26 set 2012

Dov'è l'Italia?

Si sta svolgendo in questi giorni ad Amsterdam l'incontro numero 65 del RIPE, la principale organizzazione europea di Operatori di Rete, Internet Service Providers e simili.
Il sito dell'evento fornisce anche la lista dei partecipanti all'incontro. E' interessante vedere la distribuzione delle nazioni rappresentate in base al numero di persone presenti:

1. NL 89 (comprensibile, visto che giocano in casa)
2. DE 62
3. US 56
4. GB 43
5. SE 16
6. CZ 12
   FR 12
7. RU 11
8. BE 10
9. FI 9
   RO 9
10.DK 8
   JP 8
11.AT 7
   CH 7
   ES 7
   IE 7
12.NO 6
13.CA 5
   DZ 5
   GR 5
   IT 5
14.AM 4
   CL 4
15.AU 3
   BA 3
   MU 3
   PL 3
   SA 3
16.IL 2
   RS 2
   SI 2
   TR 2
Più altri 21 paesi con un solo rappresentante.

E poi c'è chi si lamenta se dobbiamo "subire" le decisioni prese da altri paesi europei.

18 set 2012

senzafiatosenzabronco

Ci sono riviste che mi arrivano a casa gratuitamente in quanto gli editori sperano che prima o poi la mia azienda li paghi per pubblicare qualcosa su di esse. Solitamente ne sfoglio i titoli e le getto via. Tempo fa una di queste conteneva un articolo che mi aveva interessato, nonostante l'ostico titolo "Il ciclo prescrittivo", in quanto l'occhiello diceva "Ancora in tema di identificazione digitale" e c'era una foto colorata della Tessera Sanitaria nazionale.

Mi sono fermato al primo paragrafo. Ve lo leggo perché a scriverlo e basta non rende l'idea.



Punto.
"E' stato avviato il progetto relativo." Relativo. A cosa?
Io non so come si faccia a iniziare un articolo in questa maniera.

13 set 2012

Frasi fatte

Devo farmi una lista delle frasi fatte che si sentono sui mass media italiani. Ce n'è un repertorio molto vasto, sono sempre le stesse e non cambiano mai.
Ad esempio, i consumi "crollano". La rabbia "esplode". Anche la violenza "esplode" spesso. Mai che facciano altro. Mai che si legga un titolo dove dove i consumi, semplicemente, diminuiscono o dove rabbia e violenza si manifestano in forme che non prevedono deflagrazioni.
Un po' come quando si parla di esodo e di controesodo appena tre persone escono di casa contemporaneamente in corrispondenza di una festa comandata.

spambook

Periodicamente, arrivano queste campagne di SPAM su Facebook.

Il fatto che la cosa continui a ripresentarsi la dice lunga sull'effettiva robustezza e riservatezza del "sistema" Facebook.

Apple

Nel corso degli ultimi anni, la Apple è diventata -a torto o a ragione- sinonimo di innovazione tecnologica, commerciale e di design nel mondo dell'elettronica/informatica consumer. Questa reputazione è sostenuta costantemente e globalmente da una foltissima schiera di veri e propri fan, fenomeno anche questo che non ha uguali per dimensioni. Apple ha promosso il suo brand in maniera pervasiva e quasi religiosa tramite gli Apple Store, l'App Store, i connettori e i protocolli proprietari: tutti strumenti studiati per essere controllati e manovrati centralmente dalla casa madre al fine di creare un ecosistema sempre più integrato che legasse l'utente in modo definitivo. Il fatto che Apple sia riuscita, da player di nicchia, a dare l'impressione che fosse tutto il resto del mercato a non essere capace a interagire coi suoi prodotti, invece di seguire ciò che qualsiasi altro nuovo arrivato avrebbe fatto, cioè cercare la massima interoperabilità coi leader del settore, è di per sé fantastico.
Non voglio entrare nel merito delle varie discussioni del tipo se OSX è meglio di Windows, o se e quanto Samsung ha copiato da Apple eccetera. Sono discussioni complesse e il dibattito è monopolizzato dai rispettivi schieramenti ultrà, che per definizione non si ascoltano l'un l'altro.

