27 apr 2009

big brother

Oggi Bruce Schneier ha speso alcune sacrosante parole sulle pratiche poco chiare dei "soliti noti" di Internet, prendendo spunto da un caso in cui i dati personali di ignari navigatori furono venduti a una casa farmaceutica che li ha quindi ovviamente sommersi di spam.
Finalmente, qualcuno osa far notare che anche Google non e' certo esente da comportamenti poco chiari quando si tratta di garantire privacy e sicurezza per i dati degli utenti, dati di cui si ciba voracemente. Anche sui blog del Sole 24 Ore qualcuno ricorda che "Troppa concentrazione nelle mani di un'unica azienda riapre di nuovo la porta al rischio di monopolio [...]. sta di fatto che [...] il compito di conservare e trasmettere il sapere dell'umanità coincide con la ragione sociale di una società quotata in borsa. Ed il mercato, come abbiamo visto di recente, non è sempre infallibile come si pretende."

Mi fanno sorridere le infinite discussioni intorno ai Termini di Servizio di Facebook, o il costante coro di lodi riservato a Google dai mass media e da gran parte degli utenti Internet, che magnificano i servizi "gratis" che "Big G" generosamente ci dona. Purtroppo, noto che la stragrande maggioranza delle opinioni e delle discussioni a riguardo soffre di pesanti limitazioni di vedute: tutti si gettano a pubblicare le proprie foto su Facebook, Flickr, eccetera, e poi si scandalizzano per le violazioni della privacy. Tutti contro la Deep Packet Inspection ma nessuno ha nulla da ridire contro la pubblicita' "targeted" di Google. Si corre a pubblicare la propria posizione su Latitude o a comunicare gli affari propri in tempo reale su Twitter, ma poi si pretende "privacy" e "neutrality".
Le discussioni sul tema sono sempre, deprimentemente, a senso unico: Linux buono, Microsoft cattiva. Apple figo, Microsoft sucks. Sarkozy cattivo, Google buono. eccetera. Il dibattito e' gestito da fazioni che non fanno altro che propugnare le proprie tesi, solitamente senza nemmeno una buona conoscenza dell'argomento, non parliamo poi di un po' di sano pragmatismo.

Personalmente, l'onnipresenza di Google mi preoccupa. Anzi, mi preoccupa il fatto che tutti si accorra a consegnare i propri dati a questa azienda, cosi' quando ci accorgeremo che il Grande Fratello sara' stato effettivamente instaurato non potremo nemmeno lamentarci, perche' gli avremo dato, volontariamente, tutti i nostri libri, i nostri dati, le nostre foto, i nostri video, il "log" della nostra vita. E lui potra' cambiarli, venderli, cancellarli, a piacimento.

26 apr 2009

Quale rivista

Ogni tanto ci casco, nonostante anni di esperienza. Arrivo al supermercato, allo scaffale delle riviste di informatica, e cerco qualcosa di decente da comprare. E ogni volta, immancabilmente, compro una ciofeca. Questa volta e' toccato a "Quale Computer - super pocket".
Il fatto che Quale Computer avesse in copertina il logo di eMule come altre 5 o 6 riviste (probabilmente tutti entusiasti della mitica versione 0.49c di cui ho gia' scritto) avrebbe dovuto farmi insospettire. Ma il titolone m'ha convinto all'acquisto: "Inchiesta esclusiva - Il lato oscuro di eMule - Cosa c'e' dietro il client p2p piu' usato al mondo? Svelati i segreti dei famigerati server eDonkey".
Inchiesta.
Esclusiva.
Lato oscuro.
Segreti.
Famigerati.
Contenuto: sette o otto screenshot dell'installazione di un server eMule, e un paio di pagine di banalita'. Deprimente. Pero', un sacco di figure colorate!

Un po' deprimente, finora, e' anche la lettura di Wired. Lo strombazzato arrivo in italiano della prestigiosa (?) rivista americana mi aveva convinto a un abbonamento a prezzo stracciato, ma dopo due numeri il giornale mi pare ancora di difficile lettura a causa della grafica confusa e soprattutto povero di reali contenuti. Un paio di buoni articoli ci sono, ma il resto del malloppo (non e' proprio sottile) e' puro chewing gum per gli occhi. Insomma, per ora non siamo molto sopra il livello di Focus, che tempo fa avevo ricevuto per un po' grazie alla raccolta punti della CartaSi' che peraltro m'ha portato alcune complicazioni.

pin.

25 apr 2009

regalo

Ho fatto un po' di repulisti. Tengo le cassette originali, tengo le cassette di Elio e qualche altra cosetta che ho registrato io.
Mi devo disfare di queste altre 52 cassette. Le regalo a chi mi paga le spese di spedizione.
Ah! l'era digitale!

24 apr 2009

ah la musica!

Ho qui sull'hard disk un po' di canzoni, selezionate da vari cd e download, e me ne voglio appuntare alcune.

Chumbawamba - Unpindownable
Poco piu' che un intermezzo, dal loro ultimo album "The boy bands have won". "Unpindownable" e' una di quelle parole che le puoi inventare solo in inglese... Il "pin" e' lo spillo, e "pin down" e' "attaccare con uno spillo", come si fa con le farfalle nelle collezioni. E "unpindownable" e' uno che non puoi "spillarlo", non puoi catturarlo e metterlo in una teca. E come dice la canzone, "nell'era prima dell'era dell'informazione, eravamo unpindownable".

Billy Bragg - A New England
Piu' famosa nella versione di Kirsty MacColl, contiene i versi "ho visto due stelle cadenti ieri sera / ho espresso un desiderio ma erano solo due satelliti / e' sbagliato esprimere desideri su ferraglia spaziale?"

Bisio e le Storie Tese e Elio - Dannato Umorismo
Dal tour di "Coesi se vi pare", contiene i versi immortali: "l'umorismo in fondo è un sillogismo / fondato sul seguente meccanismo: / uno scoreggia e tutti ridono".

The Smiths / Morrissey - There is a light that never goes out
Ci va del genio a scrivere una cosa come "e se un bus a due piani / ci venisse addosso / morire al tuo fianco / sarebbe un modo divino di morire / e se un tir da dieci tonnellate / ci uccidesse entrambi / morire al tuo fianco / beh, il privilegio e il piacere e' tutto mio".

