29 gen 2009

here

Tra gli obbrobbri linguistici che meno sopporto ci sono i monosillabi scritti con l'accento. Tra questi, uno degli errori piu' comuni e' il "qui'" con l'accento. Da anni la Stepstone mi manda una newsletter mediamente inutile punteggiata di "quiconlaccento". Gliel'ho fatto gentilmente notare, mandandogli una mail, ma ovviamente dall'altra parte del filo non c'e' mai nessuno.
Oggi ne ho vista una lunga fila sul bordo della strada, tanti "quiconlaccento" stampati sui manifesti che pubblicizzavano non so cosa.
Qui.
Qui.
Che bisogno c'e' di metterci un accento?

26 gen 2009

consigli per gli acquisti

Recentemente ho ascoltato due bei dischi che consiglio a tutti:
Nossa alma canta - I was made for bossa si puo' ascoltare e comprare sul
sito dei Nossa Alma Canta, un gruppo veneziano specializzato in bossa nova.
Il disco e' uscito quasi un anno fa e contiene 13 cover tra le piu' insospettabili di poter essere interpretate come bossa nova. Spiccano le versioni di I was made for lovin' you dei Kiss e di Changes di Bowie, ma ci sono anche Sign Your Name di Terence Trent d'Arby, una In Your Eyes migliore dell'originale di Kylie Minogue, e poi delle sorprendenti Should I Stay Or Should I Go, Have You Ever Seen The Rain, e altre...
Riuscitissimo.



Grazie alla recensione riportata da
Internazionale, ho scoperto l'ultimo disco dei Chumbawamba: The boy bands have won. Gran sorpresa per chi se li ricorda solo per Thubtumping, questo disco e' per meta' cantato a cappella, per il resto suonato acustico con un suono semplice, fresco, gradevole. Ci sono diverse canzoni particolarmente degne di nota, come Add Me, sugli strani figuri che si incontrano su facebook e simili, El Fusilado, sulla storia vera di Wenceslao Miguel, sopravvissuto alla fucilazione, alcuni piccoli gioielli come Unpindownable o Sing About Love.
Anche questo da non perdere!

altro che tafazzi

Articolo sul Manifesto di oggi:
"In una lunga intervista a Vittorio Zincone sul «Magazine» del Corriere della Sera, Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, fa una specie di outing. Rivela che solo tre mesi dopo il faticosissimo successo del centrosinistra nel 2006, sgomento per la mancata coesione del governo Prodi, telefonò al collega emiliano Vasco Errani per dirgli: facciamolo cadere. Per nulla stupito Errani avrebbe risposto: non c'è alternativa. Nel rapido botta e risposta dell'intervista non si capisce quale dei due significati possibili si debba accogliere: se non c'era alternativa a Prodi o alla sua caduta. Errani potrebbe chiarire.Poiché si tratta di intervista dal tono colloquiale si può ammettere che Martini fosse incline a dare di sé un ritratto familiare e disinvolto. Ma ripromettersi di far cadere il governo della propria maggioranza parlamentare (ancorché scarsa e rissosa) sembra disinvoltura davvero speciale.Per cautela si deve subito aggiungere che non sarà per l'intesa tra Martini ed Errani che il governo Prodi è poi caduto. Nel centrosinistra ci sono parecchi altri soggetti che potrebbero rivendicare in merito responsabilità più dirette e stringenti. Resta stupefacente che uno dei massimi esponenti della classe dirigente di centrosinistra possa esporre con la massima tranquillità un'intenzione simile. E farla passare quasi come una manifestazione di lungimiranza.Infatti nelle battute seguenti c'è anche un abbozzo di motivazione: la coalizione era talmente sgangherata tra centristi, riformisti e sinistra radicale che prolungare la sua esperienza avrebbe solo prodotto un suo infinito logoramento. Il risultato brillante e risolutivo della sua caduta non si è fatto attendere: una sconfitta elettorale disastrosa, la scomparsa della sinistra dal Parlamento e una coalizione macerata dalla debolezza del Partito democratico. Il guadagno è evidente: a logorarsi non è più la maggioranza ma la minoranza. Qui si è costretti a sfiorare un tema ormai consueto: secondo i teorici della sconfitta necessaria, la sua debolezza sarebbe tutta da imputare all'alleato IdV. Resta a loro l'onere della prova: dimostrare che da solo il Pd possa risalire al 50 per cento più uno.Ma, riprendendo il filo del discorso, non si può fare a meno di rilevare una preoccupante continuità storica. Infatti anche nel 1998, il precedente governo Prodi fu fatto cadere dai dissidi interni alla sua stessa maggioranza. Secondo la vulgata più diffusa il responsabile fu Bertinotti, il quale dichiarò che puntava a equilibri più avanzati (quanto lo fossero si vide subito dopo: il governo D'Alema sostenuto da Cossiga e Mastella). Ma Marini dopo un po' fece outing: se Bertinotti era stato l'esecutore i mandanti erano lui stesso e D'Alema.Cosa concluderne? Il centrosinistra prima fa una fatica improba a vincere contro un avversario che ha, nel migliore dei casi, più della metà del sistema informativo nelle sue mani: quando è all'opposizione, il centrodestra ha quattro telegiornali su sei. Subito dopo, la massima prova di abilità della classe dirigente di centrosinistra consiste nel far cadere il proprio governo e consegnare il paese nelle mani del campione dell'interesse privato. E, dopo aver perso, teorizza che potrà di nuovo vincere solo se saprà rinunciare alle alleanze. Dunque solo una minoranza potrebbe esercitare la vocazione maggioritaria. La prova è già stata fatta: la vocazione maggioritaria ha già garantito un destino di minoranza. Per quanto tempo?"
"Sinistra, ovvero: come farsi minoranza da se'", Pancho Pardi.

21 gen 2009

Eco

Voglio appuntarmi questo link all'appello lanciato da Umberto Eco nel lontano 2001, intitolato "Per chi suona la campana", perche' descrive precisamente la situazione politica italiana.
Le cose in questi anni non sono cambiate in meglio, e ora che il "potere" e' saldamente in mano all'"Elettorato Affascinato" non so come sperare che possano migliorare in futuro.

20 gen 2009

pubblicita' pubblicita' tutto quanto e' pubblicita'

Oggi, leggendo i quotidiani della scorsa settimana che grazie alle nostre amate Poste mi sono stati recapitati tutti insieme in blocco ieri(*), ho trovato questa notizia: "Le due maggiori societa' editrici di giornali italiane hanno in progetto di formare un consorzio per la pubblicita' online con lo scopo di incrementare gli introiti da Internet in un periodo in cui la pubblicita' su carta e' in netto declino. RCS Mediagroup e il Gruppo Editoriale L'Espresso hanno comunicato Giovedi' che si tratta del primo consorzio di questo tipo in Europa, chiamato Premium Publisher network, e che sara' aperto ad altri gruppi."
Io mi meraviglio sempre un po' quando vedo societa' che in teoria dovrebbero essere concorrenti mettersi a fare affari insieme. Che questo avvenga in un settore teoricamente cosi' delicato come quello dei mass media mi pare poi un po' preoccupante.
Mah.

(*) stavo per scrivere che mi sono stati recapitati "con le scuse del postino", ma questo non e' proprio vero. Il postino mi ha consegnato il malloppo dicendo "eh, sono arrivati tutti oggi", come a dire che non era colpa sua, lui cosa ci puo' fare, e che ovviamente la responsabilita' e' del centro di smistamento o di chissa' chi, chissa' dove. Insomma, m'e' sembrata una scusa(3) invece piuttosto che una scusa(1).

