17 set 2010

non ci sono piu' le scarpe di una volta


Forse e' eccessivo giungere a conclusioni economico-filosofiche sulla base di un paio di scarpe rotte, ma e' piu' forte di me.

Due anni fa ho buttato le vecchie Nike che ho usato per anni in giardino e nell'orto, e le ho sostituite con un altro paio che avevo in casa e che iniziavano ad essere troppo malridotte (leggi: consumate sul ditone) per essere indossate in pubblico. Oggi ho buttato anche queste. Il paio precedente e' sopravvissuto a circa 5-6 anni di zappatura dell'orto, mentre queste si sono ridotte in uno stato peggiore in meno di due anni.
Ora questo cosa ci dice? Oltre al fatto che, a mio parere, in generale la qualita' dei prodotti di massa come scarpe e vestiti e' in caduta libera ormai da anni (trovare una scarpa comoda e' un'impresa, i pantaloni sono tagliati sui fianchi di un omino dei Lego, le camicie si consumano cosi' tanto che sono praticamente usa e getta, eccetera), ci dice che i prodotti sono fatti per essere consumati sempre piu' velocemente, per abituare il consumatore a comprare, esibire e poi buttare senza troppi rimorsi. Personalmente, rilevo questa tendenza costantemente. Roba che ho comprato vent'anni fa e' in perfetto stato, pantaloni che ho comprato l'anno scorso sono gia' consumati.
Ecco, tutto questo per dire che se vicino a casa mia ci fosse un sarto - o meglio ancora, uno che fa le scarpe su misura, ecco, quello sarebbe un lusso che mi concederei volentieri, invece di buttare periodicamente cento euro per comprare delle Nike di merda al centro commerciale.
PS: ah una volta qui era tutta campagna; si stava meglio quando si stava peggio; non ci sono piu' le mezze stagioni.

Nessun commento: