31 mag 2014

Mi ricordo

Io mi ricordo di quella volta, era un pomeriggio d'Agosto, non vorrei sbagliarmi, del 1990 o forse del 1991, quando andammo a vedere i Nomadi per la prima volta. Facemmo tutta una tirata da Valenza a Castagnole Lanze... ma lasciamo perdere le citazioni, non divaghiamo. Fatto sta che ci ritrovammo verso l'una del pomeriggio, se non prima, ricordo solo un sole cocente e noi che preparavamo uno striscione da esporre al concerto. Sarà stata l'agitazione dei preparativi, o l'ansia del lungo viaggio, o semplicemente l'emozione di vedere finalmente dal vivo il gruppo che avevamo ascoltato un miliardo di volte grazie al disco Like a sea never dies, sta di fatto che arrivati in piazza a Castagnole pensammo per un momento di aver sbagliato posto; anzi, credo che chiedemmo persino a qualcuno "ma è qui il concerto?". Dopo aver posteggiato, realizzammo che la piazza doveva essere ancora transennata  e non c'era anima viva in giro perché erano tipo le 3 di pomeriggio e noi avevamo il più fantozziano degli anticipi. Essendo i possessori de facto della piazza, assistemmo al soundcheck del gruppo (di cui non ricordo nulla) e facemmo due chiacchiere e qualche foto con Augusto Daolio. La faccenda delle foto meriterebbe un discorso a parte che però è troppo doloroso fare, visto che sono andate perse; in estrema sintesi, essendo ai tempi ancora sconosciute le macchine digitali, si usavano i rullini, e se alla fine del rullino eri sbadato e lo riavvolgevi e ricominciavi a scattare... beh ecco, ci siamo capiti.
Salutato Augusto, mangiati i panini e accomodati sull'accogliente asfalto di Castagnole, erano tipo le cinque e mezza. E qui arriva il perché di tutta questa storia: qualche giorno fa ho riascoltato per caso Moonlight Shadow, la celeberrima canzone contenuta in Crises di Mike Oldfield. E cosa c'entra Moonlight Shadow con i Nomadi? C'entra perché il mixerista del gruppo, incurante di chi aveva deciso di attendere cinque ore davanti al palco l'inizio del concerto, decise di mettere in loop proprio Crises. Solo Crises. Per cinque ore. Che equivale a otto o nove ascolti completi. Il lato A del disco, per chi non lo sapesse, contiene un solo brano (una "suite", come si diceva una volta) strumentale di 20 minuti di durata. Accoglievamo l'arrivo di Moonlight Shadow e Foreign Affair ogni volta come un assetato accoglie un bicchiere di birra ghiacciata. Mentre scrivo, sto riascoltando Crises (quella di 20 minuti), e vi assicuro che attendo la venuta di Moonlight Shadow come la salvezza.
Il concerto fu stupendo, manco a dirlo, come tutti quelli dell'era Augusto. Ma dopo cinque ore di Crises, avrei ascoltato con sollievo anche tre ore di canti gregoriani.

29 mag 2014

Arena

Questo edificio, sede di un'importante azienda di telecomunicazioni, è stato chiaramente progettato da John Carmack.