Ciò che vorrei sottolineare è il reale pericolo -secondo me- che i fan Apple si possano trovare a breve di fronte alla brusca fine di tutto ciò. Una grossa fetta degli argomenti a supporto degli Apple fan, soprattutto quando qualcuno prova a contestargli questa o quella feature o scelta architetturale dei prodotti Apple, è che i ricavi, i margini e le quotazioni in borsa di Apple sono in costante e apparentemente inarrestabile crescita da tempo immemorabile: se la gente li compra e i mercati li premiano, vuol dire che i prodotti Apple sono i migliori. Fine del sillogismo e della discussione.
5 anni di Apple al NASDAQ
Ora, il problema che io vedo è che Apple sta tirando troppo la corda di un modello economico che negli ultimi anni è stato sempre più aggressivo dal punto di vista commerciale e sempre meno innovativo (e sempre più "protezionista") dal punto di vista tecnologico.
L'iPod e iTunes, le vere "rivoluzioni" introdotte da Apple, hanno ormai più di 10 anni, e mi domando quanto ancora si possano "spremere" quelle idee per ricavarne utili e margini crescenti, come richiedono i dogmi dell'economia USA.
Il primo modello dell'iPhone fu annunciato a inizio 2007, praticamente un'era fa in termini informatici. Sei modelli dello stesso apparato, ognuno annunciato in pompa magna, in poco più di cinque anni.
Il problema è che le vendite dell'iPhone rappresentano quasi metà dei ricavi Apple. Questo dovrebbe essere un dato preoccupante, mentre mi sembra che la strategia dell'azienda continui ad essere quella di spingere sull'acceleratore dell'iPhone invece di inventarsi delle alternative.
In una situazione del genere, con gli investitori che, con la consueta lungimiranza e accortezza finanziaria i cui effetti abbiamo sotto gli occhi tutti quanti, hanno continuato a scommettere sulla crescita ad libitum di Apple, ogni passo falso può essere disastroso, soprattutto se compiuto sul prodotto che da solo regge metà dell'azienda.

Staremo a vedere i dati di vendita di questo iPhone 5, e avremo il verdetto a breve. Così a naso, mi pare che l'entusiasmo dei consumatori si sia un pochino raffreddato: niente di preoccupante in termini assoluti, ma ricordiamoci ancora che nel sistema economico americano non è il "successo" che importa, ma la crescita. Francamente fatico a vedere come Apple possa crescere ulteriormente e in maniera duratura senza portare sul mercato qualcosa di veramente nuovo. Il fatto poi che l'iPhone 5 introduca un nuovo connettore incompatibile con tutti gli accessori precedenti è una scommessa rischiosa: potrebbe rilanciare l'industria dell'indotto (tutte le aziendine e aziendone che hanno prodotto migliaia di accessori "compatibili Apple"), come anche potrebbe far irrimediabilmente arrabbiare l'affezionato utente Apple che si ritroverà con cavi e "dock" vari inutilizzabili col suo nuovo giocattolo.

Sondaggio di repubblica.it

12 set 2012

A cosa serve il Bcc:

Cioè la "copia carbone nascosta".
Serve a mandare un'email a uno o più destinatari senza che altri destinatari ne vedano l'indirizzo email.
Sì OK, s'è capito. Ma "a cosa serve" non spiega "perché" usare il Bcc:.
Principalmente il Bcc: va usato quando state per mandare l'ennesima catena di sant'antonio a tutti e trecento gli indirizzi email che avete in rubrica: è buona norma metterli tutti in Bcc: così da 1) mantenere un minimo di riservatezza (io potrei non gradire che il mio indirizzo email venisse comunicato a pinco pallino, o viceversa) e 2) evitare che uno o più sprovveduti inizino a rispondere a tutti ("Reply to All" o "Rispondi a Tutti"), moltiplicando all'infinito il numero delle mail inutili in circolazione.

Ma il bello è che il Bcc: serve anche a chi non manda catene di sant'antonio.
Esempio:
1. Pippo manda una mail a Tizio, Caio e Sempronio chiedendo se per favore uno di loro può occuparsi di un certo cliente.
2. Tizio risponde a Pippo e mette in Cc: Caio spiegando che si occuperà lui della cosa e di non mandare più questi messaggi a Sempronio, che è passato ad altre mansioni.
3. Sempronio, visto che per quanto gli risulta nessuno ha risposto a Pippo, gli risponde lui, dicendo che è passato ad altre mansioni e di non mandargli più email riguardanti questo cliente.
4. Pippo risponde a Sempronio spiegando che Tizio aveva già chiarito tutto.

Se Tizio sapesse usare il Bcc:, avremmo invece avuto:
1. Pippo manda una mail a Tizio, Caio e Sempronio chiedendo se per favore uno di loro può occuparsi di un certo cliente.
2. Tizio risponde a Pippo, mette in Cc: Caio e in Bcc: Sempronio spiegando che si occuperà lui della cosa e di non mandare più questi messaggi a Sempronio, che è passato ad altre mansioni.
FINE.


9 set 2012

Fate due conti

Mentre si levano voci scandalizzate di fronte alle sempre più numerose università a numero chiuso, mentre a quanto pare tutti quanti continuano a volere il figlio dottore e i politici, quando si parla di istruzione, non sanno altro che dire che in Italia ci sono troppo pochi laureati, Vita ci illumina con un paio di numeri facili facili: "nel 2011 - anno della disoccupazione degli under 30 oltre quota 35% - sono state 45.250 le offerte di lavoro pubblicate da piccole e medie imprese artigianali che non hanno trovato risposta. [...] Nel 47,6% dei casi non si sono presentati candidati, il restante 52,4% è costituito da persone che [...] non avevano i requisiti per quel lavoro. [...] sono 44.700 i ragazzi laureati nel 2007 che, a fine 2011, risultano ancora in cerca di occupazione".
La quasi perfetta corrispondenza tra i due numeri mi pare che porti facilmente a conclusioni particolarmente chiare. O magari sono io che ipersemplifico.

8 set 2012

La questione meridionale

Ho letto recentemente un breve saggio sulla Questione Meridionale contenuto in uno dei tre inserti che il Manifesto dedicò l'anno scorso agli eventi che portarono all'Unità d'Italia. Siccome non mi ricordo di come l'ho scaricato, non riesco a trovarlo linkato sul sito, nemmeno a pagamento, ed è troppo lungo per incollarlo tutto qui di seguito, l'ho caricato qui (spero nessuno si offenda, altrimenti lo rimuovo) e ne riporto solo alcuni brani come "riassunto". Copio la presentazione dell'autore direttamente dal testo: "Marco Rossi-Doria è maestro elementare. Come «maestro di strada» a Napoli – ma ha insegnato anche negli Usa, a Parigi e Nairobi - ha attivato il progetto Chance, una scuola pubblica di seconda occasione. Ha fatto parte della delegazione italiana all’Onu sui diritti dell’infanzia e della commissione del Consiglio dell’Europa sui bambini non accompagnati. Ha scritto «Di mestiere faccio il maestro» ed è co-autore di «La scuola deve cambiare». Premio Unicef per l’infanzia nel 2000, medaglia d’oro della Repubblica per la scuola e la cultura."
La lettura mi è risultata molto utile e la consiglio a tutti quelli che vogliano un riassunto ben bilanciato e completo di questo che, insieme allo stato comatoso in cui versa la nostra democrazia rappresentativa, rappresenta il nodo principale del sottosviluppo culturale ed economico dell'Italia.

"Il Regno borbonico ebbe alcuni tratti di modernizzazione paragonabili agli stati del Nord d’Italia [...] Ebbe altri tratti, in parte dovuti alla configurazione geografica, che frenarono tale sviluppo e che posero le basi del dualismo Nord-Sud."

"I Mille suscitarono - tra i contadini, le plebi urbane, le parti innovative della borghesia meridionale – molte speranze e aspettative di nuovi diritti e ridistribuzione della ricchezza. Tuttavia l’impresa, fin dall’inizio, ebbe al suo interno una componente conservatrice".

"La «conquista regia» abolì il protezionismo immettendo subito il Sud nel mercato nazionale e smembrando il complesso industriale borbonico. La borghesia meridionale usò il cambiamento di scena per reiterare la sua propensione alla rendita, non investì nel rinnovamento industriale e agricolo del Sud e, con i risparmi o grazie agli indebitamenti favoriti dalla nuova politica del credito, comprò le terre pubbliche ed ecclesiastiche immesse sul mercato e i titoli del nuovo stato e quelli ferroviari."

"i ceti dominanti nel Nord guidarono tutto l’indirizzo del Regno, accelerarono l’ammodernamento dell’agricoltura (anche in risposta alla crisi agraria europea, 1880-1895), estesero la base industriale del Paese e lo sospinsero nei mercati continentali e, poi, anche verso le avventure coloniali. La borghesia meridionale e i parlamentari e i ministri che la rappresentarono guardarono sempre al proprio interesse contingente, avviando e mantenendo, a tal fine, la pratica - che andò sotto il nome di trasformismo - di sostenere ogni nuovo governo pur di conservare i consueti privilegi."

