Sep 19, 2013

The rise and fall?

Da quando -anni, ormai- la Apple è sotto i riflettori non solo del mondo della tecnologia ma dei mass media in generale mi ha sempre interessato seguirne le vicende, per vari motivi: il primo è che i prodotti Apple hanno creato, in alcuni casi, episodi di isteria collettiva (gente in coda davanti ai negozi, eccetera) e di culto quasi religioso (con tanto di guerre sante); il secondo è la possibilità di seguire, in tempo reale, la parabola di un'azienda che finirà nei libri di storia come esempio principe dell'"american way" di fare capitalismo; il terzo è poter seguire le dinamiche della diffusione di tecnologie di personal computing come notebook, tablets, smartphone, sempre più pervasive, e la competizione tra i vari attori di tali mercati.

Uno degli aspetti peculiari del capitalismo made in USA è la sua strettissima dipendenza dai mercati finanziari: repentine variazioni della valutazione in borsa di un titolo possono innescare effetti a catena su risparmiatori, banche, e sulla stessa società quotata. Le cose a mio parere interessanti nella vicenda Apple sono che A) i mercati, gli "analisti" e, sospetto io, la macchina di marketing della Apple hanno spesso giocato con le previsioni di crescita del valore di borsa in modo troppo superficiale o, a voler pensar male, alquanto sospetto: a novembre 2012 si leggeva: "Per tutte queste ragioni si prevedono quotazioni in salita per il titolo Apple in borsa che potrebbe raggiungere prima il valore di 714 dollari per azione per poi raggiungere nell’arco di 12 mesi la quota record di 980 dollari per azione." Qualcuno fissava anche target price di 1500 dollari o più per azione. A novembre 2012 il titolo valeva circa 600 dollari e da allora non ha fatto che scendere; oggi si aggira intorno ai 460-470 dollari. Come si spiegano queste toppate clamorose? B) I valori di borsa -quando crescevano- sono andati a far parte del bagaglio di argomenti a favore della superiorità tecnologica di Apple, invertendo il sillogismo: da "i prodotti sono buoni quindi il valore di borsa sale" a "siccome il valore di borsa sale, i prodotti devono essere buoni"; la differenza è sottile ma sostanziale, ma la cosa peggiore è che tale sillogismo sballato è stato usato spesso come arma nelle guerre di religione di cui sopra.

Recentemente, come tutti sanno, Apple ha annunciato due "nuovi" modelli di iPhone: nuovi tra virgolette perché il modello 5C non è altro che il modello 5 col guscio in plastica. Il 5C doveva essere il modello "economico" dell'iPhone, anche qui tra virgolette, perché, come ho letto altrove, fondamentalmente il 5C è semplicemente un po' meno caro del 5S. Anche in questo caso, la confusione regna sovrana sui mass media e nessuno si sbilancia più tentando di giudicare la bontà della strategia commerciale Apple: fino a un anno fa tutti cantavano in coro previsioni di crescita e successi infiniti, mentre oggi, con quelle previsioni clamorosamente sbugiardate, non si sa più che pesci pigliare. Se gli analisti di borsa e i giornalisti del settore non sono in grado di decifrare il futuro della Apple, figuriamoci i consumatori. Personalmente -visto che, appunto, ognuno sembra avere diritto a sparare la propria sentenza- credo (anzi, spero) che Apple stia cercando di mettersi sulla strada per diventare una società sana (cioè che non dipende più da un solo prodotto) e che le sue quotazioni di borsa siano una bolla. Fa sorridere come, analogamente a quando si cantavano le lodi sperticate di Steve Jobs, ora in molti giochino a predire il declino della Apple: "The beginning of a long decline?", "Game over or room to grow?"

Prima di parlare di tecnologia, una piccola premessa: l'aggettivo più frequentemente usato per definire Apple è "innovatori"; io penso invece che, a parte un singolo caso, Apple sia un'eccellete esecutore, che per quanto mi riguarda è anche meglio, perché gli innovatori vanno nei libri di storia mentre gli esecutori sono quelli che fanno i soldi, ma si sa che parlare di innovazione ti dà subito un'aria da esperto. Il caso in cui Apple ha veramente innovato (la tecnologia, il mercato) è stato iTunes: comprare online, e facilmente, in maniera integrata coi propri device; iTunes ha scatenato un effetto a catena dal quale sono nati decine di servizi di vendita di contenuti digitali online e il concetto stesso di "app store" che oggi ormai diamo per scontato. Fantastico, applausi, OK. I meriti maggiori di Apple sono stati quelli di A) puntare a creare il miglior design sul mercato (missione compiuta - anche al costo di sacrificare ergonomia e comodità, come nel caso dei macbook) e B) creare un device che, come è ormai proverbiale, "just works", cioè puntando a fornire un'esperienza di utilizzo estremamente e costantemente efficiente, cosa che nell'ambito del personal computing non era mai stata raggiunta; all'efficienza sono state sacrificate la flessibilità e un buon numero di funzioni, ma proprio questa è stata la mossa vincente: capire finalmente che l'utente non esperto ha bisogno di apparati di personal computing che "rispondono" ai comandi come tutti gli altri elettrodomestici della casa: in maniera immediata e predicibile.

