26 nov 2012

Io ci sono / CD1

Ho comprato questi tre CD in cui cinquanta cantanti italiani interpretano le canzoni di Giorgio Gaber. Solitamente evito accuratamente questo tipo di "tributi", ma il repertorio di Gaber è talmente particolare che me la sono sentita di rischiare. Le sue "canzoni" sono così speciali, i suoi testi così sinceri, schietti, a volte un po' brutali, ironici, sarcastici, umoristici, che, insomma, basta essere intonati e un buon risultato è assicurato.
In generale il primo CD mi è piaciuto molto. Mi hanno sorpreso la versione di "Una fetta di limone" fatta da Jannacci, che così rallentata diventa ancora più surreale dell'originale, "Eppure sembra un uomo" perfettamente azzeccata nella versione quasi-punk di J-AX, l'interpretazione di "L'orgia" di Cesare Cremonini, l'inquietante "Latte70" dei Baustelle e, perché no, anche "L'idea" di Enrico Ruggeri sommersa dalle schitarrate dell'immancabile Luigi Schiavone.
Vecchioni prende "La ballata del Cerutti" e la butta un po' lì, ma glielo si perdona perché il fascino di quelle interpretazioni "milanesi" è proprio quello di buttarla un po' lì. Altre menzioni per la "Torpedo blu" ben eseguita da Dalla, la "Ora che non son più innamorato" di Gigi D'Alessio, e "I cani sciolti" di Luca Barbarossa, ma in generale tutti molto bravi.
Un piccolo neo è l'abbondanza di "figli di" in scaletta, con Marco Morandi niente male ma troppo somigliante vocalmente al padre, Paolo Jannacci che spicca per originalità proponendo uno strumentale,  e Cristiano De André con la sua ben fatta "Buttare lì qualcosa".
Peccato che la performance di Emma, che violenta "La libertà" con una pronuncia inascoltabile, mi abbia quasi rovinato il piacere dell'intero disco. Nella sua semplicità musicale e comunicativa, "La libertà" è diventata un inno, una pietra miliare della musica italiana, e non si può, ripeto, non si può interpretarla dicendo "la libertà non è ztare zopra un albero [...] la libertà non è uno zpazio libbèro". Bocciata lei e bocciato chi la inserisce in una compilation il cui livello, altrimenti, sarebbe molto alto.

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