che arriva dopo l'altro di solo un anno fa, in fondo è simile a quello di Parigi, Londra e Madrid. E ha «ragione», perché, quasi simbolo della paralisi italiana ed europea, c'è stato il blocco del sottopasso della Manica con altrettando abbandono di centinaia di passeggeri di ben quattro treni rimasti immobilizzati sotto il canale. Quella del vice-sindaco di Milano De Corato è però una ragione assai meschina.
Perché quel che si evidenzia, in Italia e in Europa, non è solo l'inefficienza di gestione dei trasporti ma semplicemente la scomparsa dei servizi collettivi. È così, i servizi pubblici non esistono più, tutt'alpiù sopravvivono e sono destinati a diventare archeologia industriale. Insieme all'azzeramento di ogni logica di servizio e di soccorso a cittadini eguali, quel che domina è infatti la logica privatistica che considera i passeggeri null'altro che merci. Così, quando prendete una metropolitana data in gestione ai privati, a Roma come in qualsiasi altra città d'Europa l'altoparlante vi informa sui ritardi non più come «utenti» ma come «clienti».

Ogni governo venuto sulla faccia dell'Occidente sia di destra che di sinistra, almeno prima dell'esplosione della crisi del neoliberismo finanziario negli Stati uniti, ha cancellato ogni traccia di pubblicizzazioni e aziende di stato - restano, significativamente, solo quelle finalizzate alla guerra - nel settore dei servizi pubblici. Dai trasporti, alla sanità, alle comunicazioni. Tutto è privatizzato, la terra, i cieli, il verde. L'aria intanto viene inquinata. L'obiettivo ora è l'acqua. L'ordine dichiarato è fare strame di beni comuni e valori d'uso. Predominano, materialmente e nell'ideologia, i valori di mercato che, dalle imprese e dalle strutture produttive, diventano anche merce di scambio del potere."

Concordo totalmente. Tutti ad applaudire, anni fa, quando si inizio' a parlare di queste favoleggiate "privatizzazioni": la panacea che avrebbe portato efficienza ovunque. E nessuno -a parte forse qualche comunista preso per matto da tutti- che abbia pensato che invece sarebbero state una grande fregatura. A pensarci bene, solo l'idea di privatizzare un servizio pubblico (la posta, i treni, il telefono) dovrebbe far squillare un campanello di allarme: la differenza tra un servizio e una merce. L'ente X mi fornisce un servizio. Io compro una merce. Si capisce subito che la relazione e' un po' diversa.

Un amico ferroviere, su facebook, scrive: "Un piccolo promemoria x chi risiede in LOMBARDIA : da Novembre 20009 il Trasporto Ferroviario Lombardo è PRIVATO, cioè gestito dalla REGIONE LOMBARDIA tramite la società TLN. A voi le conclusioni!!!!!"

E tutti quanti, oggi, bloccati nella neve, a lamentarsi. Perche' a parole siamo tutti capitalisti, ma in realta' continuiamo ad aspettarci -giustamente, direi- che certi servizi siano garantiti, possibilmente a un costo equo. E ormai e' troppo tardi per prendersela col bigliettaio: l'hanno privatizzato anche lui. Anzi, di piu': hanno privatizzato anche lo Stato; le Aziende Municipalizzate quotate in borsa e compagnia cantante. Cosi', persino quando un "servizio" e' apparentemente fornito dallo Stato, sotto sotto vien fuori che lo Stato non ci puo' fare niente se tutto va a scatafascio, perche' in realta' e' l'azienda privatizzata che gestisce tutto.
Come dice l'articolo, se il tuo lavoro e' fornire un servizio, e' un conto. se e' vendere una merce e' un altro. Se la tua priorita' e' vendere biglietti -invece di trasportare persone- allora ti senti in diritto di fottertene del cliente. "Cazzi tuoi se non riesci a salire sul treno, siamo un'azienda privata, mica il mutuo soccorso" ti sembrano dire gli impiegati e i dirigenti.

Ci hanno presi per il culo bombardandoci per anni con la baggianata del "cliente ha sempre ragione", e noi ci abbiamo creduto. Col cazzo. Il cittadino ha sempre ragione. Il cliente, se paga, ha il diritto a mettersi in fila.

12 dic 2009

Il telelavoro

Il 99% delle volte che mi chiedono dov'e' il mio ufficio e io rispondo che lavoro da casa, ricevo sguardi di invidia ed esclamazioni di ammirazione. "Eh che culo", "fantastico", "beato te", eccetera.

Beh, dico io, si' e' vero sono fortunato. Cioe', non mi piace usare il termine "fortunato" perche' il posto di lavoro mica l'ho vinto alla lotteria. Comunque. Per prima cosa, anche per fare una battuta, aggiungo sempre che lavoro da casa E dall'aeroporto, principalmente. E cerco di dirlo, col sorriso sulle labbra, ma con un tono un po' negativo, per cercare di trasmettere il fatto che la vita del globetrotter ha i suoi lati negativi, tipo farsi le levatacce per prendere l'aereo, stare giorni via da casa, o farsi sfacchinate tipo atterrare alle 5 di mattina in Qatar per andare in ufficio alle 7. Pero' anche qui l'impressione generale mi sembra sia quasi sempre del tipo "eh beato te che sei sempre in giro". Si', e' vero, mi piace molto viaggiare, ma ha il suo prezzo.

Ci sono ovviamente molti tipi di lavori diversi che si possono fare da casa. Quando si inizio' a parlare di telelavoro in Italia, tutti pensavano a qualche tipo di call-center decentrato dove invece di essere piazzati in batteria in un open space si rispondeva alle telefonate da casa. Boh. Non mi sembra che la cosa abbia preso granche' piede. Il massimo del "telelavoro" che sento menzionare in giro e' da qualche amico consulente o simile che ogni tanto si fa qualche giorno a casa invece di sprecare ore in auto per andare a chiudersi in un ufficio dove comunque non parlerebbe con nessuno. Il mio caso, invece, e' quello di un'azienda americana che ha necessita' di avere personale in giro per il mondo ma ovviamente non ha intenzione di aprire sedi e uffici per divisioni composte da una persona sola.

Lavorare da casa ha ovviamente i suoi (evidenti) vantaggi, per il lavoratore e per la collettivita'. La flessibilita' di organizzare il proprio tempo e magari concedersi, ogni tanto, una pausa o un impegno (il barbiere, ad esempio) in "orario d'ufficio". Evitarsi il pendolarismo (traffico, inquinamento, stress, incidenti, tempo perso). Risparmiare sulla pausa pranzo.
D'altro canto, lavorare da casa si puo' tradurre nel passare una giornata senza parlare di persona con nessuno, e sentire i colleghi solo al telefono o su Skype. Niente pausa caffe' alla macchinetta. Niente chiacchiere coi colleghi. O viceversa: chi ha famiglia dovra' organizzare i rapporti coi bambini, il coniuge, eccetera, in modo da non essere distratto nel lavoro.

Io penso che, in generale, chi lavora da casa -ovviamente nei casi in cui sia possibile e applicabile- possa essere piu' produttivo di quando e' in ufficio. Senza l'angoscia del pendolarismo, succedera' piu' frequentemente che no di leggere la mail o rispondere al cellulare o completare un lavoro fuori orario.

Lavorare da casa richiede autodisciplina al lavoratore. Bisogna evitare di abbruttirsi e passare le giornate in pigiama sul divano col pc sulle ginocchia. Vestirsi, lavarsi, prepararsi, come se si dovesse andare in ufficio, o quasi. Stabilire una stanza o un'area della casa designata a ufficio, che il resto della famiglia deve rispettare e dove vanno evitate le distrazioni tipo TV o stereo. Mantenere comunque orari regolari per l'inizio del lavoro, la fine, e la pausa pranzo. Comportarsi in maniera professionale, insomma.

Un aspetto del lavoro da casa che non viene mai menzionato, mentre ritengo sia forse il principale ostacolo alla maggiore adozione di questa soluzione, e' che esso richiede maggiore organizzazione e capacita' specifiche da parte dei manager. Al lavoratore viene "solo" chiesto di comportarsi professionalmente, mentre il "manager" (il capufficio, il responsabile, il dirigente) deve imparare a gestire e controllare il proprio gruppo in modo diverso. Come mi diceva un ex collega, "il mio capo preferisce vedermi giocare a solitario in ufficio piuttosto che non sapere cosa faccio a casa". Trai i compiti di un manager c'e' quello di controllare l'operato dei colleghi: farlo di persona e' piu' facile (ma non per questo meno efficace: sappiamo tutti che di fannulloni ce ne sono in ogni ufficio), mentre organizzare e controllare il lavoro di colleghi "remoti" richiede 1) un'accurata pianificazione anticipata dei compiti da svolgere e 2) degli strumenti di verifica e controllo efficaci e allo stesso tempo non opprimenti. Il "telelavoratore" senza dei chiari obbiettivi da raggiungere e senza il corretto rapporto col proprio superiore finisce per sentirsi abbandonato e svogliato sia professionalmente che personalmente. Nella mia azienda, ad esempio, abbiamo deciso di collegarci tutti a Skype durante l'orario di lavoro, mantenere uno "status" corretto (online, away, ecc.) e aggiornare una descrizione con i principali impegni dei prossimi giorni: in questo modo, ci si impegna a comunicare apertamente col proprio responsabile e i colleghi. Aggiornare e condividere dei calendari condivisi e' un altro modo per organizzare, organizzarsi, e controllare. Programmare "conference call" di gruppo a cadenza regolare, e incontri di persona quando opportuno e possibile, sono altre soluzioni necessarie a mantenere la coesione di un gruppo di "telelavoratori".
La mia opinione e' che la carenza di queste doti organizzative tra i manager italiani sia all'origine della scarsissima adozione del lavoro da casa, persino su base parziale o parzialissima ("Questo documento che mi hai chiesto posso scriverlo domani a casa?" -"No."). Come si diceva sopra, e' piu' comodo pensare di avere tutto sotto controllo mentre tutti giocano a Doom in ufficio, piuttosto che prendersi la briga di organizzare, pianificare e verificare l'attivita' di un collega che lavora da casa.
C'e' anche, a mio parere, un problema di pigrizia dei lavoratori, che faticano a immaginarsi soluzioni diverse dal solito tran tran sveglia colazione auto treno metro ufficio caffe' alla macchinetta. Soprattutto nell'Information Technology, dove le possibilita' di lavoro da casa sarebbero maggiori (anche se ad esempio non capisco perche' l'impiegato di un ufficio commercialista non possa compilarseli a casa propria, i 730 dei clienti), i lavoratori sono disorganizzati, faticano a presentare proposte condivise al management, e quando lo fanno, purtroppo, si trovano di fronte a un muro di gomma di complicazioni di ogni genere.

Ci sono naturalmente dei problemi contrattuali da risolvere. Come viene gestita la sicurezza del lavoratore non in ufficio? come sono regolamentate le trasferte? eccetera. Pero' sono sicuro che le migliaia di addetti alle "Human Resources" e le migliaia di sindacalisti italiani potrebbero trovare facilmente una soluzione. Con un po' di buona volonta'. Che, purtroppo, qua da noi latita.

8 dic 2009

un po' di numeri

E' da un po' che ho sul desktop alcuni documenti ma non trovo mai il tempo di leggerli con l'attenzione necessaria a estrarne qualche informazione interessante sull'Italia, come vorrei fare.
In generale, oltre al tempo, mancano anche le buone notizie, quindi...

La Said Business School sponsorizzata da Cisco ha rilasciato lo scorso Ottobre uno studio (link, link, link) sulla "qualita'" delle connessioni broadband in 66 paesi del mondo. L'Italia si ritrova 38ma su 66 paesi nella classifica della "Broadband Leadership", e un leggerissimo miglioramento ci ha portati dalla categoria "Below today's applications threshold" (2008) al penultimo posto nella classe "Meeting needs of today's applications" (2009). Non mi sembra ci sia da stappare lo spumante. Tra le prime 72 citta' per qualita' delle connessioni broadband, ovviamente nessuna e' italiana.

Akamai continua a pubblicare i suoi report "State of the Internet". Qui (report Q1 2009) l'Italia esce da tutte le Top 10, tranne da quella delle sorgenti di attacchi, dalla quale siamo usciti nel Q2. La percentuale di connessioni con velocita' superiore a 5Mbps rilevata da Akamai per il nostro paese era il 5% del totale nel Q1: solo la Spagna faceva peggio (4%); nel Q2 riusciamo a peggiorare (4,1%) e a classificarci ultimi in Europa se escludiamo il Lussemburgo.

Il 19 Ottobre scorso al NANOG47 e' stato presentato uno studio denominato "Internet Observatory" che sottolinea alcune tendenze interessanti, quali ad esempio la "centralizzazione" di gran parte del traffico globale nelle mani di pochi grandi nomi.

2 dic 2009

La strada


Cormac McCarthy - La strada (Einaudi).

Un libro che mi ha trasmesso una tensione che mi ha tenuto incollato alla lettura dalla prima all'ultima pagina. La tensione, ancora piu' forte degli scenari di desolazione e imbarbarimento descritti nel racconto. Rappresentare in un libro la distruzione, l'annientamento della vita, la cancellazione di tutti gli oggetti, i comportamenti, le abitudini, le convenzioni che costituiscono la vita umana non e' facile, perche' bisogna trovare le parole se non per descrivere, almeno per trasmettere la sensazione del vuoto, del nulla, della mancanza. Tanto di cappello a McCarthy che riesce a farlo cosi' efficacemente.

25 nov 2009

ignore the security warning

Ieri Bruce Schneier citava una ricerca interessante: "It is often suggested that users are hopelessly lazy and unmotivated on security questions. They chose weak passwords, ignore security warnings, and are oblivious to certicates errors. We argue that users' rejection of the security advice they receive is entirely rational from an economic perspective."

Insomma, perdiamo quantita' enormi di tempo a leggere sedicenti avvertimenti per la nostra sicurezza che nella stragrande maggioranza dei casi sono del tutto inutili.

Mi fa venire in mente i controlli all'aeroporto. Se la vediamo da una prospettiva costi/beneficio, sono sicuro che le ridicole procedure di "sicurezza" a cui milioni di persone ogni anno devono sottoporsi in aeroporto causano piu' danni economici (in termini di tempo perso, gente incazzata, materiale inoffensivo gettato via, voli persi, ecc.) dei possibili attacchi terroristici che dovrebbero scongiurare.
Poi, uno puo' dire che non stiamo parlando solo di soldi, ma soprattutto di vite umane: OK, vero. Pero' 1) se i governi avessero a cuore le vite umane, non bisognerebbe fare lo stesso tipo di controlli prima di prendere un treno o un bus? o prima di entrare a teatro, al cinema, allo stadio, a messa? e 2) quanti terroristi sono stati catturati grazie ai demenziali metal detector, ai controlli sui liquidi o al fatto che mi devo togliere le scarpe, estrarre il laptop, eccetera eccetera? Se ne avete catturato almeno uno, anche uno solo, mi basta. passo sotto il metal detector per il resto della vita. Pero' all'aeroporto, dopo i controlli, voglio vedere un cartello con scritto "Quest'anno, grazie a questi controlli, abbiamo catturato __ terroristi."

ho perso le parole

Mi copio questo articolo di Alessandro Portelli dal Manifesto di ieri. Un'altra pagina del quotidiano stupro perpetrato ai danni della lingua italiana da parte della destra ignorante e sbruffona che comanda qua da noi oggi.

È proprio vero che siamo un paese di poeti santi e navigatori. Solo in un paese di geni assoluti poteva essere concepita l'idea, scaturita dalla fervida immaginazione di un paese del bresciano, di lanciare di qui a Natale una campagna di pulizia etnica e chiamarla «White Christmas».
La trovo un'idea entusiasmante.
In primo luogo, perché spazza via tutte le menzogne mielate di quando ci raccontavano che a Natale siamo tutti più buoni: prendere spunto dal Natale per diventare più cattivi, e farlo in nome delle nostre radici cristiane mi pare un'operazione liberatoria di verità assolutamente ammirevole. Altro che cultura laica. Qualche anno fa, quando il mio quartiere scese in piazza per impedire il trasferimento in zona di qualche famiglia rom, una compagna disse: «Non è razzismo, è cattiveria». Scrissi allora, e mi ripeto: non distinguerei fra le due cose (il razzismo è cattiveria), ma trovo giusta questa parola, «cattiveria», così elementare da essere caduta in disuso, perché qui è proprio l'elementarmente umano che è in gioco. D'altra parte, un esimio leghista ministro della repubblica aveva già proclamato che bisognava essere cattivi con gli esseri umani non autorizzati. Disciplinatamente, fior di istituzioni democratiche eseguono: sbattono fuori dalle baracche i rom a via Rubattino a Milano e al Casilino a Roma e i marocchini braccianti in Campania, incitano i probi cittadini dei villaggi lombardi a denunciare i vicini senza documenti, premiano con civica medaglia intitolata a Sant'Ambrogio gli sgherri addetti ai rastrellamenti dei senza diritti. Fini dice che sono stronzi: no, non sono solo stronzi, sono malvagi.
Su un piano più leggero, trovo altrettanto geniale proclamare che l'operazione si fa in nome dell'incontaminata cultura lombarda e bresciana - e chiamarla con un nome inglese, per di più orecchiato da una canzone e un film americano. Non si potrebbe trovare un modo migliore per prendere in giro tutta la mitologia lombarda delle radici e della purezza culturale. Non è solo una bella presa in giro di quelli che mettono nomi lumbard sui cartelli all'ingresso dei paesi. Ma è anche un modo per ricordarci che non esiste cultura più paesana, più subalterna e più provinciale di quella che finge un cosmopolitismo d'accatto. E infine, la trovata dell'inglese è una spietata denuncia dell'ipocrisia razzista. Dire «bianco Natale» significava mettere troppo in evidenza il colore della pelle, perciò lo diciamo con una strizzata d'occhio - dire le cose in inglese, non solo in questo caso ma più in generale ormai, significa dirle ma non dirle, è la nuova forma della semantica dell'eufemismo. E poi, «Christmas» invece di Natale: e hanno ragione, il nostro tradizionale Natale è sempre più sovrastato dall'americano Christmas, lasciamo perdere il misticismo e corriamo a fare shopping. Aveva proprio ragione la mia amica appalachiana che diceva, «noi poveri di montagna non sognavamo un bianco Natale. Se nevicava, era più che altro un incubo». Io non so che Natale sognino i senza documenti del bresciano, dopo questo bell'esempio di cristianesimo. La cosa che immagino è che, cacciati dal villaggio, gli stranieri sbattuti fuori di casa andranno a dormire in una stalla e faranno nascere i loro clandestini bambini in qualche mangiatoia.

21 nov 2009

Brave new world revisited - 3 di 3.

Huxley intitola "Che fare?" l'ultimo capitolo di Ritorno al mondo nuovo.

"Se vogliamo evitare una tirannia di questo tipo, dobbiamo senza indugio cominciare a educare noi stessi e i nostri figli alla liberta' e all'autogoverno. Tale educazione alla liberta' dev'essere [...] educazione anzitutto sui fatti e sui valori: sui fatti della diversita' individuale e dell'unicita' genetica, della tolleranza e della reciproca carita' che da quelli derivano quali corollari etici. [...] Gli effetti della propaganda falsa e perniciosa si neutralizzano solo con un completo addestramento all'arte di analizzarne le tecniche e smascherarne i sofismi." Con questa definizione, Huxley coglie il principale problema della nostra societa' odierna: l'incapacita' del cittadino medio di distinguere il falso dal vero, la sincerita' dalla malafede, il buono dal cattivo, nella valanga di messaggi da cui e' sommerso giornalmente dai mass media. Il cittadino non ha piu' i mezzi intellettuali necessari a discernere autonomamente i fatti dalla propaganda, e nemmeno per accorgersi di quando i fatti gli vengono del tutto nascosti.

Cinquant'anni fa, Huxley disegnava cio' che abbiamo oggi sotto gli occhi: "Le costituzioni non si abrogheranno e le buone leggi resteranno nel codice; ma tali forme liberali serviranno solo a mascherare e ad abbellire una sostanza profondamente illiberale. [...] e' probabile che nei paesi democratici noi assisteremo al rovescio del processo che fece dell'Inghilterra una democrazia, serbando intatte le forme esteriori della monarchia. [...] crescendo l'efficacia dei mezzi per la manipolazione dei cervelli, le democrazie muteranno natura; le antiche, ormai strane, forme rimarranno: elezioni, parlamenti, Corti Supreme eccetera. Ma la sostanza, dietro di esse, sara' un nuovo tipo di totalitarismo non violento. [...] Radio e giornali continueranno a parlare di democrazia e di liberta', ma quelle due parole non avranno piu' senso. Intanto l'oligarchia al potere, con la sua addestratissima elite di soldati, poliziotti, fabbricanti del pensiero e manipolatori del cervello, mandera' avanti lo spettacolo a suo piacere."

E quindi, che fare? L'ambiente: "noi dobbiamo, con la massima prontezza, accrescere la produzione di generi alimentari, avviare e portare avanti una politica mondiale per la conservazione del suolo e delle foreste; creare surrogati opportuni ai nostri carburanti, se possibile meno pericolosi e meno esauribili dell'uranio; amministrare oculatamente i minerali disponibili, e intanto escogitare metodi nuovi e non troppo costosi per l'estrazione di questi minerali da fonti sempre meno pregiate [...]." La politica: "in pratica, la storia dei nostri giorni ce lo ha dimostrato piu' volte, il diritto di voto in se' non garantisce la liberta'. Percio' chi vuole evitare la dittatura per referendum, spezzi i collettivi della societa' moderna, di carattere solo funzionale, in tanti gruppi che si autogovernino e cooperino volontariamente, e riescano a funzionare al di fuori del sistema burocratico della Grande Impresa e del Gran Governo." Le citta': "Sovrappopolazione e superorganizzazione hanno prodotto la metropoli moderna, nella quale e' diventata pressoche' impossibile una vita umana piena, fatta di rapporti personali molteplici. Percio', chi non vuole l'immiserimento spirituale degli individui e delle societa', lasci la metropoli e dia nuova vita alla piccola comunita' provinciale [...]."

"Gli antichi dittatori caddero perche' non sapevano dare ai loro soggetti sufficiente pane e circensi, miracoli e misteri. [...] In passato liberi pensatori e rivoluzionari furono spesso i prodotti della educazione piu' ortodossa e piu' osservante. [...] Ma sotto un dittatore scientifico l'educazione funzionera' davvero e di conseguenza la maggior parte degli uomini e delle donne cresceranno nell'amore della servitu' e mai sogneranno la rivoluzione."

18 nov 2009

un link piuttosto che un altro

Alcuni link da conservare:

- Vado un brodo di giuggiole quando leggo qualcuno che scrive in italiano corretto, e questo articolo riportato da Luciano Comida mi ha fatto godere.

- Sempre da Luciano Comida, alcune riflessioni su crocifissi eccetera. "il crocifisso è il simbolo dei cattolici (chiesa legata a una concezione punitiva, sofferente e pagana della fede). Mentre per i protestanti, il simbolo è la croce vuota: segno della resurrezione di Gesù: messaggio di gioia e promessa di vita eterna per tutti gli uomini e tutte le donne. La differenza (anche nei simboli) non è di poco conto."

- su un argomento un po' piu' leggerino (ma non troppo, visto che sempre di gente cretina si parla), questo post da Dissapore. La statura dei personaggi coinvolti dice tutto: "In luglio Dissapore si è occupato del conto che una coppia ha pagato per cenare al ristorante milanese La Malmaison di Davide Lacerenza, il compagno di Stefania Nobile, figlia di Wanna Marchi. 954 euro (novecentocinquantaquattro). Oggi Lacerenza ci fa sapere che non ha gradito."

8 nov 2009

Brave new world revisited - 2

Altri appunti da "Ritorno al mondo nuovo". Nel 1958, Huxley aveva gia' ben chiari i pericoli della propaganda di massa, e iniziava a intravedere il potenziale della televisione.

"...la propaganda per l'azione dettata da impulsi inferiori all'interesse, ricorre a prove false, mutile, incomplete, evita il rigore della logica, cerca di influenzare le sue vittime ripetendo frasi vuote, attaccando furiosamente un capro espiatorio, indigeno o straniero, accomunando scaltramente le peggiori passioni con gli ideali piu' alti, si' che la crudelta' possa commettersi nel nome di Dio, e la piu' cinica Realpolitik possa trattarsi come questione di principio religioso e di dovere patriottico." Non e' proprio quello che fa oggi la nostra propaganda politica televisiva?

E ancora: "Oggi per la loro propaganda, i dittatori si avvalgono soprattutto di tre mezzi: iterazione, soppressione e razionalizzazione: ripetizione di frasi fatte, che essi vogliono fare accettare per vere; soppressione dei fatti, che essi vogliono ignorati; suscitamento e razionalizzazione di passioni che possono poi usarsi nell'interesse del Partito o dello Stato."

Quando oggi parliamo di mass media, dovremmo ricordarci dei pericoli che Huxley identificava chiaramente nella massa: "Un uomo, o una donna, entrano in contatto con la societa' in due modi: o come membro di un gruppo, familiare, professionale, religioso, o come membro di una folla." E, a pensarci, qual'e' la folla piu' grande di quella dei telespettatori, uniti virtualmente davanti al teleschermo? "Un gruppo puo' avere la moralita' e l'intelligenza dei singoli che lo formano; ma la folla e' caotica, non ha un suo proposito, ed e' capace di tutto. tranne che di azione intelligente e di pensiero realistico. Adunata in folla, la gente perde la capacita' di ragionare, di compiere una scelta morale. Diventa suggestionabile al punto di non avere piu' giudizio o volonta' propria." La televisione raduna la folla, una folla che non sta insieme fisicamente ma che condivide tutte le caratteristiche dell'adunata di massa, caotica, impulsiva, passionale, amorale.

Huxley, a pochi anni dalla fine del nazismo, ci presenta le strategie propagandistiche di Hitler, che suonano cosi' familiari, al giorno d'oggi, alle nostre orecchie: "Secondo Hitler il propagandista deve fare suo "un atteggiamento sistematicamente unilaterale, rispetto ad ogni problema che affronti". Non deve ammettere di potersi sbagliare, o che possa avere in parte ragione chi non la pensa come lui. Con gli avversari non si discute; si grida, si aggredisce, e se danno troppo fastidio, si liquidano."

Ad Huxley ovviamente non sfugge il fatto che la politica sia stata trasformata, dai mezzi di comunicazione di massa, in una nuova incarnazione del consumismo e dell'arte di vendere: "Gli istituti democratici funzionano solamente se tutti fanno del loro meglio per diffondere il sapere e incoraggiare l'uso della ragione." E vediamo oggi, in Italia, lo stato dell'istruzione, della cultura, della ricerca, del sapere. E vediamo come, invece di fare affidamento alla ragione, la fede venga usata e abusata per manipolare le masse. "Ma oggi, nella piu' potente democrazia del mondo, i politici e i loro propagandisti preferiscono buttare nell'assurdo i metodi democratici facendo appello quasi esclusivamente all'ignoranza e all'irrazionalita' degli elettori. [...] I mercanti della politica fanno appello solo alla debolezza dei votanti, mai alla loro forza potenziale. Essi non cercano di portare le masse, attraverso l'educazione, alla capacita' d'autogoverno; a loro basta manipolarle e sfruttarle."

"Ma quelli fra noi che considerano l'uomo e la donna come individui, e non come membri di una folla, o di una collettivita' irreggimentata, diranno che Hitler aveva torto, orrendamente torto. Ebbene, in un'epoca in cui si accelera la sovrappopolazione, si accelera la superorganizzazione, si perfezionano i mezzi di comunicazione di massa, come possiamo noi salvare l'interessa e riaffermare il valore dell'individualita' umana? E' una domanda che ancora si puo' porre e a cui forse si puo' ancora rispondere validamente. Puo' darsi che fra una generazione sara' gia' troppo tardi per trovare la risposta. Puo' darsi addirittura che sara' impossibile porsela, nel soffocante clima collettivo di quel futuro."

"Quel futuro", oggi.

30 ott 2009

be ware to the transity


ipocriti

"We care about the environment"... ma va la'!

Ogni volta che leggo questo bigliettino negli alberghi mi girano un po'. Tutto sto discorsone sul salviamo la Terra e salviamo l'ambiente e risparmiamo e se vuoi che ti cambiamo gli asciugamani buttali nella vasca da bagno e se vuoi che ti cambiamo le lenzuola metti il bigliettino sul letto... OK, OK, bravissimi. Pero' menatela un po' meno con sta storia dell'ambiente... come se lavare un asciugamano in meno fosse sufficiente a ottenere la Patente di Santita'.
E tutto il cibo sprecato nei ristoranti degli alberghi? E tutte le luci accese? e tutte le saponette usate una volta sola dove vanno a finire? e i rubinetti che gocciolano? e l'aria condizionata sempre a manetta?

Staremo pure salvando il mondo, ma intanto, lavando meno asciugamani, voi albergatori state soprattutto risparmiando un sacco di soldi in acqua, detersivi ed elettricita'. Io sono il primo a voler ridurre gli sprechi, e mi sembra una cazzata lavare un lenzuolo o un asciugamano usati una volta sola. Pero, dai, ditelo che lo fate perche' vi conviene, perche' cosi' risparmiate! Se ve ne fregasse qualcosa dell'ambiente, hai voglia quanti altri sprechi si potrebbero ridurre! Perche' stiamo salvando l'ambiente facendo una cosa che a voi fa risparmiare un sacco di soldi mentre a me non me ne viene in tasca nulla?

25 ott 2009

brave new world revisited - 1

E' da quando sono tornato dalle ferie che ho sulla scrivania Il mondo nuovo di Aldous Huxley con l'intenzione di appuntarmi qui i brani che ho sottolineato da "Ritorno al mondo nuovo" cioe' il commento che lo stesso Huxley scrisse nel 1958, 26 anni dopo il suo romanzo. "Ritorno al mondo nuovo" e' evidentemente la migliore traduzione trovata a "Brave new world revisited", il titolo originale, che rende un po' meglio l'idea.
Tra BNW e BNWR c'e' stato il nazismo, una guerra mondiale, progressi tecnologici inimmaginabili e una promessa di "progresso" ancor piu' estremo. Huxley rivede le profezie del proprio romanzo e si pone alcune domande circa il futuro della democrazia e del genere umano in generale. Cinquanta anni dopo, una lettura particolarmente interessante.

Dopo che l'era delle dittature sanguinarie in Occidente si e' chiusa, Huxley scrive: "Alla luce delle ultime scoperte sulla condotta animale in genere, e umana in particolare, e' chiaro che, a lunga scadenza, il controllo e' meno efficace se ricorre al castigo della condotta indesiderata, anziche' indurre la condotta desiderata mediante premi; e' chiaro che un governo del terrore funziona nel complesso meno bene del governo che, con mezzi non-violenti, manipola l'ambiente e i pensieri e i sentimenti dei singoli, uomini donne e bambini. [...] Nel mondo immaginario della mia favola il castigo e' raro e di solito mite. Il governo realizza il suo controllo, quasi perfetto, inducendo sistematicamente la condotta desiderata, e per far questo ricorre a varie forme di manipolazione pressoche' non-violenta, fisica e psicologica, e alla standardizzazione genetica. [...] Frattanto forze impersonali, da noi incontrollabili, paiono spingerci tutti quanti nella direzione dell'incubo del Mondo Nuovo: una spinta impersonale che i rappresentati delle organizzazioni politich e commerciali consapevolmente accelerano. Esse hanno perfezionato nuove tecnich per manipolare, nell'interesse di una minoranza, i pensieri e i sentimenti delle masse" Nel 1958, Huxley coglie gia' i segni di quanto realizzato in pratica al giorno d'oggi. Huxley, grazie al suo essere uomo di cultura, strategicamente a cavallo tra il "mondo vecchio" dell'Ottocento e il mondo nuovo del Novecento, riesce a vedere il contrasto stridente tra l'uomo vecchio e l'uomo nuovo.

In maniera precisa, poi, Huxley vede il futuro degli Stati Uniti: "Se l'eccessiva popolazione spingesse i paesi sottosviluppati verso il totalitarismo, e se le nuove dittature si alleassero con la Russia, allora assai meno stabile diventerebbe la posizione militare degli Stati Uniti, e bisognerebbe intensificare i preparativi alla difesa e alla rappresaglia. Ma la liberta', come tutti sappiamo, non fiorisce in un paese che sta sempre sul piede di guerra, o che si prepara a combattere. Una crisi permanente giustifica il controllo su tutto e su tutti, da parte del governo centrale. E proprio una crisi permanente noi dobbiamo attenderci da questo mondo [...]." Nel 1958, si badi bene, Huxley descriveva con esattezza la tattica militarista degli USA, fino a descriverci le limitazioni alla liberta' che abbiamo visto fatte legge sotto gli ultimi governi Bush, cioe' giusto ieri.

E ancora: "In una democrazia capitalista, come gli Stati Uniti, la Grande Impresa cade sotto il controllo di quella che il professor C. Wright Mills definisce "elite al potere". Questa elite impiega direttamente la forza lavorativa di milioni di cittadini nelle sue fabbriche, nei suoi uffici, nei suoi negozi, altri milioni controlla, e anche meglio, prestando loro i soldi perche' comprino i suoi prodotti; ed essendo proprietaria dei mezzi della comunicazione di massa, influenza pensieri, sentimenti e azioni di tutti, in pratica." In poche righe, quante cose del nostro presente ritroviamo!

Chi si e' almeno una volta chiesto se la massa di persone che si aggira obnubilata per i centri commerciali sia o meno da considerarsi "normale" o "felice", puo' trovare sollievo nel fatto che, gia' 50 anni fa, Huxley scriveva: "Ebbene, i progressi tecnologici di questi ultimi anni in che senso hanno agito sull'individuo? Ecco la risposta del filosofo e psichiatra dottor Erich Fromm: "La nostra societa' occidentale contemporanea , nonostante il progresso materiale, intellettuale e politico, e' sempre meno capace di condurre alla sanita' mentale, e tende a minare invece la sicurezza interiore, la felicita', la ragione, la capacita' d'amore nell'individuo; tende a trasformarlo in un automa che paga il suo insuccesso di uomo con una sempre piu' grave infermita' mentale, con la disperazione che si cela sotto la frenetica rosa al lavoro e al cosiddetto piacere." [...]Le vittime veramente disperate dell'infermita' mentale si trovano proprio fra gli individui che paiono normalissimi. [...] Non sono normali, diciamo cosi', nel senso assoluto della parola; sono normali solamente in rapporto a una societa' profondamente anormale. [...] Questi milioni di individui abnormemente normali, che vivono senza gioia in una societa' a cui, se fossero pienamente uomini, non dovrebbero adattarsi, ancora carezzano "l'illusione della individualita'" ma di fatto sono stati in larga misura disindividualizzati. Il loro conformismo da' luogo a qualcosa che somiglia all'uniformita'. Ma "uniformita' e liberta' sono incompatibili. Uniformita' e salute mentale sono anch'esse incompatibili... L'uomo non e' fatto per essere automa, e se lo diventa, va distrutta la base della sanita' mentale"." Parole che dovrebbero far riflettere chi oggi si presta al gioco di quei nostri politici che abusano della parola "liberta'" per propagandare, in realta', il conformismo.

E ce n'e' anche riguardo l'ambiente. Quello che oggi chiamiamo "ambientalismo" non e' altro che il contentino datoci da chi, decenni fa, ha provveduto ad annichilire l'uomo richiudendolo nelle citta', come vedeva chiaramente Huxley: "L'industria, ampliandosi, attrae nelle grandi metropoli una porzione sempre piu' grande dell'umanita' che cresce. Ma la vita nelle grandi citta' non da' luogo alla salute mentale [...]; ne' sollecita quel tipo di liberta' responsabile entro un gruppo capace di autogovernarsi, che e' la condizione prima della democrazia effettiva. La vita di citta' e' anonima e, per cosi' dire, astratta. Gli individui entrano in rapporto l'uno con l'altro, non come personalita' totali, ma come incarnazioni di altrettante funzioni economiche; o, quando son fuori dal lavoro, come cacciatori irresponsabili di divertimento. Soggetto a una vita simile, l'individuo si sente sempre piu' solo e insignificante. La sua esistenza cessa d'avere un qualche scopo, un qualche senso."

