26 dic 2009

security theatre

Io l'avevo detto. I controlli di sicurezza agli aeroporti sono inutili. E ora ne abbiamo anche la prova. Se Umar Farouk Abdulmutallab e' riuscito a imbarcarsi in Olanda su un volo per gli USA, evidentemente trafficare con la sua bombetta per tutto il tempo senza che nessuno lo notasse e, arrivato a Detroit, riuscire a innescare un ordigno che per pura fortuna non ha causato altri danni che ustionargli una gamba, allora vuol proprio dire che i controlli "di sicurezza" agli aeroporti sono una farsa, una truffa, una presa in giro... mi mancano le parole. Vuol dire che questi controlli "di sicurezza" non servono nemmeno a bloccare i terroristi cretini, figuriamoci quelli furbi.

E allora io, se penso al personale scortesissimo che c'e' ai metal detector a Malpensa e al fatto che devo farmi la coda, togliermi le scarpe, togliermi la cintura, togliermi il cappotto, svuotarmi le tasche, tirare fuori il pc, fargli vedere una carta d'imbarco che mi sono stampato a casa e che per quanto ne sanno loro potrebbe benissimo essere fasulla, farmi tastare, rimettere dentro il pc, rimettermi le scarpe, rimettermi la cintura, rimettere il cappotto, recuperare tutto il resto della roba e sorbirmi pure lo sguardo scocciato che il mandriano riserva ai vitelli che si attardano a uscire dalla stalla, TUTTO QUESTO PER NIENTE, mi viene voglia di iscrivermi ad Al Qaeda!

23 dic 2009

V'e' piaciuta la privatizzazione?

Copio qui un pezzo di un articolo pubblicato sul Manifesto di oggi, circa i disagi nei trasporti (o, piu' precisamente, "disastri") seguiti alla nevicata di ieri.


"La scomparsa dei servizi collettivi
Tommaso Di Francesco
Milano nella paralisi per venti centimetri di neve. Arrivano i soldati. In migliaia hanno dormito negli aeroporti lombardi, molte strade bloccate. «Non viaggiate», invita la Protezione civile. Voli cancellati verso Stati uniti e scali europei. Treni dappertutto in ritardo pesante. Potremmo continuare.
È il bollettino nero di questi giorni e ore e continuerà visto che il clima peggiorerà. Il bollettino dell'Italia del Nord, ma anche di tutto il paese visto il caos dei collegamenti verso il Sud. E nello stesso tempo è anche la paralisi d'Europa.
Con una costante e alcune novità di rilievo.
La costante è che dappertutto, negli aeroporti italiani come nelle stazioni ferroviarie, i passeggeri sono stati abbandonati a se stessi pur di fronte all'evidente condizione di necessità. Così, dappertutto si è assistito a proteste di gente assiderata e furiosa che, consigliata di arrangiarsi dalle autorità, ha dato l'assalto alle stanze riservate ai vip di stazioni e aeroporti. Che cos'era infatti se non un clamoroso «arrangiatevi» l'annuncio del presidente delle Ferrovie Moretti che consigliava di munirsi di «coperte, maglioni e panini», non prima dall'avere negato ogni possibile rimborso da parte dell'azienda dei trasporti. Da notare l'abile silenzio dei vertici della Cai-Alitalia recentemente privatizzata nei profitti e invece socializzata nelle pardite.
Ma c'è la scusante, abilmente utilizzata dal Comune di Milano che, senza vergogna, ha ricordato come il disastro di Milano, che arriva dopo l'altro di solo un anno fa, in fondo è simile a quello di Parigi, Londra e Madrid. E ha «ragione», perché, quasi simbolo della paralisi italiana ed europea, c'è stato il blocco del sottopasso della Manica con altrettando abbandono di centinaia di passeggeri di ben quattro treni rimasti immobilizzati sotto il canale. Quella del vice-sindaco di Milano De Corato è però una ragione assai meschina.
Perché quel che si evidenzia, in Italia e in Europa, non è solo l'inefficienza di gestione dei trasporti ma semplicemente la scomparsa dei servizi collettivi. È così, i servizi pubblici non esistono più, tutt'alpiù sopravvivono e sono destinati a diventare archeologia industriale. Insieme all'azzeramento di ogni logica di servizio e di soccorso a cittadini eguali, quel che domina è infatti la logica privatistica che considera i passeggeri null'altro che merci. Così, quando prendete una metropolitana data in gestione ai privati, a Roma come in qualsiasi altra città d'Europa l'altoparlante vi informa sui ritardi non più come «utenti» ma come «clienti».

