29 set 2013

Istruzioni per l'USA

Domattina parto per una settimana negli USA per lavoro, e ho pensato di usare questo originalissimo titolo per l'ultima (?) puntata delle mie note di viaggio americane, che se ne stavano scarabocchiate su un foglietto digitale da tempo immemorabile. Le altre "lezioni", qui, qui, qui, e qui (dove ci sono anche alcune premesse che valgono anche per questo post). Ma anche qui e qui.
Quindi, ecco qua le note sparse:
Mangiare, nel senso di far la spesa al supermercato: attenzione agli ingredienti. E' praticamente impossibile evitare i cibi zuccherati con sciroppo di mais o addizionati di qualche derivato della soia, ma provateci. Leggete gli ingredienti sulle confezioni e vi stupirete. Oltre all'abuso dei dolcificanti, un'altra attività truffaldina legata al cibo è quella di indicare le calorie per "porzione" invece che per 100g come da noi (anche se qualcuno ogni tanto ci prova con le porzioni anche in Italia): peccato che tali porzioni non siano assolutamente rappresentative di quanto cibo viene effettivamente consumato. Uno si aspetterebbe che la "porzione" di patatine corrisponda all'intero pacchetto: e invece no. Attenzione.
Lavoro: i giovani lavorano, mica come da noi. Nel senso che d'estate si fanno il mazzo come camerieri, o imbustando la spesa ai clienti al supermercato, o altri lavori "umili" di questo genere. Proprio come nei telefilm. Il 90% dei nostri studenti, invece, se ne sta tre mesi all'anno a fare un tubo, e poi si lamentano se li chiamano bamboccioni.
Il consumismo: negli USA bisogna comprare roba. Bisogna lasciare mance. Bisogna avanzare il cibo (salvo poi farselo impacchettare nelle doggie bag - la patria delle contraddizioni). Non si può non produrre un sacco di immondizia. L'economia è basata sull'abbondanza delle merci di basso valore. Ciò non toglie che allo stesso tempo esistano comunità rispettose dell'ambiente e immerse in tessuti urbani verdi come da noi non se ne vedono. Fate resistenza al consumismo.
Una piccola nota su come vestirsi: il turista medio (tipo io) va negli USA e compra magliette ad ogni angolo: Stanford, MIT, Los Angeles, I love NY eccetera, credendo che siano souvenir. E lo sono; ma agli americani questo spesso sfugge: essi usano magliette e cappellini come segni di riconoscimento. "Io  (o mio figlio) ho frequentato questo college"; "io sono tifoso dei Cubs"; "io vengo da Chicago", eccetera. Più di una volta ho incontrato turisti americani in altri paesi che mi hanno accolto con pacche sulle spalle o "thumbs up" perché avevo, che so, la maglietta con scritto "Wrigley Field" o "Boston North End". Ora sono situazioni che cerco di evitare.
Spesso mi chiedo (e a volte mi chiedono) cos'è che mi piace "così tanto" (che non sono mica un fanatico, anzi, ma qua da noi quando uno ha un'opinione sembra già una cosa strana) degli USA, e allora ho fatto una piccola lista:
Il senso di rispetto della legalità e della correttezza. Sentimento ormai sconosciuto qua da noi, negli USA continua a costituire un fondamento della società. Non si salta la fila, non si passa col rosso, non si risponde maleducatamente, non si fa i gradassi, si dice per piacere. Sarà che questo sistema sta in piedi perché (mia teoria) molta gente gira con la pistola in tasca e quindi conviene pensarci due volte prima di insultare quello in auto davanti a noi, ma funziona.
Il rispetto (del prossimo e dell'autorità) e la gentilezza. Quando mi ferma il poliziotto, gli dico "yes, sir"; quando entriamo nel negozio, a mia moglie dicono "yes, ma'am, how can I help you?"; quando esco dal negozio, mi dicono "thank you sir, have a wonderful day!", quando quello seduto dietro di me sfiora per sbaglio la sua sedia contro la mia, mi dice "I'm sorry" almeno due volte. Eccetera.
Un lato positivo principalmente accidentale è l'assenza di barriere architettoniche che rende la vita un po' più facile per gli handicappati. A causa del gran numero di obesi e dei grandi spazi a disposizione, i posti auto sono sempre molto larghi, i marciapiedi larghissimi, abbondano le auto con sistemi di salita  a bordo assistita, le attrazioni turistiche sono sempre accessibilissime (persino se si tratta del General Sherman), così come negozi ed edifici pubblici.
Lo spirito imprenditoriale: qua da noi, quando va bene, il pizzaiolo di successo apre una seconda pizzeria per farla gestire al figlio. Da noi, quattro negozi con lo stesso nome nella stessa città sono una "catena". Negli USA, la crescita è la ragione di tutta l'attività economica, ancor prima del guadagno. Le catene di negozi crescono con progressione geometrica, oppure chiudono. Chi ha successo non si accontenta di stare a casa a contare i soldi, ma crea nuovo lavoro.
La natura negli USA è sotto assedio come altrove, ma la quantità di boschi, pianure, montagne, paludi, deserti a disposizione è ancora enorme, e viene visto come parte integrante dell'anima del paese, non come spazio libero da consumare. Le foreste demaniali; gli immensi parchi naturali; le comunità unincorporated; le zone di natura selvaggia.
Ecco, tutte cose che da noi non ci sono (più). Il modello "made in USA" ha molti difetti, ma anche il pregio di mantenere in vita cose come queste.


27 set 2013

Under updating


Che poi i casi sono due: o siete cretini e fate gli update durante il giorno e non in una finestra di manutenzione notturna come dio comanda, oppure non è vero che state facendo un update e allora siete dei bugiardelli.

Telepass I love you


19 set 2013

The rise and fall?

Da quando -anni, ormai- la Apple è sotto i riflettori non solo del mondo della tecnologia ma dei mass media in generale mi ha sempre interessato seguirne le vicende, per vari motivi: il primo è che i prodotti Apple hanno creato, in alcuni casi, episodi di isteria collettiva (gente in coda davanti ai negozi, eccetera) e di culto quasi religioso (con tanto di guerre sante); il secondo è la possibilità di seguire, in tempo reale, la parabola di un'azienda che finirà nei libri di storia come esempio principe dell'"american way" di fare capitalismo; il terzo è poter seguire le dinamiche della diffusione di tecnologie di personal computing come notebook, tablets, smartphone, sempre più pervasive, e la competizione tra i vari attori di tali mercati.

Uno degli aspetti peculiari del capitalismo made in USA è la sua strettissima dipendenza dai mercati finanziari: repentine variazioni della valutazione in borsa di un titolo possono innescare effetti a catena su risparmiatori, banche, e sulla stessa società quotata. Le cose a mio parere interessanti nella vicenda Apple sono che A) i mercati, gli "analisti" e, sospetto io, la macchina di marketing della Apple hanno spesso giocato con le previsioni di crescita del valore di borsa in modo troppo superficiale o, a voler pensar male, alquanto sospetto: a novembre 2012 si leggeva: "Per tutte queste ragioni si prevedono quotazioni in salita per il titolo Apple in borsa che potrebbe raggiungere prima il valore di 714 dollari per azione per poi raggiungere nell’arco di 12 mesi la quota record di 980 dollari per azione." Qualcuno fissava anche target price di 1500 dollari o più per azione. A novembre 2012 il titolo valeva circa 600 dollari e da allora non ha fatto che scendere; oggi si aggira intorno ai 460-470 dollari. Come si spiegano queste toppate clamorose? B) I valori di borsa -quando crescevano- sono andati a far parte del bagaglio di argomenti a favore della superiorità tecnologica di Apple, invertendo il sillogismo: da "i prodotti sono buoni quindi il valore di borsa sale" a "siccome il valore di borsa sale, i prodotti devono essere buoni"; la differenza è sottile ma sostanziale, ma la cosa peggiore è che tale sillogismo sballato è stato usato spesso come arma nelle guerre di religione di cui sopra.

Recentemente, come tutti sanno, Apple ha annunciato due "nuovi" modelli di iPhone: nuovi tra virgolette perché il modello 5C non è altro che il modello 5 col guscio in plastica. Il 5C doveva essere il modello "economico" dell'iPhone, anche qui tra virgolette, perché, come ho letto altrove, fondamentalmente il 5C è semplicemente un po' meno caro del 5S. Anche in questo caso, la confusione regna sovrana sui mass media e nessuno si sbilancia più tentando di giudicare la bontà della strategia commerciale Apple: fino a un anno fa tutti cantavano in coro previsioni di crescita e successi infiniti, mentre oggi, con quelle previsioni clamorosamente sbugiardate, non si sa più che pesci pigliare. Se gli analisti di borsa e i giornalisti del settore non sono in grado di decifrare il futuro della Apple, figuriamoci i consumatori. Personalmente -visto che, appunto, ognuno sembra avere diritto a sparare la propria sentenza- credo (anzi, spero) che Apple stia cercando di mettersi sulla strada per diventare una società sana (cioè che non dipende più da un solo prodotto) e che le sue quotazioni di borsa siano una bolla. Fa sorridere come, analogamente a quando si cantavano le lodi sperticate di Steve Jobs, ora in molti giochino a predire il declino della Apple: "The beginning of a long decline?", "Game over or room to grow?"

Prima di parlare di tecnologia, una piccola premessa: l'aggettivo più frequentemente usato per definire Apple è "innovatori"; io penso invece che, a parte un singolo caso, Apple sia un'eccellete esecutore, che per quanto mi riguarda è anche meglio, perché gli innovatori vanno nei libri di storia mentre gli esecutori sono quelli che fanno i soldi, ma si sa che parlare di innovazione ti dà subito un'aria da esperto. Il caso in cui Apple ha veramente innovato (la tecnologia, il mercato) è stato iTunes: comprare online, e facilmente, in maniera integrata coi propri device; iTunes ha scatenato un effetto a catena dal quale sono nati decine di servizi di vendita di contenuti digitali online e il concetto stesso di "app store" che oggi ormai diamo per scontato. Fantastico, applausi, OK. I meriti maggiori di Apple sono stati quelli di A) puntare a creare il miglior design sul mercato (missione compiuta - anche al costo di sacrificare ergonomia e comodità, come nel caso dei macbook) e B) creare un device che, come è ormai proverbiale, "just works", cioè puntando a fornire un'esperienza di utilizzo estremamente e costantemente efficiente, cosa che nell'ambito del personal computing non era mai stata raggiunta; all'efficienza sono state sacrificate la flessibilità e un buon numero di funzioni, ma proprio questa è stata la mossa vincente: capire finalmente che l'utente non esperto ha bisogno di apparati di personal computing che "rispondono" ai comandi come tutti gli altri elettrodomestici della casa: in maniera immediata e predicibile.

Una piccola nota sul discorso ergonomia: a mio parere la tastiera e il case dei macbook pro sono, in estrema sintesi, una disgrazia per l'umanità intera. La tastiera è scomoda da usare e il bordo affilato del case ti taglia i polsi. Questa potrebbe anche essere considerata una fissazione personale, ma vale la pena comunque di riflettere su questo articolo che descrive una tastiera per "professionisti" della dattilografia. Si confronti la tastiera in oggetto col layout dei tasti "made in Apple".

La tecnologia: nel nuovo iPhone Apple ha introdotto un lettore di impronte digitali. Anche qui va chiarito che non c'è nulla di innovativo nell'autenticazione biometrica in sè, e tutt'al più si può parlare di innovazione per il modo in cui le impronte sono lette dall'apparato, spiegato in questo articolo. E' chiaro che ogni modo per "legare" il consumatore all'apparato sul quale fa acquisti e per rendere più facili tali acquisti costituisce un'arma formidabile per l'azienda che la detiene, ça va sans dire. La cosa interessante, invece, sono gli spunti di riflessione forniti dall'adozione di tale metodo di autenticazione: dalle implicazioni riguardanti le indagini di polizia alla validità ed efficacia delle impronte digitali come strumento di autenticazione. Su quest'ultimo tema, fa sorridere come pochi giorni prima della presentazione Apple fosse comparso l'articolo "Biometrics are terrible authenticators" dove si solleva la seguente osservazione: "Credit cards are great secrets - not because they are secret, they most definitely are not - but because they are easily replaced.  Biometrics are a terrible factor for authentication because they cannot be replaced". Per una discussione a più ampio raggio sull'autenticazione biometrica -dove ovviamente non tutto è applicabile al caso Apple- si vedano gli scritti di Bruce Schneier.