Poi, ho ritrovato due pezzi in particolare da un gran bel disco di Bob Dylan, Oh Mercy. Ne contiene diversi molto belli, ma questi due in particolare hanno un testo suggestivo, e voglio provare a tradurmeli al volo, un po' approssimativamente.

Il piu' delle volte

Il piu' delle volte
sono concentrato e attento
il piu' delle volte
riesco a tenere i piedi per terra
riesco a seguire la via, a leggere i cartelli,
rimanere in strada, mentre la percorro
riesco a gestire qualunque cosa in cui mi imbatto
non mi accorgo nemmeno
che lei se n'e' andata
il piu' delle volte

Il piu' delle volte
si capisce bene
il piu' delle volte
non lo cambierei se potessi
non riesco a rimettere tutto in sintonia, tengo duro,
posso gestire la situazione fino all'osso,
riesco a sopravvivere, a resistere,
e addirittura non penso a lei
il piu' delle volte.

Il piu' delle volte
la mia mente e' retta
il piu' delle volte
sono abbastanza forte da non odiare
Non costruisco illusioni che mi fanno star male
non ho paura della confusione, per quanto inestricabile
riesco a sorridere in faccia all'umanita'
e addirittura non ricordo come siano le sue labbra sulle mie
il piu' delle volte.

Il piu' delle volte
non la penso nemmeno
non la riconoscerei se la vedessi
e' cosi' lontana dietro di me
Il piu' delle volte
non sono nemmeno sicuro
che sia mai stata con me
o che io sia mai stato con lei.

Il piu' delle volte
sono quasi soddisfatto
il piu' delle volte
so esattamente dove sono andato
non mi prendo in giro, non gioco a nascondino
a nascondino coi sentimenti, sotterrati dentro
non scendo a compromessi, non fingo,
non mi interessa nemmeno se la rivedro' mai
il piu' delle volte.


Stella cadente

Ho visto una stella cadente stanotte
e ho pensato a te
cercavi di entrare in un altro mondo
un mondo che non ho mai conosciuto
mi sono sempre un po' chiesto
se ce l'avessi fatta
Ho visto una stella cadente stanotte
e ho pensato a te.

Ho visto una stella cadente stanotte
e ho pensato a me
se sono ancora lo stesso
se sono mai diventato cio' che volevi che fossi
mi sono perso il segno o
ho oltrepassato la linea
che solo tu potevi vedere?
Ho visto una stella cadente stanotte
e ho pensato a me.

Ascolta il motore, ascolta la campana
mentre l'ultimo camion dei pompieri dall'inferno
ci passa davanti, tutti le buone persone in preghiera
e' l'ultima tentazione,
l'ultimo resoconto,
l'ultima volta che potresti sentire il sermone sulla montagna,
l'ultima radio sta suonando.

Ho visto una stella cadente stanotte
scivolare via.
Domani sara' un altro giorno.
Mi sa che e' troppo tardi per dirti le cose
che avevi bisogno di sentirmi dire
Ho visto una stella cadente stanotte
scivolare via.

Riyadh - fine/foto

2009-04 Arabia

Tornato a casa, via Francoforte, ecco un po' di foto.
E qualche conferma: Riyadh non e' una destinazione turistica. I centri commerciali sotto il Kingdom Center e Al Faisaliyah non offrono altro che abbigliamento, arredamento e cibo europeo o americano. Per strada non c'e' nessuno a piedi.
Non sono andato a vedere la "citta' vecchia", sara' per la prossima volta.
Nei centri commerciali una cosa sorprende, dopo qualche minuto: la totale assenza di musichette di sottofondo, o radio, o schermi televisivi.
Come dice anche la guida di Wikipedia, l'aeroporto di Riyadh non e' un posto dove si possa passare ore di attesa: non c'e' nulla. Prima dei check-in, c'e' a malapena posto per sedersi. Il consiglio e' arrivare il piu' tardi possibile.

sedated.

21 apr 2009

Riyadh, day two

Anche oggi, a suo modo, e' stata una giornata istruttiva.
Ho imparato alcune cose sul modo di lavorare qui.
Primo: gli orari. La regola d'oro e' stare sempre sul vago quando si parla con i "pari grado" e sbilanciarsi solo con manager e persone importanti; lasciare spazio a se' e agli altri, senza apparire insistenti nel fissare appuntamenti a ore troppo precise, che sanno di costrizione. "Ci vediamo domattina" e' sufficiente, se non c'e' una scadenza imprescindibile. Questo permette di dire, in seguito, "siamo venuti alle 10, come d'accordo" o cose del genere senza timore di smentite. Se il cliente lavora solitamente dalle 7.30 alle 15, cio' va usato a proprio favore fissando ogni incontro rigorosamente in tarda mattinata.
Oggi poi abbiamo incontrato un caso di inefficienza effettivamente eccezionale. Si doveva installare un apparato in un certo datacenter. L'omino che era andato ieri a mettersi d'accordo per il permesso d'ingresso aveva pensato che quando il responsabile dell'autorizzazione gli aveva detto "si' pero' per farvi entrare voglio un portatile nuovo" stesse facendo una battuta. E invece no. Voleva un portatile veramente. Long story short, corsa al centro commerciale, compragli un portatile e via che si va. Senza parole.

Mentre aspettavo -ignaro- che la corruzione facesse il suo corso, stamattina mi sono fatto una passeggiata sotto la Kingdom Tower, il grattacielo detto anche "l'apribottiglie" per la caratterisca forma. Ho anche fatto un sacco di fotine ma non ho il cavetto, quindi le carichero' una volta tornato a casa. Dalle mie indagini di ieri su Internet, sembra proprio che l'opinione del tassista di ieri sia confermata: a Riyadh non c'e' niente da vedere. Si puo' salire sulla Kingdom Tower e guardare il panorama; si puo' salire sul Faisaliyah Center, andare al ristorante e guardare il panorama; oppure si puo' andare a vedere il vecchio forte e la "citta' vecchia" e se domani avro' tempo, ci vorrei provare. Conversando con Ahmad, si parlava del deserto, e questa si' che sarebbe una cosa che mi piacerebbe vedere: il VERO deserto, mica come a Dubai, qui si parla di non avere nulla intorno a Riyadh per centinaia di chilometri. A quanto pare c'e' chi ha ancora delle tende permanenti nel deserto, curate da qualche pastore, a mo' di casa di campagna, in cui si va quando ci si vuole rilassare e staccare da tutto. Grandi tende con tutti i comfort ovviamente, ma pur sempre nel bel mezzo del nulla.

La conversazione pomeridiana con Ahmad di fronte a un cheese cake bagel al centro commerciale mi ha portato su un terreno minato per una mezzoretta. Una conversazione che inizia con la domanda "Cosa pensa la gente in Europa se uno dice 'io amo Hitler'?" si prospetta difficoltosa. E' interessante vedere come la questione israeliana e palestinese sia vista in modo confuso da un giovane arabo istruito tanto quanto e' vista in modo confuso dai giovani occidentali istruiti. Peccato siano due confusioni, per cosi' dire, che vorticano in sensi opposti e portano piu' facilmente allo scontro che al compromesso. Mentre si chiacchierava pensavo a un paio di cose: una, che non ho espresso se non sottintendendola con vaghi giri di parole, e' che il governo Saudita mantiene il proprio popolo nell'ignoranza, e cio' e' causa di gran parte dell'odio e dei fraintendimenti; non a caso, non ho ancora visto una libreria in giro. L'altra cosa, che invece ho espresso, e' che nonostante tutti i difetti e le contraddizioni, il mondo "occidentale" ha raggiunto un vero, grande, progresso, che permette di risolvere un sacco di complicazioni: la separazione tra Stato e Chiesa. Ahmad mi dice che tutto cio' che gli arabi vogliono e' uno Stato in comune tra israeliani e palestinesi, dove entrambi i popoli possano vivere insieme in pace, con governanti eletti democraticamente. Ma come potrebbe funzionare uno Stato del genere, dove, quale che fosse l'uomo al potere -Ebreo o Musulmano- questi dovesse obbedire prima alla legge del proprio Dio che a quella del proprio Stato? Facile a dirsi, meno a farsi.

bells.

20 apr 2009

Riyadh, day one

Alla conclusione del primo giorno del mio viaggio a Riyadh, ho visto e imparato un bel po' di cose.
Questo e' il mio secondo viaggio in Arabia Saudita, e ora, forte del mio visto "multiple entry" conto di tornarci quanto prima e vedere qualcosa in piu' della volta scorsa, dove tutto il turismo si ridusse a una visita a una pasticceria - per prendere i golosissimi datteri ripieni ricoperti di cioccolato.
Arrivati all'aeroporto, si e' accolti da una estenuante attesa al controllo passaporti, dove alcune file gestite in maniera confusionaria portano al banco dove vengono prese le impronte di tutte le dita e anche una bella fotografia. Come al solito, va fatta attenzione a non capitare in una fila occupata prevalentemente da lavoratori pachistani o simili, in quanto solitamente i poveretti sono costretti ad attese interminabili, bloccando quindi il resto della coda. Agli occidentali conviene solitamente accodarsi tutti insieme, nella speranza che i poliziotti ai controlli siano piu' di buon cuore. Comunque, nel mio caso si e' trattato di un'ora e mezza di coda, avendo davanti circa venti persone.
Il tassista mi ha scucito 200 riyal per portarmi in albergo, e dopo pochi minuti e' partito col consueto cordiale terzo grado: sei sposato? quanti figli hai? da dove vieni? ti piace il calcio? per chi tifi? avete la neve adesso in Italia? cosa bevete? quanto costa una bottiglia di whisky? (ok, il ragazzo aveva un interesse particolare per gli alcolici). Salem il tassista mi ha anche menzionato il "famoso" champagne arabo, che sono ansioso di provare e che dovrebbe consistere in una bevanda gassata ovviamente non alcolica che dovrebbe ricordare il vino. E' opinione di Salem e di altri con cui ho parlato che a Riyadh non c'e' niente da vedere per un turista, non e' consigliabile muoversi a piedi a causa del caldo e, insomma, tanto vale prendersela comoda.
Oggi, primo giorno di "lavoro", ho scoperto che molti uffici chiudono verso le 15 o 15.30, avendo iniziato a lavorare alle 7 o 7.30 circa. Le societa' straniere o internazionali fanno invece orari piu' "europei".
In preparazione di una giornata dagli orari un po' sballati stamattina avevo fatto una colazione abbondante che si e' rivelata provvidenziale visto che abbiamo "pranzato" alle 15.30 circa. Durante il pranzo faraonico in cui ho assaggiato, oltre ai "consueti" hummus, tabule', foglie di vite ripiene eccetera, anche delle buonissime polpette intinte nella salsa di mandarino o nello yogurth, ho imparato che: esistono un paio di bevande effettivamente alcoliche prodotte nei paesi islamici, una in Libano e una in Egitto se non sbaglio, e a quanto pare si abbinano molto bene al barbecue, nonostante sia vietatissimo produrle e consumarle; in Arabia Saudita non esistono i cinema o i teatri, pero' e' possibile noleggiare o comprare dvd e videocassette; la societa' si sta lentamente aprendo ad alcune usanze piu' occidentali: una donna che cammini a volto parzialmente scoperto non viene piu' fermata dalla polizia, e qualcuno ogni tanto propone persino di dare alle donne il diritto di guidare l'auto o lavorare.
I sauditi sono appassionatissimi di calcio, specialmente italiano e spagnolo, e mi sono trovato, a migliaia di chilometri di distanza da casa, nel mezzo di una disputa tra Ahmed l'interista e Ahmad lo juventino. una specie di incubo.
Ho rapidamente perso il conto delle vicende della famiglia reale, in quanto mi ha semplicemente scioccato il fatto che gli ultimi re (e anche il prossimo, se e' per questo) sono stati tutti fratelli, figli dello stesso Abdul Aziz, fondatore del regno, che peraltro aveva "parecchi" figli: mentre stavo per sparare "25" o "30", Ahmad m'ha detto che sono circa 500. A quanto pare, la ragione e' che il re, per "pacificare" il regno, ogni volta che stringeva vincoli di amicizia con un capo tribu' ne sposava una figlia.
Per ora, il resto della mia esperienza saudita s'e' ridotto a una straziante navigazione Internet, sia in ufficio che in albergo, tra pagine che non si caricano, vanno in errore, o sono bloccate dai filtri imposti dal governo. A causa della lentezza della connessione, Outlook si incarta in continuazione e penso che tra poco scagliero' il pc contro il muro, visto che ho scritto tutto questo post nel tempo in cui il simpatico programmino e' riuscito a crashare 5 volte.
Ora vado a leggermi le pagine di wikipedia per vedere se c'e' qualcos'altro da vedere in questa citta' da 5 milioni di abitanti oltre a farsi un giro sui due grattacieli della capitale.

passenger.

