08 nov 2009

Brave new world revisited - 2

Altri appunti da "Ritorno al mondo nuovo". Nel 1958, Huxley aveva gia' ben chiari i pericoli della propaganda di massa, e iniziava a intravedere il potenziale della televisione.

"...la propaganda per l'azione dettata da impulsi inferiori all'interesse, ricorre a prove false, mutile, incomplete, evita il rigore della logica, cerca di influenzare le sue vittime ripetendo frasi vuote, attaccando furiosamente un capro espiatorio, indigeno o straniero, accomunando scaltramente le peggiori passioni con gli ideali piu' alti, si' che la crudelta' possa commettersi nel nome di Dio, e la piu' cinica Realpolitik possa trattarsi come questione di principio religioso e di dovere patriottico." Non e' proprio quello che fa oggi la nostra propaganda politica televisiva?

E ancora: "Oggi per la loro propaganda, i dittatori si avvalgono soprattutto di tre mezzi: iterazione, soppressione e razionalizzazione: ripetizione di frasi fatte, che essi vogliono fare accettare per vere; soppressione dei fatti, che essi vogliono ignorati; suscitamento e razionalizzazione di passioni che possono poi usarsi nell'interesse del Partito o dello Stato."

Quando oggi parliamo di mass media, dovremmo ricordarci dei pericoli che Huxley identificava chiaramente nella massa: "Un uomo, o una donna, entrano in contatto con la societa' in due modi: o come membro di un gruppo, familiare, professionale, religioso, o come membro di una folla." E, a pensarci, qual'e' la folla piu' grande di quella dei telespettatori, uniti virtualmente davanti al teleschermo? "Un gruppo puo' avere la moralita' e l'intelligenza dei singoli che lo formano; ma la folla e' caotica, non ha un suo proposito, ed e' capace di tutto. tranne che di azione intelligente e di pensiero realistico. Adunata in folla, la gente perde la capacita' di ragionare, di compiere una scelta morale. Diventa suggestionabile al punto di non avere piu' giudizio o volonta' propria." La televisione raduna la folla, una folla che non sta insieme fisicamente ma che condivide tutte le caratteristiche dell'adunata di massa, caotica, impulsiva, passionale, amorale.

Huxley, a pochi anni dalla fine del nazismo, ci presenta le strategie propagandistiche di Hitler, che suonano cosi' familiari, al giorno d'oggi, alle nostre orecchie: "Secondo Hitler il propagandista deve fare suo "un atteggiamento sistematicamente unilaterale, rispetto ad ogni problema che affronti". Non deve ammettere di potersi sbagliare, o che possa avere in parte ragione chi non la pensa come lui. Con gli avversari non si discute; si grida, si aggredisce, e se danno troppo fastidio, si liquidano."

Ad Huxley ovviamente non sfugge il fatto che la politica sia stata trasformata, dai mezzi di comunicazione di massa, in una nuova incarnazione del consumismo e dell'arte di vendere: "Gli istituti democratici funzionano solamente se tutti fanno del loro meglio per diffondere il sapere e incoraggiare l'uso della ragione." E vediamo oggi, in Italia, lo stato dell'istruzione, della cultura, della ricerca, del sapere. E vediamo come, invece di fare affidamento alla ragione, la fede venga usata e abusata per manipolare le masse. "Ma oggi, nella piu' potente democrazia del mondo, i politici e i loro propagandisti preferiscono buttare nell'assurdo i metodi democratici facendo appello quasi esclusivamente all'ignoranza e all'irrazionalita' degli elettori. [...] I mercanti della politica fanno appello solo alla debolezza dei votanti, mai alla loro forza potenziale. Essi non cercano di portare le masse, attraverso l'educazione, alla capacita' d'autogoverno; a loro basta manipolarle e sfruttarle."

"Ma quelli fra noi che considerano l'uomo e la donna come individui, e non come membri di una folla, o di una collettivita' irreggimentata, diranno che Hitler aveva torto, orrendamente torto. Ebbene, in un'epoca in cui si accelera la sovrappopolazione, si accelera la superorganizzazione, si perfezionano i mezzi di comunicazione di massa, come possiamo noi salvare l'interessa e riaffermare il valore dell'individualita' umana? E' una domanda che ancora si puo' porre e a cui forse si puo' ancora rispondere validamente. Puo' darsi che fra una generazione sara' gia' troppo tardi per trovare la risposta. Puo' darsi addirittura che sara' impossibile porsela, nel soffocante clima collettivo di quel futuro."

"Quel futuro", oggi.

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