Per concludere, non si può parlare di Apple senza menzionare i suoi concorrenti nel mercato smartphone e, in un caso, rivali nella corsa a diventare il Grande Fratello digitale: Samsung e Google. Sulla lotta per impossessarsi dei dati e delle preferenze d'acquisto dei consumatori ci sarebbe da scrivere libri su libri e non lo faremo qui. In ordine di magnitudine, Google, Facebook e Apple sono i maggiori player alla ricerca del miglior modo per rinchiudere i consumatori all'interno del proprio ecosistema.
Per quanto riguarda gli smartphone, uno dei punti interessanti è la differenza di approccio al sistema operativo: mentre Apple sviluppa il proprio iOS autonomamente e in gran segreto, Google e Samsung si affidano a una variante di Linux, Android, che quindi viene sviluppata in maniera estremamente diversa. Questo articolo segnala la crescita di Google e Samsung nei contributi allo sviluppo di Linux: cosa penserebbero i sostenitori di questa piattaforma "open" se le corporation lanciassero un'offensiva in grande stile con lo scopo di influenzare pesantemente gli sviluppi futuri?
Linux è stata (ed è tuttora) l'altra piattaforma tecnologica in grado di scatenare guerre di religione paragonabili a quelle che vediamo oggi per Apple. Per anni i sostenitori di Linux hanno predicato l'estinzione di Microsoft Windows e il boom di Linux nel mercato consumer. E' ironico vedere come il boom di Linux sia arrivato nel modo più inaspettato (gli smartphone "made in Google") e, allo stesso tempo, come alcuni sognatori non abbiano perso il vizio dei giudizi perentori e delle profezie: "Windows 8 being a catastrophe for everyone in the PC space" e "I think we'll see either significant restructuring or market exits by top five PC players. It's looking pretty grim," he said. "Systems which are innovation-friendly and embrace openness are going to have a greater competitive advantage to closed or tightly regulated systems".

17 set 2013

Caro Tobago

Caro Tobago, vorrei farti notare due cose:
1) i numeri ordinali ("primo", "secondo", eccetera) si scrivono in numeri romani senza pallino oppure in numeri arabi col pallino.
2) "Re" si scrive senza accento. 
Sono entrambe nozioni insegnate alla scuola elementare.
Anche leggere qualche libro ogni tanto dovrebbe far parte del "wellness" e ti eviterebbe certi strafalcioni.


12 set 2013

Patente per computer

L'idea della "patente del computer" mi ha sempre fatto un po' ridere, ma una bella patente per lavorare coi computer ci vorrebbe davvero e sarebbe anche facile da preparare. Ma nel senso però che chi la patente non ce l'ha, coi computer non ci può proprio lavorare. Vada a fare l'agricoltore o qualunque altro lavoro degnissimo che non richieda l'interazione coi PC.
Due esempi di persone incontrate sul lavoro a cui ritirerei la patente immediatamente:
1) Mando un sms a Tizio dicendogli che deve mandare una mail a caio@pippo.net, sempronio@pippo.net, e franco@pippo.ne. Mi è scappata una "t" scrivendo l'sms, è ovvio, no? No. Tizio mi risponde dicendo che ha provato a scrivere a franco ma la mail gli ritorna errore. Ecco, io direi che per lavorare coi computer dovresti almeno avere gli strumenti intellettuali per capire che è strano che io ti chieda di mandare una mail in Niger.
2) Mario Rossi (email mrossi@pippo.net) manda una mail a Caio mettendo in copia il collega Franco Bianchi (fbianchi@pippo.net) dicendogli di mandare una mail alla collega Lucia Verdi all'indirizzo lverd@pippo.net. E' chiaro che Mario si è sbagliato a scrivere e ha saltato una "i", no? No. Caio risponde che ha provato a scrivere a Lucia ma la mail gli torna errore.
Questi esempi, realmente accaduti, eh! gente che magari, sul posto di lavoro, smuove anche quantità non indifferenti di denaro, mi ricordano quei test logici dove ti fanno vedere un quadrato bianco poi un cerchio nero e poi un triangolo grigio e devi capire qual è la figura geometrica che viene dopo: io sono sempre stato un po' in difficoltà con quelli meno semplici, però in casi come questi mi sento un einstein!

01 set 2013

Forza orso

Mi ero ritagliato questa lettera pubblicata su un quotidiano trentino perché sono d'accordo dalla prima all'ultima parola, e quindi la riporto qui.