30 giu 2014

"io non ho figli ma al tuo posto avrei fatto lo stesso"

Oggi il cantante degli Statuto ha scritto delle cose che condivido e che ritengo molto belle, e allora me le voglio appuntare qui, perché è un po' difficile andare a ritrovarle nel sito.

Grazie a Marco di Milano che mi ha scritto una mail raccontandomi il concerto dei One Direction. O meglio..il pubblico del concerto: un esercito di papà che accompagnavano le figlie.. Conosco Marco da anni, ama lo ska e tutti i suoni new wave di fine ’70. E’ sempre stato un integerrimo sostenitore della musica ricercata, critico dell’ascolto passivo etc. Però la figlia Marika di 13 anni è una top super mega fan dei OneDirection e quando ha chiesto se poteva andare al concerto, lui non ha avuto esitazioni e l’ho fatta contenta. Scrive “Inizialmente mi vergognavo un po’..poi ho visto lei talmente contenta che ho capito di aver fatto la cosa giusta”. Caro Marco, io non ho figli ma al tuo posto avrei fatto lo stesso. Devo dire che proprio i papà appassionati di musica, seppur diversa, sono stati quelli che più degli altri “pecoroni” hanno accontentato le figlie portandole a Milano, magari da città molto distanti. La musica è una passione fantastica ed è positivo che i ragazzi abbiano interessi musicali, meglio ancora se passioni musicali e non esiste musica giusta o sbagliata, tantomeno bella o brutta. Bisogna essere onesti. Io ho sentito solo qualche canzone dei One Direction perché la portavano a scuola alcune mie alunne, sinceramente non riesco a interessarmi a loro, ma sono contento che abbiano portato così tanto pubblico adolescenziale ad ascoltare musica, a comprare dischi e ad andare ai concerti. Bravi papà, avete la mia stima!

Modestamente

Abbigliamento femminile a Zagabria.



21 giu 2014

I misteri dell'ADSL

Nuova puntata del mio diario ADSL. Dopo la telefonata a fine Maggio in cui la signorina del 187 non mi aveva voluto fare il reset della linea, il 29 ho persino ricevuto un SMS che mi annunciava che il servizio era stato "ripristinato". La cosa è comica, perché ovviamente nel frattempo le disconnessioni sono continuate: il 29 stesso, il 30, il 31 (scendendo a 9Mbps), e il 1 Giugno, attestandosi sui 4Mbps. Il 2 Giugno ho temuto di aver fatto un grave errore chiamando il 187, che mi ha tenuto in attesa per 5 minuti, rigirandomi infine al risponditore automatico, che però mi ha guidato attraverso la procedura per creare un "ticket" (cosa che dal 187 peraltro mi avevano già assicurato di aver fatto, ripetutamente). Il 3/6 ho provato a richiamare il 187, che però, visto che c'era il famoso ticket già aperto, mi ha messo giù. Comicamente, sono riuscito a farmi richiamare attraverso la funzione apposito di 187.it, e ho trovato l'ennesima signorina sprovveduta che, questa volta, se n'è uscita con un'osservazione originale, sostenendo che la password che avevo immesso nel modem non era corretta, e dicendomi di cambiarla, impostandola ad aliceadslaliceadsl. La proposta è così assurda sotto talmente tanti punti di vista che non so come commentarla. Per la cronaca, ho anche provato a sostituirla, eh! Ovviamente il modem s'è lamentato grandemente rifiutandosi di collegarsi. Comunque, questa signorina almeno m'ha fatto il reset e riportato a 13Mbps.
Nella stessa giornata, si sono succedute altre disconnessioni: 8Mbps, poi 3, poi 14. Mah.
Il 4 Giugno, esattamente due mesi dopo la mia prima lamentela al 187, entra in scena la Tecno Team, azienda che fa interventi per conto telecom, immagino probabilmente grazie al famoso ticket aperto automaticamente il 2 Giugno. L'omino viene a controllare a casa. Smanetta, misura, disconnette e riconnette, 13 Mega, poi 4, poi 15, poi va fuori e dice che c'era un cavo fuori posto, poi va in centrale e "cambia la porta", 12 Mega, poi 15: è record! Mi lascia un numero da richiamare in caso di problemi, in quanto offrono una sorta di garanzia sull'intervento per un mese. Avrò purtroppo modo di chiamare quel numero ripetutamente.
Il 5 ricevo un nuovo SMS che mi annuncia che il mio problema è stato "risolto".
Ovviamente il 6 la linea si disconnette ripetutamente: 8 Mega, poi 4.
Il 10, nuovo intervento, nuove ipotesi sul margine di rumore, nuovi smanettamenti, spostamento della presa principale del telefono, riconnessione a 12Mbps, nuova disconnessione e ritorno online a 2,7Mbps.
L'11, il nuovo benemerito omino mi cambia il router. Disconnette il mio Fritz e mi mette un modemino Telecom. Da allora, nonostante alcune disconnessioni (il 16 e il 18), la velocità si è mantenuta relativamente stabile intorno ai 12 Mbps. Ricordo che stiamo parlando di una "ADSL 20 MEGA" e che a quanto mi hanno detto sono a circa 3 km dalla centrale.
Il 18 è accaduto, tra l'altro, uno strano caso di poltergeist, per cui Internet non funzionava più via wi-fi, perché, a detta del 187, il wi-fi è una rete "labile"; malfunzione risolta collegandosia via cavo per qualche minuto. Misteri di queste diavolerie moderne.

Quindi ora il dubbio è: era tutta colpa del Fritz, mortaccisua? oppure no?

Beh, poco importa, perché ho già fatto un contratto con un altro operatore. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

19 giu 2014

Crowdfunding

Io sono contrario al crowdfunding. Bon, l'ho detto. Ammesso che una volta fosse qualcosa di diverso, oggi non è altro che "fateci un'offerta". Che non c'è niente di male, eh, a chiedere un'offerta, ma non nascondiamoci dietro etichette anglofone tanto per darci un tono, come se ci vergognassimo. Per come la vedo io (e il dizionario concorda), "crowdfunding" vuol dire che io ti FINANZIO una certa cosa, e in quanto finanziatore PARTECIPO AGLI UTILI dell'impresa. Tutto il resto sono solo giochetti. E per giochetti intendo le varie "ricompense" che oggi vengono invece proposte in cambio dell'offerta; tutte cose rigorosamente che non costano una lira a chi ha ricevuto la donazione: ti metto il ringraziamento nelle note di copertina del CD; ti faccio un autografo; ti mando il prodotto in anteprima; ti faccio mettere lo striscione pubblicitario.
E mi ripeto: non c'è niente di male a chiedere un'offerta. Tante cose non succederebbero senza la generosità disinteressata della gente. Ma non chiamiamolo "crowdfunding", che fa ridere.

Tra l'altro, queste raccolte fondi via Internet sono un segno dei tempi un po' triste, il metro di una spersonalizzazione delle relazioni, dove quello che chiede i soldi non può evidentemente più fare affidamento su alcun pigmalione/finanziatore che creda in lui, e probabilmente non ha nemmeno un gruppo di amici/sostenitori con cui trovarsi al bar e fare una colletta, e quindi si rivolge alla massa anonima di Internet, dove dall'altra parte dello schermo anche il potenziale donatore è esentato da ogni interazione umana e non deve nemmeno fare quel piccolo gesto pubblico di fare un passo avanti, mettere fisicamente la mano al portafogli e far cadere una moneta nel cappello dello strimpellatore di turno.

Vanno così le cose, e le prendiamo come vengono, ma io fatico a provare entusiasmo per questo genere di iniziative.

16 giu 2014

Promuovere l'ignoranza medica

Ho appena trovato su LaStampa.it un articolo che mi ha fatto incazzare come una bestia. Ho quindi fatto pacatamente notare alcune cose a questi "medicitalia" sulla loro pagina Facebook, spero leggano le mie osservazioni, che riporto anche qui:

