17 gen 2014

Un paio di articoli interessanti.

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Il secondo è l'inizio di un'inchiesta sull'ecosistema urbano come bene comune, dove si dicono cose sacrosante che purtroppo invece faticano ad affermarsi nell'opinione pubblica, costantemente distratta ad occuparsi dei massimi sistemi mentre intorno tutto crolla, come "Non si può pen­sare al ter­ri­to­rio come a un mero sup­porto neu­tro sopra il quale “pog­giare” qua­lun­que edi­fi­cio: esso non è nudo suolo, appar­te­nente a vari pro­prie­tari che pre­ten­dono di rica­varvi una ren­dita, ma è il fram­mento di una rete eco­si­ste­mica entro la quale siamo tutti impi­gliati" e "Non meno noto è diven­tato il legame siste­mico tra il cielo della città, vale a dire la qua­lità dell’aria che in essa si respira, e la sua mani­po­la­zione, insieme pri­vata e col­let­tiva, a scopi pro­dut­tivi e di varia altra natura. Il sor­gere di un rischio per la salute umana, esploso in maniera allar­mante negli ultimi decenni, ha fatto emer­gere quale bene comune una risorsa vitale irri­nun­cia­bile, fino a pochi decenni fa da tutti igno­rata in quanto illi­mi­tata e rela­ti­va­mente inte­gra [...] In que­sto spe­ci­fico caso appare assai dif­fi­cile sepa­rare l’interesse pri­vato di chi immette smog nello spa­zio urbano, usando un pro­prio mezzo di tra­sporto, da chi respira l’aria inqui­nata men­tre cam­mina per la città. In un gran numero di casi quel pedone costretto a respi­rare il cock­tail foto­chi­mico di ani­dride car­bo­nica , di sol­fato di zolfo, par­ti­co­lato e vari altri inqui­nanti, il giorno dopo, a bordo della sua auto, sarà tra la schiera degli inqui­na­tori. Il bene comune dell’ aria salu­bre e il diritto uni­ver­sale alla salute ven­gono vio­lati siste­ma­ti­ca­mente anche da chi quel danno subi­sce, a sua volta, in quanto abi­tante di una città, utente dello spa­zio pub­blico. [...] Intanto, senza che nes­suno lo notasse, senza sofi­sti­cate ela­bo­ra­zioni teo­ri­che, sotto il cielo delle città un bene comune fon­da­men­tale è stato sto­ri­ca­mente ripar­tito e rego­lato con cri­teri ega­li­tari fra i suoi innu­me­re­voli frui­tori [...] Il sema­foro rosso che impe­di­sce al sin­golo utente di tran­si­tare all’incrocio è un obbligo che lo costringe a non con­si­de­rare lo spa­zio urbano come un domi­nio par­ti­co­lare che può uti­liz­zare a pro­prio arbi­trio. [...] Forse è qui il modello di uso ega­li­ta­rio della città, del suolo, dell’aria, delle risorse a cui occor­rerà uni­for­marsi in futuro."

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