Ogni governo venuto sulla faccia dell'Occidente sia di destra che di sinistra, almeno prima dell'esplosione della crisi del neoliberismo finanziario negli Stati uniti, ha cancellato ogni traccia di pubblicizzazioni e aziende di stato - restano, significativamente, solo quelle finalizzate alla guerra - nel settore dei servizi pubblici. Dai trasporti, alla sanità, alle comunicazioni. Tutto è privatizzato, la terra, i cieli, il verde. L'aria intanto viene inquinata. L'obiettivo ora è l'acqua. L'ordine dichiarato è fare strame di beni comuni e valori d'uso. Predominano, materialmente e nell'ideologia, i valori di mercato che, dalle imprese e dalle strutture produttive, diventano anche merce di scambio del potere."

Concordo totalmente. Tutti ad applaudire, anni fa, quando si inizio' a parlare di queste favoleggiate "privatizzazioni": la panacea che avrebbe portato efficienza ovunque. E nessuno -a parte forse qualche comunista preso per matto da tutti- che abbia pensato che invece sarebbero state una grande fregatura. A pensarci bene, solo l'idea di privatizzare un servizio pubblico (la posta, i treni, il telefono) dovrebbe far squillare un campanello di allarme: la differenza tra un servizio e una merce. L'ente X mi fornisce un servizio. Io compro una merce. Si capisce subito che la relazione e' un po' diversa.

Un amico ferroviere, su facebook, scrive: "Un piccolo promemoria x chi risiede in LOMBARDIA : da Novembre 20009 il Trasporto Ferroviario Lombardo è PRIVATO, cioè gestito dalla REGIONE LOMBARDIA tramite la società TLN. A voi le conclusioni!!!!!"

E tutti quanti, oggi, bloccati nella neve, a lamentarsi. Perche' a parole siamo tutti capitalisti, ma in realta' continuiamo ad aspettarci -giustamente, direi- che certi servizi siano garantiti, possibilmente a un costo equo. E ormai e' troppo tardi per prendersela col bigliettaio: l'hanno privatizzato anche lui. Anzi, di piu': hanno privatizzato anche lo Stato; le Aziende Municipalizzate quotate in borsa e compagnia cantante. Cosi', persino quando un "servizio" e' apparentemente fornito dallo Stato, sotto sotto vien fuori che lo Stato non ci puo' fare niente se tutto va a scatafascio, perche' in realta' e' l'azienda privatizzata che gestisce tutto.
Come dice l'articolo, se il tuo lavoro e' fornire un servizio, e' un conto. se e' vendere una merce e' un altro. Se la tua priorita' e' vendere biglietti -invece di trasportare persone- allora ti senti in diritto di fottertene del cliente. "Cazzi tuoi se non riesci a salire sul treno, siamo un'azienda privata, mica il mutuo soccorso" ti sembrano dire gli impiegati e i dirigenti.

Ci hanno presi per il culo bombardandoci per anni con la baggianata del "cliente ha sempre ragione", e noi ci abbiamo creduto. Col cazzo. Il cittadino ha sempre ragione. Il cliente, se paga, ha il diritto a mettersi in fila.

21 dic 2009

io l'ho sempre detto

Io l'ho sempre detto. Cioe', l'avrei detto se me l'avessero chiesto. Celentano e' (era) un genio.
Anzi, no. Non proprio un genio nel senso di aver inventato chissa' che, pero' un gran talento -musicale, comico- sicuramente si'.
Leggo oggi che il
Corriere segnala un paio di blog che segnalano un sito che segnalava un video di Prisencolinensinanciusol, che ci si affretta a definire "Internet-mania".

