24 gen 2012

Cari camionisti, tassisti, farmacisti...

...avete rotto. Non voglio entrare nel merito delle proteste e delle rivendicazioni: assumiamo pure che abbiate tutte le ragioni del mondo. Però avete rotto, e dovete piantarla con i vostri cavolo di blocchi del traffico, e serrate, e piagnistei, e cortei ogni volta che qualcuno viene a toccare il vostro orticello.


Dovete piantarla per rispetto verso le altre categorie di lavoratori che non hanno a disposizione le forme di lotta violenta che potete utilizzare voialtri. I tassisti che bloccano il centro città o i camionisti che bloccano l'autostrada stanno in realtà ricattando lo Stato trasformando la loro protesta in una questione di ordine pubblico: l'autostrada si blocca, si forma l'ingorgo, la gente s'incazza, si raduna una folla, scattano la rissa e il vandalismo, arriva la polizia e l'esercito. Eh no. Se volete protestare, dovete farlo in modo da danneggiare economicamente chi vi ha fatto danno; non dovete danneggiare il cittadino che non c'entra niente. Comodo, così. Se il camionista mette il camion di traverso può causare disagi a migliaia di persone, e la sua voce viene sentita; se io, lavoratore dipendente, oggi non configuro un server o se l'operaio oggi monta qualche portiera di macchina in meno, chi se lo fila? Esatto: nessuno.
Quindi, cari tassisti e camionisti e tutti i componenti di cricche simili, se volete protestare pigliate il vostro camion e andate a schiantarvi contro Palazzo Chigi o quel che vi pare, e noi saremo tutti lì con voi a sostenervi, ma per favore basta ricatti. Basta impostare le "trattative" usando la cittadinanza come ostaggio; fatelo per rispetto verso chi non può permettersi di danneggiare il prossimo tanto quanto lo potete fare voi.


Gli strumenti di lotta come gli scioperi e le proteste sono importantissimi, fondamentali. E in quanto tali, vanno trattati con rispetto e utilizzati con parsimonia e soprattutto in maniera proporzionata allo scopo. Nel caso delle categorie suddette, la sproporzione tra il danno causato alla collettività dalla protesta e i diritti che questa dovrebbe difendere è troppo spesso abnorme. Triste è la società che richiede che i lavoratori ricorrano a proteste violente per far sentire la propria voce (e violenta è la protesta di chi blocca una strada, impedendone la fruizione al resto dei cittadini), ma ancora più triste è chi abusa della sua possibilità di protestare violentemente, svilendo così, indirettamente, le rivendicazioni altrui. Nel mondo del lavoro dipendente, poi, abbiamo purtroppo assistito allo svilimento delle forme di lotta in direzione opposta: anni di scioperi di mezza giornata il venerdì pomeriggio o il lunedì mattina hanno costituito un abuso altrettanto dannoso. Stiamo protestando per qualcosa di serio? identifichiamo la radice del problema e combattiamo contro di essa fino a quando il problema non è risolto. Basta ricatti, basta teatrini.

Nessun commento: