Nov 25, 2011

La musica nascosta

In queste ultime settimane ho ascoltato alcuni dischi diversissimi tra loro che pero' mi hanno fatto riflettere su un tratto che hanno tutti in comune, cioe' la tendenza a "nascondere" la melodia, a cercare di soffocarla o sfuggirne, a volte. Non scandalizzatevi agli accostamenti reciprocamente sacrileghi e provate a seguirmi nel discorso. Siccome mica e' da tutti conoscere di persona artisti d'avanguardia, comincio col citare i Fury N Grace e il loro Diabolism of Conversation. Qua siamo dalle parti del metal piu' pesante, di quello che si incarna di volta in volta in mille filoni di death, doom, epic, goth, symphonic e altre etichette via via piu' ridicole. Io non sono certo un esperto o un estimatore del genere, e il mio metal si ferma pressapoco agli Iron Maiden, i Deep Purple e i Metallica; sulla pagina facebook del gruppo potete trovare un po' di recensioni piu' particolareggiate delle mie poche impressioni. Diabolism of Conversation, oltre a essere un cd dal packaging lussuoso, e' un ascolto difficile (e questo solitamente e' un complimento): per quasi tutta la durata del disco si e' investiti da una batteria martellante e da una chitarra in primissimo piano spesso fino a sovrastare tutto il resto; oltre ai succitati filoni metal, appaiono qua e la' sfumature progressive o piu' melodiche, in una sovrabbondanza di idee (musicali e di testi) che lascia disorientati. Le melodie, e qua arrivo al nocciolo del mio discorso, sono sepolte (e credo che questo aggettivo sia particolarmente apprezzato in questo caso) da una mole di frastuono tale da scoraggiare l'ascoltatore meno motivato, quello cioe' che se non immediatamente soddisfatto dalla scoperta del motivetto orecchiabile (specialita' invece in cui i mostri sacri prima citati erano maestri) preferisce non avventurarsi all'interno di un tale girone dantesco e abbandona l'impresa.
Non saprei come spiegarvi in che modo trovi Diabolism of Conversation analogo a Bad as Me di Tom Waits. Tom Waits lo conosciamo tutti; per una recensione di Bad as Me basta andare su google: troverete mille articoli che si inerpicano in astrusi giri di parole per dire che, come dai tempi di Swordfishtrombones e Bone Machine, Waits continua a cantare la stessa, peraltro riuscitissima, canzone. Tom Waits e' maestro -quando vuole- a sfoderare ballate commoventi, bluesacci malfamati e numeri da chansonnier; ha pero' studiato un espediente astuto: nascondere -ecco l'analogia- le melodie non con la sovraproduzione ma al contrario spogliando le canzoni e rivestendole solo di percussioni ridotte -letteralmente- all'osso e accenni di chitarra, contrabbasso, pianoforte, oltre agli urli, ai grugniti, ai sussurri della sua voce roca. E allora i blues, le polke, i sapori latini, vengono amalgamati in questa salsa primordiale che e' il "suono" di Tom Waits, pur continuando a suggerire all'ascoltatore la loro natura originaria. Anche qui, in qualche modo, l'arrangiamento prende il sopravvento sulla melodia, sul motivetto da canticchiare, e concentra tutta l'attenzione su di se'.
L'esempio piu' estremo di questo apparente (?) rifiuto della melodia a favore degli arrangiamenti e' Biophilia di Bjork. Ho scaricato l'album nella sua versione per iPad, e lo ritengo un primo esperimento nella nuova frontiera della fruizione della musica digitale: il disco si esplora in maniera non sequenziale, ma esplorando una galassia ed "entrando" in ognuno dei brani per scoprire non solo un testo di analisi musicale e lo spartito, ma una rappresentazione grafica della musica e  un "gioco" interattivo basato sulla canzone stessa che permette di volta in volta di creare nuovi motivi o esperimenti grafici. Detto che l'aspetto grafico e' si' affascinante ma che avrebbe potuto essere, viste le tecnologie oggi a disposizione, di piu' alto livello, la musica in questione e' quanto di piu' lontano ci possa essere da una melodia orecchiabile: arpeggi lentissimi che accompagnano vocalizzi ultraterreni, percussioni e ritmica praticamente inesistenti per una serie di declamazioni fatte apposta per rendere inafferrabile qualunque sequenza o frequenza (cit.) musicale. Bjork ci chiede di concentrarci sulla grafica, sulla rappresentazione digitale della musica, fino a distaccarci completamente dalla musica stessa, che, anche qui, se c'e' e' ben nascosta.


Ora, fino a un certo punto io apprezzo questo nascondino. La canzone che ti piace subito appena la ascolti alla radio raramente sara' ancora in playlist sei mesi dopo. Gli album che al primo ascolto ti sembrano incomprensibili spesso sono quelli che si rivelano piu' affascinanti.


Pero', dicevo, fino a un certo punto. E questo m'e' risultato ancora piu' evidente riascoltando, dopo i suddetti tour de force, The Innocent Ones di Willie Nile. Questo disco non lascia niente all'immaginazione, non richiede alcuno sforzo da parte dell'ascoltatore: e', semplicemente, buon vecchio sano rock'n'roll. Strofa, ritornello e schitarrata. C'e' poco da dire sulla tecnica o sugli arrangiamenti; non c'e' da fare analisi intellettuali sui testi; non ci sono strumenti esotici o trovate tecnologiche, ma solo 11 pezzi ben riusciti da 3-4 minuti, qualche eco di Dylan, qualche eco di Springsteen, qualche ingenuita' e due o tre perle che meriterebbero ben altra fama (The Innocent Ones, One Guitar e Hear You Breathe). 


Sono approcci diversi. Fare un disco chitarra-basso-batteria come Willie Nile e' per certi versi un'operazione piu' rischiosa delle altre: non hai arrangiamenti esotici a proteggerti: se i pezzi sono scarsi, e' un disastro, non c'e' niente da fare. Se sei Tom Waits o Bjork, invece, puoi anche permetterti di infilare nel disco qualche ciofeca, ma se sei bravo a nascondino c'e' la possibilita' che non se ne accorga nessuno.

Nov 23, 2011

Il promemoria

Metto qui due o tre cose, come promemoria. Per chi si fosse distratto e ne avesse bisogno la prossima volta che andremo a votare.


Chi si fosse scordato cos'ha significato la sciagurata gestione Berlusconi per il nostro paese, potra' leggersi questo comodo riassunto: "Silvio Berlusconi's legacy of controversy". (archiviato qui)


In caso di dubbi sui candidati, sara' invece sufficiente andarsi a rileggere la lista dei ministri dell'ultimo governo B.


Chi dicesse che anche gli altri sono ladri e corrotti , potra' rileggersi questo: "Telekom Serbia, dieci anni a Igor Marini - Calunniò Prodi, Fassino e Dini"  (archiviato qui)


Infine, per estrema sintesi a beneficio di smemorati e sostenitori del fatto che sia stato tutto un complotto dei comunisti, ci si potra' rileggere questo articolo del Time, soprattutto dove dice "Sebbene Berlusconi non sia stato la causa dei problemi [finanziari] dell'Italia, la sua inetta gestione li ha sicuramente peggiorati."

Avanti per tutti!

Un paio di viaggi all'estero sono l'occasione per esplorare l'affascinante universo dei negozi e locali fintoitaliani. Se poi aggiungiamo che Aldo ha annunciato che aprira' a breve il suo primo negozio in Italia... Iniziamo con Dubai, dove c'e' solo l'imbarazzo della scelta. Si va dai banali "Caffe' Ristretto", "Ecco" e "Caffe' Nero"...



...ai piu' furbetti "Vero Moda" ed "Evita Peroni" (a mio parere giocare su Peron/Peroni e' una piccola perla del trash)...


...ai colpi di genio come "Scoozi"...

..."Va Piano" (che mi fa ridere che in Italia siamo cosi' esterofili che chiamiamo un'associazione "Slow Food")...

 ...ai grandi classici come "La Senza"..

...per concludere in bellezza con la pizzeria "Biella", perche' e' chiaro... che se menzioni Biella a chiunque qual'e' la prima cosa che ti viene in mente... la pizza!

Poi oggi a Skopje ne ho adocchiati un paio carini: il classico "Ciao"...

...e l'adiacente "Avanti", col suo slogan arrembante "Avanti tutti, Per tutti avanti".

Nov 16, 2011

Altro problema risolto

Ieri sera mentre me ne stavo allegramente in coda su Viale Jenner (che poi non capisco perche' tutti dicono "ienner" e non "genner" visto che era inglese, comunque questo e' un altro discorso), ho mentalmente risolto il problema del traffico a Milano. La cosa si fa semplicemente con due facili misure:
1) disegnare le strisce di mezzeria ovunque
2) istituire appositi squadroni della morte che multano a tappeto chi parcheggia in seconda fila.


Il problema a Milano non e' strettamente la quantita' di traffico; il problema e' che e' un casino. Ai semafori, agli incroci, nelle rotonde, la gente si accoda alla rinfusa (non avendo riferimenti per terra ad esempio su quante file parallele vadano mantenute, ed essendo anche fondamentalmente dei casinari), causando inutili rallentamenti al momento di ripartire. Per non parlare dei pirla che se ne stanno in mezzo alla strada occupando quelle che sarebbero due corsie ma loro non lo sanno 1) perche' sono pirla e 2) perche' non ci sono le strisce. Analogamente per il punto due: basta un'auto in seconda fila per rallentare un chilometro di traffico: ecco mi devo spostare, no scusa passo io passi tu metto la freccia mi fermo passo inchiodo ti suono riparto, eccetera.


Sono convinto che con queste due semplici misure il traffico si fluidificherebbe notevolmente, e non sarebbe nemmeno necessario sparare con un fucile a tutti gli scooteristi che circolano per la citta' evidentemente convinti che il Codice Della Strada non si applichi ai loro Burgman del cazzo.

Nov 9, 2011

Tra un disastro e l'altro, per rinfrancar lo spirito....

Wurstel, che in tedesco si dice Wilrstchen.



Rist. La Marinella, Loano.

Domande senza risposta

Quand'e' che la situazione sara' sufficientemente grave da far smettere a Repubblica di pubblicare cazzate?

Nov 7, 2011

L'invito

Siccome ormai a quanto pare il giorno si sta avvicinando, il giorno in cui ci libereremo del peggior presidente del consiglio dai tempi di mussolini, del governo piu' inetto dai tempi di... boh non saprei perche' magari anche sotto nerone qualcuno buono c'era, della combriccola di ladri e pagliacci che ha infilato l'Italia nel tunnel che porta dritto dritto al sottosviluppo culturale ed economico, vorrei reiterare l'invito: per favore, quando ce lo saremo tolto finalmente dalle palle, per favore vi prego non fatemi sentire le solite battute su rosi bindi, non tirate fuori qualche soprannome tipo mortadella perche' non avete niente di meglio da dire, non mettetevi a criticare bersani o di pietro o chiunque altro finira' al governo. Non mettetevi a fare gli esperti di riforme pensionistiche e di economia finanziaria quando finalmente -speriamo, che non e' mica detto- un governo composto da persone decentemente preparate, probabilmente provenienti dall'area politica di centro-centro-centro-sinistra, sara' costretto a mettere mano allo sfacelo lasciato da questa banda di incapaci criminali. Perche' voi che questi delinquenti li avete votati, avete gia' ampiamente dimostrato di non capire un tubo, e inoltre, pur tra mille altre incertezze che la vita ci riserva, di una cosa io sono sicuro, e cioe' che non ci sara' mai niente di peggio di berlusconi, di calderoli, di tremonti, di bossi, di larussa, di gasparri, eccetera eccetera eccetera. Nemmeno se andasse al governo Sbirulino, o Freddie Kruger.

Nov 5, 2011

A dream play

Capisci che hai una cultura un po' troppo incentrata sulla musica pop quando, mentre leggi ad esempio la Bibbia, certe frasi ti suonano famigliari perche' le hai sentite nelle canzoni di Elvis o di Springsteen.
M'e' capitato qualche settimana fa leggendo Il Sogno di Strindberg, e certe volte sono cosi' orgoglioso di certe scoperte che faccio che penso che se fossi un critico musicale famoso e ossequiato queste mi renderebbero ancora piu' famoso e ossequiato. Ma ovviamente non sono nulla di tutto questo quindi mi sfogo come posso.

Il deja vu e' iniziato a pagina 1, con la "Nota dell'autore" che -sinceramente non saprei spiegare perche'- m'ha fatto venire alla mente Tower Of Song di Leonard Cohen. "Tempo e spazio non esistono: su una base minima di realta', l'immaginazione disegna motivi nuovi: un misto di ricordi, esperienze, invenzioni, assurdita' e improvvisazioni". E, ripeto non so come, m'e' venuto in mente quel du-dam-dam-dam da-du-dam-dam di Tower Of Song. Che poi a pensarci ovviamente lo sanno tutti che Tower Of Song Cohen l'ha cantata anche con gli U2, e che Nick Cave l'ha cantata pure lui. Guarda caso.

Guarda caso, perche' a pagina 72 leggo: "Mio figlio, il mio unico figlio, partira' per l'estero, sul mare vasto; [...] E sento gemiti e singhiozzi, come di gente che piange... forse e' lo sciabordio delle onde contro le coste delle barche, oppure sono le ragazze sulla spiaggia... le abbandonate... le inconsolabili... Una volta chiesi a un bimbo perche' il mare e' salato, e il bimbo, che aveva il padre imbarcato in un lungo viaggio, rispose subito: il mare e' salato perche' i marinai piangono tanto. Ma perche' piangono tanto, i marinai?... Perche', rispose, debbono sempre partire... E per questo fanno sempre asciugare i fazzoletti sugli alberi della nave!... Perche' gli uomini piangono, quando sono tristi?, chiesi ancora... [...] Il brigantino con le vele alzate scivola via; le ragazzi sulla spiaggia sventolano i fazzoletti e si asciugano le lacrime." E me lo sono anche cercato in inglese, "the child, which had a father on a long trip across the high seas, said immediately: the ocean is salt because the sailors shed so many tears into it. And why do the sailors cry so much then? [...] And why does man weep when he is sad?"

This is the weeping song:

Cosa me ne faccio

Un paio di settimane fa ero in treno, un treno di pendolari abbastanza affollato. Mi ero fortunosamente conquistato un posto senza nessuna poltrona davanti, in modo da poter allungare un minimo le gambe. C'era un posto libero alla mia destra, e uno alla sinistra, dall'altra parte del corridoio; a un certo punto sono arrivate due persone: mi hanno squadrato, io non ho mollato il mio posto, e quindi si sono sedute una alla mia destra e una alla mia sinistra. Hanno iniziato a fare conversazione tra loro, "attraverso" di me; uno dei due tra l'altro aveva un alito disgustoso. Dopo un'ora e passa di calvario, l'alitoso chiacchierone scende. Dopo un po' scende anche l'altra tizia: nel recuperare i suoi bagagli, mi fa cascare tutto addosso: meno male che in quel cacchio di borsone c'erano solo vestiti e non roba pesante, altrimenti era da trauma cranico. La tizia mi fa: "oh mi scusi, le abbiamo rotto le scatole tutto il viaggio, e adesso questo!". Io meccanicamente stavo cercando qualche frase di circostanza con cui rispondere, tipo un "ma non si preoccupi, non fa niente" o simili. Pero' non ho trovato niente di indicato alla situazione; e' da un po' di tempo che mi capita. Perche' si', ho pensato, in effetti mi avete rotto le palle tutto il tempo. mi hai fatto cadere in testa le tue borse. delle tue scuse non me ne faccio proprio niente. Mi tornerebbe utile un po' di educazione e di rispetto anche nelle piccole cose, quello si'. Mi farebbe piacere vedere gente cosciente del fatto che ci sono altre persone intorno e che non tutto gravita intorno a loro, e che i loro sacrosanti diritti qualche volta rompono le palle al prossimo. Quindi, ripeto, delle tue scuse, mi spiace tanto, non so proprio che farmene. Materialmente. Cosa me ne faccio? me le metto in tasca e a fine anno mi danno un bonus per tutti i rompicoglioni che mi hanno chiesto scusa? Se offrivi una mentina al tuo amico, quello si' mi sarebbe tornato utile. O se magari invece di far sapere a tutto lo scompartimento i cazzi vostri aveste parlato a voce piu' bassa, quello si' sarebbe stato gradito. Non e' che puoi rompere le palle tutto il tempo e poi chiedere scusa e siamo a posto cosi'. Mi spiace.


No, perche' giusto cinque minuti fa quella stordita del piano di sopra s'e' messa a fare le pulizie sul balcone e m'ha scaricato una cascata d'acqua sulla finestra. Mi affaccio e quella mi fa: "scusa! ti ho bagnato?". E io: "no, sai, ho visto una cascata sul vetro della mia finestra, mi chiedevo cosa fosse". E intanto pensavo: mettitele in quel posto le tue scuse, e invece la prossima volta stai attenta a quel cazzo che fai!

Nov 4, 2011

Turba della personalita'

E cosi' oggi anche Genova e' finita allagata, alluvionata, infangata. Riassume molto bene la situazione, come al solito, Michele Serra su Repubblica. Copio-incollo qui il commento pubblicato il 27 Ottobre scorso, cosi' vi risparmio la fatica di un clic.


Davvero illuminante lo studio di due ricercatori di Cambridge sulla miopia, in aumento soprattutto nel mondo ricco. Dipenderebbe dal minor numero di ore trascorse all' aria aperta, con conseguente restrizione del campo visivo e peggiore qualità della luce artificiale rispetto a quella naturale. Così, quando diciamo che una catastrofe come quella occorsa a mezza Liguria è causata dalla miopia dell'uomo, diciamo una verità assai meno metaforica di quanto pensiamo. Siamo sempre più miopi anche perché non sappiamo più guardare il mondo e misurarlo davvero. Dice Marco Paolini che l'Italia, per una vera e propria turba della personalità, è un Paese di montagna convinto di essere un Paese di pianura, e anche questa non è una metafora: oltre il settanta per cento del nostro territorio è scosceso, ondulato o ripido, ma facciamo finta che non sia così. Ripulire un fosso e impedire che si otturi, mantenere pervie e sorvegliate le vie d' acqua, far respirare i boschi perché siano sani e permeabili, non cementificare da ingordi e da pazzi quali siamo, tutto questo equivarrebbe alla cura del nostro paese e di noi stessi. Ma non abbiamo più cura perché non abbiamo più sguardo, se non per le videate e i tabulati che ci scorrono a un palmo dal naso, mentre fuori vita e morte giocano la loro partita considerandoci, giustamente, appena un dettaglio.

Forse sono io che non capisco l'italiano?

Vodafone l'altro ieri mi manda un messaggio: "Stai per raggiungere la soglia mensile prevista dal servizio Soglia Spesa dati Estero. Per continuare a navigare vai su"... blah blah blah.
Oggi vado sul sito a controllare, traffico utilizzato: 50,54%.


Cioe', tra "stai per raggiungere la soglia" e "sei al 50%" c'e' una certa differenza, o no?

Nov 3, 2011

Am I mad, in a coma or back in time?

Stamattina ho avuto un'esperienza extrasensoriale di sfasamento temporale. Stavo facendo una presentazione a un cliente quando uno dei presenti, una donna, s'e' accesa una sigaretta. Per un attimo sono tornato indietro di quarant'anni, c'erano gli uomini con le basette lunghe, le camicie attillate, il borsello e i pantaloni a zampa. Ma mi sono immediatamente ripreso e in effetti mi trovavo in una vera sala riunioni nel 2011, a Sarajevo, dove si fuma ancora dappertutto. Certe esperienze andrebbero fatte provare a quei pochi che avessero ancora da ridire sul divieto di fumo; ieri sera siamo usciti per una birretta in un locale non particolarmente fumoso (cioe', non tipo quelli che c'erano da noi una volta, che entravi e c'era la nebbia), ci siamo stati venti minuti e stamattina mi puzzavano di fumo anche le mutande. Non avendo considerato preventivamente questa complicazione, avevo ovviamente con me un solo paio di pantaloni e un solo cappotto, che ho portato anche oggi: a parte la fumatrice della sala riunione oggi non ho subito altro fumo passivo, ma stasera mi puzzava lo stesso anche il cuoio capelluto, santocielo.


Nel frattempo, m'e' anche venuta l'idea per una fantastica serie televisiva, un misto tra The IT Crowd e Life on Mars, da ambientarsi nella sede di una societa' di telecomunicazioni dell'ex Jugoslavia. Non ci sarebbe nemmeno da rifare ne' gli edifici ne' gli arredi, che mantengono intatto un gusto prettamente sovietico. "Musei con le persone dentro" m'e' venuta in mente oggi come definizione.

Nov 2, 2011

Il connettore rj45

Mi si e' appena rotta la linguetta del connettore RJ45 del mio cavo di rete.
E' un piccolo inconveniente, direte voi. Se non avete a che fare coi cavi di rete tutti i giorni.
E' vero, ne esistono parecchie varianti: col cappuccio protettivo piu' o meno prominente, con la linguetta doppia, piu' o meno rigide, eccetera. Pero', alla fine, o sono scomode da usare, o non si trovano, insomma il connettore RJ45 e' sicuramente uno dei rappresentanti migliori della categoria delle tecnologie "sbagliate" che per qualche motivo non solo non siamo riusciti a toglierci dai piedi, ma che anzi dobbiamo continuamente usare, smadonnando per la scomodita' senza speranza di vederle sparire nel futuro prossimo.
Smadonnando quando la linguetta si rompe e il cavo non sta piu' fermo. Smadonnando quando la presa di rete e' troppo profonda e per estrarre il cavo bisogna scarnificarsi la prima falange di tutte le dita, una per una.


Non si capisce perche', tanto per fare un esempio, ci siano almeno trecentomila tipi diversi di connettori USB e ogni sei mesi se ne inventano uno nuovo, mentre e' da quarant'anni che continuiamo a usare questi cessosi connettori RJ-45, sempre gli stessi. Qualcuno dovrebbe fare un calcolo di quanti milioni -forse miliardi- di linguette di connettori RJ-45 si sono rotte in questi decenni, e dei danni economici e psicologici causati. Per non parlare dell'impatto ambientale: tonnellate di linguette rotte che finiscono in terra e nessuno le raccoglie; milioni di cavi che vengono gettati solo perche' s'e' rotta una linguetta; scrivanie, computer ed altri oggetti inanimati che vengono insultati e colpiti violentemente a causa della frustrazione derivante dal cavetto con la linguetta rotta che si disconnette quando sei al 95% di quel download FTP da trenta giga.


Ma io dico: perche' dobbiamo rimanere in balia di una tremolante linguetta di plastica?


