28 dic 2011

Del perche' l'America, nonostante tutto, e' un grande Paese.

Leggo oggi sul giornale:


Norman Bernard Krim was born in Manhattan on June 3, 1913, one of four children of Abraham and Ida Krim. [...] By the age of 12, he was tinkering with the refrigerator motor in his home. [...] After graduating from George Washington High School at 16, he was accepted at the Massachusetts Institute of Technology [...] Raytheon hired Mr. Krim after his graduation in 1934, at 50 cents an hour. [...] Mr. Krim did not invent the transistor but he saw the device’s potential and persuaded his company to begin manufacturing it on a mass scale, particularly for use in miniaturized hearing aids that he had designed. [...] By the time he left the company in 1961, he was vice president of the semiconductor divisions. [...] After leaving Raytheon, Mr. Krim bought two electronics stores in Boston called RadioShack. By the time he sold the business to the Tandy Corporation two years later, it had seven stores; today the chain has about 7,300. [...]. Mr. Krim  died on Dec. 14 in a retirement home in Newton, Mass. He was 98.

20 dic 2011

Strenne

Grazie alle sempre puntuali Poste Italiane, leggo oggi questo articolo vecchio di una settimana.


Another “do less, not more” gift you can give, especially to officemates, is the gift of a jargon-free holiday. People are stressed out enough toward the end of the year; why not give them a break from trying to figure out what you actually mean? Replace “actionable” with “things we need to do,” and “offline” (as in “let’s take this offline”) with “let’s discuss after the meeting.” Perhaps you could talk about levels of detail, instead of “granularity,” or ask someone to make sure to get the right information to the right person, instead of “closing the loop.” And unless you are on an actual mission (preferably for NASA), perhaps you could describe something as “really important,” instead of “mission-critical”? If you’re taking some time off around the holidays, you might as well say that, instead of having your away message say that you’re “out of pocket.” Who knows? With a break from business jargon, everyone will come back for the new year refreshed and ready to work hard, if not “to give 110%.”

18 dic 2011

Parole in cui mi riconosco

Se si potesse reincarnare, sotto quale forma vorrebbe ritornare?
Ritornerei sotto forma di bradipo. Masticare foglie appeso a un albero, mi sembra fantastico.


Lei e' ottimista circa il futuro della natura?
No, non lo sono. Sulla Terra vivono tre volte tanto le persone rispetto a quando iniziai a fare programmi televisivi. Devono avere tutti un posto in cui vivere. Devono tutti procurarsi del cibo. Vogliono tutti guidare un'auto. Tutte queste cose richiedono terra e spazio. E l'unico posto da cui cio' puo' provenire e' la Natura. Quindi la Natura e' sottoposta a una pressione crescente.


Intervista a David Attenborough, Time, numero del 19 Dicembre 2011.

Una nuova

"Wüstel" - Avvistato alla Pizzeria Belvedere, Milano.

6 dic 2011

Brucetellers

Devo dire che mi ero preparato al peggio. Cioe': come dice quella battuta? "non vorrei mai essere socio di un club che accettasse gente come me". Non capita spesso -almeno a me- di sentirsi chiedere di scrivere qualcosa per un libro, quindi quando ricevetti la mail di Angela ne fui onorato. Pero' pensavo... un libro scritto dai fan di un cantante: si parte sotto i peggiori auspici. Esagitati grafomani sgrammaticati e bladbraders strappalacrime... spesso gli springsteeniani scadono nel melodramma, e spesso quando non lo fanno si nascondono dietro un machismo da grezzoni che e' ancora peggio. Ma devo dire che i redattori di Brucetellers sono riusciti ad evitare tutto cio', e hanno prodotto un bel libro di 200 e passa pagine che si legge con piacere ed emozione, che e' proprio lo scopo dell'operazione.
Gli scritti dei semplici "fan" -nessuno dei quali, peraltro, ricade nelle categorie di freak sopra descritti- sono inframmezzati da quelli dei "professionisti": musicisti, giornalisti, professori, eccetera, e il tutto compone un mosaico umano assolutamente degno di nota.
Se siete amanti della suspence, il libro non fa per voi, perche' la morale viene svelata a pagina 17, dopo una dozzina di righe: "Ormai il problema e' che non si tratta piu' di Bruce, ma dei suoi fan". Perche' e' vero, come dice Il Cala, che questo non e' "un libro su Springsteen, graziaddio, mica ne vorresti leggere un altro?"... di libri su Springsteen siamo sommersi, e quindi "andate su Internet e cercateveli da soli, aggratis". Qua non e' che si descrive quella specie di circo che sono gli springsteeniani "Accecati dalla luce", ma gli si da', finalmente, voce. Per cercare di mettere nero su bianco le ragioni che stanno dietro a quella passione. E il risultato, incredibile a dirsi, e' buono.
Quindi, siccome e' anche un'iniziativa totalmente benefica, andate e compratelo. Anche se non siete springsteeniani, ve lo garantisco, questo e' un libro serio, mica la rubrica della posta di Cioe'.

25 nov 2011

La musica nascosta


In queste ultime settimane ho ascoltato alcuni dischi diversissimi tra loro che pero' mi hanno fatto riflettere su un tratto che hanno tutti in comune, cioe' la tendenza a "nascondere" la melodia, a cercare di soffocarla o sfuggirne, a volte. Non scandalizzatevi agli accostamenti reciprocamente sacrileghi e provate a seguirmi nel discorso. Siccome mica e' da tutti conoscere di persona artisti d'avanguardia, comincio col citare i Fury N Grace e il loro Diabolism of Conversation. Qua siamo dalle parti del metal piu' pesante, di quello che si incarna di volta in volta in mille filoni di death, doom, epic, goth, symphonic e altre etichette via via piu' ridicole. Io non sono certo un esperto o un estimatore del genere, e il mio metal si ferma pressapoco agli Iron Maiden, i Deep Purple e i Metallica; sulla pagina facebook del gruppo potete trovare un po' di recensioni piu' particolareggiate delle mie poche impressioni. Diabolism of Conversation, oltre a essere un cd dal packaging lussuoso, e' un ascolto difficile (e questo solitamente e' un complimento): per quasi tutta la durata del disco si e' investiti da una batteria martellante e da una chitarra in primissimo piano spesso fino a sovrastare tutto il resto; oltre ai succitati filoni metal, appaiono qua e la' sfumature progressive o piu' melodiche, in una sovrabbondanza di idee (musicali e di testi) che lascia disorientati. Le melodie, e qua arrivo al nocciolo del mio discorso, sono sepolte (e credo che questo aggettivo sia particolarmente apprezzato in questo caso) da una mole di frastuono tale da scoraggiare l'ascoltatore meno motivato, quello cioe' che se non immediatamente soddisfatto dalla scoperta del motivetto orecchiabile (specialita' invece in cui i mostri sacri prima citati erano maestri) preferisce non avventurarsi all'interno di un tale girone dantesco e abbandona l'impresa.

Non saprei come spiegarvi in che modo trovi Diabolism of Conversation analogo a Bad as Me di Tom Waits. Tom Waits lo conosciamo tutti; per una recensione di Bad as Me basta andare su google: troverete mille articoli che si inerpicano in astrusi giri di parole per dire che, come dai tempi di Swordfishtrombones e Bone Machine, Waits continua a cantare la stessa, peraltro riuscitissima, canzone. Tom Waits e' maestro -quando vuole- a sfoderare ballate commoventi, bluesacci malfamati e numeri da chansonnier; ha pero' studiato un espediente astuto: nascondere -ecco l'analogia- le melodie non con la sovraproduzione ma al contrario spogliando le canzoni e rivestendole solo di percussioni ridotte -letteralmente- all'osso e accenni di chitarra, contrabbasso, pianoforte, oltre agli urli, ai grugniti, ai sussurri della sua voce roca. E allora i blues, le polke, i sapori latini, vengono amalgamati in questa salsa primordiale che e' il "suono" di Tom Waits, pur continuando a suggerire all'ascoltatore la loro natura originaria. Anche qui, in qualche modo, l'arrangiamento prende il sopravvento sulla melodia, sul motivetto da canticchiare, e concentra tutta l'attenzione su di se'.

L'esempio piu' estremo di questo apparente (?) rifiuto della melodia a favore degli arrangiamenti e' Biophilia di Bjork. Ho scaricato l'album nella sua versione per iPad, e lo ritengo un primo esperimento nella nuova frontiera della fruizione della musica digitale: il disco si esplora in maniera non sequenziale, ma esplorando una galassia ed "entrando" in ognuno dei brani per scoprire non solo un testo di analisi musicale e lo spartito, ma una rappresentazione grafica della musica e  un "gioco" interattivo basato sulla canzone stessa che permette di volta in volta di creare nuovi motivi o esperimenti grafici. Detto che l'aspetto grafico e' si' affascinante ma che avrebbe potuto essere, viste le tecnologie oggi a disposizione, di piu' alto livello, la musica in questione e' quanto di piu' lontano ci possa essere da una melodia orecchiabile: arpeggi lentissimi che accompagnano vocalizzi ultraterreni, percussioni e ritmica praticamente inesistenti per una serie di declamazioni fatte apposta per rendere inafferrabile qualunque sequenza o frequenza (cit.) musicale. Bjork ci chiede di concentrarci sulla grafica, sulla rappresentazione digitale della musica, fino a distaccarci completamente dalla musica stessa, che, anche qui, se c'e' e' ben nascosta.



Ora, fino a un certo punto io apprezzo questo nascondino. La canzone che ti piace subito appena la ascolti alla radio raramente sara' ancora in playlist sei mesi dopo. Gli album che al primo ascolto ti sembrano incomprensibili spesso sono quelli che si rivelano piu' affascinanti.



Pero', dicevo, fino a un certo punto. E questo m'e' risultato ancora piu' evidente riascoltando, dopo i suddetti tour de force, The Innocent Ones di Willie Nile. Questo disco non lascia niente all'immaginazione, non richiede alcuno sforzo da parte dell'ascoltatore: e', semplicemente, buon vecchio sano rock'n'roll. Strofa, ritornello e schitarrata. C'e' poco da dire sulla tecnica o sugli arrangiamenti; non c'e' da fare analisi intellettuali sui testi; non ci sono strumenti esotici o trovate tecnologiche, ma solo 11 pezzi ben riusciti da 3-4 minuti, qualche eco di Dylan, qualche eco di Springsteen, qualche ingenuita' e due o tre perle che meriterebbero ben altra fama (The Innocent Ones, One Guitar e Hear You Breathe). 



Sono approcci diversi. Fare un disco chitarra-basso-batteria come Willie Nile e' per certi versi un'operazione piu' rischiosa delle altre: non hai arrangiamenti esotici a proteggerti: se i pezzi sono scarsi, e' un disastro, non c'e' niente da fare. Se sei Tom Waits o Bjork, invece, puoi anche permetterti di infilare nel disco qualche ciofeca, ma se sei bravo a nascondino c'e' la possibilita' che non se ne accorga nessuno.

23 nov 2011

Il promemoria

Metto qui due o tre cose, come promemoria. Per chi si fosse distratto e ne avesse bisogno la prossima volta che andremo a votare.


Chi si fosse scordato cos'ha significato la sciagurata gestione Berlusconi per il nostro paese, potra' leggersi questo comodo riassunto: "Silvio Berlusconi's legacy of controversy". (archiviato qui)


In caso di dubbi sui candidati, sara' invece sufficiente andarsi a rileggere la lista dei ministri dell'ultimo governo B.


Chi dicesse che anche gli altri sono ladri e corrotti , potra' rileggersi questo: "Telekom Serbia, dieci anni a Igor Marini - Calunniò Prodi, Fassino e Dini"  (archiviato qui)


Infine, per estrema sintesi a beneficio di smemorati e sostenitori del fatto che sia stato tutto un complotto dei comunisti, ci si potra' rileggere questo articolo del Time, soprattutto dove dice "Sebbene Berlusconi non sia stato la causa dei problemi [finanziari] dell'Italia, la sua inetta gestione li ha sicuramente peggiorati."

Avanti per tutti!

Un paio di viaggi all'estero sono l'occasione per esplorare l'affascinante universo dei negozi e locali fintoitaliani. Se poi aggiungiamo che Aldo ha annunciato che aprira' a breve il suo primo negozio in Italia... Iniziamo con Dubai, dove c'e' solo l'imbarazzo della scelta. Si va dai banali "Caffe' Ristretto", "Ecco" e "Caffe' Nero"...



...ai piu' furbetti "Vero Moda" ed "Evita Peroni" (a mio parere giocare su Peron/Peroni e' una piccola perla del trash)...


...ai colpi di genio come "Scoozi"...

..."Va Piano" (che mi fa ridere che in Italia siamo cosi' esterofili che chiamiamo un'associazione "Slow Food")...

 ...ai grandi classici come "La Senza"..

...per concludere in bellezza con la pizzeria "Biella", perche' e' chiaro... che se menzioni Biella a chiunque qual'e' la prima cosa che ti viene in mente... la pizza!

Poi oggi a Skopje ne ho adocchiati un paio carini: il classico "Ciao"...

...e l'adiacente "Avanti", col suo slogan arrembante "Avanti tutti, Per tutti avanti".

16 nov 2011

Altro problema risolto

Ieri sera mentre me ne stavo allegramente in coda su Viale Jenner (che poi non capisco perche' tutti dicono "ienner" e non "genner" visto che era inglese, comunque questo e' un altro discorso), ho mentalmente risolto il problema del traffico a Milano. La cosa si fa semplicemente con due facili misure:
1) disegnare le strisce di mezzeria ovunque
2) istituire appositi squadroni della morte che multano a tappeto chi parcheggia in seconda fila.


Il problema a Milano non e' strettamente la quantita' di traffico; il problema e' che e' un casino. Ai semafori, agli incroci, nelle rotonde, la gente si accoda alla rinfusa (non avendo riferimenti per terra ad esempio su quante file parallele vadano mantenute, ed essendo anche fondamentalmente dei casinari), causando inutili rallentamenti al momento di ripartire. Per non parlare dei pirla che se ne stanno in mezzo alla strada occupando quelle che sarebbero due corsie ma loro non lo sanno 1) perche' sono pirla e 2) perche' non ci sono le strisce. Analogamente per il punto due: basta un'auto in seconda fila per rallentare un chilometro di traffico: ecco mi devo spostare, no scusa passo io passi tu metto la freccia mi fermo passo inchiodo ti suono riparto, eccetera.


Sono convinto che con queste due semplici misure il traffico si fluidificherebbe notevolmente, e non sarebbe nemmeno necessario sparare con un fucile a tutti gli scooteristi che circolano per la citta' evidentemente convinti che il Codice Della Strada non si applichi ai loro Burgman del cazzo.

7 nov 2011

L'invito

Siccome ormai a quanto pare il giorno si sta avvicinando, il giorno in cui ci libereremo del peggior presidente del consiglio dai tempi di mussolini, del governo piu' inetto dai tempi di... boh non saprei perche' magari anche sotto nerone qualcuno buono c'era, della combriccola di ladri e pagliacci che ha infilato l'Italia nel tunnel che porta dritto dritto al sottosviluppo culturale ed economico, vorrei reiterare l'invito: per favore, quando ce lo saremo tolto finalmente dalle palle, per favore vi prego non fatemi sentire le solite battute su rosi bindi, non tirate fuori qualche soprannome tipo mortadella perche' non avete niente di meglio da dire, non mettetevi a criticare bersani o di pietro o chiunque altro finira' al governo. Non mettetevi a fare gli esperti di riforme pensionistiche e di economia finanziaria quando finalmente -speriamo, che non e' mica detto- un governo composto da persone decentemente preparate, probabilmente provenienti dall'area politica di centro-centro-centro-sinistra, sara' costretto a mettere mano allo sfacelo lasciato da questa banda di incapaci criminali. Perche' voi che questi delinquenti li avete votati, avete gia' ampiamente dimostrato di non capire un tubo, e inoltre, pur tra mille altre incertezze che la vita ci riserva, di una cosa io sono sicuro, e cioe' che non ci sara' mai niente di peggio di berlusconi, di calderoli, di tremonti, di bossi, di larussa, di gasparri, eccetera eccetera eccetera. Nemmeno se andasse al governo Sbirulino, o Freddie Kruger.

5 nov 2011

A dream play

Capisci che hai una cultura un po' troppo incentrata sulla musica pop quando, mentre leggi ad esempio la Bibbia, certe frasi ti suonano famigliari perche' le hai sentite nelle canzoni di Elvis o di Springsteen.
M'e' capitato qualche settimana fa leggendo Il Sogno di Strindberg, e certe volte sono cosi' orgoglioso di certe scoperte che faccio che penso che se fossi un critico musicale famoso e ossequiato queste mi renderebbero ancora piu' famoso e ossequiato. Ma ovviamente non sono nulla di tutto questo quindi mi sfogo come posso.

Il deja vu e' iniziato a pagina 1, con la "Nota dell'autore" che -sinceramente non saprei spiegare perche'- m'ha fatto venire alla mente Tower Of Song di Leonard Cohen. "Tempo e spazio non esistono: su una base minima di realta', l'immaginazione disegna motivi nuovi: un misto di ricordi, esperienze, invenzioni, assurdita' e improvvisazioni". E, ripeto non so come, m'e' venuto in mente quel du-dam-dam-dam da-du-dam-dam di Tower Of Song. Che poi a pensarci ovviamente lo sanno tutti che Tower Of Song Cohen l'ha cantata anche con gli U2, e che Nick Cave l'ha cantata pure lui. Guarda caso.

Guarda caso, perche' a pagina 72 leggo: "Mio figlio, il mio unico figlio, partira' per l'estero, sul mare vasto; [...] E sento gemiti e singhiozzi, come di gente che piange... forse e' lo sciabordio delle onde contro le coste delle barche, oppure sono le ragazze sulla spiaggia... le abbandonate... le inconsolabili... Una volta chiesi a un bimbo perche' il mare e' salato, e il bimbo, che aveva il padre imbarcato in un lungo viaggio, rispose subito: il mare e' salato perche' i marinai piangono tanto. Ma perche' piangono tanto, i marinai?... Perche', rispose, debbono sempre partire... E per questo fanno sempre asciugare i fazzoletti sugli alberi della nave!... Perche' gli uomini piangono, quando sono tristi?, chiesi ancora... [...] Il brigantino con le vele alzate scivola via; le ragazzi sulla spiaggia sventolano i fazzoletti e si asciugano le lacrime." E me lo sono anche cercato in inglese, "the child, which had a father on a long trip across the high seas, said immediately: the ocean is salt because the sailors shed so many tears into it. And why do the sailors cry so much then? [...] And why does man weep when he is sad?"

This is the weeping song:

Cosa me ne faccio

Un paio di settimane fa ero in treno, un treno di pendolari abbastanza affollato. Mi ero fortunosamente conquistato un posto senza nessuna poltrona davanti, in modo da poter allungare un minimo le gambe. C'era un posto libero alla mia destra, e uno alla sinistra, dall'altra parte del corridoio; a un certo punto sono arrivate due persone: mi hanno squadrato, io non ho mollato il mio posto, e quindi si sono sedute una alla mia destra e una alla mia sinistra. Hanno iniziato a fare conversazione tra loro, "attraverso" di me; uno dei due tra l'altro aveva un alito disgustoso. Dopo un'ora e passa di calvario, l'alitoso chiacchierone scende. Dopo un po' scende anche l'altra tizia: nel recuperare i suoi bagagli, mi fa cascare tutto addosso: meno male che in quel cacchio di borsone c'erano solo vestiti e non roba pesante, altrimenti era da trauma cranico. La tizia mi fa: "oh mi scusi, le abbiamo rotto le scatole tutto il viaggio, e adesso questo!". Io meccanicamente stavo cercando qualche frase di circostanza con cui rispondere, tipo un "ma non si preoccupi, non fa niente" o simili. Pero' non ho trovato niente di indicato alla situazione; e' da un po' di tempo che mi capita. Perche' si', ho pensato, in effetti mi avete rotto le palle tutto il tempo. mi hai fatto cadere in testa le tue borse. delle tue scuse non me ne faccio proprio niente. Mi tornerebbe utile un po' di educazione e di rispetto anche nelle piccole cose, quello si'. Mi farebbe piacere vedere gente cosciente del fatto che ci sono altre persone intorno e che non tutto gravita intorno a loro, e che i loro sacrosanti diritti qualche volta rompono le palle al prossimo. Quindi, ripeto, delle tue scuse, mi spiace tanto, non so proprio che farmene. Materialmente. Cosa me ne faccio? me le metto in tasca e a fine anno mi danno un bonus per tutti i rompicoglioni che mi hanno chiesto scusa? Se offrivi una mentina al tuo amico, quello si' mi sarebbe tornato utile. O se magari invece di far sapere a tutto lo scompartimento i cazzi vostri aveste parlato a voce piu' bassa, quello si' sarebbe stato gradito. Non e' che puoi rompere le palle tutto il tempo e poi chiedere scusa e siamo a posto cosi'. Mi spiace.


No, perche' giusto cinque minuti fa quella stordita del piano di sopra s'e' messa a fare le pulizie sul balcone e m'ha scaricato una cascata d'acqua sulla finestra. Mi affaccio e quella mi fa: "scusa! ti ho bagnato?". E io: "no, sai, ho visto una cascata sul vetro della mia finestra, mi chiedevo cosa fosse". E intanto pensavo: mettitele in quel posto le tue scuse, e invece la prossima volta stai attenta a quel cazzo che fai!

4 nov 2011

Turba della personalita'

E cosi' oggi anche Genova e' finita allagata, alluvionata, infangata. Riassume molto bene la situazione, come al solito, Michele Serra su Repubblica. Copio-incollo qui il commento pubblicato il 27 Ottobre scorso, cosi' vi risparmio la fatica di un clic.


Davvero illuminante lo studio di due ricercatori di Cambridge sulla miopia, in aumento soprattutto nel mondo ricco. Dipenderebbe dal minor numero di ore trascorse all' aria aperta, con conseguente restrizione del campo visivo e peggiore qualità della luce artificiale rispetto a quella naturale. Così, quando diciamo che una catastrofe come quella occorsa a mezza Liguria è causata dalla miopia dell'uomo, diciamo una verità assai meno metaforica di quanto pensiamo. Siamo sempre più miopi anche perché non sappiamo più guardare il mondo e misurarlo davvero. Dice Marco Paolini che l'Italia, per una vera e propria turba della personalità, è un Paese di montagna convinto di essere un Paese di pianura, e anche questa non è una metafora: oltre il settanta per cento del nostro territorio è scosceso, ondulato o ripido, ma facciamo finta che non sia così. Ripulire un fosso e impedire che si otturi, mantenere pervie e sorvegliate le vie d' acqua, far respirare i boschi perché siano sani e permeabili, non cementificare da ingordi e da pazzi quali siamo, tutto questo equivarrebbe alla cura del nostro paese e di noi stessi. Ma non abbiamo più cura perché non abbiamo più sguardo, se non per le videate e i tabulati che ci scorrono a un palmo dal naso, mentre fuori vita e morte giocano la loro partita considerandoci, giustamente, appena un dettaglio.

Forse sono io che non capisco l'italiano?

Vodafone l'altro ieri mi manda un messaggio: "Stai per raggiungere la soglia mensile prevista dal servizio Soglia Spesa dati Estero. Per continuare a navigare vai su"... blah blah blah.
Oggi vado sul sito a controllare, traffico utilizzato: 50,54%.


Cioe', tra "stai per raggiungere la soglia" e "sei al 50%" c'e' una certa differenza, o no?

3 nov 2011

Am I mad, in a coma or back in time?

Stamattina ho avuto un'esperienza extrasensoriale di sfasamento temporale. Stavo facendo una presentazione a un cliente quando uno dei presenti, una donna, s'e' accesa una sigaretta. Per un attimo sono tornato indietro di quarant'anni, c'erano gli uomini con le basette lunghe, le camicie attillate, il borsello e i pantaloni a zampa. Ma mi sono immediatamente ripreso e in effetti mi trovavo in una vera sala riunioni nel 2011, a Sarajevo, dove si fuma ancora dappertutto. Certe esperienze andrebbero fatte provare a quei pochi che avessero ancora da ridire sul divieto di fumo; ieri sera siamo usciti per una birretta in un locale non particolarmente fumoso (cioe', non tipo quelli che c'erano da noi una volta, che entravi e c'era la nebbia), ci siamo stati venti minuti e stamattina mi puzzavano di fumo anche le mutande. Non avendo considerato preventivamente questa complicazione, avevo ovviamente con me un solo paio di pantaloni e un solo cappotto, che ho portato anche oggi: a parte la fumatrice della sala riunione oggi non ho subito altro fumo passivo, ma stasera mi puzzava lo stesso anche il cuoio capelluto, santocielo.


Nel frattempo, m'e' anche venuta l'idea per una fantastica serie televisiva, un misto tra The IT Crowd e Life on Mars, da ambientarsi nella sede di una societa' di telecomunicazioni dell'ex Jugoslavia. Non ci sarebbe nemmeno da rifare ne' gli edifici ne' gli arredi, che mantengono intatto un gusto prettamente sovietico. "Musei con le persone dentro" m'e' venuta in mente oggi come definizione.

2 nov 2011

Il connettore rj45

Mi si e' appena rotta la linguetta del connettore RJ45 del mio cavo di rete.
E' un piccolo inconveniente, direte voi. Se non avete a che fare coi cavi di rete tutti i giorni.
E' vero, ne esistono parecchie varianti: col cappuccio protettivo piu' o meno prominente, con la linguetta doppia, piu' o meno rigide, eccetera. Pero', alla fine, o sono scomode da usare, o non si trovano, insomma il connettore RJ45 e' sicuramente uno dei rappresentanti migliori della categoria delle tecnologie "sbagliate" che per qualche motivo non solo non siamo riusciti a toglierci dai piedi, ma che anzi dobbiamo continuamente usare, smadonnando per la scomodita' senza speranza di vederle sparire nel futuro prossimo.
Smadonnando quando la linguetta si rompe e il cavo non sta piu' fermo. Smadonnando quando la presa di rete e' troppo profonda e per estrarre il cavo bisogna scarnificarsi la prima falange di tutte le dita, una per una.


Non si capisce perche', tanto per fare un esempio, ci siano almeno trecentomila tipi diversi di connettori USB e ogni sei mesi se ne inventano uno nuovo, mentre e' da quarant'anni che continuiamo a usare questi cessosi connettori RJ-45, sempre gli stessi. Qualcuno dovrebbe fare un calcolo di quanti milioni -forse miliardi- di linguette di connettori RJ-45 si sono rotte in questi decenni, e dei danni economici e psicologici causati. Per non parlare dell'impatto ambientale: tonnellate di linguette rotte che finiscono in terra e nessuno le raccoglie; milioni di cavi che vengono gettati solo perche' s'e' rotta una linguetta; scrivanie, computer ed altri oggetti inanimati che vengono insultati e colpiti violentemente a causa della frustrazione derivante dal cavetto con la linguetta rotta che si disconnette quando sei al 95% di quel download FTP da trenta giga.


Ma io dico: perche' dobbiamo rimanere in balia di una tremolante linguetta di plastica?


Vorrei avere tra le mani chi ha disegnato questo connettore per augurargli la dannazione eterna e il dovuto contrappasso: il girone dantesco del cablaggio difettosi, dove si puo' scegliere se essere tra quelli che si occupano della crimpatura dei cavi coi guantoni da boxe o tra quelli che, perse le unghie tipo brundle-mosca, devono occuparsi del cablaggio.

1 nov 2011

Il panorama

Con cadenza pressapoco annuale, vengo colto da un raptus in edicola. Mi capita solitamente in aeroporto, quando ho mezz'ora buca e niente da leggere. Allora entro in edicola e faccio incetta di giornali di informatica. Il risultato e' sempre lo stesso: quintali di carta e ben pochi contenuti.


Ecco la carrellata, con tanto di pagelle, dell'ultimo raid, compiuto una decina di giorni fa.


Web idea e Win Magazine, rispettivamente "la rivista per Internet piu' venduta in Italia" e "la rivista di informatica piu' venduta in Italia" ovviamente secondo quanto sparato in copertina dall'editore, che e' per entrambe Edizioni Master. Numero targato "Novembre 2011", costo 2,99 e 1,99 Euro. Voto: 4 e mezzo, soprattutto per l'approccio, perche' i contenuti sarebbero da 5. Copertina di Web idea: "cosi' entro nel tuo facebook" (articolo passabile su uno dei molteplici tool per sniffare i login facebook", "solo noi ti diciamo come sbloccare la tua ADSL e scaricare al massimo in completo anonimato" (due pagine spese a presentarti un servizio di VPN, ovviamente a pagamento), "iphone e android telefona a scrocco" (ma pensa: utilizzando il software xyz chiami gratis con VoIP tutti gli utenti che hanno il software xyz installato). "dropbox usi unofficial", "film & musica 100% gratis" (pubblicita' di servizi di download), "entra gratis al cinema", e via di questo passo. Win Magazine: "Windows 8 gratis! solo noi ti diamo il link segreto" (ovviamente, la developer preview), "completo sul cd il software usato dalla polizia!", "il facebook per il file sharing, scoperto il client segreto", "l'email supersegreta" e via discorrendo per aspiranti pirati e scaricatori folli. Non so se sia peggio il fatto che si usino questi argomenti per accalappiare lettori o il fatto che, a leggere gli articoli, tutti i "link segreti" e i "tool da pirati" si rivelino delle mezze bufale. Ciliegina sulla torta, l'articolone dedicato alla presentazione dell'iPhone 5! Deprimenti.


Computer idea, bisettimanale, 18/10/2011. Voto 5 e mezzo. I contenuti sono di livello base "passo a passo - 20 pagine di idee e suggerimenti" come promette la copertina, e non sono nulla che non si possa trovare con cinque minuti di ricerca su Google, comunque almeno si capisce che il lettore target non e' il bimbetto aspirante hacker e non ci sono titoloni acchiappa-gonzi come per i precedenti. Presentazioni di prodotti, spiegazioni di software di fotoritocco, "soluzioni" per questo o quel problema del PC. Nel 2011 questo tipo di rivista dovrebbe aver fatto il suo tempo, ma 1,80 Euro ogni quindici giorni potete anche spenderli se vi serve un articolo di dieci pagine su Zoner Photo Studio 13 o uno di cinque sui Media Center da salotto.


Computer Magazine Pro: numero di Novembre, 5,50 Euro. Voto: 6-. Si presenta bene con un reportage dall'Intel Development Forum, ma poi scade un po' con eccessive semplificazioni e qualche confusione di troppo. L'articolo "professionista della rete - ottimizza adsl e wi-fi" promette molto ma purtroppo mantiene ben poco. C'e' qualche articolo interessante (i NAS, la condivisione con Samba, eccetera), ma si rimane sempre in bilico tra la carrellata ad alto livello per l'utente novellino e i dettagli tecnici per l'esperto, col risultato di scontentare entrambi. Il prezzo e' un po' altino.


Chip Computer & Communications: numero di Novembre, 5,50 Euro. Voto 6 e mezzo. Interessanti articoli di approfondimento (HTML5, cifratura, Android, eccetera) e l'unico caso in cui il CD fornito a corredo non sia completamente inutile: invece della solita tonnellata di software che ci si potrebbe comodamente scaricare da soli, viene fornito una specie di tool che fa da raccolta di "tweak" per Windows, che da soli sarebbe non dico complicato ma un po' macchinoso scovare. E' l'unica delle riviste che ho acquistato ad essere "sul pezzo" circa la morte di Jobs. Qual'e' il trucco? Semplice: il 90% dei contenuti sono traduzioni dall'edizione "madre" tedesca. Depressione e sconforto. Possibile che in Italia non si riesca a produrre niente della stessa qualita'? Smisi di comprare PC Professionale anni fa, sconfortato dalla crescente carenza di contenuti degni di questo nome, ma vedo che il resto del panorama e' messo peggio. Come dicevo, gli articoli sono interessanti e contengono punti di vista personali, schietti, esperti e anche un po' fuori dal coro, peccato appunto che gli autori siano quasi tutti tedeschi e i testi risentano della traduzione, che ne appesantisce la lettura fino a rendere quasi incomprensibili alcuni passaggi.


Chiudo la carrellata con una rivista che ricevo in abbonamento dal primo numero e che ovviamente appartiene a una categoria diversa da quelle sopra citate: Wired Italia. Faccio un vaticinio: ho la sensazione che l'avventura di questa rivista rischi di concludersi prematuramente in un futuro non troppo remoto. La foliazione s'e' ridotta drasticamente rispetto ai primi numeri "monstre", lo spazio dedicato alla pubblicita' (piu' o meno "camuffata", ahi ahi ahi) e' contemporaneamente cresciuto, come sono cresciuti i contenuti tradotti provenienti dagli USA. Se a questo aggiungiamo che continuano ad arrivarmi pressanti richieste di rinnovo dell'abbonamento che peraltro feci fino al 2013 approfittando dei prezzi stracciati offerti a suo tempo, sento puzza di difficolta'. Mediamente, Wired s'e' assestato su una media di uno-due articoli interessanti a numero, piu' alcune rubriche non male. In generale, pero', la rivista e' di lettura difficoltosa, a causa dell'impaginazione grafica "innovativa" (leggi: "fastidiosa"), del miscuglio di colori, diagrammi, dimensione dei font eccetera. Lo stile degli articoli e' spesso fastidiosamente colloquiale e, complice l'uso "artistico" di titoli e sottotitoli, spesso bisogna leggere mezza pagina per capire di che si sta parlando. Cari redattori di Wired, vi faccio una richiesta, che vale come anche come consiglio per rendere il vostro giornale piu' leggibile: nei primi tre paragrafi voglio trovare il succo dell'articolo. Cos'e' successo, chi, dove, quando, perche'. Poi potete perdervi nelle vostre descrizioni inconcludenti, nei vostri dettagli "di colore", persino abusare del vostro lessico da fintigiovani che, lasciatevelo dire, su un giornale ci sta proprio male, e se questo e' il futuro dell'editoria allora siamo proprio fottuti. Mettetevi il cuore in pace: un giornale va fatto come un giornale, non "come Internet", senza tentare di assomigliare a una chat, o a una schermata di Twitter o a un wall di Facebook. A ogni medium il suo formato. Se volete fare cose innovative, fatele sul web. fate un'app. fate un e-reader. fate quel cacchio che vi pare. Ma un giornale dev'essere leggibile, impaginato ordinatamente e scritto in maniera professionale: precisa, forbita dove necessario, ordinata. I grafici devono essere chiari, non belli. Echeccavolo. Io sto giornale faccio fatica a leggerlo. Saro' vecchio.

31 ott 2011

Sistemi chiusi

...che io sono uno di quegli illusi che vorrebbero avere il pieno controllo dei propri oggetti.
Oggi cercavo di rimuovere gli account Gmail che ho impostato sul cellulare Android:


A me sembra una cosa ridicola, una limitazione inutile e del tutto pretestuosa.

26 ott 2011

Eh?


Ma cos'e' la tariffa 39/AS?

E soprattutto, cos'e' questa "f" che spunta nella finestra di "informazioni"? E perche' la tariffa "39/AS" non e' presente nella lista?

22 ott 2011

Hurt me plenty




Appartamenti in affitto a Loano. Oltre al prezzo, viene anche indicato lo skill level e se si tratta di multiplayer o meno.

21 ott 2011

Una giornata on the road

Oggi sono andato al lavoro armato solo del mio cellulare Android e dell'iPad. Mentre viaggiavo in treno, ho rivisto sul cellulare la registrazione di una presentazione della durata di un paio d'ore (slides Powerpoint piu' audio), e nel resto della giornata ho fatto un paio di telefonate e inviato qualche sms mentre automaticamente il telefono aggiornava l'email e le notifiche facebook. Nonostante il saggio consiglio di attivare l'opzione di utilizzare solo la rete 2G per risparmiare batteria, verso le 17 il cellulare, esausto, ha iniziato a chiedermi di collegarlo al caricatore. L'iPad mi ha servito bene e ha concluso la giornata col 30% di carica ancora disponibile avendo scaricato e inviato email, visualizzato alcuni siti web e una dozzina di articoli di giornale tramite le app della Stampa e dell'IHT. Avendo provato ad affidarmi alla rete 3G di Tre, in viaggio spesso il sistema e' costretto ad affidarsi al roaming su altri operatori, con l'effetto che, per non pagare tariffe milionarie, preferisco rimanere offline: peccato che gran parte delle app disponibili siano pensate per una connettivita' always-on e non per il download in background e la fruizione offline. Il principale problema del prodotto Apple continua comunque a mio parere ad essere l'incomunicabilita' col resto del mondo: per chi vive unicamente nell'universo della mela ovviamente il problema non si pone, e iCloud costituisce la ciliegina sulla torta, ma cio' che servirebbe a me oggi come oggi e' un modo per sincronizzare i miei file tra il pc Windows, l'iPad e il cellulare Android o Symbian, praticamente mission: impossible, visto che tanto per cominciare l'iPad non supporta nemmeno il concetto di file system. Il primo mattoncino per la costruzione di questo mio personale sistema di office automation e' l'applicazione iFiles (non e' di Apple), che fornisce appunto una sembianza di file system e un'interfaccia WebDav dall'iPad verso il resto del mondo. Passo successivo sara' trovare un'applicazione (e probabilmente uno stilo) per la scrittura a mano, in modo da rimpiazzare il blocco note, e quindi provare qualche servizio tipo DropBox per la sincronizzazione dei contenuti.

18 ott 2011

Ragazzi, io c'ho provato

Ho ricevuto questa mail che annunciava un convegno interessante:
E allora ho cliccato. Risultato:


Allora sono andato direttamente sul sito e ho cercato l'evento in questione:
...e ho cercato di registrarmi:

17 ott 2011

...e comunque...

L'upgrade a iOS5 s'e' mangiato tre o quattro app, e ne ha ripristinate altre due o tre che avevo rimosso illo tempore. L'avesse fatta Windows una roba cosi', saremmo sommersi dagli sberleffi.

16 ott 2011

"Pause" stacippa

Ieri ho fatto l'errore di lanciare il download di iOS5 su una connessione molto lenta. Dopo 200 MB circa su 600 (soprassediamo su ogni commento... 600 MB per un tablet!) capisco che non ce l'avrei mai fatta e noto il tasto "Pause All". Clicco, e la barra del download va a zero. Clicco su "Resume All": ricomincia il download da zero. Questo si' che e' "stay foolish!".


14 ott 2011

Tecnologie fallite

Voglio iniziare a tenere nota anche di questo.
Se ci pensiamo, in passato abbiamo visto molte tecnologie perfettamente funzionanti che a un certo punto sono diventate obsolete perche' sostituite da qualcosa di oggettivamente piu' comodo, o semplicemente perche' qualcuno a un certo punto ha deciso che doveva vendere qualcos'altro. Le VHS, le audiocassette, i dischi in vinile, tutti soppiantati dal digitale. Pero' avevano anche alcuni vantaggi, tipo quello di non richiedere un PC per scaricare/copiare la musica, o quello di non costringerti a estrarre e sfogliare i minuscoli libretti dei CD, piccoli vantaggi andati persi per sempre: bello l'e-reader, pero' il libro se mi cade per terra non si rompe.


Poi ci sono pero' un sacco di tecnologie che definirei, semplicemente, mal riuscite, con le quali dobbiamo pero' continuare ad avere a che fare da anni, senza una decente sostituzione in vista. Una di queste e' sicuramente, per quanto mi riguarda, gli auricolari per i cellulari. Gli auricolari bluetooth hanno bisogno della batteria, che si scarica velocemente, se uno deve passare molto tempo al telefono. Gli auricolari tradizionali, beh, quelli....


Soluzioni? proposte?

13 ott 2011

Rimani affamato, rimani vivo, se puoi.

La valanga di elegie dedicate a Steve Jobs comparse in questi ultimi giorni ci ha sommerso di frasi enfatiche e slogan tra i quali "stay hungry, stay foolish" ("rimanete affamati, rimanete pazzi", tradotto approssimativamente) ha fatto certamente la parte del leone. Non voglio entrare nel merito ne' della frase ne' del personaggio, anche perche' i componenti della Setta degli Adoratori di Jobs ultimamente sono particolarmente permalosi e si rischiano anatemi solo ad aprir bocca. L'abuso della citazione jobsiana mi ha invece fatto venire in mente, per pura assonanza, un altro "stay hungry": quello col quale si conclude This Hard Land di Bruce Springsteen. La canzone dice "stay hungry, stay alive, if you can / and meet me in a dream of this hard land" e personalmente la trovo molto piu' ispiratrice di un piu' pretenzioso "stay foolish". Ripeto, non discuto sulla saggezza di un consiglio come "stay foolish": ognuno potra' decidere se e quanto si applichi alla propria esperienza diretta. Pero' "rimani vivo, se ce la fai" mi sembra piu' calzante alla mia realta' quotidiana e a quella di quasi tutta la gente che conosco. Questa frase m'e' venuta ancora in mente stamattina mente in auto ascoltavo un'altra canzone di Springsteen che dice "some guys they just give up living, and start dying little by little, piece by piece / some guys come home from work and wash up, and then go racing in the street".
Ora, in un mondo in cui i mass media e le corporation ci urlano in continuazione di "rimanere pazzi", come se non essere (o sentirsi) dei novelli Steve Jobs fosse un fallimento, mi sembra invece piu' rilevante evitare almeno di iniziare a morire un pezzettino alla volta. L'insistenza con cui viene ripetuto questo "stay foolish" e', ovviamente, solo un trucco per farti comprare un nuovo telefonino, nient'altro: sentiti anche tu parte del gruppo dei miliardari che sfornano gadget che possono cambiare la vita! e' facile! basta andare al centro commerciale e sentirsi cosi' foolish da spendere lo stipendio di un mese per un nuovo giocattolo! Fa niente se non sei un tecnocrate della Silicon Valley e neppure un VIP da discoteca, ma hai un lavoro che non ti da' nessuna soddisfazione, spendi ore chiuso in auto in coda in tangenziale, arrivi a casa e ti riunisci con la tua famiglia in adorazione della tv... stay foolish, vai al centro commerciale e dimenticati di tutto il resto!
Cio' che voglio dire e' che il 99% di tutti quelli che oggi sbandierano commossi e commoventi lo "stay foolish" non raggiungeranno nella loro vita nemmeno un'infinitesima parte del "successo" che i loro guru hanno raggiunto, e continuare a ripetersi "stay foolish" senza fare mai nulla di veramente foolish mi sembra anche un po' deprimente.. Non c'e' niente di male a continuare a sognare, anzi: e' spesso quello che ci permette di andare avanti; fino a quando pero' il sogno non prende il sopravvento e ci fa dimenticare che, se non sei un genio dell'arte o della tecnologia, rimanere VIVI e' gia' un degno obbiettivo da prefiggersi. E rispetto a "stay foolish" ha meno controindicazioni e piu' probabilita' di essere raggiunto.


vivo: "Con riferimento alla vita in quanto caratterizzata da un impegno assiduo e dignitoso (Questi sciaurati che mai non fur vivi, Dante, a proposito degli ignavi)" - Devoto-Oli.

11 ott 2011

Errore tecnico

"Scegli l’innovazione dei prodotti 3M; Acquista comodamente ed in sicurezza dal tuo PC!"


Piu' uso Internet piu' mi viene voglia di servirmi solo dalle ferramenta di paese.

9 ott 2011

Caffe' Italia

Uno dei settori merceologici dove i nomi italiani farlocchi hanno piu' successo e' sicuramente quello del caffe'. Tralasciando ogni commento sugli arcinoti nomi dei prodotti Starbucks, l'ambito dove il marketing fintoitaliano s'e' dato piu' da fare e' quello dei bar-caffetterie per aeroporti e centri commerciali. Seguono alcuni esempi classici, presi recentemente ad Atene.


Cup&Cino e' una macchinetta automatica:






Non c'era purtroppo l'altrove immancabile caffe' Costa.


Speciale menzione di disonore, infine, per l'onnipresente Sbarro, con la sua bandiera storta.

Niente, niente, niente.

Non funziona mai niente.


6 ott 2011

Cosi' si fa.

L'IHT mi da' accesso ai contenuti del NYT sul sito e sull'App. Piuttosto che cercare di spremere soldi per la visione dei contenuti online, darli gratis a chi compra il cartaceo!

5 ott 2011

Primi passi con Android

Io non sono uno di quei gadget-freak che comprano ogni oggettino tecnologico figo appena uscito sul mercato, anzi in generale sono sicuramente cio' che si dice un late adopter. Detto cio', sicuramente mi piace divertirmi con questi giocattolini. L'occasione per provare finalmente Android mi e' stata data dalla necessita' di avere un access point wireless che fornisse accesso alla mia connessione Internet 3G. Scartata la soluzione di 3, chiamata WebPocket, che era proprio cio' che mi serviva ma che ti lega a due anni di abbonamento, stavo per rassegnarmi all'accoppiata chiavetta USB piu' cavo cross o hub per condividere la connessione, ma fortunatamente sono stato reso edotto della possibilita' di Android di configurare facilmente un access point per il tethering della connessione Internet. Mi sono quindi recato al piu' vicino negozio Vodafone per accaparrarmi il primo telefono Android che mi potessi permettere con la mia montagna di punti Vodafone One. Mi ero inizialmente rivolto al Samsung Galaxy S II, che pero' a dir la verita' e' un po' grossino e si e' poi rivelato non disponibile al momento; ho quindi ripiegato sul Samsung Galaxy Ace con Android 2.3.3.


Punti a favore:
La configurazione e' in generale molto semplice, anche se alcune funzioni sono un po' nascoste. La gestione delle icone e' efficace, un po' copiata dal mondo Apple.
La configurazione della sincronizzazione con Microsoft Exchange e' completa (mail, calendario e contatti) e funziona bene, tranne due piccole pecche: la prima, in fase di attivazione iniziale, una notifica un po' nascosta richiede di confermare esplicitamente l'attivazione e se uno non la trova rimane "incastrato" senza sapere il perche'; la seconda e' la gestione delle cartelle, che vengono presentate in ordine alfabetico mischiando cartelle e sottocartelle insieme: quasi inutilizzabile.
L'integrazione con Gmail e' ovviamente perfetta.
Il tethering si attiva con un clic.
Buona la gestione dei contatti e degli SMS (che -evviva!- vengono visualizzati in modalita' "thread" come da Windows Mobile, con le nuvolette come sull'iPhone).


Punti a sfavore:
Manca una funzione di help "globale" che spieghi in primo luogo cosa sono alcune delle applicazioni preinstallate o delle funzioni di base. Ad esempio, l'area delle notifiche che si tira giu' come una serranda dalla parte alta dello schermo e' comoda, ma se uno non sa che esiste se ne puo' accorgere solo per caso.
Il touchscreen a volte non e' prontissimo o precisissimo nelle risposte. I tasti touch "back" e "menu", posizionati fuori dallo schermo, a volte non rispondono prontamente come ci si aspetterebbe. Idem per il tasto centrale di "home".
Trovo scomodo dover "scorrere" il dito sullo schermo per rispondere alle chiamate, stile iPhone.
Non sono un fan delle tastiere touch, e anche questo apparato conferma la mia preferenza per le care vecchie tastiere tradizionali, anche a discapito della dimensione dello schermo. Il dizionario XT9 aiuta solo parzialmente; devo ancora provare il metodo alternativo, Swype, di cui non so nulla.
La gestione di suoni e notifiche non e' il massimo.
Mi aspettavo che collegato il telefono al PC via USB ci fosse un modo "nativo" per sincronizzare le immagini della fotocamera, ma pare non esserci.
Il tethering wireless si disattiva durante le chiamate.
Il proximity sensor che disattiva lo schermo durante le chiamate e' un'arma a doppio taglio, perche' rende difficoltoso chiudere le chiamate (lo schermo si blocca).
Non ho ancora capito come si faccia a "riprendere" la schermata della chiamata se per sbaglio si e' finiti nella pagina home.


Punti da verificare:
La navigazione targata Google Maps.
L'ascolto e gestione degli MP3.


Applicazioni preinstallate di cui non mi interessa un tubo:
Youtube, Latitude, Foursquare, News & Weather, Places.


Ah, dimenticavo: il tethering consuma moltissima batteria. Non e' possibile utilizzarlo per tutta la giornata lavorativa senza avere il cellulare in carica.
In generale, anche senza tethering, mi sembra che il consumo di batteria sia un po' eccessivo.