Oltre ad alcune canzoni storiche, Celentano ha sempre fatto cose che mi fanno morire dal ridere. Tipo qui sotto, con Mina. Quando dice "caramelle non ne voglio piu'" mi fa ridere ogni volta. Probabilmente un segno di rincoglionimento. Pero' mi fa ridere.



Grazie a Youtube, l'originale (altrettanto storica) e'
qui.

assistenza clienti - 1

Giorni fa ho scritto un'email al "support" della Trevi, la marca della mia autoradio.
Mi hanno risposto molto velocemente, soprattutto rispetto agli standard italiani.
Diciamo pero' che, per usare un eufemismo, sono molto stringati:

R: Frontalino autoradio HCD5704

Lunedì 21 dicembre 2009, 08:55

Da: "service@trevi.it" service@trevi.it

A: "'Mxxxx Gxxxx'" xxxxx@yahoo.it

Purtropo non piu' disponibile


-----Messaggio originale-----

Da: Mxxxx Gxxxxx [mailto:xxxxx@yahoo.it]

Inviato: venerdì 18 dicembre 2009 18.00

A: service@trevi.it

Oggetto: Frontalino autoradio HCD5704


Buongiorno,il frontalino della mia autoradio si
e' danneggiato. E' possibile acquistare il solo frontalino, ad esempio presso uno
dei vostri centri assistenza?
Grazie,


--

Mxxxx Gxxxxx

12 dic 2009

Il telelavoro

Il 99% delle volte che mi chiedono dov'e' il mio ufficio e io rispondo che lavoro da casa, ricevo sguardi di invidia ed esclamazioni di ammirazione. "Eh che culo", "fantastico", "beato te", eccetera.

Beh, dico io, si' e' vero sono fortunato. Cioe', non mi piace usare il termine "fortunato" perche' il posto di lavoro mica l'ho vinto alla lotteria. Comunque. Per prima cosa, anche per fare una battuta, aggiungo sempre che lavoro da casa E dall'aeroporto, principalmente. E cerco di dirlo, col sorriso sulle labbra, ma con un tono un po' negativo, per cercare di trasmettere il fatto che la vita del globetrotter ha i suoi lati negativi, tipo farsi le levatacce per prendere l'aereo, stare giorni via da casa, o farsi sfacchinate tipo atterrare alle 5 di mattina in Qatar per andare in ufficio alle 7. Pero' anche qui l'impressione generale mi sembra sia quasi sempre del tipo "eh beato te che sei sempre in giro". Si', e' vero, mi piace molto viaggiare, ma ha il suo prezzo.

Ci sono ovviamente molti tipi di lavori diversi che si possono fare da casa. Quando si inizio' a parlare di telelavoro in Italia, tutti pensavano a qualche tipo di call-center decentrato dove invece di essere piazzati in batteria in un open space si rispondeva alle telefonate da casa. Boh. Non mi sembra che la cosa abbia preso granche' piede. Il massimo del "telelavoro" che sento menzionare in giro e' da qualche amico consulente o simile che ogni tanto si fa qualche giorno a casa invece di sprecare ore in auto per andare a chiudersi in un ufficio dove comunque non parlerebbe con nessuno. Il mio caso, invece, e' quello di un'azienda americana che ha necessita' di avere personale in giro per il mondo ma ovviamente non ha intenzione di aprire sedi e uffici per divisioni composte da una persona sola.

Lavorare da casa ha ovviamente i suoi (evidenti) vantaggi, per il lavoratore e per la collettivita'. La flessibilita' di organizzare il proprio tempo e magari concedersi, ogni tanto, una pausa o un impegno (il barbiere, ad esempio) in "orario d'ufficio". Evitarsi il pendolarismo (traffico, inquinamento, stress, incidenti, tempo perso). Risparmiare sulla pausa pranzo.
D'altro canto, lavorare da casa si puo' tradurre nel passare una giornata senza parlare di persona con nessuno, e sentire i colleghi solo al telefono o su Skype. Niente pausa caffe' alla macchinetta. Niente chiacchiere coi colleghi. O viceversa: chi ha famiglia dovra' organizzare i rapporti coi bambini, il coniuge, eccetera, in modo da non essere distratto nel lavoro.

Io penso che, in generale, chi lavora da casa -ovviamente nei casi in cui sia possibile e applicabile- possa essere piu' produttivo di quando e' in ufficio. Senza l'angoscia del pendolarismo, succedera' piu' frequentemente che no di leggere la mail o rispondere al cellulare o completare un lavoro fuori orario.

Lavorare da casa richiede autodisciplina al lavoratore. Bisogna evitare di abbruttirsi e passare le giornate in pigiama sul divano col pc sulle ginocchia. Vestirsi, lavarsi, prepararsi, come se si dovesse andare in ufficio, o quasi. Stabilire una stanza o un'area della casa designata a ufficio, che il resto della famiglia deve rispettare e dove vanno evitate le distrazioni tipo TV o stereo. Mantenere comunque orari regolari per l'inizio del lavoro, la fine, e la pausa pranzo. Comportarsi in maniera professionale, insomma.

Un aspetto del lavoro da casa che non viene mai menzionato, mentre ritengo sia forse il principale ostacolo alla maggiore adozione di questa soluzione, e' che esso richiede maggiore organizzazione e capacita' specifiche da parte dei manager. Al lavoratore viene "solo" chiesto di comportarsi professionalmente, mentre il "manager" (il capufficio, il responsabile, il dirigente) deve imparare a gestire e controllare il proprio gruppo in modo diverso. Come mi diceva un ex collega, "il mio capo preferisce vedermi giocare a solitario in ufficio piuttosto che non sapere cosa faccio a casa". Trai i compiti di un manager c'e' quello di controllare l'operato dei colleghi: farlo di persona e' piu' facile (ma non per questo meno efficace: sappiamo tutti che di fannulloni ce ne sono in ogni ufficio), mentre organizzare e controllare il lavoro di colleghi "remoti" richiede 1) un'accurata pianificazione anticipata dei compiti da svolgere e 2) degli strumenti di verifica e controllo efficaci e allo stesso tempo non opprimenti. Il "telelavoratore" senza dei chiari obbiettivi da raggiungere e senza il corretto rapporto col proprio superiore finisce per sentirsi abbandonato e svogliato sia professionalmente che personalmente. Nella mia azienda, ad esempio, abbiamo deciso di collegarci tutti a Skype durante l'orario di lavoro, mantenere uno "status" corretto (online, away, ecc.) e aggiornare una descrizione con i principali impegni dei prossimi giorni: in questo modo, ci si impegna a comunicare apertamente col proprio responsabile e i colleghi. Aggiornare e condividere dei calendari condivisi e' un altro modo per organizzare, organizzarsi, e controllare. Programmare "conference call" di gruppo a cadenza regolare, e incontri di persona quando opportuno e possibile, sono altre soluzioni necessarie a mantenere la coesione di un gruppo di "telelavoratori".
La mia opinione e' che la carenza di queste doti organizzative tra i manager italiani sia all'origine della scarsissima adozione del lavoro da casa, persino su base parziale o parzialissima ("Questo documento che mi hai chiesto posso scriverlo domani a casa?" -"No."). Come si diceva sopra, e' piu' comodo pensare di avere tutto sotto controllo mentre tutti giocano a Doom in ufficio, piuttosto che prendersi la briga di organizzare, pianificare e verificare l'attivita' di un collega che lavora da casa.
C'e' anche, a mio parere, un problema di pigrizia dei lavoratori, che faticano a immaginarsi soluzioni diverse dal solito tran tran sveglia colazione auto treno metro ufficio caffe' alla macchinetta. Soprattutto nell'Information Technology, dove le possibilita' di lavoro da casa sarebbero maggiori (anche se ad esempio non capisco perche' l'impiegato di un ufficio commercialista non possa compilarseli a casa propria, i 730 dei clienti), i lavoratori sono disorganizzati, faticano a presentare proposte condivise al management, e quando lo fanno, purtroppo, si trovano di fronte a un muro di gomma di complicazioni di ogni genere.

