25 nov 2009

ignore the security warning

Ieri Bruce Schneier citava una ricerca interessante: "It is often suggested that users are hopelessly lazy and unmotivated on security questions. They chose weak passwords, ignore security warnings, and are oblivious to certicates errors. We argue that users' rejection of the security advice they receive is entirely rational from an economic perspective."

Insomma, perdiamo quantita' enormi di tempo a leggere sedicenti avvertimenti per la nostra sicurezza che nella stragrande maggioranza dei casi sono del tutto inutili.

Mi fa venire in mente i controlli all'aeroporto. Se la vediamo da una prospettiva costi/beneficio, sono sicuro che le ridicole procedure di "sicurezza" a cui milioni di persone ogni anno devono sottoporsi in aeroporto causano piu' danni economici (in termini di tempo perso, gente incazzata, materiale inoffensivo gettato via, voli persi, ecc.) dei possibili attacchi terroristici che dovrebbero scongiurare.
Poi, uno puo' dire che non stiamo parlando solo di soldi, ma soprattutto di vite umane: OK, vero. Pero' 1) se i governi avessero a cuore le vite umane, non bisognerebbe fare lo stesso tipo di controlli prima di prendere un treno o un bus? o prima di entrare a teatro, al cinema, allo stadio, a messa? e 2) quanti terroristi sono stati catturati grazie ai demenziali metal detector, ai controlli sui liquidi o al fatto che mi devo togliere le scarpe, estrarre il laptop, eccetera eccetera? Se ne avete catturato almeno uno, anche uno solo, mi basta. passo sotto il metal detector per il resto della vita. Pero' all'aeroporto, dopo i controlli, voglio vedere un cartello con scritto "Quest'anno, grazie a questi controlli, abbiamo catturato __ terroristi."

ho perso le parole

Mi copio questo articolo di Alessandro Portelli dal Manifesto di ieri. Un'altra pagina del quotidiano stupro perpetrato ai danni della lingua italiana da parte della destra ignorante e sbruffona che comanda qua da noi oggi.

È proprio vero che siamo un paese di poeti santi e navigatori. Solo in un paese di geni assoluti poteva essere concepita l'idea, scaturita dalla fervida immaginazione di un paese del bresciano, di lanciare di qui a Natale una campagna di pulizia etnica e chiamarla «White Christmas».
La trovo un'idea entusiasmante.
In primo luogo, perché spazza via tutte le menzogne mielate di quando ci raccontavano che a Natale siamo tutti più buoni: prendere spunto dal Natale per diventare più cattivi, e farlo in nome delle nostre radici cristiane mi pare un'operazione liberatoria di verità assolutamente ammirevole. Altro che cultura laica. Qualche anno fa, quando il mio quartiere scese in piazza per impedire il trasferimento in zona di qualche famiglia rom, una compagna disse: «Non è razzismo, è cattiveria». Scrissi allora, e mi ripeto: non distinguerei fra le due cose (il razzismo è cattiveria), ma trovo giusta questa parola, «cattiveria», così elementare da essere caduta in disuso, perché qui è proprio l'elementarmente umano che è in gioco. D'altra parte, un esimio leghista ministro della repubblica aveva già proclamato che bisognava essere cattivi con gli esseri umani non autorizzati. Disciplinatamente, fior di istituzioni democratiche eseguono: sbattono fuori dalle baracche i rom a via Rubattino a Milano e al Casilino a Roma e i marocchini braccianti in Campania, incitano i probi cittadini dei villaggi lombardi a denunciare i vicini senza documenti, premiano con civica medaglia intitolata a Sant'Ambrogio gli sgherri addetti ai rastrellamenti dei senza diritti. Fini dice che sono stronzi: no, non sono solo stronzi, sono malvagi.
Su un piano più leggero, trovo altrettanto geniale proclamare che l'operazione si fa in nome dell'incontaminata cultura lombarda e bresciana - e chiamarla con un nome inglese, per di più orecchiato da una canzone e un film americano. Non si potrebbe trovare un modo migliore per prendere in giro tutta la mitologia lombarda delle radici e della purezza culturale. Non è solo una bella presa in giro di quelli che mettono nomi lumbard sui cartelli all'ingresso dei paesi. Ma è anche un modo per ricordarci che non esiste cultura più paesana, più subalterna e più provinciale di quella che finge un cosmopolitismo d'accatto. E infine, la trovata dell'inglese è una spietata denuncia dell'ipocrisia razzista. Dire «bianco Natale» significava mettere troppo in evidenza il colore della pelle, perciò lo diciamo con una strizzata d'occhio - dire le cose in inglese, non solo in questo caso ma più in generale ormai, significa dirle ma non dirle, è la nuova forma della semantica dell'eufemismo. E poi, «Christmas» invece di Natale: e hanno ragione, il nostro tradizionale Natale è sempre più sovrastato dall'americano Christmas, lasciamo perdere il misticismo e corriamo a fare shopping. Aveva proprio ragione la mia amica appalachiana che diceva, «noi poveri di montagna non sognavamo un bianco Natale. Se nevicava, era più che altro un incubo». Io non so che Natale sognino i senza documenti del bresciano, dopo questo bell'esempio di cristianesimo. La cosa che immagino è che, cacciati dal villaggio, gli stranieri sbattuti fuori di casa andranno a dormire in una stalla e faranno nascere i loro clandestini bambini in qualche mangiatoia.

