Dec 27, 2013

E allora perchè??


"La soluzione di viaggio contiene una o più tratte non più in circolazione". E allora, perché mostrarmela?

Dec 26, 2013

Previsioni, innovazioni, nel 2003.

Qualche settimana fa ho buttato via alcuni numeri di PC Professionale del 2003 che usavo come piedistallo "ergonomico" per tenere sollevata la tastiera del PC. Prima di gettarli, li ho sfogliati per farmi un piccolo viaggio nel passato dell'IT. Mi hanno fatto sorridere, come al solito, gli annunci di tecnologie o soluzioni "rivoluzionarie" che sono poi invece svanite nel nulla: i monitor per PC ruotabili di 90 gradi, per esempio. L'idea ha senso: in effetti non si capisce perché giornali e riviste sia tradizionalmente in formato "portrait", mentre gli schermi TV e PC siano in "landscape", e su questi ultimi si debbano poi fare i salti mortali per farci stare software di word processing che creano documenti in "portrait". I monitor ruotabili volevano essere una risposta a questo problema, ma non se li è filati nessuno. Oggi, tutti i tablet offrono schermi che ruotano.
Praticamente un mese sì e uno no, sulle riviste di informatica consumer, c'era un articolo sull'ennesima variante di Linux che prometteva di far concorrenza a Windows; in realtà, non c'è mai stata gara a proposito, e nonostante Linux abbia conquistato alcuni mercati di nicchia nell'ambito server, nessuno ai tempi prevedeva che la sfida a Microsoft sarebbe arrivata da un sistema Unix-based (OSX) sui desktop e da un derivato Linux targato Google (Android) sugli smartphone.
Tra tante previsioni sballate, spunta invece un articolo interessante sulla Social Network Analysis. E' illuminante, a mio parere, che tecnologie del genere venissero sviluppate prima dell'esplosione dei social network come fenomeno di massa (Myspace nacque nel 2003) e addirittura prima della nascita di Facebook stesso (2004). E' vero che ad esempio Geocities nacque nel 1999 e che fin dagli esordi Internet ebbe una certa componente "social" (le BBS, le chat IRC, newsletter, mailing lists, newsgroups, forum web), e che le tecnologie oggi etichettate come "big data" nascevano già negli anni '90, permettendo di esplorare e correlare insiemi di dati apparentemente disgiunti per individuare, ad esempio, l'identità di uno stesso utente anche attraverso nickname diversi su media diversi. Leggendo di Social Network Analysis nel 2003 e sapendo ciò che sappiamo oggi, però, si affacciano ogni sorta di conspiracy theories: tutti questi social network non saranno davvero un piano congegnato a tavolino per la raccolta e il controllo delle informazioni su scala globale?

Rileggere un giornale di IT di dieci anni fa è anche utile come metro per valutare il reale significato di un termine oggi abusato dai mass media intenti a riempire pagine a proposito dei gadget tecnologici sfornati a ritmo continuo per riempire gli scaffali dei centri commerciali: innovazione. "Innovazione", per come la vedo io, significa inventare qualcosa che prima non c'era o modificare in maniera inaspettata le funzioni o l'utilizzo di un apparecchio già esistente. Innovatore è chi ha inventato l'automobile col motore a scoppio, o chi per primo l'ha modificata inserendoci un motore ibrido, a prescindere dal successo commerciale immediato del prodotto. Oggi viene etichettata come "innovatrice" ogni azienda che riesce ad avere successo sul mercato, a prescindere che abbia o meno realmente creato qualcosa di nuovo.
I computer all-in-one:

I software per il video editing:

I mini computer:

Gli smartphone e i relativi sistemi operativi, che esistevano anche prima di iOS:

I video e il navigatore col cellulare:

E le mappe online, che esistevano anche prima di Google Maps:

A proposito di innovazione, nel 2003 qualcosa di veramente innovativo veniva lanciato:

E per concludere, una lettura che oggi sarei proprio curioso di fare:

Dec 14, 2013

Ma noi non ci saremo

Negli ultimi giorni sto riascoltando a ripetizione "Album Concerto", la registrazione, del 1979, dei pezzi eseguiti da Francesco Guccini e i Nomadi al Kiwi di Modena e al Club 77 di Pavana: solo nove canzoni per quello che avrebbe potuto essere un tour storico nel panorama della musica italiana, qualcosa, per intenderci, destinato a entrare nel "canone" a fianco dell'accoppiata De Andrè/PFM. Purtroppo non andò così: la PFM non aveva un frontman in gradi di insidiare De Andrè, mentre evidentemente fu impossibile tenere insieme Guccini e Daolio.
I suoni del disco appaiono "datati" sia per le modalità di esecuzione (la batteria di Paolo Lancellotti, a volte un po' sopra le righe) che per la registrazione (le tastiere di Beppe Carletti a volte sembrano arrivare dalla stanza a fianco) ma, misteriosamente, mi tengono agganciato all'ascolto, alla scoperta ogni volta di un nuovo piccolo particolare che non avevo notato prima. Il suono di "Album Concerto" è una boccata d'aria fresca a confronto con le iperproduzioni rock odierne a base di strumenti ultracompressi e voci registrate così fedelmente che senti persino il rumore di quando il cantante prende fiato per iniziare la strofa: "Album Concerto" non cerca questo hyper-fidelity di suono, in primo luogo perché ai tempi quello era ciò che la strumentazione di Umbi Maggi poteva raggiungere e poi perché, quando sei lì sotto il palco, il concerto non ti trasmette "hi-fi", ma emozioni. "Album Concerto" ha il grande merito di riportare, in questo senso "fedelmente", l'immagine di quello spilungone di Guccini piantato lì sul palco a declamare i suoi versi, con a fianco Daolio che si agita, si piega, scherza e guarda in giro, alle spalle Jimmy Villotti e Flaco Biondini (mica i primi che passavano per strada) che lavorano sapientemente le loro chitarre, Lancellotti che si crede Bonzo Bonham (ma nei '70 tutti i batteristi si credevano Bonham, o Keith Moon), e tutti gli altri. Se il mio orecchio decide di seguire il basso di Umbi Maggi o le tastiere di Beppe Carletti, può farlo, anche quando il violino di Chris Dennis sembra sovrastare tutti, e questo grazie a questa registrazione certo non perfetta, ma chiara, a suo modo pulita e, come dicevo, "fedele" a quello che è un concerto dal vivo.
Le voci di Guccini e Daolio possono piacere o non piacere. Guccini, beh... Guccini già ai tempi ogni tanto scivolava nell'imitazione di sè stesso, con quella erre arrotata e quell'accento marcato; molti non sopportano la voce spesso chioccia di Augusto Daolio; ma a mio parere l'accoppiata funziona benissimo e la cadenza da chansonnier di Guccini viene ben bilanciata dall'approccio più "rock" di Daolio, che esibisce una notevole varietà di sfumature e stili sia quando fa da seconda voce che da solista. La cosa che più mi colpisce è la chiarezza dell'interpretazione, la possibilità, oggi merce rarissima, di capire ogni singola parola del cantato per valorizzare al meglio i testi magistrali di alcuni capolavori di Guccini, come Noi non ci saremo o Dio è morto. Guccini e Daolio, poi, sono intonati (Daolio più di Guccini, a mio parere), altra cosa ormai rara, e si sente che la loro interpretazione è stata studiata e preparata a dovere per offrire un'esecuzione "viva" ma curata nei particolari, "rock" senza essere casinara.
I testi di Guccini meriterebbero un posto nelle antologie della letteratura italiana, e non starò qui a dilungarmi sulle costruzioni perfette che sono L'Atomica cinese, Noi non ci saremo, Primavera di Praga, Dio è morto, o Auschwitz. Dico solo che a mio parere, per tornare al paragone iniziale con De Andrè + PFM, l'approccio rock dei Nomadi e soprattutto la voce di Daolio arricchiscono più efficacemente i testi di Guccini di quanto il background prog della PFM abbia fatto con quelli di De Andrè. Apice di questa magica commistione è, a mio modestissimo parere, l'interpretazione di Asia contenuta nel live dei Nomadi Like a sea never dies.
"Album Concerto" oggi contiene anche un DVD con le immagini -pessime- riprese dalla RAI per uno special televisivo, e mostra le stesse canzoni del CD. Anche così, però, con queste insensate riprese del pubblico mentre Guccini canta o spezzoni montati alla bell'e meglio, possiamo ritornare a quelle sere del 1979 e vivere quel concerto con una fedeltà maggiore di quella che tante delle produzioni miliardarie odierne riusciranno mai a raggiungere.