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Ritta Jacobsson - Afrodite e l'uomo misterioso.

24 ott 2009

buon natale

Ho scattato questa foto col cellulare il 12 Ottobre. Ai vivai c'era gia' tutto il reparto natalizio pronto e addobbato, dagli alberi alle palle ai presepi.

19 ott 2009

Segnare, segnare!

"Internet, Brunetta promette: «Dal 2010 due mega di banda larga per tutti»"
"Il piano è già pronto», ha assicurato il ministro: «Ieri ho parlato con il viceministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. È un problema di investimenti, ma manca ormai solo l'ultima spinta. Nell'arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera del Cipe». Secondo Brunetta, servono «800 milioni di euro, non costa nemmeno tanto». "

Ma fanno a gara a
chi le spara piu' grosse?

18 ott 2009

rassegna stampa - 2

Mi leggo un po' di articoli arretrati da Il Manifesto, forse l'unico quotidiano italiano "fuori dal coro", cioe' il coro starnazzante dei mass media italiani dove uno indica la luna e tutti giu' a parlare del dito.

"Verdi verso la scissione", del 10 Ottobre. Fa ridere che un partito, che altrove riscuote consensi mentre in Italia grazie a una gestione demenziale s'e' praticamente autoescluso dalla politica (avendo preferito sparire dal Parlamento piuttosto che allearsi con altre forze), trovi la forza per scindersi. Pare che non solo ci sia una corrente di "maggioranza", ma ben due "opposizioni interne". Che pena.

Circa l'attentato alla caserma a Milano, articolo del 13 Ottobre: "Non ha precedenti penali. Non è un «clandestino». Non ha in tasca nessun biglietto del treno Napoli-Milano. Non ha gridato nessuna frase sul ritiro delle truppe dall'Afghanistan. In casa sua non nasconde nemmeno il solito materiale di propaganda (volantini). Insomma, il profilo di Mohamed Game, nel giro di poche ore e per il dispiacere di qualcuno, si trasforma da pericoloso terrorista che confabula di «obiettivi sensibili» (chiedete a quel genio di Rutelli) a semplice «cane sciolto». "

Giusto ieri un amico m'ha detto che "iniziano i lavori del Ponte di Messina" e io ho trasecolato. Si tratta di un chilometro e mezzo di ferrovia spacciato per "propedeutico" al ponte. (15 Ottobre)

Ancora il 15 Ottobre, Alberto Burgio si fa la domanda fatidica "Perché il Pd non attacca Berlusconi?". "Alla luce dei disastri verificatisi in questi non lievi lustri, tale ipotesi appare indubbiamente bizzarra. Se guardiamo allo stato comatoso dell'Italia e alla rovina della sua immagine internazionale, stentiamo a credere che i gruppi dirigenti del centro-sinistra abbiano potuto anche solo prendere in considerazione l'idea di collaborare con la destra, con questa destra, guidata da questo personale politico."
L'articolo introduce le due risposte alla domanda fatidica che vanno per la maggiore, e cioe' 1) il PD ha paura di perdere le elezioni e quindi chi glielo fa fare di far cadere berlusconi e 2) D'Alema e soci si credono dei gran furbi e aspettano che Berlusconi si affondi da solo. Burgio quindi presenta una terza, inquietante, ipotesi. Che pero', piu' uno ci pensa, piu' sembra quella piu' ragionevole: Berlusconi con la sua corte di "destra" e la classe dirigente di "sinistra" hanno perseguito insieme un programma politico condiviso. Tutto qua. Complici, dal primo momento.

"Sale spontaneo un pericoloso senso dell'inutilità del fare". L'articolo del 16 Ottobre di Annamaria Rivera cita Massimo Fusillo circa la rifascistizzazione dell'Italia e nota: "Di fronte a questa mutazione, avvenuta per tappe progressive e con la complicità, attiva o implicita, dello schieramento "democratico" e di alcuni degli opinion leader che oggi gridano all'emergenza-razzismo [...], una sinistra degna di questo nome dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità. Farebbe bene a chiedersi se non abbia contribuito, sia pure «solo» per inettitudine o subalternità, a porre una pietra tombale su ogni tentativo di opporre le ragioni della cittadinanza, dell'uguaglianza, dell'inclusione sociale a quelle della segregazione, della criminalizzazione, della persecuzione dei migranti e delle minoranze."

"Il giudice Mesiano spiato da Canale 5". Il Garante della Privacy interviene, Mediaset contrattacca. (17 Ottobre) Ho scoperto la vicenda dai commenti pubblicati su Internet, visto che mi guardo bene dal seguire Canale 5 (e peraltro anche tutto il resto della televisione). Noto solo l'ennesima mossa del ben noto copione piduista berlusconiano secondo il quale si deve dire tutto e il contrario di tutto, e usare a proprio favore le critiche ricevute e gli argomenti del nemico. Proprio in un periodo in cui si dibatte (per quanto si possa "dibattere" sui mosci quotidiani italiani) di "liberta' d'informazione", le reti TV di Berlusconi si incaricano di spingere tale liberta' fino al paradosso, di trascinare i telespettatori imbesuiti nel sillogismo malato del "prima volete la liberta' di stampa e poi ce la menate se pediniamo un giudice? ma allora non vi va mai bene niente!".

E, per ultimo, c'e' un articolo che andrebbe ricopiato tutto, in questi tempi di scarsa memoria. 17 Ottobre: "È stato l'unico premio Nobel per la pace italiano, nel lontano 1907. Ma di lui si è persa ogni traccia: non una scuola, un parco pubblico o una strada intitolate a suo nome. Solo un francobollo nel '63. Ecco chi era Ernesto Teodoro Moneta."
Moneta su Wikipedia.

I link agli articoli funzionano solo per gli abbonati. E abbonatevi!

rassegna stampa

Alcuni link provenienti dalla lettura di alcuni post di Schneier arretrati:

Questi qua riescono a "vedere" attraverso i muri.

Qui c'e' un articolo sui problemi P e NP che m'ha fatto tornare ai tempi dell'universita'.

Qui c'e' una lettera del 1777 contenente un messaggio cifrato in maniera sorprendentemente elegante.

11 ott 2009

Due passaporti

Alla fine, la conferma: SI. PUO'. FARE.

La scorsa settimana, il signor X si e' presentato all'Ufficio Passaporti (UP) con un foglio di carta sul quale un sedicente signor Y dichiarava di essere il mio Direttore presso la ditta Z e richiedeva che al portatore della lettera venisse consegnato il mio passaporto "vecchio" (in quel momento in custodia presso l'UP) in quanto quello "nuovo" era bloccato all'Ambasciata dell'Arabia Saudita in attesa di visto e io nel frattempo avevo bisogno di viaggiare in paesi extraeuropei. La lettera recava stampata la firma scannerizzata del signor Y.
L'impiegato A dell'UP ha inizialmente detto al signor X che cio' non era possibile, e che non aveva "ricevuto istruzioni a riguardo". Il signor X ha quindi ribattuto che "la volta scorsa" l'impiegato B gli aveva detto che si poteva fare. L'impiegato A telefona a B. L'impiegato B conferma. L'impiegato A consegna al signor X il mio passaporto. L'impiegato A si raccomanda col signor X di riportare il passaporto "al piu' presto".

Ora, tutto quadra, perche' il signor X incidentalmente sono io, e quindi il mio passaporto ce l'ho in mano io e non un pincopallino qualunque che si fosse presentato all'UP con una "lettera" di richiesta in cui si menzionava il mio numero di passaporto. Pero' la procedura e' demenziale.

Al di la' del sarcasmo, e dimenticandoci tutte le assurdita' incontrate nel frattempo, la vicenda si conclude e si riassume cosi':

E' possibile avere un secondo passaporto: avere, cioe', due passaporti italiani validi contemporaneamente. Tale passaporto e' formalmente un "duplicato" dell'originale e ne condivide la stessa data di scadenza. Nel mio caso, il "nuovo" passaporto reca, a biro, la dicitura "duplicato del passaporto 123456".
La procedura e' la stessa della richiesta di un nuovo passaporto (foto, marche da bollo, versamento, ecc.), con l'aggiunta che deve essere presentata una lettera del datore di lavoro in cui si richiede tale secondo passaporto. Una motivazione accettata e' quella che il richiedente deve viaggiare sia in Israele che in Arabia Saudita.
Una volta rilasciato, uno dei due passaporti deve rimanere in custodia presso la Questura emittente.
E' possibile ritirare il passaporto in custodia consegnando l'altro oppure presentando una richiesta del datore di lavoro che "certifica" il motivo per cui l'altro passaporto non e' utilizzabile (ad es. perche' bloccato in Ambasciata in attesa di visto).


