18 lug 2010

Ipocrisia dei mass media

Leggo il necrologio di Mino Damato su Repubblica. L'ho riletto quattro volte: ottocento parole senza una singola menzione della causa della morte.
Nella stessa pagina c'e' linkato il
necrologio di Lelio Luttazzi. All'inizio dell'articolo: "Le sue condizioni di salute sono diventate precarie circa tre mesi fa a causa di una neuropatia periferica, peggiorata nelle ultime settimane."

Perche' questa differenza?
Riservatezza? Ci starebbe, ma perche' per Damato si' e per Luttazzi no?
Richiesta della famiglia? Ma perche'?
Nell'articolo su Damato compare quattro volte la parola AIDS, due volte in periodi praticamente identici, in cui si ricorda che adotto' una bambina romena malata.
E' chiaro che il malpensante, colui per il quale morire di AIDS e' una vergogna, fa due piu' due e trae delle conclusioni.
Invece noialtri ci chiediamo: e se anche fosse? Se Mino Damato fosse morto di AIDS, che male ci sarebbe a scriverlo? Se anche fosse morto di polmonite klingon, perche' non scriverlo?

Se chi scrive sui mass media italiani avesse una professionalita' all'altezza del compito, saprebbe scrivere ogni cosa, anche la piu' "imbarazzante", in ogni caso, senza cadere nel pettegolezzo, facendo semplicemente un servizio al lettore. Invece no, in certi casi si sbatte lo "scandalo" in prima pagina, in altri invece l'ipocrita omerta' si nasconde dietro il paravento del "rispetto della riservatezza".
L'ipocrisia dei giornalisti e' una delle figlie della loro ignoranza, arretratezza e incapacita'. L'ipocrisia e' quella cosa per cui non si puo' scrivere di cosa e' morto Mino Damato, o quella cosa che, all'occorrenza, trasforma le puttane in escort. E' quella cosa per cui i drogati poveri si bucano, mente quelli ricchi fanno i festini.


Ai lettori italiani non si puo' parlare chiaramente, vengono trattati come dei bambini. Dei bambini rincoglioniti e un po' malvagi, ai quali non si puo' parlare apertamente e seriamente della morte, della malattia, della droga, del sesso, ma ai quali si puo' tutt'al piu' sussurrare un pettegolezzo con una strizzatina d'occhio, e "ci siamo capiti".

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