Sep 26, 2009

La confusione continua a regnare sovrana

Finalmente oggi ho avuto il tempo di leggermi una settimana di quotidiani arretrati (che peraltro Poste Italiane ha provveduto come al solito a recapitarmi a cadenza random nei giorni scorsi), e ho trovato un articolo dal titolo "F.C.C. Proposes Rules That Support Net Neutrality", dove appunto si riportano succintamente le proposte della commissione USA sulle (tele)comunicazioni circa il tema della "Net Neutrality".
Come ho gia' sottolineato in precedenza, il problema principale del dibattito su questa "Net Neutrality" e' che non c'e' nemmeno una definizione chiara e condivisa che spieghi precisamente cosa sia questa benedetta "Neutrality", quindi figuriamoci che dibattito ne possa uscire.
Da cio' deriva che l'argomento sia solitamente trattato in maniera superficiale, o strumentale o, purtroppo molto spesso, in entrambi i modi contemporaneamente.
La versione cartacea dell'articolo, piu' lunga di quella online, a mio parere purtroppo inizia in maniera un po' confusa e superficiale:
"Julius Genachowski, chairman of the Federal Communications Commission, said operators should not be able to discriminate against certain Internet sites or applications, like high-traffic commerce sites or file-sharing services, and would have to make their network management practices transparent."
Leggendo questo, io mi chiedo: "ma perche'?" Perche' gli ISP non dovrebbero poter discriminare il traffico che gira sulla loro rete? (a patto ovviamente che me lo comunichino) E se si richiede che le politiche di "network management" debbano essere "trasparenti", se ne sta accettando implicitamente l'esistenza, giusto? e quali sarebbero queste pratiche di gestione? e quali sarebbero accettabili, e quali no? e chi lo deciderebbe? e tutto cio' non e' in contraddizione con la prima parte del paragrafo?
La cosa poi peggiora:
"Proponents of net neutrality want service providers to be barred from blocking or slowing Internet traffic based on content being sent or downloaded, which they say could be the first step towards the introduction of access charges based on the amount of bandwidth consumed."
Trasecolo. Prima di tutto bisognerebbe ricordarsi che "Internet" non e' un sistema donatoci da Dio sul monte Sinai e non mi pare sia nemmeno menzionata nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo. Non e' neanche un sistema di comunicazioni di proprieta' statale. E' una interconnessione di reti, tenuta in piedi dal comune accordo degli Internet Service Provider che, vale sempre la pena ricordarlo, sono aziende private.
E poi: "traffic based on content". Cos'e' questo "content"? L'URL? il contenuto di una mail? l'header TCP? il file gif o mp3?
E la perla finale: "l'introduzione di costi di accesso basati sulla quantita' di banda utilizzata". Hey, sveglia! adesso facciamo finta che non ci siano mai stati abbonamenti a consumo? Sbaglio o i costi telefonici sono tuttora fatturati principalmente a consumo? Mi sfugge evidentemente qualcosa. Adesso non solo Internet ci e' data per volere divino, ma anche l'abbonamento flat e' annoverabile tra i diritti umani? Posso solo sperare che qui il reporter abbia preso una cantonata perche' non puo' esserci nessuno cosi' fuori dal mondo da poter dire una cosa del genere.
Va bene auspicare modelli di prezzi piu' equi e convenienti, ma c'e' un limite persino a cio' che si puo' scrivere nella letterina a Babbo Natale, su!
Mr. Genachowski poi avrebbe detto quanto segue: "Today, we can't imagine what our lives would be like without the Internet - any more than we can imagine life withour running water or the light bulb". Ora, che uno possa dire una cosa del genere senza ricevere in risposta fischi e sberleffi mi pare impensabile.
Non possiamo immaginare la nostra vita senza Internet?
Internet sta alla pari dell'acqua corrente o della luce elettrica?
Non so che pasticche prenda questo Genachowski, ma deve darsi sicuramente una calmata.
Io la mia vita senza Internet me la immagino benissimo, anzi a pensarci bene e' la vita che ho vissuto fino a 15 anni fa, e pur non essendo stata una vita da nababbo credo proprio di poterla definire senza ombra di dubbio migliore di quanto sarebbe stata se non avessi avuto l'acqua potabile.
Secondo me, uno che dice una cosa del genere o e' pazzo o e' pagato profumatamente da qualcuno dietro le quinte per rendersi ridicolo.
Cito a questo punto quanto segue nell'articolo alcuni paragrafi dopo: "Vint Cert, a computer scientist who is Google's chief Internet evangelist, said, "We could not be more pleased to see Chairman Genachowski take up this mantle"." Poi ognuno tragga le proprie conclusioni.

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