18 apr 2009

Un appello

Io credo in Internet. Credo che qualcuno possa capitare qui per caso e darmi retta.

Il mio appello e' semplice.
Sabato prossimo e' il 25 Aprile. Tra quelli che non saranno a qualche manifestazione in ricordo della Liberazione (ps: ricordatevi le uova se come pare ci sara' SB), ce ne saranno forse molti, come il sottoscritto, che vorranno semplicemente godersi un bel sabato primaverile con una bella grigliata in compagnia. Immagino che, insomma, il 25 Aprile e' festa, e saremo un po' di piu' del solito.
Il mio semplice appello si rivolge a tutti i possessori di un prato, giardino, boschetto:

SABATO PROSSIMO EVITATE DI ROMPERE LE PALLE TUTTO IL GIORNO CON I VOSTRI MALEDETTI TAGLIAERBA.

Idem dicasi per gli hobbysti amanti dei motori, per i maniaci della pulizia armati di idropulitrice, per i fan della tecno:

NON ROMPETE I COGLIONI.

Prendete la bici e andate a fare un giro.
Se dovete tagliare l'erba, fatelo venerdi'. Se dovete controllare il carburatore, fatelo venerdi'. Se volete ascoltare l'ultimo di Fargetta, fatelo in cuffia.
Chiudetevi in casa con la Xbox. Potete farcela: sincronizzarvi tutti per offrire al mondo UN SABATO SENZA RUMORE.

Capito? io voglio stare nel mio prato a chiacchierare senza rotture di palle.

uonderuol.

17 apr 2009

rassegna stampa security

Avendo tempo di guardare con un po' di attenzione ai miei feed RSS, mi appunto le cosette piu' interessanti:

Scan SSH: il SANS ci dice che "se avete un server SSH esposto su Internet e le vostre username/password non sono lunghe almeno 8 caratteri, il vostro apparato e' gia' stato compromesso ("owned") o lo sara' a breve". Questo ci dice una cosa banale che spesso molti smanettoni dimenticano: non basta usare un protocollo "sicuro" per essere "sicuri". Anche perche' non esistono protocolli "sicuri": esistono protocolli di cifratura piu' o meno robusti. Ma se l'utente e' idiota e usa admin/admin o cisco/cisco per accedere ai propri server tramite Internet, non c'e' "sicurezza" che tenga. E ci dice anche un'altra banalita', e cioe' che se SSH non serve, tanto vale spegnerlo. Non e' che "fa figo" avere tanti protocolli "sicuri" attivi sulla propria macchina.

Social Network, privacy e autenticazione: il SANS ci descrive il simpatico "worm" diffusosi su Twitter. Al di la' del meccanismo usato per il "worm" (cross-site scripting, vecchio come il cucu), fa riflettere il fatto che un messaggio che appare su Twitter, Facebook, o Internet in generale immediatamente assume un livello di "affidabilita'" sorprendentemente alto. Altrimenti come si spiega che migliaia di utenti abbiano cliccato sul link a stalkdaily.com permettendo al "worm" di proliferare, o che qualcuno possa inviare dei soldi a qualcuno che te li chiede tramite Facebook?
Io penso che la mail, i forum, i "social network" siano bellissime invenzioni. Bisogna "solo" tenere a mente che tutti questi mezzi di comunicazione non offrono, di per se', alcuna forma di autenticazione dell'identita' dei mittenti. Se ricevo un messaggio via mail o un post su facebook da un "amico", in realta' al di la' del cavo potrebbe esserci chiunque, dal fratellino che s'e' seduto al pc mentre ti sei allontanato, al professionista dell'impersonificazione. Quindi, nel momento in cui una comunicazione via Internet si facesse "seria" (richieste di soldi, offese, dichiarazioni compromettenti, confidenze private, eccetera), conviene passare ad altri mezzi di comunicazione: telefonami. cosi' posso autenticarti riconoscendo la tua voce. vediamoci al bar, cosi' posso autenticarti vedendo la tua faccia. Eccetera.
Le discussioni che da tempo si fanno intorno ai Termini di Servizio di Facebook ci ricordano anche che e' errato assumere che una comunicazione elettronica goda dello stesso livello di privacy di una conversazione di persona o anche solo di una lettera tradizionale spedita in busta chiusa. Le societa' per cui lavoriamo, i siti che frequentiamo, spesso e volentieri cercano di tutelarsi (da cosa non saprei, a dir la verita') affermando cose tipo "il contenuto delle comunicazioni effettuate dagli utenti tramite il nostro sito o il nostro servizio di email e' di nostra proprieta'". Questo e', nella maggior parte dei casi, eccessivo e anche scorretto. Cio' non toglie pero' che se posto i fatti miei su facebook io debba essere conscio che ne sto dando una diffusione analoga a stamparli su volantini e affiggerli in tutte le citta' del mondo, per sempre.

Vulnerabilita' VMWare, ancora dal SANS. L'articolo e' interessante, perche' fa riflettere su un'altra magica panacea che ultimamente va molto di moda: la virtualizzazione e vmware. Io non sono cosi' convinto che vmware sia sempre una buona idea. E' vero, fa risparmiare spazio negli armadi (e tante altre cose, ok). Ma si tratta pur sempre di un nuovo strato -software, in questo caso- da gestire, e mettere in sicurezza. mah.

Last but not least, un titolo ingannevole: "La gang di Conficker aggiorna il worm col peer to peer". Il titolo fa pensare che Conficker si propaghi e aggiorni tramite qualche software p2p, magari tramite bittorrent, o emule. No. Conficker e' stato aggiornato tramite meccanismi di tipo "peer to peer", invece dei consueti "punti di distribuzione" piu' o meno centralizzati. Cioe' ogni macchina infetta ha cercato di contattare altre macchine infette, senza dover "chiamare casa", quindi in maniera piu' difficile da rilevare e contrastare.
Cio' non toglie che ritengo che i software p2p siano un potenziale ricettacolo di vulnerabilita' a disposizione degli hacker. Il fatto e' che, comunque, il p2p e' usato da una minoranza degli utenti Internet, e questo lo rende meno attraente per hacker e spammer, che hanno bisogno di grandi numeri per i loro scopi.

test.

centottanta al giorno

Giorni fa ho letto questo interessante articolo sul Manifesto. Copioincollo:

Giuliano Vigini ricostruisce la mappa dei protagonisti dell'editoria e fornisce un po' di cifre
Miriadi di editori invisibili su un mercato da centottanta libri al giorno
F.B.

Aiutati da Giuliano Vigini, fondatore della Editrice bibliografica, e docente di sociologia dell'editoria contemporanea, ripercorriamo alcune cifre, inimmaginabili a chi non segua il mercato del libro. Tanto per cominciare, a gennaio è stata certificata l'esistenza di 9676 case editrici: «sì, precisa Giuliano Vigini, ma bisogna aggiungere che di queste 3300 non hanno libri in catalogo, ossia hanno esaurito i loro titoli, e per qualche ragione li hanno fatti uscire dalla circolazione. Sono per lo più editori che hanno cominciato per hobby, magari per svolgere una attività complementare ad altre; del resto l'editoria mobilita ancora grandi passioni altrimenti in tempi di crisi non nascerebbero 862 nuovi editori, com'è successo nel 2008, anche grazie al fatto che non ci vogliono cospicui investimenti per aprire una casa editrice (ma spesso chiuderla costa infinitamente più caro, come osserva saggiamente Oliviero Ponte di Pino nella sua miniera di informazioni pubblicata da Tea sotto il titolo I mestieri del libro). «Quando si parla di piccola editoria - precisa ancora Vigini - ci si riferisce a case che statisticamente fanno uscire da uno a dieci titoli: tutte insieme sono il 61, 8 per cento degli editori, ma arrivano a pubblicare solo una media di 3,9 libri l'anno, il che coincide con l'invisibilità. Per la maggior parte non possono nemmeno ambire ad arrivare ai banconi delle librerie perché li trovano già strabordanti: basti pensare che il solo gruppo Mondadori, fra novità e ristampe pubblica più di 7000 libri in un anno, dunque satura già lo spazio di una libreria. Tanto per dare qualche idea delle proporzioni di questa anomalia, tutt'altro che limitata all'Italia, basterà ricordare che il gruppo Mondadori (che a sua volta fa parte di Mediaset-Fininvest) ha una quota di mercato del 29 per cento, la Rcs fa il 13,6 per cento, il gruppo GeMS di Mauri Spagnol (nato come holding di partecipazioni nel 2005) ha una quota di mercato pari all'8,2 e la Feltrinelli fa il 3,8: il totale di questi pochi marchi editoriali raggiunge già più del 54 per cento del mercato. Tra i vari svantaggi dei piccoli editori c'è quello di resistere in libreria non più di cinquanta-sessanta giorni dopo il lancio, a meno che non abbiano una importanza particolare o non si affidino alla grande distribuzione: del resto, la libreria si trova nelle condizioni di una stazione ferroviaria, che deve fare posto ai libri in arrivo. Recentemente ci si è messa, a far lievitare la produzione, anche la stampa digitale, che una volta assegnato un codice Isbn può inviare le sue copie nel circuito commerciale. In questo regime di sovraproduzione, essendo il rapporto tra spazio e redditività diventato molto stretto, non ci si può permettere di tenere titoli che vendono poco. Con sempre maggiore evidenza, poi, l'occupazione di tutti i canali di vendita del libro è diventata di importanza cruciale, perché serve a sostenerne tutta la parabola, tanto è vero che vediamo sempre gli stessi pochi gruppi editoriali impegnati non solo nella acquisizione di nuovi marchi ma anche di società di distribuzione, o di librerie in rete».A proposito di sovraproduzione, la crisi sembrerebbe avere indotto a un leggero ridimensionamento dei titoli, e tuttavia i numeri restano vertiginosi, non è vero? «Certamente, infatti nel 2008 siamo arrivati a oltre 65.000 libri in un anno, tra novità e ristampe, il che vuol dire più di 180 libri al giorno. In commercio ci sono oltre 500.000 libri, ma c'è anche da dire che ogni anno 40.000 titoli escono dal circuito. Alla fin fine, comunque, con 300 titoli si fa gran parte del mercato librario, e gli editori che contano non sono più di 150. La concentrazione riguarda anche le aree commerciali, perché la Lombardia e il Lazio arrivano da soli al 46,7 per cento delle vendite in libreria.Inoltre i cosiddetti lettori forti ammontano solo al 20 per cento ma costituiscono l'80 per cento del mercato della libreria, che peraltro realizza, con meno di 300 negozi, il 60 per cento del fatturato relativo a questo canale di vendita». Da consumato osservatore qual è, Vigini valuta che nel 2008 l'editoria chiuderà, in complesso, i propri bilanci - di solito resi noti in coincidenza con la Fiera del libro di Torino - con una flessione approssimativa del 5 per cento, mentre l'anno passato si era già registrata una diminuzione del 3 per cento. Sono dati che non si limitano alla vendita in libreria, e dunque tengono anche conto del rapido sgonfiarsi del fenomeno relativo ai volumi associati ai giornali in edicola, il cui fatturato complessivo sta calando - stima ancora Giuliano Vigini - di un 15-20 per cento». C'era aria di polemica, lo scorso sabato, al convegno organizzato dalla Scuola librai italiani con un titolo eloquente: «La svendita dei libri: quale cultura?» In questione è la politica degli sconti praticata dagli editori maggiori presso le grandi catene delle librerie, che ormai da anni sta portando il mercato a una progressiva omologazione dell'offerta. È chiaro che da una parte i piccoli e i medi editori, dall'altra le librerie indipendenti non possono permettersi di competere su questo piano, e vegono dunque messe in gravissime difficoltà. Ma Federico Motta, presidente della Associazione Italiana Editori, tende a sdrammatizzare e a ricordare che gli editori fanno pur sempre parte del mondo dell'imprenditoria. «Bisognerebbe mettere sul tavolo un po' tutti gli aspetti: intanto, all'estero si trovano sempre scaffali di libri scontati, che non sono la promozione dell'editore, bensì del libraio, capace di gestire il suo stock e di fare in modo che ci sia una certa rotazione nei titoli che promuove. In Italia, invece, c'è il grande problema delle rese: i libri vengono gestiti non solo come prodotti da vendere ma anche da rendere, e per di più in modo selvaggio, perché li si può rendere dal primo giorno fino a cinque anni dopo».


test

software scritti coi piedi

Era da un po' che Emule insisteva: "c'e' una nuova versione!", e alla fine sono andato sul sito a vedere.
Ora, a me fare un upgrade dalla version 0.49b alla 0.49c sembra una cazzata. Voglio dire: la versione ZERO! Emule e' in circolazione dalla notte dei tempi... perche' la mandria di nerd che lo sviluppa non inizia a usare dei numeri di versione decenti e soprattutto significativi? Non si rendono conto di essere ridicoli?
Comunque: scarico, installo, avvio.
Non so in che mondo vivano i suddetti nerd. Nel mio mondo, mi aspetto che se sto passando dalla versione 0.49b alla 0.49c, la 0.49c sia in grado di mantenere tutte le impostazioni e i download della 0.49b, visto oltretutto che usa le stesse directory, gli stessi file di configurazione e, come dire, non sto passando dalla versione beta-1 alla 7.4.
Mentre lanciavo l'installazione, sapevo benissimo che avrei perso tutto, ma gli ho voluto dare una chance.
Ovviamente ho perso tutto.
Cosi' un'altra volta mi ricordo: non si upgrada MAI da 0.49b a 0.49c.
Anzi adesso disabilito il controllo degli aggiornamenti. Tanto, quando faranno una versione 1.qualcosa, la notizia finira' su tutti i giornali.

12 apr 2009

rassegna stampa

Alcune cose che ho trovato sul Manifesto recentemente.

Una dichiarazione:
"Nessuno è senza colpa, dice Giorgio Napolitano ridando alle istituzioni l'onore e l'onere di parlare di responsabilità, anzi di «irresponsabilità diffusa». Parola fuori campo, come fuori campo cerca di restare il presidente della Repubblica rispetto all'occhio invadente degli obiettivi, «non sono venuto qui per farmi fotografare da voi, fatevi da parte, non rompete!». L'opposto simmetrico del presidente del consiglio, che da lì va e viene per farne cento e spararne mille, ma sempre in favore di telecamera."

Qualche domanda:
"Non solo la ricostruzione ma anche l'emergenza devono essere gestite secondo criteri solidali e razionali. Che senso hanno tutte queste collette e sottoscrizioni che ci bombardano e circondano? A chi vanno i soldi che si raccolgono, con che criteri? Ma soprattutto: a chi evitano di tirar fuori i soldi, a chi consentono di risparmiare e su cosa? Personalmente preferisco prepararmi a sottoscrivere per le campagne elettorali di chi si batte per evitare tutta questa follia edilizia, o a sottoscrivere per progetti specifici, innovativi e non altrimenti finanziabili. E' ora di mettere in discussione quello che sta succedendo, magari in buonafede da parte di tutti (o quasi): il grande moto di senso civico sta andando in una direzione confusa e controproducente. Certo farebbe comodo al governo non modificare i propri programmi economici perché mezzo miliardo di euro gli arriva dalla commozione popolare, e non li deve stanziare. Ma il problema che il terremoto pone è invece che bisogna cambiare la gestione degli edifici, del territorio e un bel pezzo della politica - o non politica - economica."

Due conti:
"510 milioni di euro in soli dieci mesi sono stati tirati via, ad esempio, alle Regioni per interventi contro il dissesto idrogeologico, ma anche al fondo per il monitoraggio antisismico o, con il decreto Gelmini, al fondo destinato all'edilizia scolastica. E questo in un Paese come l'Italia in cui, stando a un recente studio, sono almeno 800 le scuole fuori norma. Soldi che per la maggior parte sono serviti al governo per reintegrare il mancato gettito derivato dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa e che, sia chiaro, se anche fossero stati mantenuti non avrebbero certo evitato una tragedia come quella abruzzese. [...]Si comincia con il decreto 112 del 25 giugno 2008, «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria». E' il provvedimento servito all'esecutivo per tagliare l'Ici ma che allo stesso tempo sopprime il fondo di 4,5 milioni di euro in tre anni destinato dall'ultima finanziaria Prodi al monitoraggio sismico «attraverso l'utilizzo di tecnologie scientifiche integrate dai fattori di rischio delle diverse aree del paese». [...]Altri 240 milioni vengono tagliati dalla finanziaria di centrodestra ai fondi per la difesa del suolo, che passano così dai precedenti 510 milioni di euro a 270 milioni di euro. «E' una delle conseguenze della politica di tagli alla spesa voluta dai ministri Tremonti e Brunetta - dice Bonelli - e che in questo caso colpisce i finanziamenti destinati alle Regioni per interventi di messa in sicurezza». Ci sono poi i 151 milioni di euro destinati dal governo prodi alla prevenzione e difesa del suolo in Calabria e Sicilia e tagliati con il decreto 112 del 2009. La cifra iniziale rappresentava il 10% dei finanziamenti destinati al Ponte sullo Stretto e dirottate dal precedente governo alle due Regioni principalmente coinvolte dall'opera. L'attuale esecutivo li ha recuperati per affidarli al ministero dell'Economia.[...]Sempre la finanziaria Berlusconi ha cancellato un altro milione di euro destinato sempre alla difesa del suolo, così come sempre il decreto 112/2008 cancella altri 45 milioni di euro (15 l'anno per tre anni) destinati all'abbattimento di ecomostri situati in aree si particolare pregio individuate dall'Unesco.Anche le scuole, e la loro sicurezza, pagano il contributo al taglio delle spese. In questo caso a intervenire pesantemente è prima il decreto 137/2008 del ministro Gelmini che riduce del 5% il finanziamento del piano antisismico per le scuole e successivamente la finanziaria che taglia di 22,8 milioni i fondi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. L'ultimo taglio, di 30 milioni di euro, riguarda invece il fondo destinato al risanamento e alla conservazione del patrimonio monumentale."

9 apr 2009

SB all'arrembaggio.

Prima di tutto, a Cesare quel che e' di Cesare: l'ha fatto davvero. Io a sta storia del PdL e di AN che si scioglieva non ci credevo. E invece.

Ultimamente SB ha comunque fatto da mattatore: s'e' messo a fare il pagliaccio al meeting del G20, ma soprattutto ha avuto l'occasione -"grazie" al terremoto- di lanciarsi ogni giorno in una promessa piu' mirabolante dell'altra: pene piu' dure agli sciacalli, "new town" da costruirsi dietro ogni angolo, 100 progetti di ricostruzione affidati alle province, miliardi di aiuti come se piovesse, eccetera eccetera. Boh, inizio quasi a dargli ragione: non contano i fatti, conta l'ottimismo. Ma che crisi! consumate, abbiate fiducia e siate ottimisti! e basta con questi uccellacci del malaugurio che continuano a prospettare tempi duri! fiducia ci vuole! E idem dicasi per il terremoto: t'e' crollata la casa, ti sono morti i parenti? fiducia! ricostruiremo in fretta! (d'altronde ci sono palazzinari a bizzeffe che non aspettano altro). Ti rubano in casa? fiducia! ci saranno pene piu' dure! Se lo dici con molta convizione, magari oltre ai terremotati ci credono anche i delinquenti e vedi che la situazione si risolve da sola. Anzi, a pensarci bene, serve convincere ancora meno gente, e cioe' i veri sciacalli della situazione: gli inviati dei TG e dei quotidiani nazionali. Ci penseranno loro ad amplificare i proclami fino a farli diventare veri, a farci piangere in diretta per la sorte di Tizio o Caio, in modo da evitare accuratamente di presentarci la situazione complessiva, complessivamente sputtanata.

Ma una delle dichiarazioni di SB m'ha colpito piu' delle altre: quando ha detto ai terremotati -piu' o meno- di prendere questo periodo di vita da sfollati "come una vacanza", un po' come essere al campeggio.
Ora, di fronte a una sparata di questo genere, posso immaginarmi due tipi di reazione: quello che gli e' crollata la casa, ha perso tutto, compresi parecchi famigliari, e si sente dire che dovrebbe far finta di essere in vacanza, e riesce solo a pensare "ma vaffanculo, berlusconi del cazzo, ma vienici tu in tenda, ti venisse un bel terremoto a radere al suolo le tue cazzo di ville di merda!".
E l'altro, invece, che magari, perche' e' particolarmente ingenuo o ignorante, che ci crede. E si dice: "ma chi me lo fa fare? ma prendiamoci questa vacanza. e in vacanza che si fa? si fa un cazzo. si va al mare. Intanto, su 100 che sono, una provincia che ricostruisce casa mia si trovera' pure, no? l'ha detto berlusconi, io vado in vacanza, tanti saluti, fatemi uno squillo quando e' pronta la new town".
Il fatto che nessuno abbia tirato una badilata in testa a berlusconi mi fa venire il tremendo sospetto che qualcuno, a sta stronzata della vacanza, c'abbia creduto veramente. Lo so, e' una cosa che va al di la' di ogni possibile verosimiglianza, ma il sospetto mi viene. Perche' altrimenti non si spiega perche' oggi nemmeno un quotidiano abbia titolato "SILVIO, MA VAFFANCULO!".

6 apr 2009

Come farsi ascoltare (e rassegna stampa)

Dieci suggerimenti su come farsi ascoltare (per l'esperto di sicurezza, ma non solo), dal SANS.

E poi, un po' di link ora che ho avuto tempo di guardare alle news dell'ultimo mese:

Una botnet che si infiltra sui vostri router casalinghi: qui e qui. Toh: "specialised in attacking small home network routers that run an embedded Linux for MIPS CPUs".

Il targeted advertising di Google.

Facebook non ha ancora un business plan, il sito non fa profitti ma il fondatore e' ricco sfondato. Non capisco bene.

Microsoft ha rilasciato IE8: qui e qui.

"Piu' del 60% delle societa' di medie e grandi dimensioni negli USA e nell'Europa Occidentale hanno dato in outsourcing, o stanno pensando di farlo, tutte o una parte delle loro operations in ambito security, dice un recente sondaggio". E' da dieci anni che ogni anno puntualmente si prevede mercato in crescita per i Managed Services. Sembra di rileggere quelli che per anni hanno vaticinato l'esplosione dell'utilizzo delle PKI. Ma almeno gli esaltati delle chiavi pubbliche dopo un po' hanno l'hanno piantata li'...

what condition my condition was in

Akamai ha rilasciato una nuova versione del suo report "State of the Internet", che avevo gia' commentato sei mesi fa.

Ero curioso di vedere se e come fosse cambiata la posizione dell'Italia nelle classifiche di "broadband penetration". Come prevedibile, l'Italia non s'e' mossa, e quindi e' uscita dalla Top 10 globale per numero di indirizzi IP rilevati. A meta' 2008, Akamai registrava 6,6 milioni di IP provenienti dall'Italia, mentre a fine anno sono poco piu' di 7 milioni. Il numero di IP per abitante si innalza quindi da 0,11 a 0,12. La velocita' media rilevata delle connessioni Internet e' di 2974 Kbps, in Europa meglio solo di Spagna, Grecia e Lussemburgo. Tre quarti delle connessioni Internet sono nella fascia tra 2 e 5 Mbps, e un buon 20% naviga ancora a meno di 2 Mbps, con un 3% ancora attaccato al dial-up.
Un altro dato carino che, a parte la cartina "all'americana" (dove cioe' i confini sono posizionati a casaccio e le isole mediterranee mescolate come un mazzo di carte), la dice lunga su quanto l'Italia possa dirsi parte dell'Europa per quanto riguarda le connessioni Internet, e' quello fornito dal tool DataViz:

poste

Stamattina sono andato a fare un reclamo all'ufficio postale (che peraltro nel mio paesucolo e' situato in un container in un cortile ormai da anni), circa il mio quotidiano che viene recapitato random. Dopo una serie di "ma non e' colpa nostra", "i postini non dipendono da noi" (giuro), e "e' il CMP che ci consegna la roba in ritardo", sono riuscito a lasciargli un foglietto con le mie lagnanze. Attendo fiducioso riscontro, che, come indicato sull'apposito modulo, preferirei ricevere via email.

Nel frattempo mi arriva una conferma da ebay: "We have shipped the following item to you by Hong Kong Post Vip Air Mail.You should be receiving it in about 7 - 15 days. (For the remote areas, itmay take some more days, such as Africa/South America. especially in Italy,it usually need 10-30 days to receive items)."

Especially.

Cazzo.

Mi preoccupo.

Antonio Di Pietro sempre piu' spesso dice cose che condivido esattamente: "Come sapete, noi dell'Italia dei Valori siamo una formazione politica che in prospettiva guarda al superamento delle province, perché in alcuni casi la provincia va troppo stretta, in altri casi va troppo larga. Nel caso di Milano, appunto, trattasi di una realtà in cui provincia e comune devono essere una sola cosa, una realtà metropolitana che a differenza di Reggio Calabria merita di essere considerata tale."

In realta', la cosa che mi preoccupa e' trovarmi d'accordo con la Lega, che scrive "Basta cemento". Al di la' delle motivazioni ("difendiamo la terra dei nostri padri") e le preoccupazioni elettorali probabilmente un po' opportunistiche, la Lega rivela una contraddizione delle tante giunte di destra che governano in Nord Italia: da un lato alimentano la xenofobia a rifiutano gli immigrati, dall'altro prosperano grazie alle complicita' con costruttori, immobiliaristi, real estate e palazzinari vari.

4 apr 2009

Italy, Africa, South America

Leggo un'avvertenza su ebay: "Residents of Italy, Africa, South America : Our past experience showed that deliveries into these address is taking sometimes more than 25 days even though we ship items Vip Air Mail."

:-(

3 apr 2009

Eh che maleducazione!

No, non mi riferisco a SB, ma a Picasa, che oggi di punto in bianco ha deciso di upgradarsi alla versione 3 che ho cercato di evitare come la peste negli ultimi mesi, e mi ha pure installato un tot di altri programmilli dell'onnisciente sito con la G. E se non c'era Comodo a dirmelo, non mi avvisava nemmeno!
E che cafoni!
Finisce che lo disinstallo, perche' va bene essere quasi totalmente dipendenti da google, ma c'e' un limite a tutto!

un viaggiatore

Ho finito ieri di leggere Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino.
Se una notte d'inverno un viaggiatore e' un libro impegnativo, vasto, pesante nel senso piu' fisico che tale termine puo' prestare a un oggetto immateriale quale le vicenda raccontata da un libro, un libro sulla lettura, sulla scrittura, che parla al lettore in seconda persona, parlando di se stesso e di come si sta facendo leggere. Se una notte d'inverno un viaggiatore e' un libro che parla di un lettore che legge Se una notte d'inverno un viaggiatore, e anche altri libri, e parla di autori e traduttori e falsi autori e strani lettori e lettrici, e contiene altri libri con altri protagonisti e altri lettori, e mescola questi libri e lettori con la vicenda della ricerca dei libri stessi e dei loro autori. Se una notte d'inverno un viaggiatore parla al lettore di Se una notte d'inverno un viaggiatore, e parla del lettore di Se una notte d'inverno un viaggiatore, ma il lettore e' contemporaneamente fuori dal libro e dentro il libro, come protagonista. Se una notte d'inverno un viaggiatore ti sorprende descrivendo la tua lettura mentre apparentemente sta parlando della lettura del lettore-protagonista o addirittura di un altro personaggio-lettore o autore. E la finzione si confonde con la realta', e la realta' fittizia che e' propria di ogno libro si confonde con altre finzioni, in un vortice al tempo stesso reale o immaginario.
Se una notte d'inverno un viaggiatore e' un iperlibro, e' un metalibro, e mentre lo si legge, mentre si legge la descrizione dei pensieri che si rincorrono alla sua lettura, altri pensieri si rincorrono, si pensa che si potrebbe scrivere un nuovo libro che parla di un lettore che legge questo Se una notte d'inverno un viaggiatore, e contemporaneamente cerca sia di ricostruirne la struttura per spiegarla al proprio lettore che di indagare il processo che ha portato il suo autore a scriverlo in questo modo. E leggendo Se una notte d'inverno un viaggiatore si pensa che si dovrebbe fare un film di questo libro, un iperfilm che trasponga in immagini l'iperlibro, usando tutte le forme e stili e tecniche filmiche per mostrare un libro che ha usato tutte le forme, le astuzie, le tecniche di narrazione, suggestione, rivelazione e inganno fornite dalla lingua scritta.
E poi si potrebbe scrivere un libro su un regista che gira il film di Se una notte d'inverno un viaggiatore, e magari decidere che quel regista sta girando un film che parla a uno spettatore e di uno spettatore, ma non riesce mai a concluderlo perche' un nuovo film cattura ogni volta la sua attenzione e gli impedisce di portare a compimento il precedente. E poi magari un film sullo spettatore che legge quel libro.
E nonostante tutto cio',
Se una notte d'inverno un viaggiatore si conclude in maniera del tutto soddisfacente per il lettore e per il lettore-protagonista, nonostante si tratti della storia di una insoddisfazione continua, quella di non riuscire a finire di leggere un libro.
Un libro che, se alla fine del mondo si dovesse scegliere un ristrettissimo numero di volumi da salvare dalla distruzione, pur trattandosi solo di un libro sulla lettura di altri libri, per giunta inventati, quindi sulla piu' immateriale delle vicende immateriali, sarebbe impensabile gettare.