18 gen 2009

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Mi voglio appuntare alcuni estratti da "Da un messaggio all'altro" (One message leading to another) di John Berger pubblicato su Internazionale n.776.
"Cerco le parole per descrivere il periodo storico che stiamo vivendo. [...] Il punto di riferimento che ho trovato e' quello della prigione. Niente di meno. In tutto il pianeta viviamo in una prigione.
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Venticinque anni fa Nella Bielski e io abbiamo scritto A question of geography, un dramma sul gulag. [...] Il gulag non esiste piu'. Tuttavia milioni di persone lavorano in condizioni che non sono poi cosi' diverse. Quel che e' cambiato e' la logica giudiziaria applicata a lavoratori e criminali. Durante il gulag i prigionieri politici, classificati come criminali, erano ridotti a forzati. Oggi milioni di lavoratori sfruttati in modo brutale vengono ridotti allo status di criminali. L'equazione del gulag, criminale = forzato, e' stata riscritta dal neoliberismo ed e' diventata: lavoratore = criminale latente. L'intero dramma della migrazione globale si esprime in questa nuova formula: chi lavora e' un criminale in potenza. Davanti alla legge, e' riconosciuto colpevole di tentare a tutti i costi di sopravvivere.
[...]
Oggi lo scopo di buona parte dei muri della prigione (di cemento, elettronici, pattugliati o inquisitori) non e' di tener dentro i prigionieri e rieducarli, ma tenerli fuori ed escluderli. La maggior parte degli esclusi sono senza nome. Da questo deriva l'ossessione per l'identita' di tutte le forze di sicurezza. Gli esclusi sono anche senza numero. Per due ragioni. Primo perche' il loro numero fluttua [...] Secondo, perche' stimarne il numero significa affrontare il fatto che costituiscono la maggioranza degli esseri viventi sulla faccia della terra. E guardare in faccia questa realta' vuol dire precipitare nell'assoluta assurdita'.

Liberare i piccoli prodotti dalla loro confezione e' -lo avrete notato- sempre piu' difficile. Qualcosa di simile e' successo con le vite di chi ha un impiego remunerativo. Chi ha un lavoro legale e non e' povero, vive in uno spazio ridottissimo che gli permette un numero sempre minore di scelte, salvo la continua scelta binaria tra ubbidienza e disubbedienza.
Il suo orario di lavoro, il suo luogo di residenza, le sue competenze e la sua esperienza passata, la sua salute, il futuro dei suoi figli, tutto quel che esula dalla sua funzione di dipendente deve occupare una piccola posizione di secondo piano rispetto alle esigenze enormi e imprevedibili del Profitto liquido. Inoltre la Rigidita' di questa "regola della casa" e' chiamata Flessibilita'. In prigione le parole cambiano di segno.
[...]
Osservate la struttura del potere senza precedenti che circonda il mondo, e come funziona la sua autorita'. [...] Le forze del mercato che dominano il mondo asseriscono di essere inevitabilmente piu' forti di qualsiasi stato-nazione. Questa asserzione e' confermata ogni istante. [...] Il risultato e' che la maggior parte dei governi non governa piu'. [...] La parola orizzonte, con la sua promessa di un futuro in cui sperare, e' svanita dal discorso politico, a destra e a sinistra. La sola cosa ancora aperta alla discussione e' come misurare quel che c'e'. [...] La maggior parte dei governi ammassa il branco invece di governare [...].
E' qui che il pensiero di Zygmunt Bauman e' illuminante. Egli mostra che le forze del mercato finanziario che oggi governano il mondo sono extraterritoriali, vale a dire "libere dalle costrizioni territoriali, le costrizioni della localita'". Sono perennemente remote, anonime e dunque non devono preoccuparsi delle conseguenze fisiche, territoriali delle loro azioni. [...] Ne consegue che il controllo delle popolazioni mondiali, composte di produttori, consumatori e poveri emarginati, e' il compito assegnato ai docili governi nazionali. Il pianeta e' una prigione e i governi ubbidienti, di destra o di sinistra, sono i mandriani.
[...]
Le autorita' fanno sistematicamente del loro meglio per tenere i compagni di prigionia male o poco informati su quel che succede altrove nella prigione del mondo. [...] Riguardo la massa della popolazione carceraria lo scopo e non attivarla, bensi' tenerla in uno stato di insicurezza passiva, per ricordarle senza rimorsi che nella vita non c'e' altro che rischio e che la terra e' un posto pericoloso. Lo si fa mescolando informazioni accuratamente selezionate, informazioni sbagliate, commenti, dicerie, storie inventate di sana pianta. Nella misura in cui riesce, l'operazione propone e alimenta un paradosso allucinante, poiche' spinge la popolazione carceraria a credere che per ognuno dei suoi membri la priorita' sia organizzare la propria difesa personale e ottenere in qualche modo, nonostante il comune senso di reclusione, la propria speciale esenzione dal destino collettivo."

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