19 ago 2011

Un po' di link

Un paio di mesi di feed rss:


La relazione tra i quotidiani online e i social networks. "Nessuna citazione specifica per le pubblicazioni italiane che hanno numeri davvero esigui rispetto ai loro omologhi delle altre nazioni."


Questo la dice lunga sull'approccio che ha Apple rispetto agli standard consolidati di mercato. Poi ognuno potra' decidere se sono degli innovatori o dei rompipalle che vogliono obbligarci a comprare i loro accessori.


Mi meraviglio che non si vedano molte piu' notizie di questo tipo: "New Android spyware answers incoming calls", "New Android Malware/Trojan Records Your Phone Calls". La commistione tra Internet e le telefonate apre moltissime efficaci possibilita' di social engineering: pensate di ricevere una chiamata preregistrata con una voce che dice di essere la vostra banca e vi chiede di digitare il vostro numero di carta di credito. Molto probabilmente, questo tipo di intrusioni sono molto piu' comuni di quanto si pensi, soprattutto in caso di attacchi molto specifici (del tipo "spionaggio industriale").


Stamattina, un amico ha segnalato questo articolo: "Groupon Doomed by Too Much of a Good Thing", e dopo averlo letto ho pensato che, per gli investitori, Groupon finora non e' stato altro che uno schema Ponzi.


Bloccare le comunicazioni Internet e cellulari, anche (e soprattutto!) in caso di emergenze non mi sembra una buona idea.


70% di falsi positivi con i body scanner. Magari potremmo pensare a delle alternative.


E per concludere, il top: falsi Apple Store e IKEA in Cina. Soprattutto nel caso dell'Apple Store, dove a quanto pare persino i commessi erano convinti di lavorare in un vero negozio Apple, la notizia solleva alcune riflessioni interessanti: ma se il falso e' uguale all'originale, vende gli stessi prodotti dell'originale, con lo stesso marchio dell'originale, cos'e' che definisce la nozione di "originale"?
Voglio dire: al di la' di questi casi eclatanti, la protezione di un marchio e' considerata un legittimo diritto nella nostra cultura, in quanto strumento per proteggere la qualita' del prodotto venduto con tale marchio. E' giusto proteggere, che so, il Parmigiano Reggiano o il Brunello di Montalcino perche' per produrre tali alimenti sono necessari accorgimenti e regole particolarmente stringenti, che ne garantiscono la qualita'. E lo stesso dovrebbe valere per una borsetta, una sedia o un telefono cellulare.  E' chiaro che il discorso e' paradossale, ma a me sembra che questo libero mercato sia fondamentalmente ipocrita quando si tratta di proteggere i marchi. Il mercato vuole essere libero, salvo chiedere aiuto alle leggi dello Stato per proteggere i propri marchi: se il consumatore non percepisce la differenza di qualita' tra la borsa di Louis Vitton "originale" e la borsa di Louis Vitton "falsa", perche' una dovrebbe essere considerata "vera" e l'altra "finta"? Se il libero mercato fosse veramente libero, il nome sotto il quale sono vendute le merci dovrebbe avere pochissima importanza, in quanto il consumatore dovrebbe poter essere in grado di valutare da solo la differenza di qualita' e prezzo tra due prodotti dallo stesso nome, e scegliere quello piu' conveniente. Ovviamente questa e' un'esagerazione, come pero' e' un'esagerazione quella di tutelare determinati marchi a prescindere, in pratica, dalla qualita' del prodotto, ma semplicemente in base ad astratti accordi commerciali: Tizio, produttore di scarpe in Vietnam, produce una scarpa da tennis; Caio, produttore di scarpe in Malesia, produce un'altra scarpa da tennis, identica; arriva Sempronio, famoso marchio di scarpe da tennis americano, e chiede a Tizio e Caio qual'e' il prezzo della scarpa: Tizio dice 1 dollaro, Caio dice 99 centesimi; Sempronio compra le scarpe da Caio e ci mette sopra il suo marchio; Sempronio vende le sue scarpe a 50 dollari il paio, Tizio le vende a 5 dollari. Le scarpe di Tizio sono diventate dei falsi.

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