Apr 20, 2014

Rassegna stampa 2/2: genitori

Ho recentemente letto di questa vicenda, in cui una famiglia è stata soccorsa in mezzo all'Oceano Pacifico perché la figlia di un anno d'età è stata colta da forte febbre. I due deficienti avevano con sè anche l'altra figlia, di tre anni.
Non sto a dilungarmi, ma sono d'accordo con questo: "James Gardner, 56, a fisherman from Oceanside, Calif., who said he had spent 45 years on the sea and now owns a bait shop near the docks, called the decision to take such young children on such a journey “ridiculous.” “Teenagers, maybe, but kids of those ages — I think it was asinine".
Io sono a favore di abituare i bambini a correre qualche rischio -controllato- e ad abituarsi al più presto ad essere indipendenti, ma molti genitori interpretano questa missione come un "tutto è permesso" che non ha alcun senso. Fatte le debite proporzioni, mi ha ricordato la storia che un conoscente mi ha raccontato recentemente, di quando, sull'aereo di ritorno da una vacanza all'estero, al decollo, suo figlio di due anni si è messo a urlare, ha vomitato, si è rifiutato di stare seduto e di farsi allacciare la cintura di sicurezza e infine si è cagato addosso, mentre il genitore litigava con la hostess rischiando di farsi arrestare. A me sembra criminale costringere dei bambini non autosufficienti in situazioni come questa. Non ve l'ha mica ordinato il dottore di andare in Messico con un poppante; vorrà dire che per qualche anno andrete a Pinarella di Cervia, non c'è niente di male.

In qualche modo, la vicenda di Charlotte ed Eric Kaufman (i due sorridenti imbecilli dell'articolo suddetto) mi è tornata in mente alla lettura degli articoli seguenti la decisione della Corte Costituzionale sulla Legge 40. Io credo che ognuno sia libero di dare il proprio giudizio morale sulla questione della fecondazione eterologa, e contemporaneamente credo fermamente che 1) cercare di vietare per legge pratiche del genere sia fondamentalmente inutile, nel momento in cui nella nazione a fianco tali divieti non esistono, e per questo si traduca in un divieto di fatto solo per chi certi viaggi e trattamenti non se li può economicamente permettere, e credo che i divieti fatti per favorire i più ricchi siano particolarmente odiosi; 2) come in tutti i temi riguardandi la procreazione (dalle tecniche assistite all'aborto), viene fatto un abuso del concetto di "obiezione di coscienza", sfoderandolo solo quando fa comodo a questa o quella gerarchia di potere; credo che i medici siano in primo luogo responsabili verso la scienza e verso il paziente, e in secondo luogo verso le leggi del paese dove operano; se la religione invece impone loro di fare altrimenti, personalmente non credo ci sia posto per loro in uno Stato laico.
La cosa su cui però sono in forte disaccordo con molti di quelli che esultano per l'approvazione della fecondazione eterologa è che fare un figlio sia un diritto. Credo che parlare di diritto sia improprio, e sia una forzatura fatta in malafede (o ignoranza) proprio da quelli che di questo "diritto" vogliono usufruire. Fare un figlio è un "diritto" nel senso che non mi può essere impedito di farlo da enti esterni come lo Stato, come ad esempio con la politica del figlio unico che c'era in Cina. "Diritto" non significa che ogni mezzo è lecito per averlo. Mi suona sempre un po' stonato parlare di "diritti" quando si tratta di cose che la natura ci ha dato o meno. Ho diritto ad essere curato se sono malato. Ho diritto a vivere una vita sana. Ma ho diritto ad avere un figlio se la natura non me lo dà? Ho diritto a volere un figlio, non ho diritto ad averlo. La distinzione può sembrare sottile, ma è sostanziale: se accettiamo che avere un figlio sia un diritto, allora, beh, perché non istituire un ente apposito che ne fornisca uno a chiunque ne faccia richiesta?
Parlare di diritto ad avere un figlio in questo modo a me sembra un atteggiamento prevaricatorio dell'aspirante genitore verso la natura e verso il nascituro. Ecco, a me sembra che i genitori Kaufman di cui sopra pensassero non solo di avere il diritto ad avere due figli, ma anche di avere il diritto di portarli in barca in mezzo al Pacifico.
Potrei io affermare che è un mio diritto partecipare alla finale dei 100m piani alle Olimpiadi? 

Fortunatamente per la mia sanità mentale, mi capita di leggere anche cose che condivido, come l'articolo "Ripensare la procreazione assistita" di Jacques Testart pubblicato in italiano su Le Monde Diplomatique di Aprile proprio dal Manifesto.


Ne cito qualche passo; senza sfociare in distanti orrizonti distopici, vale la pena di ricordare che "una forma di eugenetica è già in atto, per esempio quando la biomedicina sceglie un donatore di sperma geneticamente corretto per abbinarlo a una donna ricevente, o quando sceglie tra gli embrioni quello che è più conforme a una domanda che non è sempre medicalmente giustificata". E, in un passaggio chiave: "che significa la rivendicazione di un «diritto al bambino» tramite assistenza medica, soprattutto se non è giustificata dalla sterilità? Invece di cercare risposte umane, come l’inseminazione semplice, essa si rivolge all’apparecchiatura biomedica, come se fosse l’unica soluzione. C’è forse un rapporto fra il «desiderio di un figlio» e la pulsione di consumare oggetti di ogni sorta, tipica della nostra epoca di «traboccante» liberismo?". Trovo il resto dell'articolo altrettanto condivisibile.

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