Dec 27, 2013

E allora perchè??


"La soluzione di viaggio contiene una o più tratte non più in circolazione". E allora, perché mostrarmela?

Dec 26, 2013

Previsioni, innovazioni, nel 2003.

Qualche settimana fa ho buttato via alcuni numeri di PC Professionale del 2003 che usavo come piedistallo "ergonomico" per tenere sollevata la tastiera del PC. Prima di gettarli, li ho sfogliati per farmi un piccolo viaggio nel passato dell'IT. Mi hanno fatto sorridere, come al solito, gli annunci di tecnologie o soluzioni "rivoluzionarie" che sono poi invece svanite nel nulla: i monitor per PC ruotabili di 90 gradi, per esempio. L'idea ha senso: in effetti non si capisce perché giornali e riviste sia tradizionalmente in formato "portrait", mentre gli schermi TV e PC siano in "landscape", e su questi ultimi si debbano poi fare i salti mortali per farci stare software di word processing che creano documenti in "portrait". I monitor ruotabili volevano essere una risposta a questo problema, ma non se li è filati nessuno. Oggi, tutti i tablet offrono schermi che ruotano.
Praticamente un mese sì e uno no, sulle riviste di informatica consumer, c'era un articolo sull'ennesima variante di Linux che prometteva di far concorrenza a Windows; in realtà, non c'è mai stata gara a proposito, e nonostante Linux abbia conquistato alcuni mercati di nicchia nell'ambito server, nessuno ai tempi prevedeva che la sfida a Microsoft sarebbe arrivata da un sistema Unix-based (OSX) sui desktop e da un derivato Linux targato Google (Android) sugli smartphone.
Tra tante previsioni sballate, spunta invece un articolo interessante sulla Social Network Analysis. E' illuminante, a mio parere, che tecnologie del genere venissero sviluppate prima dell'esplosione dei social network come fenomeno di massa (Myspace nacque nel 2003) e addirittura prima della nascita di Facebook stesso (2004). E' vero che ad esempio Geocities nacque nel 1999 e che fin dagli esordi Internet ebbe una certa componente "social" (le BBS, le chat IRC, newsletter, mailing lists, newsgroups, forum web), e che le tecnologie oggi etichettate come "big data" nascevano già negli anni '90, permettendo di esplorare e correlare insiemi di dati apparentemente disgiunti per individuare, ad esempio, l'identità di uno stesso utente anche attraverso nickname diversi su media diversi. Leggendo di Social Network Analysis nel 2003 e sapendo ciò che sappiamo oggi, però, si affacciano ogni sorta di conspiracy theories: tutti questi social network non saranno davvero un piano congegnato a tavolino per la raccolta e il controllo delle informazioni su scala globale?

Rileggere un giornale di IT di dieci anni fa è anche utile come metro per valutare il reale significato di un termine oggi abusato dai mass media intenti a riempire pagine a proposito dei gadget tecnologici sfornati a ritmo continuo per riempire gli scaffali dei centri commerciali: innovazione. "Innovazione", per come la vedo io, significa inventare qualcosa che prima non c'era o modificare in maniera inaspettata le funzioni o l'utilizzo di un apparecchio già esistente. Innovatore è chi ha inventato l'automobile col motore a scoppio, o chi per primo l'ha modificata inserendoci un motore ibrido, a prescindere dal successo commerciale immediato del prodotto. Oggi viene etichettata come "innovatrice" ogni azienda che riesce ad avere successo sul mercato, a prescindere che abbia o meno realmente creato qualcosa di nuovo.
I computer all-in-one:

I software per il video editing:

I mini computer:

Gli smartphone e i relativi sistemi operativi, che esistevano anche prima di iOS:

I video e il navigatore col cellulare:

E le mappe online, che esistevano anche prima di Google Maps:

A proposito di innovazione, nel 2003 qualcosa di veramente innovativo veniva lanciato:

E per concludere, una lettura che oggi sarei proprio curioso di fare:

