Jan 25, 2014

Quel naso triste da italiano in gita

Quando sono in aeroporto che attendo l'imbarco, c'è un gioco che faccio sempre per ingannare il tempo: riconoscere gli italiani da lontano. Guardo i passanti e cerco di identificare gli italiani, e poi quando passano vicino o si fermano al gate, li ascolto parlare o cerco dettagli per confermare o meno la mia tesi. Non sbaglio quasi mai. Ho sempre cercato di capire quali fossero i tratti distintivi che ci identificano così chiaramente (oltre alla faccia, ovviamente) e ho sempre finito per compilare una lista infinita di particolari e comportamenti, dal passaporto costantemente in mano, agli abiti firmati, alle sciarpette al collo, ai bambini piangenti. Ma la casistica è allo stesso tempo inconfondibile e ampissima.
Oggi credo di essere riuscito a sublimare l'essenza dell'italiano all'estero in due sole macrocategorie. Chiameremo la prima "dolcegabbana": l'italiano dolcegabbana se ne va in giro impettito e con quel muso tra il serio e lo scocciato di un modello delle sfilate del pret-a-porter. Egli/ella è ovviamente abbigliato di conseguenza, e solitamente l'unico segno di vita che emette è il giocherellare annoiato con lo smartphone. Chiameremo la seconda categoria "macheccefrega": questa comprende l'italiano caciarone, solitamente in gruppo (anche se noi italiani riusciamo a far casino anche da soli, basta fare una telefonata), urlante e sghignazzante, che dà l'impressione, appunto, di essere sempre sul punto di iniziare a cantare La società dei magnaccioni.
Esiste anche un gruppo ibrido, dove si scatena il peggio dei due precedenti: la famigliola con bambini urlanti. Tale famigliola oscilla costantemente e schizofrenicamente tra il musone e il casinaro, solitamente in risposta al medesimo, immancabile, stimolo: le urla dei marmocchi; si va dalle crisi isteriche della mamma/babbo dolcegabbana agli sghignazzi compiaciuti della comitiva di macheccefrega, entusiasti amplificatori della vitalità del piccolo teppista.
Ecco, questa è la mia teoria, ora vado che inizia l'imbarco.

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