La lotta continua

Ovviamente Telecom non mi ha mai richiamato. La linea ADSL continua a disconnettersi, tornare in piedi a velocità ridicole, io continuo a chiamare l'187, loro resettano la linea, per un po' va meglio, poi si ricomincia.
Dopo l'ultima volta (5 Maggio), in cui ovviamente avevano "aperto la segnalazione" e "i tecnici se ne stanno occupando", la linea s'è disconnessa immediatamente, tornando su per raggiungere 13,9Mbps. La rete s'è poi disconnessa il 10 (7,2M), l'11 (4.4M), il 12 due volte (14,2M e 9,7M), il 15 (14,6M) e il 25, dopo il periodo record di dieci giorni senza problemi, a mezzanotte precisa, guarda caso (13,4Mbps).
Martedì scorso (27/5) mi ritrovo a 2,6Mbps, e chiamo il 187. Scopro di essere a "tre km dalla centrale" e il call center mi consiglia di aprire un reclamo "a Telecom" (come se "Telecom" fosse una qualche entità aliena, per il 187). Come si fa ad aprire un reclamo? semplice: via fax. La signorina s'è un po' offesa che le ho riso in faccia, ma non ho resistito. Comunque, come al solito, mi fa il reset, che mi riporta a 13,4Mbps, e "c'è la segnalazione aperta", "i tecnici stanno verificando" e "entro domani la richiamano". Ovviamente nessuno ha richiamato. Anzi, guarda caso, a fine giornata la linea si disconnette nuovamente e si assesta su 5,4Mbps. Ieri ero in viaggio, e oggi ho richiamato. Questa volta mi sono un po' innervosito, perché la signorina m'ha detto che la segnalazione è ancora aperta e "siccome i tecnici stanno verificando in centrale, se tocco qualcosa da questa parte c'è rischio di fare danni" e quindi non m'ha nemmeno fatto il solito reset.

22 mag 2014

No, non credo.

Dicono qui che: "it’s generally recommended as a maintenance tip to leave automatic updates turned on for all applications, Chrome included". Io non sono assolutamente d'accordo. Il mio computer deve aggiornarsi quando lo dico io, o almeno farmi la cortesia di chiedere il permesso; e questo per varie ragioni, tra cui le principali sono che 1) potrei non gradire il fatto che, senza avvisarmi, qualche software inizi a scaricare quantità ignote di dati da Internet; 2) gli "aggiornamenti" non sono certo esenti da pecche, ed è più comune di quanto si creda che una patch progettata per fixare un baco, ne apra poi altri, magari anche più gravi.
Tra tutti i software che ho provato, Chrome è quello che nasconde più di tutti il processo di update automatico, i suoi settaggi e la sua disattivazione.
Istruzioni per disattivarlo su Mac e su Win.

18 mag 2014

Latest news dal giardino

Il ciliegio, dopo quattro stagioni in costante declino, quest'anno ha prodotto per la prima volta una quantità accettabile di ciliege.  Io ne attribuisco il merito alla decisa potatura che ho effettuato lo scorso inverno, segando la parte più alta del tronco e i rami più grossi che toglievano luce a quelli in basso. Contrariamente a quanto affermato da diverse fonti, l'albero non ha patito l'intervento, che peraltro ho forse fatto fin troppo tardi. Ho chiuso le "ferite" dei tagli con un mastice apposito, anche se in cima ora stanno spuntando dei rametti.

Come ogni anno, la lotta contro le lumache è senza quartiere; anche se si tratta più di una difesa che di una lotta, in quanto non voglio spargere lumachicidi in giro per il giardino nè passare le serate a raccogliere lumache. Insalata e spinaci sono rimasti protetti sotto una serra di tessuto apposito, alta a sufficienza per ospitare anche le piantine di peperoni e il basilico; finora la protezione sembra essere stata abbastanza efficace. Ho trapiantato pomodorini e melanzane senza protezione, confidando che le piante fossero già abbastanza robuste. Intorno alle melanzane, ho disegnato un perimetro col sale fino, una sorta di cerchio magico col quale tenere lontane le lumache; anche se non l'ho curato granché, finora sembra aver fatto il suo dovere. I vari tentativi di far crescere pomodorini e peperoni direttamente dal seme non sono andati a buon fine, non avendo protetto i vasetti: appena è spuntato qualcosa, le voracissime lumache ci si sono arrampicate e l'hanno raso al suolo: l'anno prossimo dovrò attrezzarmi con un semenzaio come si deve. 

La piralide del bosso per quest'anno sembra essere stata sgominata. Si contano due, forse tre, piante decedute, un paio in grossa difficoltà ma che ce la faranno, e le altre 4-5 già in netta ripresa. La sorveglianza continua comunque assiduamente.

Abbiamo osservato un altro simpatico inquilino nel nostro giardino: un coleottero dalla corazza verde brillante che a quanto pare va ghiotto della menta che cresce abbondante in un angolo. Poco male, ne abbiamo così tanta e in pratica la usiamo solo per un saltuario mojito o lemonana, che possiamo permetterci il lusso di dividerla con lui.

Rassegna stampa

Due articoli interessanti che mi voglio segnare:
"Se Steve Jobs fosse vivo, sarebbe in galera?" (spoiler: probabilmente sì): articolo e video.
"Non è forse esagerato l'uso delle scene di violenza sessuale in Games Of Thrones?" (spoiler: probabilmente lo è): articolo.

Ancora failed technologies

I case dei CD sono una schifezza che ci perseguita ormai da trent'anni. Tonnellate di plasticaccia trasparente che col tempo si è rigata, ingrigita, rotta e infine è stata gettata via, il contenuto del CD trasformato in MP3 e importato in qualche libreria digitale. Svariate generazioni delle diaboliche scatolette si sono succedute durante gli anni, senza riuscire ad apportare miglioramenti significativi al nefasto formato.
Per qualche strana ragione, i CD doppi sono quelli dove l'ira funesta dei designer si è scatenata.
Quella che mi si è appena spezzata in mano è la tipica custodia di CD doppio che si apre sulla destra, un po' tipo fisarmonica. Queste sono le più comuni e ovviamente le più pericolose: i minuscoli pirulini che tengono attaccati i cd al resto della scatola rischiano di staccarsi se si apre la confezione con troppa foga (cioè con forza superiore a quella di una formica, unità di misura sulla quale è tarata la resistenza della plastica in questione), oppure quando si fa forza sulle altrettanto diaboliche alette che tengono fermo con presa ferrea il buco del CD (queste invece sono tarate per poter resistere alla pressione del decollo dello Shuttle). La versione più sadica della confezione del CD doppio (cioè ovviamente quella adottata nel 90% dei casi) prevede che entrambi i cd siano attaccati alla stessa "pagina" di plastica (mentre il buon senso -e la pietà verso l'acquirente- vorrebbe che uno dei due fosse attaccato al fondo della confezione), rendendo ancora più pericolosa l'operazione di apertura.
Quale sia la diabolica ragione che spinge le case discografiche a produrre confezioni siffatte è ignora. Calcolo economico? cattiveria gratuita? Per fortuna, corrono in nostro aiuto i venditori all'ingrosso di custodie per CD: singole, slim, doppie, triple, quadruple, eccetera. Loro, che di confezioni ne capiscono, e soprattutto, a differenza dei designer assoldati dalle case discografiche, di CD ne ascoltano, vendono confezioni per CD doppi che si aprono come dio comanda, cioè a libro.
La "pagina" coi CD è più salda, e per estrarre entrambi si può fare pressione su una superficie piana, senza rischi di rotture (in ogni senso).
Ciò non toglie che i case di plastica continuino ad essere un contenitore orrendo. Come dicevo, si sono succeduti svariati tentativi di miglioramento e abbellimento, nessuno dei quali però è riuscito a soppiantare la plasticaccia. Il case di cartoncino è tra i meno pessimi, anche se, nella gran parte dei casi, rende l'estrazione del CD un'impresa rischiosissima.

Evviva gli MP3, evviva il vinile, abbasso i CD!

11 mag 2014

Non nel senso di "grossa canna"

Scopro oggi l'esistenza di cannoni utilizzati dagli agricoltori per spaventare gli uccelli. "Questi apparecchi sono formati da una camera di combustione, una lunga canna ed un basamento per l'ancoraggio a terra. La camera di combustione, una volta riempita di gas combustibile viene innescata da un detonatore piezoelettrico generando una potente deflagrazione [...] ad intervalli variabili da alcuni secondi a diverse ore". A me sembra una follia.
Non dico il silenzio, ma la tranquillità non interessa proprio più a nessuno? Tra casa mia e la zona industriale del paese vicino c'è, in linea d'aria, circa un chilometro e mezzo. Wow, ben 1500 metri di campagna (peraltro all'interno del Parco del Ticino), nella quale era possibile sfuggire alle auto, ai motorini, agli impianti hi-fi, alle sirene d'allarme, alle motofalciatrici e persino ai ciclisti che sfrecciano, silenziosi sì, ma letali, sull'alzaia del Naviglio. Ora invece, alla sera e per gran parte della notte, ogni tre minuti, boom!

Boh, ripeto: a me sembra follia. Ma è chiaro che se alla sera sei tappato in casa con la TV a tutto volume, del cannone a gas manco te ne accorgi.

PS: volevo chiedere chiarimenti ai vigili, e sono andato sul sito del Comune. Ho notato con piacere che c'è persino un modulo per "esposto per inquinamento acustico", e ho subito cliccato:


PS: la "grossa canna" è una citazione di questo. (minuto 2:48)

10 mag 2014

Italoturchi

Famosissime marche "made in Italy" in Turchia.




Il delirio ci accomuna.

Ho letto alcune riviste di diverso genere durante il mio ultimo viaggio, e le ho trovate sorprendentemente accomunate dalla prosa delirante. A quella di informatica ho fatto persino una foto.

Ovviamente però è la rivista musicale che stravince. Cito un paio di perle: "l'approccio arty è perpetuato da una tavolozza che spazia del folk al soul a mezzetinte jazz-noir, facendosi preferire nelle sue manifestazioni sognanti che in quelle più "fisiche" e risultando comunque gradevole"; "la partenza è bruciante, gli strali distorti lanciati a perdifiato dall'apripista appiccano immediatamente incendi che si propagano velocemente nel corso degli otto episodi presenti in scaletta".

E qui mi fermo, che devo andare a sostanziare l'esigenza di flessibilità organizzativa.

05 mag 2014

La richiamiamo sicuramente

Continua la mia odissea con l'ADSL Telecom. Ormai siamo a 10 chiamate al 187 in meno di un mese. Ogni volta l'operatore dice che aprono la segnalazione (a chi?) e di volta in volta si lanciano in promesse sempre più strampalate. Ovviamente non ho mai avuto notizie da parte loro. Il 9 Aprile mi sono ritrovato a 2,8Mbps: chiamo il 187 (che stranamente non riconosce la linea chiamante), faccio la solita spiegazione (dovrei prepararmi un nastro registrato), loro resettano e mi portano a 6,1Mbps; resettano di nuovo e arriviamo a 14. Miracolosamente la situazione regge per venti giorni, poi il 29 mi ritrovo di nuovo a 3,8Mbps: altra chiamata, altro reset, altri 15 minuti offline e mi riportano a 10Mbps: "domani la chiama il tecnico"; nulla, ovviamente. Stanotte la linea s'è disconnessa e il modem segna 3.8Mbps: richiamo, rispiego, riattendo ("eh sa anche qua siamo lenti, sto aspettando che si apra la scheda anagrafica"), reset (oggi, per la prima volta, non mi hanno richiesto di fare tutta la pantomima di spegnere il mio modem) e torniamo a 14Mbps. Anche oggi, ovviamente, abbiamo aperto la segnalazione ed entro 48 ore qualcosa non accadrà, come al solito.
"Eh, vedo che è abbastanza lontano dalla centrale, 32db, eh qui ci sono un sacco di metri in mezzo, quindi non è che è vicino e quindi... qui è lontano e per la legge dei numeri è chiaro che ci possono essere molti problemi e cose da verificare... Io comunque ho aperto la segnalazione, poi non so come agiscono loro..."

01 mag 2014

Tutto ciò che non va in Spotify

Ho fatto l'abbonamento a Spotify, 10 Euro al mese (mica poco, tra l'altro), per ascolti illimitati dal loro database. Dopo poco più di un mese sono abbastanza deluso, e la delusione riguarda sia la "forma" che i contenuti.
La forma è quella di un'app per iOS che abbastanza traballante: l'ho provata sia sul mio iPad2 con iOS7 che su un mini iPad recentissimo e in entrambi i casi crasha troppo frequentemente, tipicamente durante la ricerca di album o canzoni; al restart, rarissimamente si "ricorda" del punto in cui l'attività si era interrotta. Oltre a questa evidente malfunzione, ci sono altri difetti inaspettati per un'app che, ormai sul mercato da parecchio tempo, ci si aspetterebbe molto più matura: non esiste una funzione di "back" nelle schermate di ricerca riproduzione, e nemmeno un "undo" per annullare un eventuale tap di troppo; la cosa a volte è molto frustrante, tipo quando si fa partire per sbaglio una canzone e non è possibile recuperare "al volo" quella precedente, e anche perché molte delle icone (ad esempio quella per lanciare la "radio" legata a un certo artista) sono poco intuitive e capita spesso di sbagliare.
I contenuti, poi, sono spesso deludenti. Spessissimo mancano le ultime novità (che in un servizio a pagamento mi aspetterei di trovare eccome!), come ad esempio per le Secret Sisters, il cui nuovo album è uscito ormai da due settimane ma di cui non c'è traccia su Spotify.
Su questo fronte, Spotify perde sia in confronto con le radio tradizionali, sia coi circuiti pirata p2p.
Stendiamo poi un velo pietoso sulle assenze eccellenti e meno:

La cosa è poi ulteriormente complicata dal fatto che molti artisti hanno ritirato i propri brani da Spotify, a causa delle royalties ridicole che percepiscono in caso di ascolto (si parla di cifre intorno a 1 dollaro ogni 1000 ascolti).
La cosa che mi dà più fastidio, poi, è la scarsa accuratezza del database. Per gli album non è presentato nemmeno uno straccio di "note di copertina", e in molte visualizzazioni non viene nemmeno indicato l'anno di pubblicazione. Spesso non è possibile distinguere se il pezzo visualizzato è un'esecuzione dal vivo, in studio, una versione karaoke o una cover finché non lo si esegue.
Spesso i nomi degli artisti e delle canzoni sono sbagliati o catalogati in maniera demenziale. Non è stato fatto alcun lavoro di revisione e controllo del database. Anche in questo caso, Spotify perde il confronto con molte comunità di sharing pirata. Ad esempio, è ridicolo che "Arlo Guthrie / Pete Seeger" e "Pete Seeger & Arlo Guthrie" siano due artisti diversi.
I nomi sbagliati, poi, abbondano:





Insomma, il mio giudizio è negativo. Se a questo aggiungiamo le ben note difficoltà -causa SIAE- che il mercato della musica on demand incontra per affermarsi in Italia, non c'è da essere molto ottimisti.
La mia impressione è che l'ascoltatore target di Spotify sia quello dell'iPod Shuffle, cioè l'ascoltatore casuale e principalmente mainstream che consuma musica e si muove nel mondo delle sette note come un turista, non certo come un esploratore.
Suggerimenti per alternative sono bene accetti.

PS: tra l'altro, ho letto recentemente una cosa abbastanza disturbante, e cioè un utente che si lamentava dei Giga e Giga uploadati da Spotify durante l'ascolto. A quanto pare, c'è un sistema di streaming "p2p" alla base del servizio... Non ho verificato. Se è così, però, la cosa sarebbe, a mio parere, scandalosa: ma come, oltre a pagare 10 Euro al mese usate anche la mia banda a sbafo per il vostro servizio?