Ci sono naturalmente dei problemi contrattuali da risolvere. Come viene gestita la sicurezza del lavoratore non in ufficio? come sono regolamentate le trasferte? eccetera. Pero' sono sicuro che le migliaia di addetti alle "Human Resources" e le migliaia di sindacalisti italiani potrebbero trovare facilmente una soluzione. Con un po' di buona volonta'. Che, purtroppo, qua da noi latita.

11 dic 2009

processi TV

Se ne parlava guarda caso l'altra sera in famiglia. Ora leggo che il PM richiede (richiedera'?) una pena di 30 anni per Alberto Stasi, quello del "delitto di Garlasco".

A me, di tutti questi delitti di cognegarlascoperugiaviapoma eccetera non me ne frega un tubo, e non ne voglio saper niente, e non mi interessa farmi un'opinione di merito a riguardo. Anzi, penso che i mass media non dovrebbero nemmeno occuparsene. La cronaca nera non ha che una ristrettissima rilevanza a livello nazionale. A mio parere, non ha senso relazionare sui mass media nazionali di ogni singolo omicidio, stupro, rapina, eccetera. Ovviamente questo non viene fatto, ma trovo che non abbia senso nemmeno occuparsi di alcuni di questi casi, perche' non se ne puo' ricavare nessuna informazione utile in generale, e non vedo altro scopo dietro la copertura mediatica ti tali eventi se non quello di soddisfare -e risvegliare, se necessario- gli appetiti morbosi del pubblico. Parlare di questi casi isolati, poi, e' addirittura controproducente, perche' produce nel pubblico l'impressione che queste siano le vere emergenze del Paese. Se per due mesi tutti i giornali fanno a gara a segnalare i casi di stupro nei parchi, gli stupri nei parchi diventano l'emergenza del momento, nonostante siano molto meno frequenti delle violenze domestiche (tanto per dirne una) e nonostante dopo un po' non ne parli piu' nessuno e nessuno si ricordi che l'anno scorso l'emergenza era un'altra e ora non ne parla piu' nessuno. Lo stesso coi romeni, con le stragi del sabato sera, le rapine in villa, eccetera. Tutte "emergenze" montate ad arte senza fornire un minimo di contesto.

Il problema, pero', e' che per quanti sforzi uno faccia -e io ne faccio molti- a queste notizie non si scappa. Perche' ne parlano tutti i mass media (italiani). Quindi non si scappa.

Come detto, i mass media ne parlano perche' la curiosita' morbosa fa vendere giornali, e perche' per scrivere di cronaca nera non e' necessario essere Montanelli o Biagi, ma basta saper scribacchiare alla bell'e meglio, e quindi e' piu' facile. Il problema e' che, per scrivere di un fatto di cronaca nera per mesi e mesi (se non anni) e' necessario avere della fantasia. E' necessario avere qualcosa di cui riempire queste paginate di giornali. E in mancanza di fatti (la cui descrizione si esaurisce solitamente in un paio di giorni), tocca dare la sensazione che ci sia ancora qualcosa di misterioso, nel caso trattato, qualcosa di discutibile, di non chiarito, su cui in qualche modo "valga la pena" mantenere viva l'attenzione. E quindi il lettore, sommerso da questa valanga di chiacchiere, se ne esce con la sensazione che gli accusati siano -o almeno possano ancora potenzialmente essere considerati- degli innocenti ingiustamente perseguitati.

Poi si fa il processo e alla Franzoni gli danno trent'anni. Poi si fa il processo e alla Amanda Knox gli danno trent'anni. Poi si fa il processo e allo Stasi -mi permetto di scommetterci- gli danno trent'anni o giu' di li'.

Ok, ok, poi fanno l'appello e glieli dimezzano. Poi gli danno le attenuanti. Poi gliene condonano un pezzo.
Pero', voglio dire, se in prima battuta gli han dato trent'anni, cosi', d'amble', proprio proprio tanto innocenti non erano, no? Gli errori giudiziari succedono, certo. Pero', dai, mica tutti i giorni. Se t'han dato trent'anni non e' che puoi passare ancora per innocente. Se t'han dato trent'anni non e' che ci sono dei dubbi e magari non sei stato tu.

Allora io dico: perche' ci siamo (vi siete) dovuti sorbire la Franzoni in televisione? perche' bisogna continuare e continuare e continuare a parlare di stasi amanda e tutti gli altri?
Una ragione l'ho detta sopra: la curiosita' morbosa. L'altra, sospetto - anzi, ne sono convinto - ha a che fare con gli avvocati. Se uno va a vedere bene, questi processi sui quali si concentra per mesi l'attenzione dei mass media hanno sempre al centro accusati ricchi, ben "introdotti" e con amicizie o parentele "importanti". E di conseguenza hanno avvocati importanti. Avvocati che evidentemente basano le loro parcelle stratosferiche proprio sulla visibilita' mediatica e sui "contatti" giusti. Avvocati importanti e famiglie danarose che riescono a manovrare i mass media per fornire un'impressione di innocenza che, sperano, vada a influire anche sul processo stesso, grazie alla pressione esercitata dall'attenzione dell'opinione pubblica (che peraltro in Italia avrebbe ben altre faccende su cui concentrarsi). Il colpevole ricco ha il potere di scegliere se tenere accesi i riflettori o far passare tutto sotto silenzio, a seconda di cosa gli conviene di piu', e in questo modo magari riesce a cavicchiarsela un po' meglio, far saltar fuori qualche attenuante, qualche infermita' mentale, eccetera. Al colpevole povero gli fanno il processo e lo sbattono dentro con un calcio in culo (come si merita, per carita'!), e fine della storia.

"turn DNS into profit"

Stavo giusto leggendo questo commento su Wired sul recente annuncio di Google riguardo il loro ingresso nel campo dei provider DNS. M'e' piaciuta la conclusione, che riassume bene anche il mio parere: "Now I can use Google DNS to look up Google.com on my Google Chrome browser running on a Google Chrome OS. And Google DNS will get me to Gmail and Google Books and Google Voice and maybe soon it will even tell my browser where my Google Toothbrush is. [...]
We get it, Google. You are smart. You can do anything better than anyone else (except say social networking and online video). We get it already.
But you are starting to get annoying, and you won’t be running my DNS anytime soon, no matter how nice your privacy promises are.
"

Guarda caso (cioe' nel senso di quei provider che -come dice l'articolo di Wired- cercano di far diventare i loro server DNS delle macchine da soldi), proprio in quel momento, cerco di accedere a Facebook e...


Questo "servizio" di Telecom m'e' sempre stato sulle palle. Ma chi ve l'ha chiesto di intercettare le mie richieste DNS?

"Ah, ma lo puoi disabilitare" dicono loro. Si', bravi... impostando manualmente l'indirizzo IP del server DNS. Comodo. soprattutto sulla connessione wireless. cosi' ogni volta che sono in giro, mi collego al wi-fi, la rete non va, smadonno un'ora, poi mi ricordo del fottutissimo DNS statico che ho settato per colpa di Telecom, lo rimuovo, mi ricollego e tutto va. poi torno a casa, mi ricollego a Telecom, e dopo un po' di giorni mi ricapita qualche avviso idiota come quello qui sopra, mi incazzo di nuovo, ricambio il DNS, eccetera eccetera ad libitum.