Nov 21, 2013

E non dovremmo lasciarli fallire?


Procedura di check-in online con Alitalia. Notare la redirection verso klm.com e l'errore finale su Air France.

Nov 17, 2013

Mi ricordo

Mi ricordo di quella volta, credo fosse nel '92 o '93, quando andai a vedere De Gregori in concerto al Teatro Comunale di Alessandria. Mi avevano preparato al peggio, raccontandomi di un concerto allo stadio uno o due anni prima, dove non aveva spiccicato parola per tutto il tempo, tra un "buonasera" all'inizio e un "buonanotte" alla fine. Invece in teatro fu un concerto "chiacchierone" -aperto tra l'altro, se non ricordo male, da una divertente Rollo & His Jets, dovrei avere la cassetta da qualche parte- in cui De Gregori non mancò di sottolineare due pezzi dedicati, come dire, a due "local hero": il primo, Costante Girardendo (e il suo alter ego Sante Pollastri) protagonista di Il Bandito e il Campione e il secondo, Luigi Tenco, ricordato in maniera molto toccante in Festival.

Mi ricordo anche di quell'altra volta, e qui ricordo la data precisa, 8 Ottobre 1992, quando nello stesso teatro suonava Ivano Fossati, e il giorno prima era morto Augusto Daolio. Fossati lo ricordò brevemente e gli dedicò quella canzone dal testo bellissimo, che parla di "uomini sempre poco allineati".

Nov 15, 2013

apps

Ho scoperto giorni fa questo interessante blog: tech-thoughts, che tra le altre cose pubblica un riassunto trimestrale del market share nelle vendite di smartphone.
Dopo aver letto le cifre, la domanda che mi pongo è: ma perché, nonostante in Italia l'iPhone si attesti a meno del 20% del mercato, ci sono così tanti siti e servizi che offrono la loro app solo per IOS e non ce n'è nessuno che la offre solo per Android?

Maaa 'ndo e-vai?

Cose strane, errori e italiano zoppicante sul sito di car-sharing e-vai.com.



Nov 10, 2013

Stampa musicale e altre cose

Io ho un'avversione generale verso gran parte della stampa musicale italiana, nel senso che rarissimamente riesco a comprare una rivista musicale e completare la lettura più soddisfatto che incazzato (anzi, molte volte non riesco a completare la lettura per niente). Pagine e pagine di recensioni criptiche e autocompiaciute (apro a caso -giuro- e cito: "O se volete, proprio per quella sua irrefrenabile corsa delta slide che tracima da tutte le parti, gli Immortal Lee County Killers. Che immagino non conosciate, ed è un peccato": proprio così, il periodo inizia proprio così, senza manco un verbo... punto e virgola questo sconosciuto) o, all'estremo opposto, svarioni inconcludenti e off topic su cronaca, storia, politica e deliri vari.

Questo tipo di stampa musicale è sopravvissuta, sempre più a stento, in un'epoca in cui per la stragrande maggioranza della gente era l'unica fonte, insieme alle radio libere e ai negozi di dischi, di informazione musicale: leggevi la recensione, sentivi per caso un pezzo alla radio, andavi al negozio a chiedere un parere, a leggere le note di copertina dell'LP, e a sentire qualche altra traccia se il proprietario era gentile - cosa rara.
Questa situazione mi è guarda caso balenata davanti a gli occhi in questi giorni a causa di un incrocio fortuito di letture: principalmente questo articolo del NYT: Sidestepping the digital demimonde, che confronta la iper esposizione in tempo reale dell'arte ai giorni nostri attraverso Internet con il lento passaparola con cui si sviluppavano i movimenti underground fino a una trentina di anni fa. Vale la pena di leggere tutto l'articolo; alcuni passaggi sono esemplari: "“You used to have to be really in the know,” he said. “If you’re at a certain punk show at CBGB’s, that had a certain cachet. If you had an original T-shirt from a first Metallica show, that is really something. You’d have to scour record bins to get an original pressing. Now all of that stuff is available via YouTube and eBay. It really changes the dynamic.”". E anche e soprattutto: "“It was relatively easy,” said David Byrne, “back in the day, to work with only a smallish number of people watching, as we sometimes succeeded and sometimes failed.” In the mid-’70s, the early days of his band Talking Heads, “we felt comfortable trying out different things, songs that were quickly abandoned and stage wear that proved impractical,” he wrote in an email. “That’s all hugely important (the songs part anyway) as it allowed us to explore, refine our identity and go down those musical dead ends without the embarrassment of public scrutiny.”"
La cosa soprendente è che ho trovato un'eco di tutto ciò tra le righe di un paio di riviste che ho acquistato recentemente. Su Rumore di Novembre c'è un'intervista-chiaccherata tra Niccolò Contessa dei Cani e Zerocalcare, dove si dice: "Ecco, questa sì che è una cosa generazionale: il senso di assoluta precarietà che ti dà l'approvazione sul web. Lì i fenomeni di massa montano e muoiono come le onde della marea: un giorno sei il più grande, il giorno dopo sei l'ultimo degli stronzi. Fino a vent'anni fa era tutto più mediato. Facevi le tue cose c'erano le riviste specializzate che ne parlavano... Oggi invece no, c'è assoluta immediatezza. Tutti si sentono in dovere di partecipare e sei sempre a portata di insulto." Guarda caso, dicevo, più o meno della stessa cosa si parla nella rubrica delle lettere al giornale su Blow Up numero 186, con un lungo commento che non sto a riassumere e potete leggervi comprando il giornale, che in questa edizione mi pare interessante e ben fatto.

