13 mar 2010

Due riflessioni sull'arabia

Cioe', in realta' la prima e' una constatazione: che i tassisti, a Riyadh come in quasi tutto il resto del mondo, sono la razza piu' ladra che esista. Ovviamente la cosa e' -fino a un certo punto- giustificabile: fanno un lavoro spesso infame o altamente competitivo, e quindi e' normale che si incattiviscano e cerchino ogni mezzo per guadagnare di piu'.
A Riyadh la fila per i taxi non esiste. I tassisti cercano semplicemente di sequestrarti appena varchi la porta degli arrivi, e devi farti largo tra quelli che ti tagliano la strada sussurrandoti "taxi sir, taxi mister". In realta', farsi sequestrare subito o fuori sul marciapiede e' esattamente lo stesso, perche' appunto non c'e' fila e in ogni caso nessuno ha il tassametro. Gli "official taxi" si distinguono dalle altre auto che fanno lo stesso servizio semplicemente per la scritta "taxi" sul tettuccio. Per il resto, la guida e la tariffa sono le stesse: uno scandalo. Ieri sera il tizio che mi ha sequestrato, quando gli ho chiesto quanto mi faceva per andare in citta', ha sparato un "one thousand" (Rial: circa 200 Euro, il maiale) che deve avermi dipinto sul volto un'espressione di tale sorpresa e scandalo che lui s'e' dovuto salvare in corner facendo finta che fosse stata una battuta. Alla mia proposta "facciamo cento?" (sapendo che e' un prezzo piu' che onesto) ne e' seguita la consueta breve negoziazione, in realta' una specie di litigio che si e' concluso con lui che mi faceva il muso accettando 150 come se lo stessi rapinando. Considerando che con la guida che hanno si rischia la vita ogni cento metri, c'e' da incazzarsi.

La riflessione vera, invece, riguarda "Inshallah", l'immancabile intercalare degli arabi, ad indicare che ogni nostro programma dipende, alla fin fine, dalla volonta' di Dio. Oggi pensavo che gli arabi dicono inshallah con la stessa frequenza con cui noi diciamo "va bene", "d'accordo", "certamente", pur sapendo che in realta' non va bene per niente, non siamo granche' d'accordo, e la tal cosa non succedera' "certamente".
Ecco, volevo solo dire che il loro mi sembra un atteggiamento non dico migliore ma almeno piu' onesto: "oh, noi ce la mettiamo tutta, poi inshallah". Ok, non e' che la penisola araba sia rinomata per efficienza, puntualita' e produttivita', pero' le cose si fanno. Tanto quanto qua da noi, alla fin fine. Allora perche' sparare dei "certamente", "assolutamente", "sicuro" e tutte le altre asserzioni perentorie a cui noi siamo abituati per poi inventare delle scuse, incappare in delle complicazioni, annullare, riprogrammare, scusarsi?
L'onesta' di chi ce la sta mettendo tutta per far bene il proprio lavoro non si misura con la quantita' di "certamente" che dice. Quindi, tanto vale che inshallah, e poi ognuno sia misurato sui fatti, non sulle parole.

7 mar 2010

Questa e' pesante, occhio.

Ogni tanto ci penso, e ogni volta arrivo alla stessa conclusione: il suffragio universale ha fallito.

Bella idea negli intenti, pessimi i risultati.

Oltre a garantire cose buone e giuste come il fatto che il voto del povero valga tanto quanto il voto del ricco, o che il voto della donna valga tanto quanto quello dell'uomo, far votare tutti garantisce anche che il voto del violento conti tanto quanto quello del pacifico, che il voto dell'ignorante conti tanto quanto quello dell'intellettuale, che il voto delle masse disinformate e manipolate dai mass media conti tanto quanto quello di chi, ad esempio, all'estremo opposto, vive ogni giorno sul campo la politica e l'azione sociale.

E tutti sappiamo - o almeno dovremmo sapere - quanto sono presenti e potenti i mass media (in primis la televisione, ovviamente) nel mondo di oggi.

Grazie alla potenza manipolatrice dei mass media, una classe politica malintenzionata puo' falsificare, ridurre, censurare il dibattito di merito a diversi livelli: dai piccoli insabbiamenti fino alla totale rimozione del contradditorio e la trasformazione definitiva della propaganda politica in pubblicita' di un prodotto come un altro, nel quale il consumatore decide in base a criteri o slogan totalmente emotivi ed irrazionali (il colore del simbolo del partito o della confezione del detersivo, come "roma ladrona" o "il gusto pieno della vita").

Secondo me, nella democrazia ideale i votanti dovrebbero essere correttamente informati e in possesso dei mezzi intellettuali necessari a trarre conclusioni razionali dai dati in loro possesso. Sappiamo bene che questo gruppo di cittadini formati e informati e' ben lungi dal corrispondere al totale degli aventi diritto al voto.

Io, come al solito, ho la soluzione al problema. Anzi, ne ho due. Una del tutto utopica, in cui un organismo internazionale definisce un test di valutazione intellettuale volto a individuare chi e' in grado di comprendere correttamente un testo scritto, un insieme di dati numerici, un discorso, e a questi assegnare il diritto di voto alle elezioni, escludendo chi fallisce il test.
L'altra soluzione e' ancora piu' brutale: dare il diritto di voto in base al reddito. Si', l'ho detto. Non mi vengono in mente altri criteri di filtro disponibili facilmente. Si prendono i 730 e chi sta sopra una certa cifra vota, gli altri no. Tra l'altro, considerando i livelli di evasione fiscale italiani, sono sicuro che mettere uno sbarramento intorno ai 20.000 euro lordi annui darebbe molto piu' potere ai lavoratori dipendenti di quanto ne abbiano oggi.

OK, questa e' pesante, lo so.

Pero' se l'alternativa e' una massa di zombie decerebrati che va a votare per chi ha il leader piu' telegenico e non si interessa nemmeno del fatto -come ad esempio qua da noi- che ci sia piu' di un sospetto che i risultati delle elezioni stesse siano falsificati, allora bisogna fare qualcosa, perche' cosi' la democrazia non funziona piu'.

Differenze

Leggevo alcuni giorni fa sull'International Herald Tribune un articolo sul peering. Voglio dire: avete mai sentito parlare di peering su un quotidiano italiano?

Un articolo di taglio molto divulgativo, ovviamente. Ma pur sempre un modo per informare, chi interessato, su un tema un po' diverso dal solito.

2 mar 2010

Cosa vuol dire arretratezza / 2

L'altro esempio che la dice lunga sull'arretratezza dell'Italia e' questo:


Oggi m'e' arrivato Wired la sopraesposta tettona occupa la quarta di copertina, pubblicizzando le chiavette Internet di Telecom.

Quando la pubblicita' di una connessione Internet consiste solamente in uno slogan ammiccante e una figona totalmente fuori contesto sdraiata davanti a un portatile, vuol dire che siamo messi male. Fammi vedere Totti o Valentino Rossi che dicono due battute del cavolo. Fammi vedere la Ilary Blasi e le sue labbra rifatte che naviga su Internet. Fammi vedere Megan Gale tutta sudata. OK. Ma questa qua, sdraiata in una posa che impedisce ogni uso utile del pc e vestita come una ballerina di uno spettacolo di Macario, e' TROPPO fuori contesto. E' proprio li' solo per farmi vedere le tette, e non fa neanche finta di no. Solo per farmi associare TIM = TETTE GROSSE. oppure TIM = IL VESTITINO E' COSI' SCOSCIATO CHE SE MI MUOVO APPENA SI VEDE TUTTO. E' un messaggio troppo triste.

Se nel 2010 la qualita' dei messaggi pubblicitari e' ancora in picchiata in questo modo, e' dura vedere un'inversione di tendenza in futuro.

Cosa vuol dire arretratezza / 1

Ogni tanto penso che sono pessimista e noioso ad insistere a dire che l'Italia e' lanciata a tutta velocita' nella trasformazione in un paese del terzo mondo. Poi, purtroppo, trovo esempi che confermano la mia teoria. A parte che basterebbe aprire il giornale per disgustarsi del modo in cui questa classe politica sta gestendo in maniera delinquenziale la cosa pubblica, oggi ho trovato un paio di casi che secondo me, pur nella loro irrilevanza rispetto ai fatti di cui sopra, la dicono lunga.

Poco fa, un tizio su facebook ha scritto questo (copio-incollo):
"è propio idiota moratti ho!!!,,,, spendere 5 volte tanto, x non vincere nulla, xkè l'inter vincente in italia, l'ha inventata mancini!!,, uno ke vale tanto deve distruggere in europa, mentre invece uscira' col chelsea, di nuovo!!, non vale niente quel portoghese, maleducato!"
Ora: ci sta dentro che, siccome non siamo qua a scrivere un poema epico, uno usi uno stile, per cosi' dire, "informale". Ci stanno anche certi neologismi e abbreviazioni tipici di Internet. PERO' DIO SANTO LA PUNTEGGIATURA PORCA VACCA USALA A PROPOSITOOOOOOO!!!!!!!

"è propio idiota moratti ho"
Soprassediamo sul "propio".
"ho". Cosa? Cos'hai?
"oh", scemo.

"è propio idiota moratti ho!!!,,,,"
Tre punti esclamativi, e passi. Ma QUATTRO VIRGOLE! perche'? perche' quattro VIRGOLE dopo tre punti esclamativi? perche'?

"spendere 5 volte tanto, x non vincere nulla, xkè l'inter vincente in italia, l'ha inventata mancini!!,,"
E qui c'e' la strage delle virgole. E fanculo a cosa servono le virgole. Qui servono solo a comunicarci -come se ne sentissimo il bisogno- l'enfasi dell'autore, che paonazzo in volto si lancia in questa invettiva contro moratti e quindi gli manca il fiato e ogni tre parole fa una pausa per inspirare e ripartire ancora piu' incazzato.
"spendere cinque volte tanto!" e inspira.
"per non vincere nulla!" e inspira.
"perche' l'Inter vincente in Italia l'ha inventata Mancini!!" due punti esclamativi. E due VIRGOLE. E soprassediamo sui commenti a un periodo come "l'Inter vincente in Italia l'ha inventata Mancini". Eccetera.

Ecco, qui siamo oltre l'essere sgrammaticati. Qui siamo arrivati ad essersi inventati una grammatica alternativa, che traduce per iscritto -ahinoi!- le farneticazioni sconclusionate del bar dello sport. !!!,,,

Mettere il link alla lettera di Toto' e Peppino o a quella di Benigni e Troisi e' ridondante. E anche inutile. Perche' qui, veramente, "non ci resta che piangere".

Violenza negli stadi

Siccome ho recentemente avuto modo di tenere un comizio a proposito (qui), ho pensato di mettere nero su bianco un'altra celere e brillante soluzione a uno dei problemi che affligge l'Italia. (risolvo cosi' tanti problemi che e' meglio appuntarseli).
La violenza negli stadi.
Soluzione: rimuovere tutte le barriere di separazione tra campo di gioco e il pubblico. Fine. risolto anche questo.

Non mi sembra che a teatro ci siano transenne per evitare invasioni di palco o barriere contro il lancio di oggetti, no?