Dec 14, 2013

Ma noi non ci saremo

Negli ultimi giorni sto riascoltando a ripetizione "Album Concerto", la registrazione, del 1979, dei pezzi eseguiti da Francesco Guccini e i Nomadi al Kiwi di Modena e al Club 77 di Pavana: solo nove canzoni per quello che avrebbe potuto essere un tour storico nel panorama della musica italiana, qualcosa, per intenderci, destinato a entrare nel "canone" a fianco dell'accoppiata De Andrè/PFM. Purtroppo non andò così: la PFM non aveva un frontman in gradi di insidiare De Andrè, mentre evidentemente fu impossibile tenere insieme Guccini e Daolio.
I suoni del disco appaiono "datati" sia per le modalità di esecuzione (la batteria di Paolo Lancellotti, a volte un po' sopra le righe) che per la registrazione (le tastiere di Beppe Carletti a volte sembrano arrivare dalla stanza a fianco) ma, misteriosamente, mi tengono agganciato all'ascolto, alla scoperta ogni volta di un nuovo piccolo particolare che non avevo notato prima. Il suono di "Album Concerto" è una boccata d'aria fresca a confronto con le iperproduzioni rock odierne a base di strumenti ultracompressi e voci registrate così fedelmente che senti persino il rumore di quando il cantante prende fiato per iniziare la strofa: "Album Concerto" non cerca questo hyper-fidelity di suono, in primo luogo perché ai tempi quello era ciò che la strumentazione di Umbi Maggi poteva raggiungere e poi perché, quando sei lì sotto il palco, il concerto non ti trasmette "hi-fi", ma emozioni. "Album Concerto" ha il grande merito di riportare, in questo senso "fedelmente", l'immagine di quello spilungone di Guccini piantato lì sul palco a declamare i suoi versi, con a fianco Daolio che si agita, si piega, scherza e guarda in giro, alle spalle Jimmy Villotti e Flaco Biondini (mica i primi che passavano per strada) che lavorano sapientemente le loro chitarre, Lancellotti che si crede Bonzo Bonham (ma nei '70 tutti i batteristi si credevano Bonham, o Keith Moon), e tutti gli altri. Se il mio orecchio decide di seguire il basso di Umbi Maggi o le tastiere di Beppe Carletti, può farlo, anche quando il violino di Chris Dennis sembra sovrastare tutti, e questo grazie a questa registrazione certo non perfetta, ma chiara, a suo modo pulita e, come dicevo, "fedele" a quello che è un concerto dal vivo.
Le voci di Guccini e Daolio possono piacere o non piacere. Guccini, beh... Guccini già ai tempi ogni tanto scivolava nell'imitazione di sè stesso, con quella erre arrotata e quell'accento marcato; molti non sopportano la voce spesso chioccia di Augusto Daolio; ma a mio parere l'accoppiata funziona benissimo e la cadenza da chansonnier di Guccini viene ben bilanciata dall'approccio più "rock" di Daolio, che esibisce una notevole varietà di sfumature e stili sia quando fa da seconda voce che da solista. La cosa che più mi colpisce è la chiarezza dell'interpretazione, la possibilità, oggi merce rarissima, di capire ogni singola parola del cantato per valorizzare al meglio i testi magistrali di alcuni capolavori di Guccini, come Noi non ci saremo o Dio è morto. Guccini e Daolio, poi, sono intonati (Daolio più di Guccini, a mio parere), altra cosa ormai rara, e si sente che la loro interpretazione è stata studiata e preparata a dovere per offrire un'esecuzione "viva" ma curata nei particolari, "rock" senza essere casinara.
I testi di Guccini meriterebbero un posto nelle antologie della letteratura italiana, e non starò qui a dilungarmi sulle costruzioni perfette che sono L'Atomica cinese, Noi non ci saremo, Primavera di Praga, Dio è morto, o Auschwitz. Dico solo che a mio parere, per tornare al paragone iniziale con De Andrè + PFM, l'approccio rock dei Nomadi e soprattutto la voce di Daolio arricchiscono più efficacemente i testi di Guccini di quanto il background prog della PFM abbia fatto con quelli di De Andrè. Apice di questa magica commistione è, a mio modestissimo parere, l'interpretazione di Asia contenuta nel live dei Nomadi Like a sea never dies.
"Album Concerto" oggi contiene anche un DVD con le immagini -pessime- riprese dalla RAI per uno special televisivo, e mostra le stesse canzoni del CD. Anche così, però, con queste insensate riprese del pubblico mentre Guccini canta o spezzoni montati alla bell'e meglio, possiamo ritornare a quelle sere del 1979 e vivere quel concerto con una fedeltà maggiore di quella che tante delle produzioni miliardarie odierne riusciranno mai a raggiungere.