Sulla materia regna sovrana la confusione. L'agenzia a cui mi rivolgo per i visti non sapeva che si potessero avere due passaporti. Non e' noto quali siano la legislazione o i provvedimenti che regolano la materia. Il personale della Polizia e' incerto sulle procedure: non e' chiaro se il "viaggio Israele+Arabia" sia la sola motivazione accettata (motivazione, peraltro, a quanto pare infondata), come non e' chiaro in quali casi si possa ritirare il passaporto in custodia. Non e' chiaro se e' possibile far custodire il secondo passaporto solo presso la Questura emittente o anche presso una diversa. Non e' chiaro se la procedura di richiesta e' effettuabile anche tramite il Comune di residenza o una Questura a scelta o se sia necessario rivolgersi all'ufficio "centrale" della propria zona (nel mio caso, Via Cordusio a Milano). Non e' chiaro se la richiesta o il ritiro possano essere effettuati da persone terze tramite delega. Non sono noti in anticipo i tempi di emissione del passaporto. Non e' chiaro se e' possibile fare richiesta senza presentarsi di persona, e non e' chiaro se si possano avere informazioni sullo stato della procedura senza presentarsi di persona. Una volta ritirati entrambi i passaporti, non e' noto alcun termine temporale entro il quale riportarne in Questura almeno uno, come richiesto dagli addetti della Questura.

Le procedure di autenticazione del richiedente sono blande (al di la' ovviamente dell'iniziale requisito di avere gia' un passaporto), e quelle degli altri soggetti coinvolti (ad es. il mio datore di lavoro che "certifica" le mie necessita') apparentemente nulle.

Le due Italie

Mi voglio appuntare l'editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale di questa settimana.

"Un sondaggio Ipsos di qualche settimana fa confermava tre dati interessanti.
Il primo è che in Italia il 54 per cento delle persone si informa prevalentemente attraverso la televisione (il 25 per cento con i quotidiani, il 12 su internet e il 3 con la radio).
Il secondo è che il 53 per cento degli italiani considera i mezzi d’informazione molto o abbastanza autorevoli, mentre il 41 pensa che non lo siano.
Il terzo è che le persone convinte dell’autorevolezza dei mezzi d’informazione sono le stesse che guardano la tv, e appartengono ai ceti più popolari.
L’aspetto preoccupante di tutto questo è che la spaccatura del paese sembra essere più profonda di una semplice divisione tra nord e sud, ricchi e poveri o destra e sinistra. È una frattura narrativa: gli italiani sono convinti di guardare tutti lo stesso film, ma i film sono due – uno raccontato dalla tv, l’altro dal resto dei mezzi d’informazione – e i personaggi e la storia sono molto diversi. Il rischio è che le due Italie non riescano più a parlare tra loro perché non condividono più la stessa realtà, e forse neanche le parole per definirla."

A mio parere non e' piu' un "rischio", ma la realta' che abbiamo di fronte.

4 ott 2009

28 set 2009

Notizie contrastanti

Siccome era un po' che non ci andavo e iniziavo a sentire la saudade, oggi mi sono recato all'Ufficio Passaporti di Via Cordusio a Milano.
Sentivo anche una certa nostalgia del tempo che si perde a muoversi in Milano citta', e quindi c'ha pensato un aspirante suicida alla stazione di Precotto a bloccare tutta la circolazione del metro'. Cosi' ne ho approfittato per farmi una bella maratona da Amendola Fiera a Via Cordusio a piedi.
Ma bando alle ciance.
A fine Settembre, l'UPVC (Ufficio Passaporti di Via Cordusio) sembra un altro posto. Quello che a Luglio e Agosto fa sembrare a confronto le bolge dantesche un'attrazione da luna park, oggi si presentava come un qualsiasi sonnacchioso ufficio statale, dove si lavoricchia bisbigliando e tre-quattro avventori mantengono quella parvenza di laboriosita' necessaria a non far sembrare la sala l'anticamera di un obitorio.
Dopo aver scartabellato un po' e avermi causato un pochino di batticuore, finalmente il mio "vecchio" passaporto riemerge dai faldoni, io gli do' in cambio il passaporto "nuovo" e me ne torno a casa a controllare il contenuto del visto per l'Arabia Saudita, cioe' la cosa per cui avevo iniziato tutto questo viaggio.
Come ogni volta che chiedo informazioni all'UPVC, mi vengono date informazioni contrastanti con quelle che mi erano state date la volta precedente. Stavolta la mia richiesta era: "E' possibile cambiare l'ufficio in cui il mio passaporto viene conservato, ad esempio per tenerlo in un armadio della Polizia di Legnano -piu' comodo per casa mia- invece che qui all'UPVC?"
"No" e' stata -ovviamente- la perentoria risposta. "Li possiamo tenere solo noi".
Io mi sono tenuto per me l'obiezione che invece avrei dovuto sollevare, e cioe' "ma la Polizia di Legnano m'ha detto che si puo' fare", e me ne sono andato. Se la legge delle richieste di informazioni all'UPVC si conferma, la prossima volta mi spiegheranno come fare.

Ah, un'altra cosa. Se sul vostro visto per l'Arabia Saudita c'e' scritto "validita' 6 mesi", sappiate che sono 6 mesi lunari. C'e' differenza.

PS: e poi stavo per dimenticarmi la cosa piu' importante. Io un certo sospetto ce l'avevo sempre avuto, perche' quando sento tanta gente dare per assodate delle informazioni che non hanno mai verificato di persona, sento odore di bufala. Pare che la famosa storia per cui "se vai in Israele col passaporto con un timbro di un paese arabo non ti fanno entrare" non sia vera. E pare persino che nemmeno "se vai in Arabia Saudita col passaporto timbrato in Israele non ti fanno entrare" sia vera. Un israeliano con cui ho parlato tre settimane m'ha detto che non e' vero, che al massimo ti fanno qualche domanda in piu' alla dogana, e che per evitare problemi in altri paesi sono anche disposti ad apporre il timbro su un foglietto separato che poi puoi staccare dal passaporto. La signorina dell'agenzia delle pratiche per i visti, poi, m'ha detto che "l'Arabia Saudita poi e' uno di quei paesi dove non gliene importa niente del visto di Israele". Stupendo. Tutta sta storia del doppio passaporto motivata da una leggenda metropolitana.

14 set 2009

Rifiutatevi di essere terrorizzati

Voglio appuntarmi questo articolo di Bruce Schneier, perche' dice cose sacrosante.



"The point of terrorism is to cause terror, sometimes to further a political goal and sometimes out of sheer hatred. The people terrorists kill are not the targets; they are collateral damage. And blowing up planes, trains, markets or buses is not the goal; those are just tactics.
The real targets of terrorism are the rest of us: the billions of us who are not killed but are terrorized because of the killing. The real point of terrorism is not the act itself, but our reaction to the act. [...]


But our job is to remain steadfast in the face of terror, to refuse to be terrorized. Our job is to not panic every time two Muslims stand together checking their watches. There are approximately 1 billion Muslims in the world, a large percentage of them not Arab, and about 320 million Arabs in the Middle East, the overwhelming majority of them not terrorists. Our job is to think critically and rationally, and to ignore the cacophony of other interests trying to use terrorism to advance political careers or increase a television show's viewership.
The surest defense against terrorism is to refuse to be terrorized. Our job is to recognize that terrorism is just one of the risks we face, and not a particularly common one at that. And our job is to fight those politicians who use fear as an excuse to take away our liberties and promote security theater that wastes money and doesn't make us any safer.
"

10 set 2009

more news from nowhere

Ieri, 9 Settembre 2009, alle 21:09:09", Sheikh Mohammed Al Maktoum ha inaugurato la linea rossa del Metro di Dubai. La cerimonia e' stata trasmessa in TV ed accompagnata da fuochi d'artificio, mentre lo sceicco di Dubai e un affollato codazzo si facevano un giro tra le 10 stazioni aperte finora.
Oggi, 10/9, non ho resistito e mi sono fatto un giro anch'io. Dalla stazione di Union Square sono andato fino al Mall of the Emirates. Le stazioni sono ovviamente tirate a lucido, come anche i treni.
Dubai Metro 10-09-2009

Alla stazione, verso le 19, una fila di gente attendeva pazientemente di poter acquistare un biglietto o una delle "Nol Card" ricaricabili all'unico sportello aperto, visto che le macchinette accettano le carte di credito solo per le card e non per i biglietti singoli, e inoltre accettano solo tagli piccoli di banconote.
Il Metro Dubai e' l'unico che io conosca ad offrire carrozze di "prima classe", chiamate Gold, che in realta' mi sono sembrate identiche alle altre, e che ovviamente costano di piu'. I treni sono completamente automatici e senza autista. Chi temeva un effetto "ottovolante" a causa dei frequenti su e giu' delle rotaie per scavalcare i viadotti che attraversano Sheikh Zayed Road si accorgera' che salite e discese non si notano nemmeno, se non per chi siede nella prima carrozza, con vista frontale.
Un signore arguto di fronte a me ha notato che mancano le maniglie al soffitto per tenersi, e che a pensarci bene non si capisce che bisogno abbia dei fari un treno senza autista.
Ovviamente oggi il metro era particolarmente affollato, per la curiosita' di provare questa novita' cosi' tanto attesa. Alle 10.30 al Mall of the Emirates c'era cosi' tanta gente che voleva prendere il metro per tornare in citta' che il personale della
RTA faceva entrare a scaglioni. Alle 11.30, in largo anticipo sulla chiusura ufficiale -che dovrebbe essere a mezzanotte, nonostante non sia specificato da nessuna parte- l'ingresso alla stazione del MoE e' stato chiuso, probabilmente a causa del gia' grande numero di persone all'interno.

