02 feb 2009

all'italiana

La scorsa settimana m'e' capitato di trovarmi un paio di volte in aeroporto, ad osservare delle situazioni "all'italiana".
Mercoledi' mattina, il mio volo Air One (cioe' CAI, cioe' Alitalia) da Malpensa a Roma sarebbe dovuto partire alle 6.55. Sveglia alle 5, sono in aeroporto poco dopo le sei, in anticipo clamoroso e gia' "checkinato" (bello questo inglesismo, eh!?). Dalla balconata sopra il Gate 18 mi godo l'attesa, mentre si forma il consueto capannello di passeggeri, in piedi a causa 1) della mancanza di sedie davanti ai gate e 2) dall'incapacita' di rimanersene al piano di sopra come faccio io, dove di sedie e' pieno.
Da lontano, noto che il momento dell'imbarco e' arrivato, ma nulla si muove di sotto. Passano i minuti e si avvicina anche l'ora della prevista partenza, ma niente, l'imbarco non inizia, non viene annunciato ritardo, non viene detto niente.
Evidentemente qualche notizia trapela tra i presenti, perche' la gente in "coda" inizia a muoversi nervosa verso il banco, e un paio di signori sui cinquanta iniziano a urlare lamentele e insulti verso la malcapitata hostess presente al gate.
A questo punto va fatta una precisazione circa il termine "coda": si scrive "in coda" ma va letto come "accalcarsi a ventaglio di fronte allo sportello". A nessuno, ne' tra i passeggeri ne' tra il personale aironecaialitalia e' mai venuto in mente, durante tutta la vicenda di organizzare una vera coda.
Visto che tutti si sono messi "in coda" davanti allo sportello, ne approfitto per scendere e occupare una delle 10 sedie disponibili nello spazio vicino agli imbarchi, visto che ora sono tutte libere, in modo da godermi la scena piu' da vicino e sperare di captare accidentalmente qualche notizia circa cio' che sta succedendo.
I due esagitati continuano a urlare, e convincono finalmente la hostess a chiamare la Polizia. Polizia che peraltro ha fatto perfettamente il proprio dovere, cioe' mantenere l'ordine pubblico: i tre agenti l'hanno data ad intendere ai due scalmanati, distraendoli e permettendo al resto della mandria di darsi una parvenza di autogestione.
Le voci che trapelavano, nel frattempo, -si', perche' nessun annuncio veniva fatto- riportavano che parte dell'equipaggio "non si e' presentato" (perche'? boh.) e che alitaliacaiairone propone ai passeggeri un comodo trasferimento in bus a Linate per prendere un fantomatico volo verso Roma piu' tardi in mattinata. La proposta indecente ha scatenato nuovamente per qualche minuto l'ira dei due indemoniati, ma intanto il tempo passava e nessuno sapeva che pesci pigliare.
Verso le 8, il malcapitato dipendente caialitaliaairone che aveva dato il cambio alla signorina di prima si e' messo a ristampare le carte di imbarco dei primi della "coda", senza ovviamente uno straccio di annuncio e tra gli sguardi interrogativi di quelli nelle retrovie che non volevano o potevano sgomitare a sufficienza per raggiungere il bancone e conoscere il Verbo. Qualche minuto dopo, si e' presentato un sedicente autista di autobus (in realta' non si e' "presentato"... ma la mandria di passeggeri in attesa, ormai dotata di autocoscienza collettiva come spesso meravigliosamente accade in questi casi, l'ha riconosciuto come tale) il quale ha detto qualcosa a chi gli stava vicino, quindi la voce anonima della folla gli ha detto qualcosa del tipo "parla nel microfono, cosi' sentiamo tutti", quindi una mano anonima gli ha passato un microfono per cui tutti hanno potuto indovinare una voce proveniente dalla calca annunciare "chi va a Linate seguite me". Si', "seguite me".
Attimi di indecisione, attimi di ulteriore confusione. Chi aveva gia' la carta d'imbarco per Linate, chi no, chi avanzava dubbi sulla sensatezza dell'imbarcarsi in tangenziale alle 8.30 - peraltro rapidamente zittiti questi ultimi: e' l'ora delle decisioni fatali: chi esita e' perduto!
Il destino dei "boat people" di Linate m'e' ignoto. Nessuno ne ha saputo piu' nulla. Forse sono ancora in coda alla barriera.
I rimanenti si classificano quindi in alcune categorie: 1) gli stranieri, per fortuna pochi, totalmente disorientati e abbandonati; 2) i distratti, che non avevano ancora capito cos'era successo; 3) gli irriducibili, tra cui il sottoscritto, che erano rimasti per scelta volontaria, che si dividevano a loro volta tra alcune fazioni: principalmente i disillusi, in attesa di sentirsi comunicato il proprio destino dall'onnipotente e ineffabile aironealitaliacai, ed io ero tra questi, nella corrente "que sera' sera'", e i duri e puri, quelli che "ho pagato il biglietto da Malpensa e parto da Malpensa!"; 4) i due esagitati, di cui uno ormai quasi totalmente spento tipo l'orsacchiotto con le pile tarocche della pubblicita' della Duracell, e l'altro ormai passato dall'altra parte del bancone e autoinsignitosi della carica di comandante e di consigliere di amministrazione di CAI, vista la confidenza con cui trattava agenti e hostess.
Rivolgendomi timidamente alle facce piu' umane della platea di zombie intorno a me, sono riuscito infine a carpire l'informazione che cercavo: si', e' possibile prendere il prossimo volo da Malpensa, alle 11.25, se state qui vi rifaccio le carte di imbarco, si' ma a chi le dobbiamo dare? le ha li' lui sul bancone in quei mazzetti, e non e' stata fatta una fila? boh, mah, beh, sciura ma lei cosa ne pensa? mah a me sembra una pazzia, voi due cosa fate qui appoggiati al bancone? state aspettando la carta d'imbarco? e allora fuori dai piedi che tocca a me e alla sciura.
Buoni ultimi - no, in realta' dopo di noi e' arrivato un signore anziano che doveva andare a Caracas e quindi mezza giornata in piu' o in meno non gli fa troppa differenza, e poi un tizio con una faccia da tedesco che s'e' perso - dicevo buoni ultimi io e la sciura prendiamo le nostre carte d'imbarco per il volo delle 11.25. Fraternizziamo brevemente col dipendente caiaironealitalia, che si e' "preso insulti tutta la mattina e c'ho moglie e due figli e non c'ho nemmeno un contratto", e ce ne andiamo. Grazie al cielo abito vicino a Malpensa, quindi me ne torno a casa. Il tutto senza UN annuncio, non uno. Non "il volo xyz e' stato cancellato", o "ci scusiamo per il ritardo", o "per motivi tecnici..." e via due balle, no, niente. Il volo fantasma.
Ah, verso le 8.30, quando ce ne andiamo, uno dei due scalmanati - quello "spento" - dice "come faccio ad avere il rimborso?". Era stato fino a quel momento appoggiato al muro, a partecipare. anche se sapeva che non sarebbe partito.
Basterebbe cosi', ma alle undici le porte del bus navetta dal gate all'aereo non si chiudono, quindi bisogna far scendere tutti e aspettare un altro bus. Notare anche qui lo spirito della mandria, quando pochi minuti prima del contrattempo l'autista del bus aveva detto "questo e' troppo pieno, faro' due giri": rottura delle porte, arrivo del nuovo bus, e di nuovo tutti sopra accalcati. non uno dei passeggeri provenienti dal primo "tentativo" che abbia pensato di aspettare il secondo autobus, per stare un po' piu' comodo.

L'altro piccolo episodio di comportamento "all'italiana" l'ho osservato al ritorno, venerdi' pomeriggio a Fiumicino, appollaiato su una delle postazioni per pc dello spazio TIM, tormentato dai Subsonica sparati a tutto volume dal soffitto. Davanti a me, il deposito dei carrelli per bagagli, quei cosi che ci sono a Fiumicino che sembrano un po' seggioloni per bambini, con quattro rotelle e uno spazio per una valigetta. Gli addetti vanno avanti e indietro con la loro macchinina, portando colonne di carrellini. I carrellini hanno all'interno bottigliette mezze vuote, pagine di giornali, qualche cartaccia. Le bottigliette e tutto il resto cadono in terra, ma nessuno si preoccupa di raccoglierle e gettarle nel cestino li' a fianco. Gli addetti ai carrelli le spostano coi piedi quando sono d'intralcio, i passeggeri fingono di non vederle.
C'e' un carrello che una una ruota difettosa. A un certo punto, diventa il primo della colonna e una signora lo prende. Dopo pochi metri si accorge che non sta in piedi, toglie le valige e ne prende un altro. Arriva un altro signore, prende il carrello zoppo, fa pochi metri e lo cambia. Arrivano un paio di ragazze, prendono il carrello sciancato, fanno qualche metro in piu' ma poi desistono anche loro. Arrivano due uomini d'affari, uno prende il carrello di notre dame, fa finta di niente per qualche metro, poi lo molla scocciato. Non uno che si sia premurato di spostare il "three-legged" (o "one-legged"?) carrello da una parte, in modo che non capitasse in sorte al prossimo passeggero. Solo dopo una decina di tentativi, una signora ha spinto il carrello - casualmente? - verso un angolo, per cui finalmente il circolo vizioso e' stato spezzato. Non saprei dire se fosse possibile salvarlo, o se qualcuno, a fine giornata, abbia pietosamente soppresso il carrello come si fa coi cavalli azzoppati. O forse no, a fine giornata qualche addetto ai carrelli ha fatto finta di non dare peso al suo handicap, o forse ha semplicemente deciso di fregarsene, e ha mischiato il carrello-che-non-sta-in-piedi con gli altri piu' o meno normodotati, regalandogli un nuovo carosello per la giornata successiva e chissa' per quante altre, finche' probabilmente, un viaggiatore piu' nervoso degli altri non lo prendera' a calci o lo buttera' rumorosamente contro il muro.

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