12 dic 2009

Il telelavoro

Il 99% delle volte che mi chiedono dov'e' il mio ufficio e io rispondo che lavoro da casa, ricevo sguardi di invidia ed esclamazioni di ammirazione. "Eh che culo", "fantastico", "beato te", eccetera.

Beh, dico io, si' e' vero sono fortunato. Cioe', non mi piace usare il termine "fortunato" perche' il posto di lavoro mica l'ho vinto alla lotteria. Comunque. Per prima cosa, anche per fare una battuta, aggiungo sempre che lavoro da casa E dall'aeroporto, principalmente. E cerco di dirlo, col sorriso sulle labbra, ma con un tono un po' negativo, per cercare di trasmettere il fatto che la vita del globetrotter ha i suoi lati negativi, tipo farsi le levatacce per prendere l'aereo, stare giorni via da casa, o farsi sfacchinate tipo atterrare alle 5 di mattina in Qatar per andare in ufficio alle 7. Pero' anche qui l'impressione generale mi sembra sia quasi sempre del tipo "eh beato te che sei sempre in giro". Si', e' vero, mi piace molto viaggiare, ma ha il suo prezzo.

Ci sono ovviamente molti tipi di lavori diversi che si possono fare da casa. Quando si inizio' a parlare di telelavoro in Italia, tutti pensavano a qualche tipo di call-center decentrato dove invece di essere piazzati in batteria in un open space si rispondeva alle telefonate da casa. Boh. Non mi sembra che la cosa abbia preso granche' piede. Il massimo del "telelavoro" che sento menzionare in giro e' da qualche amico consulente o simile che ogni tanto si fa qualche giorno a casa invece di sprecare ore in auto per andare a chiudersi in un ufficio dove comunque non parlerebbe con nessuno. Il mio caso, invece, e' quello di un'azienda americana che ha necessita' di avere personale in giro per il mondo ma ovviamente non ha intenzione di aprire sedi e uffici per divisioni composte da una persona sola.

Lavorare da casa ha ovviamente i suoi (evidenti) vantaggi, per il lavoratore e per la collettivita'. La flessibilita' di organizzare il proprio tempo e magari concedersi, ogni tanto, una pausa o un impegno (il barbiere, ad esempio) in "orario d'ufficio". Evitarsi il pendolarismo (traffico, inquinamento, stress, incidenti, tempo perso). Risparmiare sulla pausa pranzo.
D'altro canto, lavorare da casa si puo' tradurre nel passare una giornata senza parlare di persona con nessuno, e sentire i colleghi solo al telefono o su Skype. Niente pausa caffe' alla macchinetta. Niente chiacchiere coi colleghi. O viceversa: chi ha famiglia dovra' organizzare i rapporti coi bambini, il coniuge, eccetera, in modo da non essere distratto nel lavoro.

Io penso che, in generale, chi lavora da casa -ovviamente nei casi in cui sia possibile e applicabile- possa essere piu' produttivo di quando e' in ufficio. Senza l'angoscia del pendolarismo, succedera' piu' frequentemente che no di leggere la mail o rispondere al cellulare o completare un lavoro fuori orario.

Lavorare da casa richiede autodisciplina al lavoratore. Bisogna evitare di abbruttirsi e passare le giornate in pigiama sul divano col pc sulle ginocchia. Vestirsi, lavarsi, prepararsi, come se si dovesse andare in ufficio, o quasi. Stabilire una stanza o un'area della casa designata a ufficio, che il resto della famiglia deve rispettare e dove vanno evitate le distrazioni tipo TV o stereo. Mantenere comunque orari regolari per l'inizio del lavoro, la fine, e la pausa pranzo. Comportarsi in maniera professionale, insomma.

Un aspetto del lavoro da casa che non viene mai menzionato, mentre ritengo sia forse il principale ostacolo alla maggiore adozione di questa soluzione, e' che esso richiede maggiore organizzazione e capacita' specifiche da parte dei manager. Al lavoratore viene "solo" chiesto di comportarsi professionalmente, mentre il "manager" (il capufficio, il responsabile, il dirigente) deve imparare a gestire e controllare il proprio gruppo in modo diverso. Come mi diceva un ex collega, "il mio capo preferisce vedermi giocare a solitario in ufficio piuttosto che non sapere cosa faccio a casa". Trai i compiti di un manager c'e' quello di controllare l'operato dei colleghi: farlo di persona e' piu' facile (ma non per questo meno efficace: sappiamo tutti che di fannulloni ce ne sono in ogni ufficio), mentre organizzare e controllare il lavoro di colleghi "remoti" richiede 1) un'accurata pianificazione anticipata dei compiti da svolgere e 2) degli strumenti di verifica e controllo efficaci e allo stesso tempo non opprimenti. Il "telelavoratore" senza dei chiari obbiettivi da raggiungere e senza il corretto rapporto col proprio superiore finisce per sentirsi abbandonato e svogliato sia professionalmente che personalmente. Nella mia azienda, ad esempio, abbiamo deciso di collegarci tutti a Skype durante l'orario di lavoro, mantenere uno "status" corretto (online, away, ecc.) e aggiornare una descrizione con i principali impegni dei prossimi giorni: in questo modo, ci si impegna a comunicare apertamente col proprio responsabile e i colleghi. Aggiornare e condividere dei calendari condivisi e' un altro modo per organizzare, organizzarsi, e controllare. Programmare "conference call" di gruppo a cadenza regolare, e incontri di persona quando opportuno e possibile, sono altre soluzioni necessarie a mantenere la coesione di un gruppo di "telelavoratori".
La mia opinione e' che la carenza di queste doti organizzative tra i manager italiani sia all'origine della scarsissima adozione del lavoro da casa, persino su base parziale o parzialissima ("Questo documento che mi hai chiesto posso scriverlo domani a casa?" -"No."). Come si diceva sopra, e' piu' comodo pensare di avere tutto sotto controllo mentre tutti giocano a Doom in ufficio, piuttosto che prendersi la briga di organizzare, pianificare e verificare l'attivita' di un collega che lavora da casa.
C'e' anche, a mio parere, un problema di pigrizia dei lavoratori, che faticano a immaginarsi soluzioni diverse dal solito tran tran sveglia colazione auto treno metro ufficio caffe' alla macchinetta. Soprattutto nell'Information Technology, dove le possibilita' di lavoro da casa sarebbero maggiori (anche se ad esempio non capisco perche' l'impiegato di un ufficio commercialista non possa compilarseli a casa propria, i 730 dei clienti), i lavoratori sono disorganizzati, faticano a presentare proposte condivise al management, e quando lo fanno, purtroppo, si trovano di fronte a un muro di gomma di complicazioni di ogni genere.

Ci sono naturalmente dei problemi contrattuali da risolvere. Come viene gestita la sicurezza del lavoratore non in ufficio? come sono regolamentate le trasferte? eccetera. Pero' sono sicuro che le migliaia di addetti alle "Human Resources" e le migliaia di sindacalisti italiani potrebbero trovare facilmente una soluzione. Con un po' di buona volonta'. Che, purtroppo, qua da noi latita.

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