22 ago 2009

E' tutto un magna magna

Questo articolo sul Time dedica diverse pagine a spiegarci che per perdere peso non e' sufficiente andare in palestra e fare molto esercizio, ma soprattutto e' -semplicemente- necessario mangiare meno e meglio. Nella nostra societa' dei consumi e' purtroppo sempre piu' necessario spendere pagine e pagine per spiegare delle banalita' del tipo che se dopo essere andato in palestra a correre per un'ora uno si mangia mezzo chilo di carbonara, difficilmente si perde peso.
L'articolo contiene molti interessanti riferimenti a ricerche scientifiche e vale la pena di leggerlo ad esempio per riflettere su quali possano essere le reali ragioni per cui Macdonald's installa gli spazi gioco per bambini dentro o vicino ai propri fast-food.
All'ultima colonna, l'autore arriva infine a porsi la domanda fatidica: "Come mai quindi si continua a credere che l'esercizio fisico porti alla perdita di peso, visti tutti i dati scientifici che provano il contrario?"
Peccato che non abbia anche il coraggio di darsi una risposta.
La risposta e' semplicemente che non possiamo mica far andare in fallimento il 90% delle palestre, dei venditori di magliette, scarpette e pantaloncini griffati per il jogging, dei venditori di dvd e manuali su come dimagrire. Non possiamo mica far andare in fallimento i fast-food e le industrie del cibo che mettono sui nostri scaffali tonnellate di alimenti e bevande insalubri.
Per dimagrire non e' necessario andare in palestra, ma bisogna mangiare meno e meglio. Due cose in antitesi con l'imperativo del nostro tempo: spendere e consumare.

15 ago 2009

Brave New World

Durante le vacanze ho letto Il mondo nuovo, il romanzo scritto nel 1932 da Aldous Huxley, e Ritorno al mondo nuovo (Brave New World Revisited), i commenti al romanzo pubblicati dallo stesso Huxley nel 1958, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le bombe atomiche, l'avvento della televisione, l'accelerazione impressionante del progresso tecnologico.

Il mondo nuovo e' il futuro immaginato da Huxley, dove la popolazione mondiale e' tenuta sotto controllo tramite il condizionamento mentale e la selezione genetica, al fine di garantire un perfetto, pacifico, equilibrio basato su una stretta divisione in caste (gli Alfa, i Beta, eccetera) soddisfatte e felici del loro ruolo nella societa', con libero accesso a ogni svago e piacere, dalla totale liberazione sessuale (la procreazione e' totalmente in provetta e la maggior parte della popolazione e' "neutra") all'uso del soma, la droga allucinogena che garantisce ore o giorni di vacanza dal mondo.

Il capitolo XVI e' quello in cui si scoprono le carte, dopo che "il Selvaggio" e' stato arrestato per aver tentato una ribellione e viene portato, insieme agli "amici" Bernardo e Helmholtz, nell'ufficio di uno dei Governatori Mondiali.
Il Governatore Mondiale descrive cosi' il mondo nuovo: "il nostro mondo non e' il mondo di Otello. Non si possono fare delle macchine senza acciaio, e non si possono fare delle tragedie senza instabilita' sociale. Adesso il mondo e' stabile. La gente e' felice; ottiene cio' che vuole, e non vuole mai cio' che non puo' ottenere. Sta bene; e' al sicuro; non e' mai malata; non ha paura della morte; e' serenamente ignorante della passione e della vecchiaia".

Una descrizione che assomiglia molto al nostro mondo occidentale.

Come suona famigliare anche la stretta suddivisione in caste, da Alfa a Epsilon, del mondo: "Noi crediamo nella felicita' e nella stabilita'. Una societa' di Alfa non potrebbe non essere instabile e miserabile. [...] Un uomo travasato in Alfa, condizionato in Alfa, diventerebbe pazzo se dovesse fare il lavoro di un Epsilon semiabortito; diventerebbe pazzo o si metterebbe a demolire ogni cosa. [...] Soltanto da un Epsilon ci si puo' attendere che faccia dei sacrifici da Epsilon, per la buona ragione che per lui non ci sono sacrifici: sono la linea di minor resistenza. Il suo condizionamento ha posato dei binari lungo i quali deve marciare".

"La popolazione ottima - disse ancora Mustafa' Mond - e' modellata come un iceberg: otto noni al di sotto della linea d'acqua, un nono sopra.
"E sono felici sotto la linea d'acqua?"
"Piu' felici che sopra." [...]
"Nonostante il loro lavoro ingrato?"
"Ingrato? Essi non lo trovano tale. Al contrario, lo amano. E' leggero, e' infantilmente semplice. Niente sforzo della mente o dei muscoli." [...]
"L'Ufficio Invenzioni rigurgita di progetti per risparmiare la mano d'opera. Ce n'e' migliaia" Mustafa' Mond fece un largo gesto: "E perche' non li mettiamo in esecuzione? Per il bene dei lavoratori; asrebbe pura crudelta' infliggere loro un riposo eccessivo. E' lo stesso con l'agricoltura. Noi potremmo fabbricare sinteticamente anche la minima particella dei nostri alimenti, se volessimo. Ma non lo facciamo; preferiamo lasciare un terzo della popolazione alla terra. [...] D'altra parte dobbiamo pensare alla nostra stabilita'. Noi non vogliamo cambiare. Ogni cambiamento e' una minaccia per la stabilita'."
Oggi, noi occidentali, parliamo di progresso, di benessere, ma tutto questo si basa necessariamente sui milioni di persone in Africa, Asia, che vivono con un pugno di riso al giorno. Questi sono gli Epsilon del nostro mondo nuovo. E, in realta', noi Alfa non abbiamo alcuna intenzione di permettere loro di raggiungerci in cima all'iceberg. E pensiamo anche alle classi politiche dei nostri paesi "democratici", che basano la loro permanenza al potere su masse di Beta, Gamma e Delta, condizionati dalla propaganda e mantenuti nell'ignoranza e nel benessere sufficienti ad essere manovrati dai mass media. I potenti non hanno alcun interesse ad elevare il livello intellettuale della massa, preferiscono continuare a venderci la gestione del potere con le stesse tecniche che usano per venderci il detersivo che smacchia piu' bianco.

E' stupefacente come Huxley, nel 1932, un'epoca cosi' lontana nel tempo dalla nostra per quanto riguarda la tecnologia, le convenzioni sociali, la politica, i diritti civili da esserci praticamente aliena, sia riuscito a individuare le nascenti pericolose tendenze della super-organizzazione e del controllo dell'opinione pubblica e a portarle all'iperbole del mondo nuovo, disegnando una anti-utopia che calza il nostro mondo, settanta anni dopo, in maniera migliore - e piu' inquietante - di quanto abbia mai fatto l'incubo di terrore prospettato da 1984.

8 ago 2009

date a caso

Giornalelibero.com ci segnala che una congrega di inquietanti pagliacci ha annunciato che la metropolitana milanese arrivera' ad Assago entro settembre 2010.

A parte che, come m'ero appuntato, l'ATM segnala ancora che i lavori finiranno entro il 2009, vorrei non essere italiano per poter ridere di uno Stato che ci mette 7 anni a fare due fermate del metro'.

Fine della telenovela (?)

Ah, ovviamente all'ultimo momento, dopo ore di attesa, il mio secondo passaporto c'era davvero.
Come annunciato, ho dovuto lasciare il vecchio passaporto in custodia, ma mi e' stata data qualche speranza circa il fatto che possa riprendermelo temporaneamente per utilizzarlo nel caso l'altro sia bloccato in qualche ambasciata in attesa di visto, cosa che fino a quel momento m'era sempre stata data per impossibile.
Vedremo. Passato il periodo estivo, in cui l'ufficio passaporti si trasforma in un girone infernale, faro' un salto a verificare.

4 ago 2009

pane al pane

Tornato dalle vacanze, ho molte cose su cui relazionare... letture, viaggi, foto.

Un breve articolo contenuti nell'interessante numero di Time dedicato ai fatti storici avvenuti nel 1989 riguarda anche la scena musicale di Manchester in quell'anno e la contemporanea diffusione dell'Ecstasy. L'articolo cita Noel Gallagher degli Oasis, a proposito di uno dei club piu' in vista di "Madchester": "You'd go to the Hacienda, and there'd be this music that was just unspeakably fucking rubbish; then you'd have an E, and it was like listening to classical music."

14 lug 2009

malpensa-monaco-singapore

E ritorno. Sicuramente non bastera'. Devo trovare altro.

Aldous Huxley - Il mondo nuovo / Ritorno al mondo nuovo (Mondadori)

credevo fosse finita, e invece...

