Jan 19, 2010

Buon senso.

Premessa.
Prima che il tutto degenerasse nel trionfo dell'approssimatezza e dell'improvvisazione, noi Italiani avevamo un vantaggio incolmabile su tutti gli altri popoli occidentali: saper usare le regole con buonsenso.
Svolgimento.
La scorsa notte sono tornato a casa da Riyadh. L'aereo (Lufthansa) sarebbe dovuto partire alle 2.50. Per una serie di problemi e sfighe varie e' invece partito alle 6. Ma questa e' un'altra storia.
Quando si entra nell'area voli internazionali dell'aeroporto di Riyadh, c'e' un'area ampia una decina di metri che, col passaggio attraverso un metal detector, porta ai banchi check-in. Fatto il check-in, si ritorna nell'androne d'ingresso attraverso lo stesso metal detector (nel senso che e' l'unico varco disponibile, non perche' si debba rifare il controllo). Poi si passa il controllo passaporti e dieci metri dopo c'e' un altro metal detector. La differenza col primo e' che qui la guardia non sta dormendo, non legge il giornale, non fa il solitario, ma si occupa vagamente dei passeggeri in transito.
Una volta iniziata la procedura d'imbarco, viene effettata -nel finger di collegamento con l'aereo- una terza ispezione, questa volta aprendo tutti i bagagli e perquisendo tutti i passeggeri. Questa ispezione e' ovviamente la piu' particolareggiata di tutte.
A questo punto uno si chiede, ovviamente, "PERCHE'?" Perche' tre ispezioni, di cui due inutili?
"Per sicurezza". Beh, ma allora, "per sicurezza", facciamone quattro. o cinque. o un passaggio obbligatorio nel metal detector ogni 20 minuti.
Intermezzo.
Come detto, l'aereo era in ritardo di quasi tre ore. Nessuna comunicazione sui motivi del ritardo. Nessuna comunicazione in generale, per essere precisi. Alle tre, quattro di notte. Poi, inizia l'imbarco, entri nel tunnel e, senza che fosse stato preannunciato da nessuna parte, ti perquisiscono. E' chiaro che un po' di inquietudine ti prende. Dopo scopri che il ritardo era dovuto a un cesso che non funzionava e che la perquisa e' di routine dopo il fallito attentato negli USA a Natale. Pero' li' per li' uno pensa che era proprio meglio se lo cancellavano, sto volo.
Finale.
Dalla perquisa emerge in effetti qualcosa: al mio collega viene vietato di portare a bordo un pericolosissimo puntatore laser che, oltre ad accompagnare pregnanti slide Powerpoint, evidentemente comporta qualche grave rischio per la sicurezza in volo che ora come ora non riesco nemmeno ad immaginare. Dopo lunga contrattazione, il pericolo viene sventato grazie al coraggioso intervento di una hostess, che si offre di vigilare personalmente sulla pericolosa arma per la durata del volo e di restituirla quindi al proprietario all'arrivo.
E qui volevo arrivare. Se tu, operatore di sicurezza aeroportuale, durante una perquisizione trovi un puntatore laser (un pistolino di cinque centimetri) nella borsa di un assonnato passeggero che per quattro ore se n'e' stato appollaiato in attesa del suo volo senza farsi saltare in aria, e che a un veloce profiling psicologico (tradotto: dopo avergli dato un'occhiata) non rappresenta alcun pericolo per l'incolumita' di passeggeri e staff, cosa devi fare? DEVI USARE IL BUON SENSO, dio santo! Pacca sulla spalla, battuta su powerpoint, sorrisone, e riconsegni il pistolino al legittimo proprietario.
E invece no. Il buon senso e' bandito. Tu sei un numero, un paragrafo di una procedura. Non un essere umano.
Ma d'altronde, nella competizione dell'idiozia, c'e' chi ha fissato il traguardo a vette inarrivabili: lo testimonia il caso del bambino di 8 (otto) anni che viene interrogato e perquisito praticamente ogni volta che sale su un aereo.
L'androne dell'aeroporto di Riyadh:La lounge:
I gate:

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