21 nov 2009

Brave new world revisited - 3 di 3.

Huxley intitola "Che fare?" l'ultimo capitolo di Ritorno al mondo nuovo.

"Se vogliamo evitare una tirannia di questo tipo, dobbiamo senza indugio cominciare a educare noi stessi e i nostri figli alla liberta' e all'autogoverno. Tale educazione alla liberta' dev'essere [...] educazione anzitutto sui fatti e sui valori: sui fatti della diversita' individuale e dell'unicita' genetica, della tolleranza e della reciproca carita' che da quelli derivano quali corollari etici. [...] Gli effetti della propaganda falsa e perniciosa si neutralizzano solo con un completo addestramento all'arte di analizzarne le tecniche e smascherarne i sofismi." Con questa definizione, Huxley coglie il principale problema della nostra societa' odierna: l'incapacita' del cittadino medio di distinguere il falso dal vero, la sincerita' dalla malafede, il buono dal cattivo, nella valanga di messaggi da cui e' sommerso giornalmente dai mass media. Il cittadino non ha piu' i mezzi intellettuali necessari a discernere autonomamente i fatti dalla propaganda, e nemmeno per accorgersi di quando i fatti gli vengono del tutto nascosti.

Cinquant'anni fa, Huxley disegnava cio' che abbiamo oggi sotto gli occhi: "Le costituzioni non si abrogheranno e le buone leggi resteranno nel codice; ma tali forme liberali serviranno solo a mascherare e ad abbellire una sostanza profondamente illiberale. [...] e' probabile che nei paesi democratici noi assisteremo al rovescio del processo che fece dell'Inghilterra una democrazia, serbando intatte le forme esteriori della monarchia. [...] crescendo l'efficacia dei mezzi per la manipolazione dei cervelli, le democrazie muteranno natura; le antiche, ormai strane, forme rimarranno: elezioni, parlamenti, Corti Supreme eccetera. Ma la sostanza, dietro di esse, sara' un nuovo tipo di totalitarismo non violento. [...] Radio e giornali continueranno a parlare di democrazia e di liberta', ma quelle due parole non avranno piu' senso. Intanto l'oligarchia al potere, con la sua addestratissima elite di soldati, poliziotti, fabbricanti del pensiero e manipolatori del cervello, mandera' avanti lo spettacolo a suo piacere."

E quindi, che fare? L'ambiente: "noi dobbiamo, con la massima prontezza, accrescere la produzione di generi alimentari, avviare e portare avanti una politica mondiale per la conservazione del suolo e delle foreste; creare surrogati opportuni ai nostri carburanti, se possibile meno pericolosi e meno esauribili dell'uranio; amministrare oculatamente i minerali disponibili, e intanto escogitare metodi nuovi e non troppo costosi per l'estrazione di questi minerali da fonti sempre meno pregiate [...]." La politica: "in pratica, la storia dei nostri giorni ce lo ha dimostrato piu' volte, il diritto di voto in se' non garantisce la liberta'. Percio' chi vuole evitare la dittatura per referendum, spezzi i collettivi della societa' moderna, di carattere solo funzionale, in tanti gruppi che si autogovernino e cooperino volontariamente, e riescano a funzionare al di fuori del sistema burocratico della Grande Impresa e del Gran Governo." Le citta': "Sovrappopolazione e superorganizzazione hanno prodotto la metropoli moderna, nella quale e' diventata pressoche' impossibile una vita umana piena, fatta di rapporti personali molteplici. Percio', chi non vuole l'immiserimento spirituale degli individui e delle societa', lasci la metropoli e dia nuova vita alla piccola comunita' provinciale [...]."

"Gli antichi dittatori caddero perche' non sapevano dare ai loro soggetti sufficiente pane e circensi, miracoli e misteri. [...] In passato liberi pensatori e rivoluzionari furono spesso i prodotti della educazione piu' ortodossa e piu' osservante. [...] Ma sotto un dittatore scientifico l'educazione funzionera' davvero e di conseguenza la maggior parte degli uomini e delle donne cresceranno nell'amore della servitu' e mai sogneranno la rivoluzione."

18 nov 2009

un link piuttosto che un altro

Alcuni link da conservare:

- Vado un brodo di giuggiole quando leggo qualcuno che scrive in italiano corretto, e questo articolo riportato da Luciano Comida mi ha fatto godere.

- Sempre da Luciano Comida, alcune riflessioni su crocifissi eccetera. "il crocifisso è il simbolo dei cattolici (chiesa legata a una concezione punitiva, sofferente e pagana della fede). Mentre per i protestanti, il simbolo è la croce vuota: segno della resurrezione di Gesù: messaggio di gioia e promessa di vita eterna per tutti gli uomini e tutte le donne. La differenza (anche nei simboli) non è di poco conto."

- su un argomento un po' piu' leggerino (ma non troppo, visto che sempre di gente cretina si parla), questo post da Dissapore. La statura dei personaggi coinvolti dice tutto: "In luglio Dissapore si è occupato del conto che una coppia ha pagato per cenare al ristorante milanese La Malmaison di Davide Lacerenza, il compagno di Stefania Nobile, figlia di Wanna Marchi. 954 euro (novecentocinquantaquattro). Oggi Lacerenza ci fa sapere che non ha gradito."

8 nov 2009

Brave new world revisited - 2

Altri appunti da "Ritorno al mondo nuovo". Nel 1958, Huxley aveva gia' ben chiari i pericoli della propaganda di massa, e iniziava a intravedere il potenziale della televisione.

"...la propaganda per l'azione dettata da impulsi inferiori all'interesse, ricorre a prove false, mutile, incomplete, evita il rigore della logica, cerca di influenzare le sue vittime ripetendo frasi vuote, attaccando furiosamente un capro espiatorio, indigeno o straniero, accomunando scaltramente le peggiori passioni con gli ideali piu' alti, si' che la crudelta' possa commettersi nel nome di Dio, e la piu' cinica Realpolitik possa trattarsi come questione di principio religioso e di dovere patriottico." Non e' proprio quello che fa oggi la nostra propaganda politica televisiva?

E ancora: "Oggi per la loro propaganda, i dittatori si avvalgono soprattutto di tre mezzi: iterazione, soppressione e razionalizzazione: ripetizione di frasi fatte, che essi vogliono fare accettare per vere; soppressione dei fatti, che essi vogliono ignorati; suscitamento e razionalizzazione di passioni che possono poi usarsi nell'interesse del Partito o dello Stato."

Quando oggi parliamo di mass media, dovremmo ricordarci dei pericoli che Huxley identificava chiaramente nella massa: "Un uomo, o una donna, entrano in contatto con la societa' in due modi: o come membro di un gruppo, familiare, professionale, religioso, o come membro di una folla." E, a pensarci, qual'e' la folla piu' grande di quella dei telespettatori, uniti virtualmente davanti al teleschermo? "Un gruppo puo' avere la moralita' e l'intelligenza dei singoli che lo formano; ma la folla e' caotica, non ha un suo proposito, ed e' capace di tutto. tranne che di azione intelligente e di pensiero realistico. Adunata in folla, la gente perde la capacita' di ragionare, di compiere una scelta morale. Diventa suggestionabile al punto di non avere piu' giudizio o volonta' propria." La televisione raduna la folla, una folla che non sta insieme fisicamente ma che condivide tutte le caratteristiche dell'adunata di massa, caotica, impulsiva, passionale, amorale.

Huxley, a pochi anni dalla fine del nazismo, ci presenta le strategie propagandistiche di Hitler, che suonano cosi' familiari, al giorno d'oggi, alle nostre orecchie: "Secondo Hitler il propagandista deve fare suo "un atteggiamento sistematicamente unilaterale, rispetto ad ogni problema che affronti". Non deve ammettere di potersi sbagliare, o che possa avere in parte ragione chi non la pensa come lui. Con gli avversari non si discute; si grida, si aggredisce, e se danno troppo fastidio, si liquidano."

Ad Huxley ovviamente non sfugge il fatto che la politica sia stata trasformata, dai mezzi di comunicazione di massa, in una nuova incarnazione del consumismo e dell'arte di vendere: "Gli istituti democratici funzionano solamente se tutti fanno del loro meglio per diffondere il sapere e incoraggiare l'uso della ragione." E vediamo oggi, in Italia, lo stato dell'istruzione, della cultura, della ricerca, del sapere. E vediamo come, invece di fare affidamento alla ragione, la fede venga usata e abusata per manipolare le masse. "Ma oggi, nella piu' potente democrazia del mondo, i politici e i loro propagandisti preferiscono buttare nell'assurdo i metodi democratici facendo appello quasi esclusivamente all'ignoranza e all'irrazionalita' degli elettori. [...] I mercanti della politica fanno appello solo alla debolezza dei votanti, mai alla loro forza potenziale. Essi non cercano di portare le masse, attraverso l'educazione, alla capacita' d'autogoverno; a loro basta manipolarle e sfruttarle."

"Ma quelli fra noi che considerano l'uomo e la donna come individui, e non come membri di una folla, o di una collettivita' irreggimentata, diranno che Hitler aveva torto, orrendamente torto. Ebbene, in un'epoca in cui si accelera la sovrappopolazione, si accelera la superorganizzazione, si perfezionano i mezzi di comunicazione di massa, come possiamo noi salvare l'interessa e riaffermare il valore dell'individualita' umana? E' una domanda che ancora si puo' porre e a cui forse si puo' ancora rispondere validamente. Puo' darsi che fra una generazione sara' gia' troppo tardi per trovare la risposta. Puo' darsi addirittura che sara' impossibile porsela, nel soffocante clima collettivo di quel futuro."

"Quel futuro", oggi.