Tornando al punto iniziale scopro che c'è un dibattito in corso -tangenziale appunto alla mia avversione alla stampa musicale- sul fatto che su riviste e blog ci sarebbe un sacco di gente che scrive gratis "per avere una vetrina", e giustamente qualcuno si scaglia indignato contro questa pratica. Leggo una riflessione intelligente a proposito proprio su Blow Up, a firma Stefano Bianchi, che riassumo qui, citando: "Chiedo però a coloro i quali si preoccupano di far rispettare il lavoro intellettuale se una decina di anni fa stigmatizzavano con la stessa sollecitudine il comportamento inavvertitamente illegale e furtivo di quanti caricavano e scaricavano dischi (e film) altrui senza il permesso di coloro i quali ne detenevano i diritti, oppure se compiacevano il pubblico berciante alzando lodi alla Libertà Della Rete [...]. [Nella Rete] è lì che è nata l'incultura del tutto-free, è lì che si è diffusa la somma idiozia della 'condivisione' [...]. E' lì che è nata l'idea che la cultura sia un passatempo, un dopocena, uno sfizio, un gioco, che non rispettare il lavoro altrui, quando si può, non è poi così sbagliato, anzi è un bel gesto 'antagonista' contro i cattivissimi padroni del vaporetto: ohibò, gli stessi dai quali adesso si pretenderebbe d'esser pagati".

Io la mia idea ce l'avrei: l'accessibilità in tempo reale dei contenuti digitali è una stato di fatto dal quale non si può prescindere. Internet ha superato la carta stampata per velocità, e la radio e la TV per quantità e qualità degli approfondimenti disponibili; francamente tra i tre mass media tradizionali quello che vedo meglio attrezzato per competere è proprio la carta: rinunciando alla competizione sulla velocità, ma puntando sugli approfondimenti asincroni e i link al mondo digitale. La carta stampata, poi, ha a disposizione una facile trasformazione da testo a ipertesto, migrando o ampliandosi sul web o, meglio ancora, sulle app per smartphone e tablet: sappiamo che gli utenti hanno molta difficoltà a pagare per i contenuti di un sito web, ma le cose sono ben diverse con le app, e se milioni di persone hanno versato il loro obolo ad Angry Birds, non vedo perché qualche migliaio non possano farlo per leggere una rivista musicale, magari in modalità "pay-per-read" dove i contenuti sono acquistabili in formati più flessibili del tradizionale numero completo fotocopia di quello in edicola, dove sia possibile, con un semplice clic, finalmente ascoltare la musica di cui si parla tra le pagine. Insomma, una specie di Spotify arricchito dalla guida dei recensori e dei professionisti che scrivono sulla rivista. Una cosa di questo tipo permetterebbe di pagare facilmente la qualità del lavoro del giornalista, e fornirebbe il miglior prodotto possibile al lettore. Ovviamente l'impresa non è facile: ci vogliono firme professionali e scrittura di qualità, e soprattutto ci vogliono degli imprenditori veri che siano in grado di fare un prodotto moderno (che in italiano si può facilmente tradurre in "diverso da quanto c'è sul mercato ora") che sappia sfruttare le potenzialità dei mercati simil-iTunes (Angry Birds docet, appunto) e sappia districarsi nel mondo del copyright con la stessa abilità degli store d'oltreoceano.
Fornendo scrittura di qualità insieme alla musica ascoltabile legalmente si porrebbe un freno, forse, anche all'altra piaga della "stampa" musicale di oggigiorno: i blog più o meno artigianali pieni di articoli e recensioni di dischi e concerti spesso sproloquianti, sgrammaticati e variamente scalcinati che sembrano spuntare come funghi, magari sotto l'egida di qualche firma d'autore, infarciti poi del classico esercito di dilettanti allo sbaraglio, dati in pasto al malcapitato lettore con la scusa che "è gratis e quindi cosa pretendi", anche quando gratis proprio non è, visto che spesso e volentieri l'obbiettivo di tutta l'operazione -almeno per quelli che non sono ricchi di famiglia- è quello di fare due lire coi google ads e simili. Ecco, su questo punto poi, sull'avanzata delle orde di dilettanti allo sbaraglio, avrei molto di cui sproloquiare, ma magari lo faccio in un'altra occasione.

Nov 7, 2013

ah, la musica!

Mi chiedevo se esiste un servizio di streaming audio dove trovare tutte le canzoni e poterle linkare senza doversi registrare o loggare con facebook o essere importunati con richieste di abbonamento a pagamento. Cioè, una volta c'era la radio e non c'era Internet. Oggi non saprei. Comunque, la cosa che volevo dire è che rimane il fatto che ascoltare musica ti dà la possibilità di volare con l'immaginazione e attivare tanti collegamenti nel cervello che mentre ascolti la canzone non sei sicurissimo che ci siano davvero e che quell'altro pezzo suoni davvero così, ma poco importa, perché intanto te n'è già venuto in mente un altro.

Questa cosa m'è successa recentemente mentre ascoltavo un pezzo che mi piace molto dal disco "Wonderful, glorious" degli Eels: You're my friend. In tutti i dischi degli Eels c'è sempre almeno un piccolo capolavoro e secondo me questo è il caso in oggetto. You're my friend è una canzone sull'amicizia su una base elettronica un po' retrò, un po' minimale, un po' anni '80, ma congeniata astutamente in modo da sostenere molto bene il testo e mantenere viva l'attenzione dell'ascoltatore. Siccome non la trovo su youtube, metto qui solo il testo, tradotto alla carlona da me medesimo:

Sei il mio amico 
hai fatto un sacco di cose proprio gentili per me 
e non le dimenticherò 
Lo sai quanto tu significhi per me? 
e non importa cosa sto facendo 
tu eri lì a sostenermi 
Senza di te la mia nave sarebbe certo andata alla deriva 
e proprio quando mi sembra di averti creato troppe complicazioni 
trovi sempre il modo di risolvere la situazione 
E non mi fai sentire come se fossi in debito con te 
ma lo sono. 
Sei il mio amico 
dal giorno in cui ci incontrammo 
fino all'amaro finale 
Non so in che altro modo avrei potuto farcela 
Sei il mio amico 
mi vieni in aiuto ogni volta 
e la tua gentilezza mai tradirò 
Cari aiuti, le cose gentili che tu fai per me 
non le dimenticherò 
sai quanto tutto questo significhi per me? 
Dolce altruismo, 
non importa quanto io abbia incasinato le cose 
tu eri lì a sostenermi 
Senza di te 
non saprei dire quanto sarebbero buie le giornate.

E ho pensato per un sacco di tempo quale altra canzone mi ricordava questa musica, e alla fine m'è venuto in mente, ed è Un'altra cosa che ho perso degli Articolo 31, che anche questa non si trova nella versione originale del disco ma solo in questa qua su youtube.

Ma la cosa che mi affascina è che, contemporaneamente, in non so bene che modo, il pezzo degli Eels m'ha anche fatto ricordare un'altra canzone che a suo tempo avevo ascoltato a ripetizione per diverse settimane: quella specie di tango new wave di Midnight summer dream degli Stranglers. Questa, su youtube, si trova:


E da qui poi il salto è stato facile, a qualcuno che verso il sound degli Stranglers ha più di un debito, i "new wave fuori tempo massimo", come bene scrive l'articolo a loro dedicato su Onda Rock: i Litfiba.



Edit:
che poi mi sono dimenticato un'altro pezzo sempre su questo andazzo early-80s a base di tastiere e batterie elettroniche: The Chauffeur dei Duran Duran. Che tra l'altro hanno in comune coi Litfiba una "svolta" musicale tutt'altro che riuscita nella seconda parte della carriera.


Oct 27, 2013

Mi faccio uno stromboli





Stromboli, available at selected restaurants across the U.S.

Bonus: Vino Volo, Washington Dulles airport.

Oct 26, 2013

Apple

Ho trovato questo divertente articolo che dice cose su cui concordo completamente e che in parte avevo già scritto qui (segnatamente la parte "credo che Apple stia cercando di mettersi sulla strada per diventare una società sana").
L'articolo si intitola ironicamente "Apple continua a preferire fare profitti a essere interessante", e dice: "Apple is minting money by selling its existing lines of iPhones, iPads, and MacBooks, with tiny changes rolled out once or twice a year. It's under no serious threat from competitors in any area except maybe mobile operating systems. Why wouldn't it continue its strategy of incremental improvement, while it cooks up the next big thing?"
E, anche e soprattutto: "In a broader sense, Apple showed today that it's still very much in its transition phase."

edit: anche questo è interessante: "Apple Hires Burberry Chief".

Oct 13, 2013

Reich

"The rich are not the job creators. The job creators are the vast middle class and everyone aspiring to join them, whose money businesses need in order to justify expanding and hiring."
Robert Reich, da Time.

Pizza bravo bene prego buondì.

Ho una gran voglia di hummus toscano.


Detroit airport



Atene.

Oct 3, 2013

IOS7

E' con estremo disappunto che devo constatare che da quando ho aggiornato il mio iPad2 ad IOS7 le cose sono solo peggiorate. Per la prima volta, l'iPad mostra problemi nei tempi di risposta ai tap: piccoli sporadici "lag" sulla tastiera (ad esempio al passaggio tra la qwerty e la numerica, con conseguenti errori di battitura), alla chiusura delle applicazioni, e persino alla pressione del tasto home.
A ciò aggiungerei che ritengo il nuovo tema grafico meno bello (ma questi sono gusti personali e poi si sa che ci si abitua a tutto) e soprattutto meno efficiente del precedente: il cambiamento peggiore per me è stata la gestione delle cartelle, con quel brutto sfondo grigio e la dimensione 3x3, inutilmente piccola; le icone ora sono meno visibili, e ciò nonostante la GUI s'è fatta più affollata, con le notifiche che piovono dall'alto e quella specie di control screen simil-android che spunta dal basso.
Il fatto che le lettere sulla tastiera siano sempre in stampatello maiuscolo anche quando il modo utilizzato è il minuscolo mi sembra un peggioramento rispetto al comportamento precedente.
Un comportamento alquanto strano che ho registrato è che ogni volta che ho il software mi ha richiesto la password del mio AppleID l'ho sempre dovuta immettere due volte: magari sono io che sbaglio sempre, ma mi pare veramente strano. Non ho però ancora fatto prove approfondite.
Tutto sommato, IOS7 mi sembra un passo falso.

Sep 29, 2013

Istruzioni per l'USA

Domattina parto per una settimana negli USA per lavoro, e ho pensato di usare questo originalissimo titolo per l'ultima (?) puntata delle mie note di viaggio americane, che se ne stavano scarabocchiate su un foglietto digitale da tempo immemorabile. Le altre "lezioni", qui, qui, qui, e qui (dove ci sono anche alcune premesse che valgono anche per questo post). Ma anche qui e qui.
Quindi, ecco qua le note sparse:
Mangiare, nel senso di far la spesa al supermercato: attenzione agli ingredienti. E' praticamente impossibile evitare i cibi zuccherati con sciroppo di mais o addizionati di qualche derivato della soia, ma provateci. Leggete gli ingredienti sulle confezioni e vi stupirete. Oltre all'abuso dei dolcificanti, un'altra attività truffaldina legata al cibo è quella di indicare le calorie per "porzione" invece che per 100g come da noi (anche se qualcuno ogni tanto ci prova con le porzioni anche in Italia): peccato che tali porzioni non siano assolutamente rappresentative di quanto cibo viene effettivamente consumato. Uno si aspetterebbe che la "porzione" di patatine corrisponda all'intero pacchetto: e invece no. Attenzione.
Lavoro: i giovani lavorano, mica come da noi. Nel senso che d'estate si fanno il mazzo come camerieri, o imbustando la spesa ai clienti al supermercato, o altri lavori "umili" di questo genere. Proprio come nei telefilm. Il 90% dei nostri studenti, invece, se ne sta tre mesi all'anno a fare un tubo, e poi si lamentano se li chiamano bamboccioni.
Il consumismo: negli USA bisogna comprare roba. Bisogna lasciare mance. Bisogna avanzare il cibo (salvo poi farselo impacchettare nelle doggie bag - la patria delle contraddizioni). Non si può non produrre un sacco di immondizia. L'economia è basata sull'abbondanza delle merci di basso valore. Ciò non toglie che allo stesso tempo esistano comunità rispettose dell'ambiente e immerse in tessuti urbani verdi come da noi non se ne vedono. Fate resistenza al consumismo.
Una piccola nota su come vestirsi: il turista medio (tipo io) va negli USA e compra magliette ad ogni angolo: Stanford, MIT, Los Angeles, I love NY eccetera, credendo che siano souvenir. E lo sono; ma agli americani questo spesso sfugge: essi usano magliette e cappellini come segni di riconoscimento. "Io  (o mio figlio) ho frequentato questo college"; "io sono tifoso dei Cubs"; "io vengo da Chicago", eccetera. Più di una volta ho incontrato turisti americani in altri paesi che mi hanno accolto con pacche sulle spalle o "thumbs up" perché avevo, che so, la maglietta con scritto "Wrigley Field" o "Boston North End". Ora sono situazioni che cerco di evitare.
Spesso mi chiedo (e a volte mi chiedono) cos'è che mi piace "così tanto" (che non sono mica un fanatico, anzi, ma qua da noi quando uno ha un'opinione sembra già una cosa strana) degli USA, e allora ho fatto una piccola lista:
Il senso di rispetto della legalità e della correttezza. Sentimento ormai sconosciuto qua da noi, negli USA continua a costituire un fondamento della società. Non si salta la fila, non si passa col rosso, non si risponde maleducatamente, non si fa i gradassi, si dice per piacere. Sarà che questo sistema sta in piedi perché (mia teoria) molta gente gira con la pistola in tasca e quindi conviene pensarci due volte prima di insultare quello in auto davanti a noi, ma funziona.
Il rispetto (del prossimo e dell'autorità) e la gentilezza. Quando mi ferma il poliziotto, gli dico "yes, sir"; quando entriamo nel negozio, a mia moglie dicono "yes, ma'am, how can I help you?"; quando esco dal negozio, mi dicono "thank you sir, have a wonderful day!", quando quello seduto dietro di me sfiora per sbaglio la sua sedia contro la mia, mi dice "I'm sorry" almeno due volte. Eccetera.
Un lato positivo principalmente accidentale è l'assenza di barriere architettoniche che rende la vita un po' più facile per gli handicappati. A causa del gran numero di obesi e dei grandi spazi a disposizione, i posti auto sono sempre molto larghi, i marciapiedi larghissimi, abbondano le auto con sistemi di salita  a bordo assistita, le attrazioni turistiche sono sempre accessibilissime (persino se si tratta del General Sherman), così come negozi ed edifici pubblici.
Lo spirito imprenditoriale: qua da noi, quando va bene, il pizzaiolo di successo apre una seconda pizzeria per farla gestire al figlio. Da noi, quattro negozi con lo stesso nome nella stessa città sono una "catena". Negli USA, la crescita è la ragione di tutta l'attività economica, ancor prima del guadagno. Le catene di negozi crescono con progressione geometrica, oppure chiudono. Chi ha successo non si accontenta di stare a casa a contare i soldi, ma crea nuovo lavoro.
La natura negli USA è sotto assedio come altrove, ma la quantità di boschi, pianure, montagne, paludi, deserti a disposizione è ancora enorme, e viene visto come parte integrante dell'anima del paese, non come spazio libero da consumare. Le foreste demaniali; gli immensi parchi naturali; le comunità unincorporated; le zone di natura selvaggia.
Ecco, tutte cose che da noi non ci sono (più). Il modello "made in USA" ha molti difetti, ma anche il pregio di mantenere in vita cose come queste.


Sep 27, 2013

Under updating


Che poi i casi sono due: o siete cretini e fate gli update durante il giorno e non in una finestra di manutenzione notturna come dio comanda, oppure non è vero che state facendo un update e allora siete dei bugiardelli.

Telepass I love you


Sep 19, 2013

The rise and fall?

Da quando -anni, ormai- la Apple è sotto i riflettori non solo del mondo della tecnologia ma dei mass media in generale mi ha sempre interessato seguirne le vicende, per vari motivi: il primo è che i prodotti Apple hanno creato, in alcuni casi, episodi di isteria collettiva (gente in coda davanti ai negozi, eccetera) e di culto quasi religioso (con tanto di guerre sante); il secondo è la possibilità di seguire, in tempo reale, la parabola di un'azienda che finirà nei libri di storia come esempio principe dell'"american way" di fare capitalismo; il terzo è poter seguire le dinamiche della diffusione di tecnologie di personal computing come notebook, tablets, smartphone, sempre più pervasive, e la competizione tra i vari attori di tali mercati.

Uno degli aspetti peculiari del capitalismo made in USA è la sua strettissima dipendenza dai mercati finanziari: repentine variazioni della valutazione in borsa di un titolo possono innescare effetti a catena su risparmiatori, banche, e sulla stessa società quotata. Le cose a mio parere interessanti nella vicenda Apple sono che A) i mercati, gli "analisti" e, sospetto io, la macchina di marketing della Apple hanno spesso giocato con le previsioni di crescita del valore di borsa in modo troppo superficiale o, a voler pensar male, alquanto sospetto: a novembre 2012 si leggeva: "Per tutte queste ragioni si prevedono quotazioni in salita per il titolo Apple in borsa che potrebbe raggiungere prima il valore di 714 dollari per azione per poi raggiungere nell’arco di 12 mesi la quota record di 980 dollari per azione." Qualcuno fissava anche target price di 1500 dollari o più per azione. A novembre 2012 il titolo valeva circa 600 dollari e da allora non ha fatto che scendere; oggi si aggira intorno ai 460-470 dollari. Come si spiegano queste toppate clamorose? B) I valori di borsa -quando crescevano- sono andati a far parte del bagaglio di argomenti a favore della superiorità tecnologica di Apple, invertendo il sillogismo: da "i prodotti sono buoni quindi il valore di borsa sale" a "siccome il valore di borsa sale, i prodotti devono essere buoni"; la differenza è sottile ma sostanziale, ma la cosa peggiore è che tale sillogismo sballato è stato usato spesso come arma nelle guerre di religione di cui sopra.

Recentemente, come tutti sanno, Apple ha annunciato due "nuovi" modelli di iPhone: nuovi tra virgolette perché il modello 5C non è altro che il modello 5 col guscio in plastica. Il 5C doveva essere il modello "economico" dell'iPhone, anche qui tra virgolette, perché, come ho letto altrove, fondamentalmente il 5C è semplicemente un po' meno caro del 5S. Anche in questo caso, la confusione regna sovrana sui mass media e nessuno si sbilancia più tentando di giudicare la bontà della strategia commerciale Apple: fino a un anno fa tutti cantavano in coro previsioni di crescita e successi infiniti, mentre oggi, con quelle previsioni clamorosamente sbugiardate, non si sa più che pesci pigliare. Se gli analisti di borsa e i giornalisti del settore non sono in grado di decifrare il futuro della Apple, figuriamoci i consumatori. Personalmente -visto che, appunto, ognuno sembra avere diritto a sparare la propria sentenza- credo (anzi, spero) che Apple stia cercando di mettersi sulla strada per diventare una società sana (cioè che non dipende più da un solo prodotto) e che le sue quotazioni di borsa siano una bolla. Fa sorridere come, analogamente a quando si cantavano le lodi sperticate di Steve Jobs, ora in molti giochino a predire il declino della Apple: "The beginning of a long decline?", "Game over or room to grow?"

Prima di parlare di tecnologia, una piccola premessa: l'aggettivo più frequentemente usato per definire Apple è "innovatori"; io penso invece che, a parte un singolo caso, Apple sia un'eccellete esecutore, che per quanto mi riguarda è anche meglio, perché gli innovatori vanno nei libri di storia mentre gli esecutori sono quelli che fanno i soldi, ma si sa che parlare di innovazione ti dà subito un'aria da esperto. Il caso in cui Apple ha veramente innovato (la tecnologia, il mercato) è stato iTunes: comprare online, e facilmente, in maniera integrata coi propri device; iTunes ha scatenato un effetto a catena dal quale sono nati decine di servizi di vendita di contenuti digitali online e il concetto stesso di "app store" che oggi ormai diamo per scontato. Fantastico, applausi, OK. I meriti maggiori di Apple sono stati quelli di A) puntare a creare il miglior design sul mercato (missione compiuta - anche al costo di sacrificare ergonomia e comodità, come nel caso dei macbook) e B) creare un device che, come è ormai proverbiale, "just works", cioè puntando a fornire un'esperienza di utilizzo estremamente e costantemente efficiente, cosa che nell'ambito del personal computing non era mai stata raggiunta; all'efficienza sono state sacrificate la flessibilità e un buon numero di funzioni, ma proprio questa è stata la mossa vincente: capire finalmente che l'utente non esperto ha bisogno di apparati di personal computing che "rispondono" ai comandi come tutti gli altri elettrodomestici della casa: in maniera immediata e predicibile.

Una piccola nota sul discorso ergonomia: a mio parere la tastiera e il case dei macbook pro sono, in estrema sintesi, una disgrazia per l'umanità intera. La tastiera è scomoda da usare e il bordo affilato del case ti taglia i polsi. Questa potrebbe anche essere considerata una fissazione personale, ma vale la pena comunque di riflettere su questo articolo che descrive una tastiera per "professionisti" della dattilografia. Si confronti la tastiera in oggetto col layout dei tasti "made in Apple".

La tecnologia: nel nuovo iPhone Apple ha introdotto un lettore di impronte digitali. Anche qui va chiarito che non c'è nulla di innovativo nell'autenticazione biometrica in sè, e tutt'al più si può parlare di innovazione per il modo in cui le impronte sono lette dall'apparato, spiegato in questo articolo. E' chiaro che ogni modo per "legare" il consumatore all'apparato sul quale fa acquisti e per rendere più facili tali acquisti costituisce un'arma formidabile per l'azienda che la detiene, ça va sans dire. La cosa interessante, invece, sono gli spunti di riflessione forniti dall'adozione di tale metodo di autenticazione: dalle implicazioni riguardanti le indagini di polizia alla validità ed efficacia delle impronte digitali come strumento di autenticazione. Su quest'ultimo tema, fa sorridere come pochi giorni prima della presentazione Apple fosse comparso l'articolo "Biometrics are terrible authenticators" dove si solleva la seguente osservazione: "Credit cards are great secrets - not because they are secret, they most definitely are not - but because they are easily replaced.  Biometrics are a terrible factor for authentication because they cannot be replaced". Per una discussione a più ampio raggio sull'autenticazione biometrica -dove ovviamente non tutto è applicabile al caso Apple- si vedano gli scritti di Bruce Schneier.

Per concludere, non si può parlare di Apple senza menzionare i suoi concorrenti nel mercato smartphone e, in un caso, rivali nella corsa a diventare il Grande Fratello digitale: Samsung e Google. Sulla lotta per impossessarsi dei dati e delle preferenze d'acquisto dei consumatori ci sarebbe da scrivere libri su libri e non lo faremo qui. In ordine di magnitudine, Google, Facebook e Apple sono i maggiori player alla ricerca del miglior modo per rinchiudere i consumatori all'interno del proprio ecosistema.
Per quanto riguarda gli smartphone, uno dei punti interessanti è la differenza di approccio al sistema operativo: mentre Apple sviluppa il proprio iOS autonomamente e in gran segreto, Google e Samsung si affidano a una variante di Linux, Android, che quindi viene sviluppata in maniera estremamente diversa. Questo articolo segnala la crescita di Google e Samsung nei contributi allo sviluppo di Linux: cosa penserebbero i sostenitori di questa piattaforma "open" se le corporation lanciassero un'offensiva in grande stile con lo scopo di influenzare pesantemente gli sviluppi futuri?
Linux è stata (ed è tuttora) l'altra piattaforma tecnologica in grado di scatenare guerre di religione paragonabili a quelle che vediamo oggi per Apple. Per anni i sostenitori di Linux hanno predicato l'estinzione di Microsoft Windows e il boom di Linux nel mercato consumer. E' ironico vedere come il boom di Linux sia arrivato nel modo più inaspettato (gli smartphone "made in Google") e, allo stesso tempo, come alcuni sognatori non abbiano perso il vizio dei giudizi perentori e delle profezie: "Windows 8 being a catastrophe for everyone in the PC space" e "I think we'll see either significant restructuring or market exits by top five PC players. It's looking pretty grim," he said. "Systems which are innovation-friendly and embrace openness are going to have a greater competitive advantage to closed or tightly regulated systems".

Sep 17, 2013

Caro Tobago

Caro Tobago, vorrei farti notare due cose:
1) i numeri ordinali ("primo", "secondo", eccetera) si scrivono in numeri romani senza pallino oppure in numeri arabi col pallino.
2) "Re" si scrive senza accento. 
Sono entrambe nozioni insegnate alla scuola elementare.
Anche leggere qualche libro ogni tanto dovrebbe far parte del "wellness" e ti eviterebbe certi strafalcioni.