18 gen 2009

archivio

Mi voglio appuntare alcuni estratti da "Da un messaggio all'altro" (One message leading to another) di John Berger pubblicato su Internazionale n.776.
"Cerco le parole per descrivere il periodo storico che stiamo vivendo. [...] Il punto di riferimento che ho trovato e' quello della prigione. Niente di meno. In tutto il pianeta viviamo in una prigione.
[...]
Venticinque anni fa Nella Bielski e io abbiamo scritto A question of geography, un dramma sul gulag. [...] Il gulag non esiste piu'. Tuttavia milioni di persone lavorano in condizioni che non sono poi cosi' diverse. Quel che e' cambiato e' la logica giudiziaria applicata a lavoratori e criminali. Durante il gulag i prigionieri politici, classificati come criminali, erano ridotti a forzati. Oggi milioni di lavoratori sfruttati in modo brutale vengono ridotti allo status di criminali. L'equazione del gulag, criminale = forzato, e' stata riscritta dal neoliberismo ed e' diventata: lavoratore = criminale latente. L'intero dramma della migrazione globale si esprime in questa nuova formula: chi lavora e' un criminale in potenza. Davanti alla legge, e' riconosciuto colpevole di tentare a tutti i costi di sopravvivere.
[...]
Oggi lo scopo di buona parte dei muri della prigione (di cemento, elettronici, pattugliati o inquisitori) non e' di tener dentro i prigionieri e rieducarli, ma tenerli fuori ed escluderli. La maggior parte degli esclusi sono senza nome. Da questo deriva l'ossessione per l'identita' di tutte le forze di sicurezza. Gli esclusi sono anche senza numero. Per due ragioni. Primo perche' il loro numero fluttua [...] Secondo, perche' stimarne il numero significa affrontare il fatto che costituiscono la maggioranza degli esseri viventi sulla faccia della terra. E guardare in faccia questa realta' vuol dire precipitare nell'assoluta assurdita'.

Liberare i piccoli prodotti dalla loro confezione e' -lo avrete notato- sempre piu' difficile. Qualcosa di simile e' successo con le vite di chi ha un impiego remunerativo. Chi ha un lavoro legale e non e' povero, vive in uno spazio ridottissimo che gli permette un numero sempre minore di scelte, salvo la continua scelta binaria tra ubbidienza e disubbedienza.
Il suo orario di lavoro, il suo luogo di residenza, le sue competenze e la sua esperienza passata, la sua salute, il futuro dei suoi figli, tutto quel che esula dalla sua funzione di dipendente deve occupare una piccola posizione di secondo piano rispetto alle esigenze enormi e imprevedibili del Profitto liquido. Inoltre la Rigidita' di questa "regola della casa" e' chiamata Flessibilita'. In prigione le parole cambiano di segno.
[...]
Osservate la struttura del potere senza precedenti che circonda il mondo, e come funziona la sua autorita'. [...] Le forze del mercato che dominano il mondo asseriscono di essere inevitabilmente piu' forti di qualsiasi stato-nazione. Questa asserzione e' confermata ogni istante. [...] Il risultato e' che la maggior parte dei governi non governa piu'. [...] La parola orizzonte, con la sua promessa di un futuro in cui sperare, e' svanita dal discorso politico, a destra e a sinistra. La sola cosa ancora aperta alla discussione e' come misurare quel che c'e'. [...] La maggior parte dei governi ammassa il branco invece di governare [...].
E' qui che il pensiero di Zygmunt Bauman e' illuminante. Egli mostra che le forze del mercato finanziario che oggi governano il mondo sono extraterritoriali, vale a dire "libere dalle costrizioni territoriali, le costrizioni della localita'". Sono perennemente remote, anonime e dunque non devono preoccuparsi delle conseguenze fisiche, territoriali delle loro azioni. [...] Ne consegue che il controllo delle popolazioni mondiali, composte di produttori, consumatori e poveri emarginati, e' il compito assegnato ai docili governi nazionali. Il pianeta e' una prigione e i governi ubbidienti, di destra o di sinistra, sono i mandriani.
[...]
Le autorita' fanno sistematicamente del loro meglio per tenere i compagni di prigionia male o poco informati su quel che succede altrove nella prigione del mondo. [...] Riguardo la massa della popolazione carceraria lo scopo e non attivarla, bensi' tenerla in uno stato di insicurezza passiva, per ricordarle senza rimorsi che nella vita non c'e' altro che rischio e che la terra e' un posto pericoloso. Lo si fa mescolando informazioni accuratamente selezionate, informazioni sbagliate, commenti, dicerie, storie inventate di sana pianta. Nella misura in cui riesce, l'operazione propone e alimenta un paradosso allucinante, poiche' spinge la popolazione carceraria a credere che per ognuno dei suoi membri la priorita' sia organizzare la propria difesa personale e ottenere in qualche modo, nonostante il comune senso di reclusione, la propria speciale esenzione dal destino collettivo."

consigli

"molta gente e' convinta che la vita cominci con il concepimento. per me comincia molto piu' tardi e l'aborto dovrebbe essere consentito fino a tre mesi dopo la nascita. e' la mia versione dell'offerta 'soddisfatti o rimborsati'."
Dai consigli di Mr. Wiggles a Obama, pubblicato sul n.778 di Internazionale.

17 gen 2009

mountains o' things

Nel tentativo di fare un po' d'ordine, oggi ho cercato ancora di "ottimizzare" la disposizione di un po' di ciarpame che ho in giro. Ho aperto il mobiletto, il cassetto, e ho preso la scatola con su scritto "PC stuff", e ho "messo ordine". Risultato: sono riuscito a infilare qualcosa di nuovo nel mobiletto che sembrava stracolmo e il cassetto e' semivuoto.
Ho buttato via poca roba, perche' non si sa mai:
1 cavo seriale, che penso di aver comprato nel '93 o giu' di li' e non m'e' mai servito a nulla;
1 tracolla per borsa;
1 cavo audio tagliato;
1 piedistallo di plastica per oggetto ignoto;
1 lettore mp3 usb 256MB rotto;
2 coppie di auricolari di quelli che ti danno sull'aereo, a due spine;
1 custodia per auricolari;
1 mini-moschettone.
Il resto della roba che ho "riodinato" tra cassetto e (principalmente) scatolone consiste in:
1 custodia antipolvere per pc, monitor e tastiera;
3 hard disk IDE (forse rotti);
4 piccole viti;
1 segreteria telefonica;
2 schede video;
1 vecchio telefono cellulare nokia-omnitel;
1 scheda audio;
4 cavi audio piu' vari adattatori;
1 braccialetto antistatico;
3 cavi piatti per hard disk;
5 copri-slot per pc con varie viti;
4 mousepad;
3 banchi di RAM;
3 cuffie;
1 trasformatore di origine ignota;
2 paia di mini-casse;
3 cavi di alimentazione;
2 cavi paralleli tipo per stampante;
1 cartuccia inchiostro epson (ora ho una HP);
1 cavo adattatore per tastiera;
1 cavi antenna tv;
1 modem adsl;
1 antenna tv (forse) a filo;
1 scheda pcmcia per wireless;
1 chiave usb per wireless;
7 cavi del telefono;
2 filtri adsl;
4 orologi da polso;
3 spine telefoniche;
1 auricolare;
2 mouse ps2;
4 adattatori da usb a ps2;
2 prolunghe usb;
1 lettore memory card usb;
1 supporto per webcam;
6 cavi di rete;
7 porta-badge;
10 portachiavi Checkpoint;
4 portachiavi con targhetta;
1 mini cubo di rubik Juniper;
2 interruttori;
2 copriprese;
1 pinzatrice;
1 tracolla per macchina fotografica (forse);
1 cervello di gomma antistress;
3 portachiavi Irma Records;
2 lettori cd per pc.



"La vita che ho sempre voluto
mi sa non avro' mai
dovro' lavorare per qualcuno
fino alla tomba
sognero' di fare la bella vita
e montagne
si' montagne di roba

Avere un'auto costosa
strisciare le mie pellicce per strada
e avere una cameriera a cui ordinare
di portarmi qualunque cosa
Tutti mi guarderanno con invidia e bramosia
mi divertiro' delle loro attenzioni
e montagne
montagne di roba

Dolce pigra vita
champagne e caviale
spero saprai trovarmi
perche' tu sai chi siamo
quelli che meritano il meglio dalla vita
e conoscono il valore del denaro
e quelli la cui unica sfortuna
fu quella di nascere con montagne di niente

Mi dicono
c'e' ancora tempo per salvarmi l'anima
mi dicono
ripudia tutto
rinuncia a tutte quelle cose materiali che hai ottenuto
sfruttando altri esseri umani

Consuma piu' di quanto hai bisogno
questo e' il sogno
fatti miserabile
o fatti regina
Non moriro' sola
sara' tutto preparato
una fossa ampia e profonda abbastanza
per me e tutte le mie montagne di roba

Mi sento quasi sempre sola
le persone buone
le persone buone le uso solo
come trampolini
Ci vorranno tutte le mie montagne di roba
per circondarmi
tenere lontani i miei nemici
tenere a bada la mia tristezza e solitudine

La vita che ho sempre voluto
mi sa non avro' mai
dovro' lavorare per qualcuno
fino alla tomba
sognero' di fare la bella vita
e montagne
si' montagne di roba


e sogno, sogno, sogno..."

Istanbul batte Ankara 10 a 0.

2009-01 Istanbul


Dopo una settimana di Gennaio equamente divisa tra Ankara e Istanbul, il verdetto e' schiacciante: mooooolto meglio Istanbul! Ovviamente, il clima ha fatto la sua parte: freddo cane ad Ankara, venti gradi a Istanbul. Comunque, Ankara si puo' consolare battendo la Lazio. Per il resto, entrambe le citta' sono enormi, e quindi e' impossibile anche solo pensare di iniziare a conoscerle dopo poche visite. Le distanze da percorrere a piedi sono improponibili, e senza una guida turistica (che ora ho provveduto ad acquistare) e' impossibile anche farsi un'idea di DOVE ci si trova.

Una guida turistica la compilero' man mano che procedo nelle visite: per ora, ho esplorato il quartiere di Ortakoy e un po' di Besiktas, come da foto qui sopra.

L'unica cosa di cui sono certo finora, dopo cinque viaggi in Turchia, sono i problemi di temperatura dei Turchi. I Turchi sono freddolosi, ormai e' appurato. Ma freddolosi di brutto. e in una maniera un po' strana. I tassisti hanno sempre e rigorosamente il riscaldamento acceso, a potenza esponenzialmente proporzionale alla temperatura esterna, cioe' caldissimo ad Ankara dove fuori si gela, caldo a Istanbul dove fuori si sta benino. Uffici ed edifici pubblici si comportano alla stessa maniera: caldo opprimente e possibilmente getti di calore tipo phon. A Ottobre, un tassista di Ankara aveva il climatizzatore fisso su 27 gradi, aveva il cappotto di lana e il finestrino aperto. Due giorni fa, in riunione, io ero in camicia con le maniche arrotolate e quello davanti a me era in camicia, cravatta, maglione e giacca di lana. Ad Ankara, martedi' scorso, e' uscito il sole e non si stava malaccio, ma ovviamente il tassista aveva il cappello di lana.

Gli alberghi, poi si sono rivelati inospitali: ad Ankara (allo Sheraton, mica la Pensione Marisa) i vetri malamente isolati soffiavano gelo nella stanza per cui ho dovuto tenere il termostato sui 26 gradi, causando un curioso effetto: da terra alle ginocchia effetto "era glaciale", mentre ad altezza uomo era come stare sotto il casco asciugacapelli. Fortunatamente il letto si trovava all'altezza giusta per fornire un habitat confortevole, contrariamente a quello del Conrad di Istanbul dove, causa assenza di termostato in camera, di notte ho sudato tipo sauna.

La tosse e' garantita.

16 gen 2009

Non ho trovato occorrenze per accellerare.

E anche "Non ho trovato occorrenze per grattuggiare". Cercare sul benemerito demauro per credere.
Oggi ho visto "grattuggiare" scritto al supermercato. "Accellerare" e "grattuggiare" non esistono, sono errori, ok? Non so come dirlo senza diventare antipatico, ma... quando uno mi dice -o peggio ancora, scrive- "accellerare", io vorrei prenderlo a male parole.

Accelerare.
Grattugiare.

11 gen 2009

tangenti siemens

Ho cercato di informarmi un po' di piu' tramite Google circa i risvolti italiani del recente scandalo-tangenti di Siemens, senza in realta' riuscire a chiarirmi molto.
I siti che ho trovato riportano fatti relativi alla vecchia vicenda Italtel (e' Il Giornale a essere particolarmente attivo su questo fronte, avendo un'occasione per nominare Prodi in ogni articolo a proposito), una vicenda un po' meno vecchia riguardante Enel (anche se l'articolo del Sole si conclude un maniera poco chiara, menzionando "due episodi di rilievo") e generici "appalti nel settore della telefonia" piu' recenti.
Non ci sono molti particolari. Sono ancora curioso di sapere chi ha incassato quest'ultimo "giro" di tangenti Siemens in Italia.

misure draconiane

Era da un po' che volevo mettere nero su bianco quest'altro tassello del mio programma politico per quando saro' Capo del Mondo: la soluzione al problema del traffico.
Se si volesse veramente risolvere in un colpo solo il problema del traffico, dell'inquinamento e dei parcheggi, basterebbe applicare una sola semplice norma che, appunto, fa parte del mio programma di governo.

La soluzione consiste nel vietare l'uso di auto con cilindrata superiore ai 1500 in tutte le maggiori citta'.

Auto piu' piccole, che inquinano meno, che riducono la quantita' di traffico e liberano spazi di parcheggio. Basta con queste balle dell'Euro 4 e Euro 5 e Euro mille, e blocco del traffico e targhe alterne... Si possono produrre auto sufficientemente veloci, spaziose, sicure e persino lussuose anche con cilindrate "piccole": non vedo una singola ragione per doversi comprare un mercedes per pendolare su Milano o ingorgarsi sul Raccordo Anulare.
Siccome sono magnanimo, le auto immatricolate prima dell'annuncio dell'editto sarebbero esentate.

E via, un altro problema risolto.

9 gen 2009

graditissimo regalo

Grazie amore!

"Nel 325 Ibn Battuta torna definitivamente in Marocco dopo ventotto anni di viaggi e centoventimila chilometri percorsi con tutti i mezzi di trasporto allora in uso, dal cavallo al dromedario, dal carro ai piú svariati tipi di imbarcazione. Secondo un odierno atlante geografico, ha attraversato l'equivalente di quarantaquattro stati moderni dall'Africa a tutto il Medio Oriente, dalla pianura del Volga alle isole Maldive, dall'India alla Cina [...]"
Ibn Battuta - I viaggi (Einaudi)

7 gen 2009

gaza ecc.

Alcuni giorni fa ho sentito un notiziario per radio: "anche questa notte sono continuati i bombardamenti israeliani su gaza. nel frattempo, i palestinesi hanno sparato un razzo su una casa israeliana, che ha causato un incendio".
Ora, al di la' di tutto il resto, non si puo' dare lo stesso identico spazio e risalto alle due notizie, e' ridicolo.

a cesare quel che e' di cesare

Il SANS ci segnala che il Malicious Software Removal Tool di Microsoft ha ripulito 400.000 (quattrocentomila) pc dal virus travestito da antivirus "antivirus 2009". (vedere qui circa la discussione sui "fake pop-up")
Onore al merito!

2 gen 2009

Alitalia - riassunto delle puntate precedenti.

Mi meraviglia ogni volta come la vicenda di Alitalia mostri un gigantesco sperpero di soldi sulla pelle di dipendenti, clienti e cittadini contribuenti, perpetrato per anni per far arricchire piccole e grandi mafie e che si sta concludendo, sotto l'egida di questa parvenza di Governo che ci ritroviamo, con un po' di soldi facili per una piccola banda di pirati e trecento milioni di euro prelevati dalle nostre tasche. Il tutto completamente alla luce del sole, senza che alcuno dei mass media del paese abbia avuto il coraggio di gridare allo scandalo e puntare il dito contro chi ha imbrogliato gli Italiani, raccontandoci balle e sprecando i soldi delle nostre tasse per far arricchire un po' di piu' i soliti noti.
Non e' tanto per Alitalia, delle cui sorti non mi puo' importare di meno, ma e' l'indicazione della situazione politica, economica e dell'informazione di questo Paese ad essere deprimente.

Il Manifesto di oggi riassume con precisione:
"Ormai non c'è più necessità di far finta. La vendita di Alitalia a Cai, e quindi ad Air France-Klm, è quasi ufficiale. I francesi (che da ieri hanno come nuovo amministratore delegato Henry Gourgeon, mentre Jean-Cyril Spinetta resta presidente) entreranno nella società con 310 milioni di euro. Quanto basta per prendere il 25% e quindi la posizione di «azionista di riferimento». Tempo qualche mese, con tutta probabilità, gli allegri soci della «cordata italiana» prenderanno il largo, cedendo in tutto o in parte le proprie quote nanerottole. Se il «rilancio» industriale - grazie all'esperienza dei francesi e alle sinergie che questi possono garantire - sarà andato in porto, ci guadagneranno anche qualcosina, come promesso loro da Berlusconi. In ogni caso, per un gruppo composto da costruttori edili, immobiliaristi e concessionari dello stato (Autostrade, per esempio), non mancherà il modo di essere coinvolti in altri affari a rischio zero.Non c'è più bisogno di far finta neppure sulle vere cause del fallimento della compagnia. In un'intervista all'Espresso l'attuale commissario straordinario, Augusto Fantozzi, ammette che «Alitalia pagava tutto il triplo». Dal carburante (fornito dall'Eni, altra società controllata dal Tesoro) al catering, in una spirale di favoritismi che si è non a caso ingigantita dal momento in cui - all'inizio degli anni '90 - a livello comunitario fu deciso che «in Europa c'è spazio solo per tre grandi compagnie» (disse l'allora commissario Ue ai trasporti, Loyola De Palacio»). Erano Air France, Lufthansa e British. Da quel momento Alitalia cominciò una serie di «cure dimagranti» che andavano a toccare rotte, aerei e personale. Ma, curiosamente, non le «spese generali» che invece levitarono fino a raggiungere quasi il 90%. Creando così il paradosso (apparente, visto che era il frutto di un disegno preciso) di una compagnia in perdita anche avendo il più basso costo del lavoro e la più alta produttività (rapporto tra dipendenti e passeggeri).Un crimine industriale denunciato per anni da alcuni dei sindacati presenti nella compagnia (non da tutti, visto il «consociativismo» che si è protratto anche negli accordi con Cai). Ma senza trovare troppo ascolto. Tutti - dirigenti spendaccioni della compagnia, ministri, opinionisti e molti giornalisti superficiali - hanno invece messo sotto accusa per anni i presunti «privilegi insopportabili dei dipendenti». Tutta una balla. Ora lo può dire addirittura il commissario liquidatore.Persino sulla liquidità disponibile non è più necessario dare numeri terrorizzanti. Ricordate quando, durante le trattative, Fantozzi continuava a ripetere che aveva «soldi sufficienti solo per pochi giorni»? Bene, ora si sa che al 30 novembre Alitalia aveva in cassa 250 milioni, 21 in più del mese precedente. Insomma: parecchi mesi di vita (anni, se nel frattempo fossero state tagliate tutte le spese generali in regime di «regalia»).Mentre si susseguono le iniziative di protesta di dipendenti non assunti nella nuova società, si mettono a punto gli ultimi dettagli. Il «closing» relativo all'acquisto anche di AirOne - compagnia privata controllata da Carlo Toto, uno dei componenti della «cordata» Cai - è stato firmato l'ultimo dell'anno. In teoria le due compagnie dovrebbero essere fuse, ma continueranno a volare con marchi differenti. Addirittura alcuni assistenti di volo ex Alitalia, assunti da Cai, sono stati re-indirizzati - previo corso di aggiornamento sui modelli di aereo non presenti nella flotta della compagnia di bandiera - su AirOne, che intanto sta liquidando i suoi numerosi precari. A Toto - che partecipa con 60 milioni «in natura» (ovvero aerei) - viene concesso di poter fare in futuro il fornitore in leasing di altri aerei Airbus, nel frattempo «opzionati» senza averne alcun bisogno industriale (AirOne aveva raggiunto un miliardo di debiti). Insomma, sarà contemporaneamente socio e fornitore della «nuova Alitalia».Il tutto senza che Cai abbia ancora ottenuto il Certificato di operatore aereo (Coa), indispensabile per poter avviare l'attività - come ormai stabilito - il 13 gennaio. Nessuna delle condizioni fissate a livello internazionale - disponibilità finanziaria per poter operare almeno tre mesi anche in caso di incassi zero, aerei e rotte sufficienti, organici - sono ancora ok. La scelta di inviare le lettere di assunzione in tempi sfalsati (probabilmente per causare sconcerto tra i dipendenti e occultare meglio l'arbitrarietà dei criteri di assunzione) potrebbe a questo punto essere un boomerang. Al momento, infatti, sarebbero solo 7.000 i «neoassunti». Ma nessuna cifra ufficiale è stata fornita.Alcuni media hanno enfatizzato «il 100% di adesioni» alle proposte di assunzione, come se ciò attestasse un consenso entusiastico rispetto al nuovo padrone e un distacco dai sindacati del «no». Nessuno aveva però «consigliato» ai lavoratori di rinunciare al posto. Ma anche questo dimostra il ferreo controllo dell'informazione intorno alla liquidazione della compagnia di bandiera."