"Mentre l’ammodernamento del Nord vedeva, insieme alla crescita delle forze produttive, l’affacciarsi sulla scena del movimento di contadini e operai, il più importante esito sociale della perdurante crisi del Mezzogiorno fu, invece, la grande emigrazione transoceanica, che vide partire dal Sud - tra il 1885 e il 1914 - cinque milioni di persone."

"La risposta sociale alla grande catastrofe (delle due guerre mondiali) furono le occupazioni delle terre (1943 – 1948), il diffondersi dei nuovi partiti di massa (Dc, Pci, Psi) anche nel Sud e la ripresa massiccia dell’emigrazione che - dal 1943 alla fine degli anni ‘60 - vide partire dal Meridione altri cinque milioni di persone, dirette nell’Europa e nell’Italia del Nord".

"tale sviluppo (il boom economico) non ha saputo correggere gli squilibri tra aree di spopolamento e aree metropolitane, difendere il territorio da erosioni e inquinamenti, produrre un solido tessuto di medie imprese, evitare il concentrasi delle spese su opere pubbliche, edilizia, pubblico impiego e previdenza, impedire sprechi e clientele. Dagli anni Ottanta a oggi, la scena è di nuovo peggiorata. Vi è stata una costante de-industrializzazione non contrastata da investimenti innovativi pubblici e privati e da piani strategici di riqualificazione urbana come in altre aree europee e italiane."

"Negli ultimi quindici anni il peggioramento si è trasformato in un progressivo tracollo del Mezzogiorno"

"Così, i giovani del Sud - laureati o senza titolo, benestanti o socialmente esclusi -, posti di fronte a questi dati di fatto, stanno dando vita a un nuovo grande esodo dal Mezzogiorno."

7 set 2012

Poi vi faccio qualche esempio

Ho paura che durante la mia vita sarò testimone del finale e totale dominio della gente che non sa usare né gli accenti né gli apostrofi, sia in italiano che in inglese. Il pensiero mi terrorizza a tal punto che sto seriamente pensando di scrivere un software che mi nasconda automaticamente i messaggi contenenti strafalcioni. Il problema è che a quel punto avrei pochissimo da leggere.


6 set 2012

Alla demenza non c'è mai fine

Sul sito della SEA Aeroporti Milano la pagina relativa agli Oggetti Smarriti è accessibile solo tramite login. Non c'è nessun numero di telefono raggiungibile alla voce "oggetti smarriti".

Perché?



4 set 2012

NO.

La rubrica della posta su Wired Italia mi provoca reazioni fortemente contrastanti: a volte è esilarante, a volte mi fa venir voglia di tirare delle molotov. Fin dal primo numero è un costante e corale incensare il giornale e la sua redazione magnificando quanto è bello, quanto è innovativo, quanto è "cool". Mai una critica. All'impaginazione illeggibile, al lessico sballato, alle traduzioni incomprensibili, alle marchette pubblicitarie travestite da articoli, Mai, giuro. Solo complimenti e gente eccitatissima.
L'apice l'hanno raggiunto col numero di settembre. Dopo aver dato alle stampe un numero di agosto ri-di-co-lo che conteneva, in pratica, solo ciò che la roboante copertina argentata prometteva e cioè "Le migliori applicazioni per smartphone e tablet", nella rubrica "Inbox" del numero successivo esordiscono con: "Il numero di agosto dedicato alle 100 migliori applicazioni per smartphone e tablet vi è proprio piaciuto".


NO.

Rinnovo la mia previsione: Wired Italia chiude prima della fine del 2013.

trim

Aggiungere una riga di codice che rimuove gli spazi, no, eh?


(Internet banking IntesaSanpaolo)

Metropolitane

Sono andato a riprendere un po' delle previsioni riguardanti la costruzione delle Linee 4 e 5 del metro di Milano, ovviamente in ritardissimo. Ora la Linea 4 è prevista per il 2015-2018, per la 5 si parla di "autunno 2012".



Scritta ieri

"Là dove le leggi non sono fatte nell’interesse di tutti, e non sono imparzialmente eseguite per conto di tutti, l’infrazione alle leggi diventa consuetudine e argomento non di disdoro, ma di vanità e gloria. Là dove il manto della legge non si estende ugualmente su tutti, chi sorge a lacerarlo invece dell’infamia consegue agli occhi delle moltitudini prestigio e ammirazione."

Dalla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul brigantaggio della Camera dei deputati del 1863, citata da Aldo De Jaco, nel volume Il brigantaggio meridionale (Editori Riuniti, 1967), citato nell'inserto del Manifesto La Conquista.