Oggi sono andato nuovamente all'Ufficio Passaporti di Milano Cordusio per vedere se il mio secondo passaporto era stato infine autorizzato. (le puntate precedenti sono qui).
Per prima cosa scopro che la signora Rosella e' in ferie. La sostituisce un'altra signora, un po' meno malmostosa.
Consueta coda, poi chiedo notizie della mia pratica; questa volta mi chiedono un documento di identificazione.
Il computer dice che la pratica e' ancora "in attesa" o qualcosa del genere. La signora del banchetto informazioni allora si alza, va allo sportello e chiede al collega. Il collega si alza, mi chiama nel "retrobottega" ed ecco che, magia, il passaporto e' li': "avevo intenzione di farlo oggi".
"Ecco guardi, passi questo pomeriggio", "no passi domattina, facciamo tarda mattinata".
L'omino dello sportello sette s'e' impegnato personalmente, m'ha dato anche il nome. Domattina il mio secondo passaporto c'e' sicuramente.

12 lug 2009

Ladri di parole

Sara' che ho letto troppa fantapolitica, ma mi sono fatto un'idea personale e abbastanza precisa di cosa sta succedendo in Italia da diversi anni a questa parte.
Non saprei dire se si tratta di un piano preordinato ed eseguito con sorprendente precisione, o semplicemente l'effetto di un circolo vizioso di ignoranza, disinteresse e mancanza di responsabilizzazione.
Il Paese declina nell'ignoranza: la gente non sa piu' parlare, non sa piu' scrivere, non sa piu' comprendere le informazioni disponibili, e i mass media e i politici amplificano questa costante semplificazione -banalizzazione, impoverimento- dei concetti, delle notizie, delle informazioni. L'opinione pubblica ormai reagisce solamente piu' agli slogan, alle notizie dal tono esclamativo, alle pubblicita' piu' colorate, e non guarda piu' in la' della punta del proprio naso - cosa che peraltro non le viene nemmeno piu' richiesto di fare.

Una componente di grande importanza in questo processo di desensibilizzazione dell'opinione pubblica e' quello che io chiamo "disinnescare" le parole. Dopo aver colpito i concetti, evitando accuratamente di discutere del merito di ogni questione (dalla politica, all'economia, all'ambiente, ai rapporti interpersonali, tutto si basa sull'apparenza e sugli slogan), l'anestetizzazione puo' essere completata addormentando anche le parole che potenzialmente potrebbero ancora suggerire un vago ricordo del significato che una volta esprimevano.

Il berlusconismo e' maestro in questo. La velina, possiamo scoprire con l'ausilio di uno strumento ormai desueto come il vocabolario, e' (era) "nel linguaggio degli organi di stampa o televisivi, spec. con connotazione polemica, comunicazione inviata dall’ufficio stampa del governo, di un partito, di un ente pubblico, ecc., contenente informazioni da divulgare o suggerimenti relativi al modo di dare una notizia o di commentare un evento". Mentre il governo e i centri di potere passano veline a tutti i mezzi di informazione in modo da inculcarci l'opinione corretta, le "veline", per il 99% della popolazione, sono delle giovani ragazze che fanno (intra)vedere il culo e le tette in televisione per mantenere il telespettatore attaccato allo schermo. Et voila, velina disinnescata.
Gia' fondare un partito e chiamarlo "Forza Italia" o "Popolo della Liberta'", e riferirsi a suoi aderenti come gli "azzurri" e' un bel furto. Perche' gli Italiani devono essere derubati di una parola cosi' importante come "liberta'"? A guardare con un minimo di attenzione, il meccanismo e' chiarissimo, semplice ed efficacissimo, e si basa su un sillogismo errato e subdolamente pervasivo: il nostro partito e' il popolo della liberta', la liberta' e' di tutti, quindi tutti fanno parte del nostro partito. E io, quando parlo, parlo a nome di tutti. E chi non e' d'accordo, fondamentalmente, non esiste.
Questa del popolo della liberta' e' particolarmente odiosa perche' e' la negazione stessa del concetto di liberta'. Nessuno si puo' impossessare della liberta'. In democrazia, nessuno puo' dire di essere il rappresentante della liberta' e "gli altri no". Eppure anche qui, il ribaltamento dei significati e' avvenuto con successo: durante la Resistenza si lotto' per riportare liberta' e democrazia che ci erano state tolte, oggi, che la democrazia e la liberta' ce l'abbiamo gia', qualcuno le usa per affermare proprio il contrario: "chi non e' d'accordo con me e' contro la liberta'", e via via annichilendo le voci dissonanti. Se e' liberta' e democrazia questa.

Uno dei furti di parole che piu' mi fa uscire dai gangheri e' quello che ho letto su Reuters, se non sbaglio, dove i recenti festini di Berlusconi venivano definiti "appuntamenti galanti". Usare un'espressione dal sapore cosi' ottocentesco serve perfettamente ad anestetizzare la realta' di tali "appuntamenti". Uno si immagina Romeo che nottetempo si arrampica sul balcone di Giulietta.
Altro termine per dire tutto e niente e' "escort". Termine inventato dagli estensori di annunci equivoci per pubblicizzare servizi di prostitute, oggi assume una connotazione rispettabile, come se si trattasse di un mestiere come un altro: cassiera, vigilessa, escort. O velina.
Una volta si usava il termine ragazza squillo per coprire la stessa realta': la prostituta che invece di battere al freddo in strada fornisce servizi "di classe" direttamente a domicilio.
Oggi sarebbe salutare rimuovere tutti questi strati di eufemismi incrostati come ruggine e ricordare cosa stiamo realmente descrivendo con un'espressione come "appuntamenti galanti": un gruppo di uomini potenti che organizza feste in cui la principale attrazione e' quella di avere a disposizione delle troie che a seconda del cliente, dell'opportunita' e del compenso, semplicemente si mostrano, intrattengono, stuzzicano, o fanno pompini, o si fanno scopare.

Le parole volgari sono offensive, vero?
Anche i fatti che descrivono lo sono: volgari e offensivi. Allora perche' non dovrei usare queste parole invece di nascondermi dietro le prestazioni delle escort negli appuntamenti galanti?

30 giu 2009

non da tutti

"Buster", al Mezcalito di Via Copernico a Milano.

la legge sulla privacy

Oggi sono incappato in un subdolo esempio di idiozia.
Sono andato al famigerato ufficio passaporti di Milano Cordusio per verificare se fosse arrivato il mio secondo passaporto. Fatta la coda per giungere fino alla signora Rosella del banco informazioni, ho detto il mio nome e la mia data di nascita, la suddetta Rosella, ruminante la sua cingomma, mi ha detto che l'autorizzazione dal ministero non e' ancora arrivata.
"E quando arriva?"
- non si sa.
"Come faccio per verificare?"
- viene qua.
"Non posso telefonare?"
- no. ma le posso dare un numero, ma non le risponderanno.
"Perche'?"
- eh sa, la legge sulla privacy.

Non e' vero che l'Italia e' un paese complicato. La Leggesullapraivasi in Italia e' quella cosa che si cita quando uno non vuole darti un'informazione o ti vuole far firmare dieci fogli fitti fitti scritti col font del 2. Ecco cos'e': semplicemente questo.

"E se mando qualcuno con una delega?"
- allora si'.

Li' per li' non c'ho pensato, ed e' stato meglio cosi'. Perche' la signora Rosella non mi avrebbe sicuramente potuto seguire nel pur semplice ragionamento: riepilogando, oggi un tizio si e' presentato all'ufficio passaporti di Milano Cordusio, ha detto di chiarmarsi come me e ha detto di essere nato il mio stesso giorno, e la signora Rosella gli ha detto che la pratica non era pronta.
Cio' significa che posso mandare una qualunque persona di sesso maschile a controllare al posto mio, visto che non c'e' alcuna autenticazione.
Posso anche preparare una delega a nome di chiunque per andare a controllare se la pratica di chiunque e' pronta o no.

In sostanza, il secondo passaporto non c'e' ancora. Ripassero'.

29 giu 2009

Riyadh - reloaded

Da poco tornato da un nuovo viaggio -toccata e fuga- a Riyadh.
Questa volta ho cercato di seguire le scarse indicazioni turistiche di Wikipedia e, al termine della giornata, ho preso un taxi per recarmi nella parte "vecchia" della citta'. Mohammed, il tassista, e' un pachistano che non sa l'inglese e solo qualche parola di arabo. Gli ho chiesto di portarmi al forte Al Masmak, ma o non ha capito o non lo conosceva. Siamo riusciti infine ad accordarci per Al-Bathaa, il quartiere "tradizionale".
Mercoledi' sera -fine settimana- Al-Bathaa e' caotico, trafficatissimo, rumoroso. Le auto incolonnate suonano i clacson ininterrottamente, la gente approfitta della temperatura appena piu' sopportabile (caldissima, asfissiante, ma almeno il sole e' tramontato) per sbrigare i propri affari e fare compere. In giro ovviamente ci sono solo uomini. Ho notato solo una donna, accompagnata dal marito, uscire da un negozio di scarpe.
Il "centro" di Riyadh mi ha sorpreso negativamente per la sporcizia e la poca cura negli edifici, nei marciapiedi, nelle strade. Ogni sorta di "piccola spazzatura" ai bordi delle strade.
Una volta capito che il forte era troppo lontano per andarci a piedi, ho preso un altro taxi e sono tornato in albergo, anche perche' era quasi l'ora di recarsi al triste aeroporto di Riyadh per il mio volo dell'1.25 verso casa.