2 ott 2011

Alitalia fun

Quando uno fa un voto, dovrebbe mantenerlo. Tipo quello che io feci un paio di anni fa di non volare mai piu' Alitalia se non ovviamente quando fosse l'unica scelta disponibile.
L'altroieri, tornando da Atene, me n'hanno fatta un'altra: al momento del check-in online, c'e' la possibilita' di selezionare l'opzione di farsi mandare un SMS di avviso sullo stato del volo tre ore prima del decollo. Sulla reale utilita' di un solo avviso, cosi' in anticipo, ci sarebbe da discutere: ma comunque, e' meglio di niente. Peccato che "niente" e' proprio quello che Alitalia mi ha inviato l'altro giorno quando il mio volo ha fatto tre quarti d'ora di ritardo. All'andata, ovviamente, mi era arrivato un bell'SMS tre ore prima del volo in cui mi si comunicava che tutto era a posto.
Al ritorno io e il mio collega, armati di check-in fatto online, siamo arrivati all'aeroporto accidentalmente in largo anticipo. Uno sguardo al tabellone: tutto regolare, possiamo andare ad appollaiarci da qualche parte a farci una birretta. Al momento dell'imbarco, andiamo al gate: ma dell'aereo nemmeno l'ombra; ovviamente, nessun avviso di ritardo sul tabellone; chiedo alla signorina, che dice di non sapere niente ma mi fa capire che la mancanza dell'aeromobile e' un segno inequivocabile. Mi collego a flightstats.com e vedo che ci sono 30 minuti di ritardo previsti: un passeggere a fianco a me mi fa: "eh ma si sapeva, a me l'hanno detto al check-in".
Morale: tre quarti d'ora di ritardo sull'orario di arrivo, coincidenza persa e, ancora una volta, complimenti per aver fatto il check-in online.

28 set 2011

Grazie Alitalia

Non e' la prima volta che mi accade, avendo comprato un biglietto in classe Economica, di riuscire a fare il check-in online con Alitalia e scegliere un posto nelle prime file, quelle solitamente riservate alla classe Business. Fino ad oggi nessuno aveva avuto niente da ridire. A un certo punto mi ero persino illuso che Alitalia avesse riconosciuto in me un cliente affezionato e deciso di ricompensarmi in questo modo. 
Oggi invece io e il mio collega ci siamo accomodati in fila 6 ma, insieme ad altri due passeggeri seduti in fila 7 che avevano fatto il check-in online, siamo stati fatti spostare indietro. La conversazione e' stata il consueto esercizio di teatro dell'assurdo, che mi piace sempre fare, giusto per vedere con che tipo di automa ho a che fare:
"Eh guardi c'e' stato un errore, questi sono posti business quindi vi dovete spostare indietro alla fila 15".
"Beh ma scusi io ho fatto il check-in sul vostro sito e mi ha assegnato questo posto, quindi non capisco perche' dovrei spostarmi".
"E' stato un errore. Questi sono posti Business e lei ha un biglietto Economy quindi non puo' stare in Business".
"Guardi, io ho chiesto un biglietto alla mia agenzia viaggi e mi e' stato dato questo, non sono tenuto a sapere in che classe sia; se il vostro sito mi assegna la fila 6, io assumo che vada bene".
"E' stato un errore. Le macchine sbagliano".
"NO, LE MACCHINE NON SBAGLIANO". Qui mi accaloro sempre un po'. "E' chi ha programmato le macchine che sbaglia, i computer fanno solo quello che gli e' stato detto".
"Eh si' e' stato un errore umano".
"OK, e' stato un errore umano e allora che fate?"
"Le facciamo le nostre scuse..." Ecco, brava stronza, penso io, alla fine te l'ho proprio dovuta strappare a forza la parola "scuse"... Magari se me le facevi all'inizio, invece di intimarmi lo spostamento in fila 15, io ero un po' piu' ben disposto. "...e poi non e' nostra responsabilita', noi non ci possiamo fare niente..." la solita solfa. No beh, figuriamoci se e' la tua responsabilita', figuriamoci se tu ci puoi fare qualcosa. Non e' mai la responsabilita' della persona con cui stai parlando. Non ci puo' fare mai niente. Questo e' il grande trucco dell'Assistenza Clienti del XXI Secolo.
"Guardi, io lo so benissimo che voi non ci potete fare niente, e che queste sono le regole, e soprattutto non me ne faccio niente delle vostre scuse. Prendo atto che VOI sbagliate e IO mi devo spostare". E ci spostiamo tutti. Tutto molto pacatamente, ovviamente, in quanto come detto si trattava di una conversazione tra me e un'automa (la hostess) la cui conclusione era gia' nota in partenza. Volevo semplicemente affermare che io sono l'umano e loro i cyborg.


La cosa che mi scoccia e' che non solo fare il check-in online fa risparmiare tempo e carta alla compagnia aerea (e non mi pare di aver mai ricevuto un ringraziamento per questo), ma che il beneficio principale dell'operazione e' quello di scegliersi il posto preferito, per essere ad esempio nelle prime file e non dover aspettare mezz'ora per scendere dall'aereo una volta atterrati, oppure per sedere vicino a un collega. Che senso ha fare il check-in online se poi una volta sull'aereo mi viene assegnato un posto a caso a causa dell'incompetenza di chi ha programmato il sito web?


Ah, poi ovviamente dei 21 posti di Business Class, solo 2 erano occupati.

27 set 2011

Non funziona mai niente

Tra ieri e oggi avro' provato 20 volte a spedire un telegramma tramite il sito di Poste Italiane, ovviamente senza riuscirci. Si', capita di dover spedire un telegramma. Nel 2011.
Cio' che apparentemente e' un'operazione semplicissima (inserire il testo del telegramma, l'indirizzo del destinatario, pagare) diventa un vero calvario per il povero sito poste.it. Nei miei vari tentativi, gia' l'autenticazione iniziale spesso ha richiesto inspiegabili lunghissime attese. Era da un po' che non accedevo, e all'ingresso del sito mi veniva richiesto di procedere alla conferma dei miei dati personali per poter usufruire delle nuove funzionalita': dopo aver rifiutato alcune volte, alla fine mi sono sottoposto anche a questa procedura - vuoi mai che fosse questa la ragione del malfunzionamento. Ecco il risultato:


Tornando al telegramma: una volta entrati, si puo' cliccare su un comodo link apposito. Dopo un'attesa gia' di per se' sospetta, si viene portati alla schermata dove inserire il testo. Si clicca "avanti", e parte un'altra attesa... circa un minuto... e si arriva al momento di inserire il destinatario. Scrivi il nome, la via, selezioni la provincia e... tutto si pianta. Un'altro minuto di attesa mentre il sito carica la lista dei comuni della provincia selezionata. Si sceglie il Comune, e altro interminabile freeze. Se non siete fuggiti urlando e il browser non s'e' impallato, il sito seleziona da solo il CAP corretto e potete cliccare nuovamente su "Avanti": un'altro minuto di attesa. Qui solitamente il browser alza bandiera bianca, nelle maniere piu' svariate.








Il massimo a cui sono riuscito ad arrivare e' stata la schermata di conferma del telegramma nella quale cliccare "Conferma Pagamento" per poter dare questi maledetti tre euro alle Poste. Oltre quella, hic sunt leones. Ho persino provato a lasciare li' la pagina a caricare e uscire fuori a cena. Dopo tre ore era ancora li', invariata: non un messaggio di errore, non un timeout, niente. Ho provato con IE, con Chrome, con Safari.




Ora mi chiedo: ma chi e' che ha fatto questo sito? E' mai possibile che una funzionalita' cosi' di base sia realizzata in modo cosi' insufficiente? E' questo il livello dell'e-commerce e dei servizi telematici al cittadino in Italia? Cosa ci dice questo sullo stato dell'evoluzione tecnologica ed economica del nostro Paese? Cosa ci dice questo sui dirigenti di Poste Italiane, committenti di questo sito?