Apr 21, 2009

Riyadh, day two

Anche oggi, a suo modo, e' stata una giornata istruttiva.
Ho imparato alcune cose sul modo di lavorare qui.
Primo: gli orari. La regola d'oro e' stare sempre sul vago quando si parla con i "pari grado" e sbilanciarsi solo con manager e persone importanti; lasciare spazio a se' e agli altri, senza apparire insistenti nel fissare appuntamenti a ore troppo precise, che sanno di costrizione. "Ci vediamo domattina" e' sufficiente, se non c'e' una scadenza imprescindibile. Questo permette di dire, in seguito, "siamo venuti alle 10, come d'accordo" o cose del genere senza timore di smentite. Se il cliente lavora solitamente dalle 7.30 alle 15, cio' va usato a proprio favore fissando ogni incontro rigorosamente in tarda mattinata.
Oggi poi abbiamo incontrato un caso di inefficienza effettivamente eccezionale. Si doveva installare un apparato in un certo datacenter. L'omino che era andato ieri a mettersi d'accordo per il permesso d'ingresso aveva pensato che quando il responsabile dell'autorizzazione gli aveva detto "si' pero' per farvi entrare voglio un portatile nuovo" stesse facendo una battuta. E invece no. Voleva un portatile veramente. Long story short, corsa al centro commerciale, compragli un portatile e via che si va. Senza parole.

Mentre aspettavo -ignaro- che la corruzione facesse il suo corso, stamattina mi sono fatto una passeggiata sotto la Kingdom Tower, il grattacielo detto anche "l'apribottiglie" per la caratterisca forma. Ho anche fatto un sacco di fotine ma non ho il cavetto, quindi le carichero' una volta tornato a casa. Dalle mie indagini di ieri su Internet, sembra proprio che l'opinione del tassista di ieri sia confermata: a Riyadh non c'e' niente da vedere. Si puo' salire sulla Kingdom Tower e guardare il panorama; si puo' salire sul Faisaliyah Center, andare al ristorante e guardare il panorama; oppure si puo' andare a vedere il vecchio forte e la "citta' vecchia" e se domani avro' tempo, ci vorrei provare. Conversando con Ahmad, si parlava del deserto, e questa si' che sarebbe una cosa che mi piacerebbe vedere: il VERO deserto, mica come a Dubai, qui si parla di non avere nulla intorno a Riyadh per centinaia di chilometri. A quanto pare c'e' chi ha ancora delle tende permanenti nel deserto, curate da qualche pastore, a mo' di casa di campagna, in cui si va quando ci si vuole rilassare e staccare da tutto. Grandi tende con tutti i comfort ovviamente, ma pur sempre nel bel mezzo del nulla.

La conversazione pomeridiana con Ahmad di fronte a un cheese cake bagel al centro commerciale mi ha portato su un terreno minato per una mezzoretta. Una conversazione che inizia con la domanda "Cosa pensa la gente in Europa se uno dice 'io amo Hitler'?" si prospetta difficoltosa. E' interessante vedere come la questione israeliana e palestinese sia vista in modo confuso da un giovane arabo istruito tanto quanto e' vista in modo confuso dai giovani occidentali istruiti. Peccato siano due confusioni, per cosi' dire, che vorticano in sensi opposti e portano piu' facilmente allo scontro che al compromesso. Mentre si chiacchierava pensavo a un paio di cose: una, che non ho espresso se non sottintendendola con vaghi giri di parole, e' che il governo Saudita mantiene il proprio popolo nell'ignoranza, e cio' e' causa di gran parte dell'odio e dei fraintendimenti; non a caso, non ho ancora visto una libreria in giro. L'altra cosa, che invece ho espresso, e' che nonostante tutti i difetti e le contraddizioni, il mondo "occidentale" ha raggiunto un vero, grande, progresso, che permette di risolvere un sacco di complicazioni: la separazione tra Stato e Chiesa. Ahmad mi dice che tutto cio' che gli arabi vogliono e' uno Stato in comune tra israeliani e palestinesi, dove entrambi i popoli possano vivere insieme in pace, con governanti eletti democraticamente. Ma come potrebbe funzionare uno Stato del genere, dove, quale che fosse l'uomo al potere -Ebreo o Musulmano- questi dovesse obbedire prima alla legge del proprio Dio che a quella del proprio Stato? Facile a dirsi, meno a farsi.

bells.

3 comments:

Anonymous said...

Salve
benvenuto in Arabia Saudita!!!!
Io lavoro a Jeddah e sono qua da piu' di un mese!!!
Credo che la capitale, da quel che leggo,sia molto piu' tipica, nel senso letterale del termine..... mentre Jeddah e' un pochino piu' laica.

Matteo Liut said...

Certo l'Arabia ha il suo fascino, ma mette un po' di paura. C'è qualcosa nell'aria anche nei Paesi più liberi come Dubai che "non convince" e appena ci metti piede vivi con la sensazione di camminare sempre sul filo del rasoio. È una sensazione che passa con il tempo?

ilgioa said...

Io non ho mai avuto *lunghe* permanenze in paesi islamici, ma mi sto convincendo che la sensazione di spaesamento sia dovuta alle evidenti differenze di usi, costumi, comportamenti. Il mondo occidentale e' cosi' omogeneo che tutto ci sembra "famigliare" anche se siamo all'estero molto lontani da casa.
La vita nei paesi islamici ci fa riflettere su certe cose che noi diamo per scontate, come ad esempio la democrazia in politica.
E' un discorso molto complesso e credo che l'unica conclusione a cui sono giunto finora e' che non e' cosi' facile giudicare e classificare cos'e' "giusto" e cos'e' "sbagliato". Ad esempio, mi sento di gran lunga piu' sicuro a passeggiare per Riyadh o Dubai che a Milano.