Il problema e' che io non ho bisogno di qualcuno che mi dica che ho sbagliato a digitare un URL o che un dominio non risponde. Me lo dice gia' il browser. Non mi serve, questo "servizio". E in piu', non mi serve proprio in generale un altro strato di complicazioni, un altro strato di cose che possono andar male. Windows puo' avere dei problemi. il browser puo' avere dei problemi. la scheda di rete puo' avere problemi. il modem. la linea. il sito. Non c'e' bisogno di aggiungere un inutile "servizio" di Alice.

No, perche', mentre Alice mi segnala che http://www.facebook.com/ non esiste, il command prompt mi dice che esiste eccome. Tipica schizofrenia da Internet.
E che via d'uscita ha un utente in questo caso? Nessuna.

follie!

Acrobat che per aggiornarsi vuole scaricare CENTOSESSANTA MEGA di roba. Demenziale:


Gia' il fatto che per rimuovere il pc dalla docking station io debba chiedere il permesso al Windows mi sta un po' sullo stomaco. Poi, quando uno riceve messaggi d'errore tipo "non puoi scollegare il computer perche' l'accessorio 'Docking station', collegato alla docking station, non puo' essere arrestato a causa di un errore sconosciuto"....



9 dic 2009

how cool is that

Un collega mi ha segnalato che sul sito del Parlamento inglese e' disponibile il video dell'audizione di Jose Nazario di Arbor Networks e Ilias Chantzos di Symantec davanti alla Commissione "F" nell'ambito delle indagini sulle recenti linee guida dell'Unione Europea circa la cybersecurity.
L'audizione e' di stamattina, e il video e' stato messo immediatamente online.

Ora vado sul sito del Parlamento italiano e vediamo cosa trovo.

here comes the sun




8 dic 2009

un po' di numeri

E' da un po' che ho sul desktop alcuni documenti ma non trovo mai il tempo di leggerli con l'attenzione necessaria a estrarne qualche informazione interessante sull'Italia, come vorrei fare.
In generale, oltre al tempo, mancano anche le buone notizie, quindi...

La Said Business School sponsorizzata da Cisco ha rilasciato lo scorso Ottobre uno studio (link, link, link) sulla "qualita'" delle connessioni broadband in 66 paesi del mondo. L'Italia si ritrova 38ma su 66 paesi nella classifica della "Broadband Leadership", e un leggerissimo miglioramento ci ha portati dalla categoria "Below today's applications threshold" (2008) al penultimo posto nella classe "Meeting needs of today's applications" (2009). Non mi sembra ci sia da stappare lo spumante. Tra le prime 72 citta' per qualita' delle connessioni broadband, ovviamente nessuna e' italiana.

Akamai continua a pubblicare i suoi report "State of the Internet". Qui (report Q1 2009) l'Italia esce da tutte le Top 10, tranne da quella delle sorgenti di attacchi, dalla quale siamo usciti nel Q2. La percentuale di connessioni con velocita' superiore a 5Mbps rilevata da Akamai per il nostro paese era il 5% del totale nel Q1: solo la Spagna faceva peggio (4%); nel Q2 riusciamo a peggiorare (4,1%) e a classificarci ultimi in Europa se escludiamo il Lussemburgo.

Il 19 Ottobre scorso al NANOG47 e' stato presentato uno studio denominato "Internet Observatory" che sottolinea alcune tendenze interessanti, quali ad esempio la "centralizzazione" di gran parte del traffico globale nelle mani di pochi grandi nomi.

2 dic 2009

La strada


Cormac McCarthy - La strada (Einaudi).

Un libro che mi ha trasmesso una tensione che mi ha tenuto incollato alla lettura dalla prima all'ultima pagina. La tensione, ancora piu' forte degli scenari di desolazione e imbarbarimento descritti nel racconto. Rappresentare in un libro la distruzione, l'annientamento della vita, la cancellazione di tutti gli oggetti, i comportamenti, le abitudini, le convenzioni che costituiscono la vita umana non e' facile, perche' bisogna trovare le parole se non per descrivere, almeno per trasmettere la sensazione del vuoto, del nulla, della mancanza. Tanto di cappello a McCarthy che riesce a farlo cosi' efficacemente.