01 mag 2014

Tutto ciò che non va in Spotify

Ho fatto l'abbonamento a Spotify, 10 Euro al mese (mica poco, tra l'altro), per ascolti illimitati dal loro database. Dopo poco più di un mese sono abbastanza deluso, e la delusione riguarda sia la "forma" che i contenuti.
La forma è quella di un'app per iOS che abbastanza traballante: l'ho provata sia sul mio iPad2 con iOS7 che su un mini iPad recentissimo e in entrambi i casi crasha troppo frequentemente, tipicamente durante la ricerca di album o canzoni; al restart, rarissimamente si "ricorda" del punto in cui l'attività si era interrotta. Oltre a questa evidente malfunzione, ci sono altri difetti inaspettati per un'app che, ormai sul mercato da parecchio tempo, ci si aspetterebbe molto più matura: non esiste una funzione di "back" nelle schermate di ricerca riproduzione, e nemmeno un "undo" per annullare un eventuale tap di troppo; la cosa a volte è molto frustrante, tipo quando si fa partire per sbaglio una canzone e non è possibile recuperare "al volo" quella precedente, e anche perché molte delle icone (ad esempio quella per lanciare la "radio" legata a un certo artista) sono poco intuitive e capita spesso di sbagliare.
I contenuti, poi, sono spesso deludenti. Spessissimo mancano le ultime novità (che in un servizio a pagamento mi aspetterei di trovare eccome!), come ad esempio per le Secret Sisters, il cui nuovo album è uscito ormai da due settimane ma di cui non c'è traccia su Spotify.
Su questo fronte, Spotify perde sia in confronto con le radio tradizionali, sia coi circuiti pirata p2p.
Stendiamo poi un velo pietoso sulle assenze eccellenti e meno:

La cosa è poi ulteriormente complicata dal fatto che molti artisti hanno ritirato i propri brani da Spotify, a causa delle royalties ridicole che percepiscono in caso di ascolto (si parla di cifre intorno a 1 dollaro ogni 1000 ascolti).
La cosa che mi dà più fastidio, poi, è la scarsa accuratezza del database. Per gli album non è presentato nemmeno uno straccio di "note di copertina", e in molte visualizzazioni non viene nemmeno indicato l'anno di pubblicazione. Spesso non è possibile distinguere se il pezzo visualizzato è un'esecuzione dal vivo, in studio, una versione karaoke o una cover finché non lo si esegue.
Spesso i nomi degli artisti e delle canzoni sono sbagliati o catalogati in maniera demenziale. Non è stato fatto alcun lavoro di revisione e controllo del database. Anche in questo caso, Spotify perde il confronto con molte comunità di sharing pirata. Ad esempio, è ridicolo che "Arlo Guthrie / Pete Seeger" e "Pete Seeger & Arlo Guthrie" siano due artisti diversi.
I nomi sbagliati, poi, abbondano:





Insomma, il mio giudizio è negativo. Se a questo aggiungiamo le ben note difficoltà -causa SIAE- che il mercato della musica on demand incontra per affermarsi in Italia, non c'è da essere molto ottimisti.
La mia impressione è che l'ascoltatore target di Spotify sia quello dell'iPod Shuffle, cioè l'ascoltatore casuale e principalmente mainstream che consuma musica e si muove nel mondo delle sette note come un turista, non certo come un esploratore.
Suggerimenti per alternative sono bene accetti.

PS: tra l'altro, ho letto recentemente una cosa abbastanza disturbante, e cioè un utente che si lamentava dei Giga e Giga uploadati da Spotify durante l'ascolto. A quanto pare, c'è un sistema di streaming "p2p" alla base del servizio... Non ho verificato. Se è così, però, la cosa sarebbe, a mio parere, scandalosa: ma come, oltre a pagare 10 Euro al mese usate anche la mia banda a sbafo per il vostro servizio?

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