Vorrei avere tra le mani chi ha disegnato questo connettore per augurargli la dannazione eterna e il dovuto contrappasso: il girone dantesco del cablaggio difettosi, dove si puo' scegliere se essere tra quelli che si occupano della crimpatura dei cavi coi guantoni da boxe o tra quelli che, perse le unghie tipo brundle-mosca, devono occuparsi del cablaggio.

Nov 1, 2011

Il panorama

Con cadenza pressapoco annuale, vengo colto da un raptus in edicola. Mi capita solitamente in aeroporto, quando ho mezz'ora buca e niente da leggere. Allora entro in edicola e faccio incetta di giornali di informatica. Il risultato e' sempre lo stesso: quintali di carta e ben pochi contenuti.


Ecco la carrellata, con tanto di pagelle, dell'ultimo raid, compiuto una decina di giorni fa.


Web idea e Win Magazine, rispettivamente "la rivista per Internet piu' venduta in Italia" e "la rivista di informatica piu' venduta in Italia" ovviamente secondo quanto sparato in copertina dall'editore, che e' per entrambe Edizioni Master. Numero targato "Novembre 2011", costo 2,99 e 1,99 Euro. Voto: 4 e mezzo, soprattutto per l'approccio, perche' i contenuti sarebbero da 5. Copertina di Web idea: "cosi' entro nel tuo facebook" (articolo passabile su uno dei molteplici tool per sniffare i login facebook", "solo noi ti diciamo come sbloccare la tua ADSL e scaricare al massimo in completo anonimato" (due pagine spese a presentarti un servizio di VPN, ovviamente a pagamento), "iphone e android telefona a scrocco" (ma pensa: utilizzando il software xyz chiami gratis con VoIP tutti gli utenti che hanno il software xyz installato). "dropbox usi unofficial", "film & musica 100% gratis" (pubblicita' di servizi di download), "entra gratis al cinema", e via di questo passo. Win Magazine: "Windows 8 gratis! solo noi ti diamo il link segreto" (ovviamente, la developer preview), "completo sul cd il software usato dalla polizia!", "il facebook per il file sharing, scoperto il client segreto", "l'email supersegreta" e via discorrendo per aspiranti pirati e scaricatori folli. Non so se sia peggio il fatto che si usino questi argomenti per accalappiare lettori o il fatto che, a leggere gli articoli, tutti i "link segreti" e i "tool da pirati" si rivelino delle mezze bufale. Ciliegina sulla torta, l'articolone dedicato alla presentazione dell'iPhone 5! Deprimenti.


Computer idea, bisettimanale, 18/10/2011. Voto 5 e mezzo. I contenuti sono di livello base "passo a passo - 20 pagine di idee e suggerimenti" come promette la copertina, e non sono nulla che non si possa trovare con cinque minuti di ricerca su Google, comunque almeno si capisce che il lettore target non e' il bimbetto aspirante hacker e non ci sono titoloni acchiappa-gonzi come per i precedenti. Presentazioni di prodotti, spiegazioni di software di fotoritocco, "soluzioni" per questo o quel problema del PC. Nel 2011 questo tipo di rivista dovrebbe aver fatto il suo tempo, ma 1,80 Euro ogni quindici giorni potete anche spenderli se vi serve un articolo di dieci pagine su Zoner Photo Studio 13 o uno di cinque sui Media Center da salotto.


Computer Magazine Pro: numero di Novembre, 5,50 Euro. Voto: 6-. Si presenta bene con un reportage dall'Intel Development Forum, ma poi scade un po' con eccessive semplificazioni e qualche confusione di troppo. L'articolo "professionista della rete - ottimizza adsl e wi-fi" promette molto ma purtroppo mantiene ben poco. C'e' qualche articolo interessante (i NAS, la condivisione con Samba, eccetera), ma si rimane sempre in bilico tra la carrellata ad alto livello per l'utente novellino e i dettagli tecnici per l'esperto, col risultato di scontentare entrambi. Il prezzo e' un po' altino.