Una piccola nota sul discorso ergonomia: a mio parere la tastiera e il case dei macbook pro sono, in estrema sintesi, una disgrazia per l'umanità intera. La tastiera è scomoda da usare e il bordo affilato del case ti taglia i polsi. Questa potrebbe anche essere considerata una fissazione personale, ma vale la pena comunque di riflettere su questo articolo che descrive una tastiera per "professionisti" della dattilografia. Si confronti la tastiera in oggetto col layout dei tasti "made in Apple".

La tecnologia: nel nuovo iPhone Apple ha introdotto un lettore di impronte digitali. Anche qui va chiarito che non c'è nulla di innovativo nell'autenticazione biometrica in sè, e tutt'al più si può parlare di innovazione per il modo in cui le impronte sono lette dall'apparato, spiegato in questo articolo. E' chiaro che ogni modo per "legare" il consumatore all'apparato sul quale fa acquisti e per rendere più facili tali acquisti costituisce un'arma formidabile per l'azienda che la detiene, ça va sans dire. La cosa interessante, invece, sono gli spunti di riflessione forniti dall'adozione di tale metodo di autenticazione: dalle implicazioni riguardanti le indagini di polizia alla validità ed efficacia delle impronte digitali come strumento di autenticazione. Su quest'ultimo tema, fa sorridere come pochi giorni prima della presentazione Apple fosse comparso l'articolo "Biometrics are terrible authenticators" dove si solleva la seguente osservazione: "Credit cards are great secrets - not because they are secret, they most definitely are not - but because they are easily replaced.  Biometrics are a terrible factor for authentication because they cannot be replaced". Per una discussione a più ampio raggio sull'autenticazione biometrica -dove ovviamente non tutto è applicabile al caso Apple- si vedano gli scritti di Bruce Schneier.

Per concludere, non si può parlare di Apple senza menzionare i suoi concorrenti nel mercato smartphone e, in un caso, rivali nella corsa a diventare il Grande Fratello digitale: Samsung e Google. Sulla lotta per impossessarsi dei dati e delle preferenze d'acquisto dei consumatori ci sarebbe da scrivere libri su libri e non lo faremo qui. In ordine di magnitudine, Google, Facebook e Apple sono i maggiori player alla ricerca del miglior modo per rinchiudere i consumatori all'interno del proprio ecosistema.
Per quanto riguarda gli smartphone, uno dei punti interessanti è la differenza di approccio al sistema operativo: mentre Apple sviluppa il proprio iOS autonomamente e in gran segreto, Google e Samsung si affidano a una variante di Linux, Android, che quindi viene sviluppata in maniera estremamente diversa. Questo articolo segnala la crescita di Google e Samsung nei contributi allo sviluppo di Linux: cosa penserebbero i sostenitori di questa piattaforma "open" se le corporation lanciassero un'offensiva in grande stile con lo scopo di influenzare pesantemente gli sviluppi futuri?
Linux è stata (ed è tuttora) l'altra piattaforma tecnologica in grado di scatenare guerre di religione paragonabili a quelle che vediamo oggi per Apple. Per anni i sostenitori di Linux hanno predicato l'estinzione di Microsoft Windows e il boom di Linux nel mercato consumer. E' ironico vedere come il boom di Linux sia arrivato nel modo più inaspettato (gli smartphone "made in Google") e, allo stesso tempo, come alcuni sognatori non abbiano perso il vizio dei giudizi perentori e delle profezie: "Windows 8 being a catastrophe for everyone in the PC space" e "I think we'll see either significant restructuring or market exits by top five PC players. It's looking pretty grim," he said. "Systems which are innovation-friendly and embrace openness are going to have a greater competitive advantage to closed or tightly regulated systems".

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