31 gen 2011

Don't blink.

Durante il fine settimana sono rimasto incollato ad Al Jazeera English per seguire le immagini dall'Egitto.
Le immagini della gente in piazza, a migliaia, mi hanno emozionato. E mi hanno fatto pensare a quanto e' ipocrita questo gioco politico in cui noi cittadini siamo involontariamente coinvolti.
Mi hanno fatto pensare a questo articolo: "
Rule No.1 for Dictators: Don't Blink."
"If they want to survive, dictators don’t blink. If they seem vulnerable, they are lost. In unforgiving times, when international courts seek to bring miscreant leaders to justice, simply walking away is not an option." E ho pensato a quanto sia flessibile la definizione di "dittatore" che ci viene proposta dai politici di tutto il mondo attraverso i mass media.
La gente in piazza nelle citta' d'Egitto chiede una cosa sola e semplice: che Mubarak se ne vada. Che fare in queste situazioni? Chi ha ragione? Migliaia di persone sono scese in piazza, ma a milioni sono in casa, senza che venga udita la loro voce. Le persone in piazza possono dirsi rappresentanti della maggioranza silenziosa? E cosa dovrebbe fare il Governo in una situazione simile? Quale potere reale ha un governo che ordina un coprifuoco che nessuno, per giorni, ha rispettato o fatto rispettare?
Mubarak e quelli del suo partito dicono -ed e' un discorso che dovrebbe suonarci un po' famigliare- che il Presidente e' stato democraticamente eletto, e che quindi ha tutto il diritto di rimanere in sella. Ma che validita' hanno delle elezioni vinte come un plebiscito di fronte alla sede del Partito che va a fuoco e dell'esercito che assiste senza muovere un dito?
Che cos'e' un dittatore?
Che cosa vuol dire che Israele, sedicente baluardo della democrazia "all'occidentale" (in realta' Stato sempre piu' totalitario) tra i "barbari" mediorentiali, continui ad appoggiare Mubarak? Cosa ci dice il fatto che gli USA lancino messaggi generici del tipo "la volonta' del popolo deve essere rispettata" ma non si sono mai fatti scrupoli ad avere nell'Egitto di Mubarak il principale cliente di armamenti made in USA?
Cosa ci dice il fatto che il nostro ridicolo Governo abbia apertamente parteggiato per Mubarak all'inizio delle proteste e sia chiuso in un imbarazzante silenzio ora che la situazione e' indifendibile? Perche' l'Italia intrattiene relazioni diplomatiche ed economiche piu' che amichevoli con i peggiori "stati canaglia" al mondo (secondo la famosa definizione coniata dal nostro "miglior alleato", gli USA): la Libia di Gheddafi (quello di Lockerbie e dei missili su Lampedusa), la Russia di Putin (dove i giornalisti muoiono come le mosche), l'Iran.
E che senso ha parlare di "democrazia" in certe situazioni? Quando
stravinci le elezioni e poi ti bruciano la sede del partito. O quando vinci le elezioni dopo aver cambiato la legge elettorale e le modalita' di designazione degli scrutatori e guarda caso le schede bianche crollano a un quarto dei livelli precedenti? (2001, 2006/1 e 2006/2, 2008).
Che senso ha parlare di "democrazia", quando la maggioranza degli elettori viene prima
privata delle basi culturali necessarie a sviluppare un senso critico autonomo e quindi circuita manovrando appositamente i mass media?

Ora, la sensazione di essere costantemente presi per i fondelli e' forte, molto forte. Uno vorrebbe potersi rifugiare in un mondo dove non doversi preoccupare del fatto che una classe di politici corrotti e incompetenti trascina il futuro del paese (che poi, in soldoni, vuol dire: il nostro lavoro, il nostro stipendio, i nostri figli, le nostre case, la nostra natura) verso il collasso in nome della loro sete di potere. Pero' le notizie ci perseguitano. L'ottusita' della gente ci perseguita. Le facce disgustose dei dittatori che, davanti alla piazza che urla, non fanno una piega, ci perseguitano, come a dirci: "io avro' sempre ragione, tu non conti un cazzo".

E allora uno arriva alla conclusione che gli unici che hanno ragione sono quelli la', in piazza, per strada.

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