Chip Computer & Communications: numero di Novembre, 5,50 Euro. Voto 6 e mezzo. Interessanti articoli di approfondimento (HTML5, cifratura, Android, eccetera) e l'unico caso in cui il CD fornito a corredo non sia completamente inutile: invece della solita tonnellata di software che ci si potrebbe comodamente scaricare da soli, viene fornito una specie di tool che fa da raccolta di "tweak" per Windows, che da soli sarebbe non dico complicato ma un po' macchinoso scovare. E' l'unica delle riviste che ho acquistato ad essere "sul pezzo" circa la morte di Jobs. Qual'e' il trucco? Semplice: il 90% dei contenuti sono traduzioni dall'edizione "madre" tedesca. Depressione e sconforto. Possibile che in Italia non si riesca a produrre niente della stessa qualita'? Smisi di comprare PC Professionale anni fa, sconfortato dalla crescente carenza di contenuti degni di questo nome, ma vedo che il resto del panorama e' messo peggio. Come dicevo, gli articoli sono interessanti e contengono punti di vista personali, schietti, esperti e anche un po' fuori dal coro, peccato appunto che gli autori siano quasi tutti tedeschi e i testi risentano della traduzione, che ne appesantisce la lettura fino a rendere quasi incomprensibili alcuni passaggi.


Chiudo la carrellata con una rivista che ricevo in abbonamento dal primo numero e che ovviamente appartiene a una categoria diversa da quelle sopra citate: Wired Italia. Faccio un vaticinio: ho la sensazione che l'avventura di questa rivista rischi di concludersi prematuramente in un futuro non troppo remoto. La foliazione s'e' ridotta drasticamente rispetto ai primi numeri "monstre", lo spazio dedicato alla pubblicita' (piu' o meno "camuffata", ahi ahi ahi) e' contemporaneamente cresciuto, come sono cresciuti i contenuti tradotti provenienti dagli USA. Se a questo aggiungiamo che continuano ad arrivarmi pressanti richieste di rinnovo dell'abbonamento che peraltro feci fino al 2013 approfittando dei prezzi stracciati offerti a suo tempo, sento puzza di difficolta'. Mediamente, Wired s'e' assestato su una media di uno-due articoli interessanti a numero, piu' alcune rubriche non male. In generale, pero', la rivista e' di lettura difficoltosa, a causa dell'impaginazione grafica "innovativa" (leggi: "fastidiosa"), del miscuglio di colori, diagrammi, dimensione dei font eccetera. Lo stile degli articoli e' spesso fastidiosamente colloquiale e, complice l'uso "artistico" di titoli e sottotitoli, spesso bisogna leggere mezza pagina per capire di che si sta parlando. Cari redattori di Wired, vi faccio una richiesta, che vale come anche come consiglio per rendere il vostro giornale piu' leggibile: nei primi tre paragrafi voglio trovare il succo dell'articolo. Cos'e' successo, chi, dove, quando, perche'. Poi potete perdervi nelle vostre descrizioni inconcludenti, nei vostri dettagli "di colore", persino abusare del vostro lessico da fintigiovani che, lasciatevelo dire, su un giornale ci sta proprio male, e se questo e' il futuro dell'editoria allora siamo proprio fottuti. Mettetevi il cuore in pace: un giornale va fatto come un giornale, non "come Internet", senza tentare di assomigliare a una chat, o a una schermata di Twitter o a un wall di Facebook. A ogni medium il suo formato. Se volete fare cose innovative, fatele sul web. fate un'app. fate un e-reader. fate quel cacchio che vi pare. Ma un giornale dev'essere leggibile, impaginato ordinatamente e scritto in maniera professionale: precisa, forbita dove necessario, ordinata. I grafici devono essere chiari, non belli. Echeccavolo. Io sto giornale faccio fatica a leggerlo. Saro' vecchio.