Sep 12, 2013

Patente per computer

L'idea della "patente del computer" mi ha sempre fatto un po' ridere, ma una bella patente per lavorare coi computer ci vorrebbe davvero e sarebbe anche facile da preparare. Ma nel senso però che chi la patente non ce l'ha, coi computer non ci può proprio lavorare. Vada a fare l'agricoltore o qualunque altro lavoro degnissimo che non richieda l'interazione coi PC.
Due esempi di persone incontrate sul lavoro a cui ritirerei la patente immediatamente:
1) Mando un sms a Tizio dicendogli che deve mandare una mail a caio@pippo.net, sempronio@pippo.net, e franco@pippo.ne. Mi è scappata una "t" scrivendo l'sms, è ovvio, no? No. Tizio mi risponde dicendo che ha provato a scrivere a franco ma la mail gli ritorna errore. Ecco, io direi che per lavorare coi computer dovresti almeno avere gli strumenti intellettuali per capire che è strano che io ti chieda di mandare una mail in Niger.
2) Mario Rossi (email mrossi@pippo.net) manda una mail a Caio mettendo in copia il collega Franco Bianchi (fbianchi@pippo.net) dicendogli di mandare una mail alla collega Lucia Verdi all'indirizzo lverd@pippo.net. E' chiaro che Mario si è sbagliato a scrivere e ha saltato una "i", no? No. Caio risponde che ha provato a scrivere a Lucia ma la mail gli torna errore.
Questi esempi, realmente accaduti, eh! gente che magari, sul posto di lavoro, smuove anche quantità non indifferenti di denaro, mi ricordano quei test logici dove ti fanno vedere un quadrato bianco poi un cerchio nero e poi un triangolo grigio e devi capire qual è la figura geometrica che viene dopo: io sono sempre stato un po' in difficoltà con quelli meno semplici, però in casi come questi mi sento un einstein!

Sep 1, 2013

Forza orso

Mi ero ritagliato questa lettera pubblicata su un quotidiano trentino perché sono d'accordo dalla prima all'ultima parola, e quindi la riporto qui.

Aug 28, 2013

Riassunto

Ho fatto un acquisto online su un sito italiano, e le cose sono andate molto speditamente, rispetto allo standard.
21/8: acquisto sul sito e pago.
22/8: arriva una mail, "ordine in lavorazione".
23/8: "ordine elaborato" e spedito (guarda caso, a 57 km da casa mia). Nota contenuta nella mail del sito: "Attenzione: E' possibile che nei primi giorni il sito delle poste indichi "Informazione non ancora disponibile". La dicitura e' dovuta al ritardo con cui, molto spesso, Poste Italiane aggiorna i dati di tracciatura".
Aggiornamenti sul sito delle poste:
26/8: "SMISTATA DAL CENTRO DI MECCANIZZAZIONE POSTALE" e "USCITA DAL CENTRO DI MECCANIZZAZIONE POSTALE".
27/8: "LA SPEDIZIONE E' IN VIAGGIO"
28/8 (oggi): spedizione consegnata.

A voi giudicare se una settimana per ricevere una scatoletta di insetticida da 57 km di distanza è poco o troppo.


Aug 27, 2013

Che, virgola.

Giusto per ricordare a tutti che la virgola dopo il "che" non ci vuole.


Aug 23, 2013

What's he building in there?

Fare acquisti online sui siti italiani è sempre un'avventura che richiede una grande dose di coraggio e fiducia.
L'altroieri ho comprato online l'insetticida introvabile che avevo bisogno.
Mi arriva una mail di "conferma dell'ordine".
Ieri mi arriva un'altra mail con scritto "Lo stato del tuo ordine e' In lavorazione".
Oggi mi arriva un'altra mail con scritto "Lo stato del tuo ordine e' Elaborato".

Io mi chiedo cosa ci voglia a impacchettare due scatole e mandarmele, visto che tra l'altro i miei soldi li avete presi subito.

Quando faccio un ordine su un sito italiano, appena clicco "conferma" mi immagino questa piccola fabbrica nel bosco, dove arrivano i sette nani cantando "andiam andiam andiamo a lavorar" armati di martello e piccone, e poi clang bang toc toc per giorni e giorni, per produrre il prezioso oggetto che ho ordinato.

Aug 22, 2013

Deepity

Tempo fa un amico ha condiviso su Facebook il seguente brano, preso da una rubrica di Repubblica. Lo riporto tutto, perché è importante leggerlo bene.

PERCHÉ la passione ha ragione anche quando ha torto. Perché è meglio sbagliare per slancio ed entusiasmo che prenderci per calcolo mentale. Perché c' è nella passione una profonda saggezza vitale, non quella parzialissima del pensiero logico e concettuale. Il primato della ragione, dicono. Ecco, no: o meglio, sì alla ragione, naturalmente e assolutamente, ma no, proprio no, al suo primato, no ad affidarle il posto di comando. Perché l' ultima volta che ho controllato, i sistemi (politici, sociali, culturali) fondati sulla pretesa di razionalità avevano combinato guai quasi pari a quelli dove razionalità non sapevano neanche come si scriveva. E poi con tutte le sue innegabili virtù, la ragione lascia immancabilmente scoperto tutto quel bisogno di sentimento, magico, misterico, che - piaccia o no - è ingrediente imprescindibile della natura umana. Non sto certo proponendo di sostituire alla parzialità della ragione un' altra parzialità, per quanto più calda e affettiva. È chiaro che è quando passione e ragione si mettono se non altro a frequentarsi e meglio ancora a flirtare, che facciamo quel salto di qualità cognitivo e antropologico che è la migliore espressione di noi stessi. Però alla fine a dare lo slancio, il ritmo, l' intensità, la condizione atmosferica, la volontà di potenza, il superiore senso vitale, sono sempre e solo e definitivamente le grandi passioni. La passione può anche essere eccessiva, scentrata, sfrontata, anche sciocca, ma ha ragione, sempre.

La lettura di questi paragrafi mi ha fatto venire in mente tre cose, in ordine:
1) Un'altra cosa che ha sempre ragione anche quando ha torto è la violenza. Se ti prendo a bastonate, ho ragione anche se ho torto. Perché è meglio prenderti a bastonate piuttosto che avere ragione e basta. E' chiaro che se la passione ha sempre ragione - anche quando ha torto! ogni idiozia può essere giustificata dalla passione. Mi sono schiantato ai duecento all'ora perché la moto è la mia passione. Ho menato mia moglie perché accecato dalla passione. Ho accoltellato uno perché, che ci vuoi fare, il calcio è la mia passione: eccessiva, scentrata, sfrontata e sciocca.
2) Mi meraviglia (non troppo, a dir la verità) che i maggiori quotidiani nazionali pubblichino roba di questo tipo. Non tanto per il contenuto - ognuno è libero di filosofeggiare nella maniera più strampalata che crede - ma per la prosa. "Non sto certo proponendo di sostituire alla parzialità della ragione un'altra parzialità, per quanto più calda e affettiva. È chiaro che è quando passione e ragione si mettono se non altro a frequentarsi e meglio ancora a flirtare, che facciamo quel salto di qualità cognitivo e antropologico che è la migliore espressione di noi stessi." E' chiaro.
3) La chiave di lettura più importante, però, me l'ha data l'articolo di Daniel Dennett pubblicato su Internazionale due mesi fa. Dennett introduce il concetto di "deepity", che trovo descriva esattamente ciò che penso io di un'affermazione come "la passione ha ragione anche quando ha torto". Trascrivo:
"...una deepity [...] è una proposizione che sembra importante, vera e profonda, ma produce questo effetto solo perché è ambigua. Secondo un'interpretazione, è palesemente falsa ma se fosse vera sarebbe sconvolgente; secondo un'altra, è vera ma è irrilevante. L'ascoltatore incauto coglie il bagliore della verità della seconda interpretazione e la devastante importanza della prima, e pensa: "Accidenti, questa è una deepity". Ve ne faccio un esempio [...]: Amore è solo una parola. Accidenti! che verità cosmica. Sconvolgente, vero? Sbagliato. In base alla prima interpretazione, è manifestamente falsa. Non so bene cosa sia l'amore - forse un'emozione o un legame affettivo, forse un rapporto interpersonale, forse lo stato più alto che la mente umana può raggiungere - ma tutti sappiamo che non è una parola. Non troviamo l'amore nei dizionari. Possiamo arrivare all'altra interpretazione avvalendoci di una convenzione che piace molto ai filosofi: quando parliamo di una parola, la mettiamo tra virgolette, quindi "amore" è solo una parola, "cheeseburger" è solo una parola, "parola", è solo una parola. Ma non è corretto, direte voi. Chiunque abbia dichiarato che amore è solo una parola di certo intendeva dire qualcos'altro. Senza dubbio, ma non l'ha detto."

Aug 21, 2013

L'assalto della temibile piralide del bosso

Noi l'insetticida prima di andare in ferie gliel'avevamo dato. Una volta avvistati i primi bruchi, avevamo capito che le centinaia di larve depositate sui nostri bossi erano affamate e pericolose. Però, una volta tornati, abbiamo trovato la devastazione quasi totale, come testimoniano persino le pessime foto che fa il mio cellulare.

Le piralidi sopravvissute hanno sbranato quasi completamente le piante e dato vita a tante belle farfalline bianche e nere che, a quanto si legge su Internet, a breve riproveranno a deporre nuove uova. Il contagio è stato probabilmente portato dalla nuova pianta che abbiamo recentemente aggiunto (vatti a fidare dei bossi in offerta ai vivai!) che, sempre a quanto letto, non essendo la piralide "nativa" del nostro continente, arrivava dall'est asiatico.
I rimedi consigliati sono gli insetticidi a base di piretro o quelli a base di Bacillus Thurigensis, categoria "Kurstaki" (il B.T. "Israelensis" viene usato nella lotta alle larve di zanzare): le larve si mangiano il bacillo e muoiono tra gli spasmi. E questa è la cosiddetta "lotta integrata", in quanto il bacillo è innocuo per gli umani e gli animali. La ricerca del bacillo è stata ardua: i vivai della zona ovviamente non sanno nemmeno di che si tratta, e alla fine ho recuperato un sito italiano che lo vende online.
Speriamo in bene, perché sui forum di giardinaggio si raccontano storie tremende di chi ha dovuto sradicare e bruciare tutto.

Aug 20, 2013

Quando si dice raschiare il fondo del barile

Non posso credere che a qualcuno nell'ufficio marketing della Swatch "scuba libre" possa essere sembrata una buona idea.

Highly digestible? check!

La "spelled flour" rimane per me un mistero imprescrutabile. Ho bisogno di un check-up.




Aug 17, 2013

Aug 15, 2013

L'ho chiamato "The Shpritz"

3 parti di Pimm's
4 parti di prosecco
3 parti di acqua gasata
ghiaccio
una scorza d'arancia che non ho messo perché non ce l'avevo.

Aug 13, 2013

No.

Qualcuno mi disse tempo fa una cosa tipo "Chrome manda tutte le query DNS a Google anche se tu ne hai impostato uno diverso". "Oh ti giuro, controlla con Wireshark", mi dice. Fatto. Non è vero.

Aug 11, 2013

"Dattilografare"

Ho trovato questo articolo di Tom Hanks sui piaceri di battere a macchina e lo trovo molto ben scritto e piacevole da leggere.

Jul 31, 2013

Altro consiglio gratis per i programmatori di Android

Quando fate un client email che deve sincronizzarsi col server remoto, tipo Exchange, le azioni sui messaggi sincronizzatele immediatamente anche in locale. Esempio: il messaggio che ho appena cancellato voglio vederlo subito nel cestino: ce l'ho messo io! Gli altri messaggi li sincronizziamo con calma in background, ma quello che ho spostato dalla cartella x del cellulare alla cartella y voglio vederlo subito. Quelli di Symbian c'erano arrivati anni fa.

Jul 29, 2013

Niente di vero

"Invece non avete un buon rapporto con i social network.
NT: Non e' che non sia buono: proprio non c'e'. Abbiamo provato con Twitter, ma ci siamo cancellati. E' una relazione negativa e volgare, quella che si crea. Fintamente democratica, e' tutto marketing, dare alle persone l'impressione di partecipare alla vita e alla creativita' di qualcuno. Ma non c'e' niente di vero. Meglio la distanza."
Neil Tennant, Pet Shop Boys; Vanity Fair edizione italiana.

Jul 28, 2013

Divertimenti estivi



Leggo sulla stampa locale l'articolo di cui sopra. Qualche giorno fa leggevo del sindaco di nonsodove messo sotto accusa per aver fatto da giurato nelle selezioni di Miss Italia. La scosa settimana di parlava di una corsa degli asini senza asini per "evitare le proteste degli animalisti". Sembrerebbe che i temi etici e morali siano all'ordine del giorno. La cosa che mi colpisce e' l'ipocrisia generalizzata: la maglietta bagnata la facciamo "hot ma non troppo" altrimenti il parroco protesta. Io vorrei chiedere a questo parroco quale sia il limite oltre il quale un concorso di maglietta bagnata non e' piu' accettabile secondo i canoni della Chiesa Cattolica. Dall'atteggiamento del parroco e degli organizzatori (per come riportato dalla stampa) si deduce che un concorso di miss maglietta bagnata non va limitato in quanto offensivo della dignita' delle donne, ma solo dal punto in cui l'esibizione di seni bagnati crea imbarazzo al parroco. A mio parere, si lascino bagnare le magliette ed esibire le spogliarelliste; si pensi piuttosto a dare al pubblico di tali spettacoli gli strumenti culturali per distinguere la differenza, ad esempio, tra spettacolo di intrattenimento e sfruttamento sessuale.