04 apr 2014

Laibach in concerto

Alle 22.30 in punto, come da programma, si interrompe lo swing che fino a quel momento aveva fatto compagnia allo sparuto drappello di avventori del Live Club di Trezzo Sull'Adda e qualche secondo di una registrazione marziale del Te Deum di Charpentier annuncia l'arrivo sul palco dei Laibach, che gelidamente si apprestano ai propri strumenti (batteria tastiere e svariati aggeggi elettronici) e prontamente attaccano Eurovision, dall'ultimo album, col suo esplicito e minaccioso refrain "Europe is falling apart".
La prima parte del concerto continuerà sui binari un po' meno brutali del resto di Spectre, che nel repertorio della band di Lubiana è uno dei momenti più "melodici" e concede qualcosa, da un punto di vista strettamente musicale, a una trascinante dance tecno fino all'efficace episodio pop di The Whistleblowers.

Le interpretazioni vocali, seppur ammorbidite dalla presenza di una voce femminile, rimangono declamazioni stentoree di testi a volte violentemente provocatori ("No god no rules to scare you all") a volte tragicamente sarcastici.

E' un peccato mortale che al concerto di ieri sera abbiano assistito poco più di un centinaio di persone, perché la qualità delle esecuzioni e della messa in scena è stata di alta qualità per tutta la serata. L'acustica del Live è stata più che buona per gran parte del tempo, anche se la sala vuota non ha certo facilitato il compito dei tecnici, impegnati a tenere il volume alto a sufficienza da mascherare il rimbombo dei toni alti dal fondo sala ma non così tanto da far tremare le viscere degli spettatori con gli apocalittici bassi dei brani più pesanti.

I Laibach sono una macchina di provocazioni basate sulle contraddizioni, dall'estetica militarista alla freddezza dei personaggi sul palco, ai messaggi registrati con la voce growl che in inglese teutonico scimmiotta gli stereotipi del concerto rock: "We love you. You are a wonderful audience. Everybody to the left say oh oh" e via dicendo. Non una parola o un sorriso sulle bocche dei musicisti.

Dopo un'ora di Spectre e un intermezzo cronometrato di 10 minuti, all'annuncio di "...and now for something completely different", la seconda parte della serata si è invece concentrata sul repertorio "classico" dei Laibach, iniziando, molto gentilmente, con la loro versione del Canto Degli Italiani, commentata visivamente dai titoli di coda di La Dolce Vita e Salò e altri richiami cinematografici al nostro paese.

Oltre ai pezzi più vecchi, meno "facili" alle orecchie poco allenate, un po' di tregua è stata portata dalla parentesi dedicata alla colonna sonora di Iron Sky.
Sebbene "divertente" sia il termine meno adatto per descrivere un concerto dei Laibach, quello di ieri sera ha pienamente trascinato e soddisfatto i pochi presenti, e spiace che uno spettacolo di così alta qualità abbia un riscontro commerciale minimo, soprattutto visto il fatto che Spectre è moderatamente pop e dal vivo guadagna ulteriori punti. Spezziamo una lancia anche a favore della perfetta esecuzione, supportata da un parco uso di basi, che, a dispetto del luogo comune (solitamente perpetuato da rockettari ignoranti e strimpellatori) della fredda musica elettronica, ha coinvolto il pubblico a 360 gradi.

Un aspetto parzialmente nascosto e non trascurabile nella ricerca di una chiave (una delle chiavi) di lettura dell'esibizione dei Laibach è rappresentato dalle tracce di cultura pop disseminate lungo il percorso come briciole di Pollicino: dalla citazione Monty Phyton segnalata sopra alla cover di Ballad Of A Thin Man, ad altre, fino al "That's all, folks" con cui la voce ha chiuso lo spettacolo dopo circa due ore. Proprio il pezzo di Dylan è risultato particolarmente azzeccato e le allucinazioni di Mr. Jones perfettamente trasportate nel mondo sonoro distopico dei Laibach.




Tanz mit Laibach!


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