Ho letto il vostro articolo "I telefonini danneggiano gli spermatozoi" e penso che dovreste vergognarvi di pubblicare roba del genere. In primo luogo, il titolo doveva essere "I telefonini POTREBBERO danneggiare gli spermatozoi". Secondo, la frase "i cellulari SEMBRANO essere un POTENZIALE pericolo" fa rabbrividire ulteriormente se raffrontata al titolo così perentorio dell'articolo. Terzo, la "metà-analisi" mi fa scompisciare dalle risate, e se non rileggete nemmeno quello che scrivete, come dovrei fidarmi dei vostri consigli medici? Last but not least, con "la loro fertilità complessiva mostrava una caduta al’8%" riuscite a fare due errori in un colpo solo, perché prima di tutto avreste dovuto scrivere "all'otto per cento" o al limite "all'8%", e in secondo luogo avete frainteso la frase "fell by an average of 8 percentage points" che vuol dire che è calata DELL'8%, non "all'8%". Articoli del genere non fanno altro che alimentare l'ignoranza.

14 giu 2014

Football-Calcio-Soccer

Oggi ho letto questo articolo intitolato "Loving the other football in land of NFL" che descrive i "nuovi" tifosi di calcio negli Stati Uniti. Diverse cose mi hanno colpito: in primo luogo la sensazione di novità e passione che traspare da questi tifosi che imparano ad amare uno sport che nel nostro continente si è ormai troppo spesso trasformato in spettacolo e che molte persone hanno disimparato ad amare. Provo nostalgia per il tifo sportivo come momento di gioia e comunione, invece di rabbia e rivalità come sembra essere quasi sempre qua da noi.
Negli USA, ovviamente, il fenomeno dei tifosi nasce già commercializzato, e quindi nascono "club" come gli American Outlaws che si occupano, professionalmente, di organizzare i tifosi, i loro cori e le "trasferte". Fa parte della nostra tipica ipocrisia italiana sminuire altezzosamente iniziative di questo genere, in virtù di un supposto individualismo che ci distinguerebbe dai pecoroni d'oltreoceano. Poco importa se poi qui da noi tra società sportive e tifoseria organizzata spesso si instaurano rapporti di reciproco controllo e dipendenza tutt'altro che cristallini: possiamo continuare a far finta di niente.
Per ora, il tifo calcistico USA è ancora completamente pacifico, all'insegna delle grigliate nel parcheggio dello stadio e degli high-five scambiati coi supporter avversari. Anche la terminologia stessa, a ben pensarci, ci dice molte cose: il supporter supporta il proprio team, una condizione ben diversa da chi tifa e quindi, per definizione, è predisposto allo scontro col tifoso dell'altra sponda.
Ma la grande lezione che dovremmo imparare dagli USA -non solo per quello che riguarda il tifo calcistico- continua ad essere quella del melting pot: nonostante il razzismo e la segregazione delle classi e delle etnie siano tutt'altro che sconosciuti negli USA, è sempre vero che "In New York, everybody’s from somewhere else, so there’s a huge connection with European and South American culture [...] the idea was to make it a melting pot". Credo che i profili rappresentati nella foto che accompagnava l'articolo sul giornale valgano più di ogni commento.

We try to make it more American — to incorporate songs from Billy Joel and the Ramones — but right now we’re just focused on including everybody. For the most part, we want to help build the team in this country.
Se allo stadio si inizia a urlare "Hey Ho Let's Go!" ricomincio a seguire il calcio all'istante.

06 giu 2014

Ritirarsi si può

Leggevo recentemente una nuova ondata di commenti a proposito dell'Expo 2015 a Milano, ovviamente seguiti alla raffica di arresti che hanno svelato, ancora una volta, come questi Grandi Eventi (e le loro sorelle Grandi Opere) non siano altro che una scusa posticcia grazie alla quale erigere enormi palazzoni e ingenti guadagni illeciti. Qualcuno sollevava ancora il fatto che il nuovo sindaco di Milano avrebbe potuto fare marcia indietro e fermare questa inutile colata di cemento e, forse, anche questa pioggia di bustarelle. Ho il sospetto che queste aspettative siano sempre state completamente campate per aria e, ironicamente, siano state create proprio dalla delirante campagna elettorale della Moratti, che dipingeva un comunistissimo Pisapia intento solo a costruire moschee ed erigere campi nomadi; per reazione, qualcuno ha probabilmente iniziato a credere davvero che un cambiamento fosse possibile: voglio dire, se la Moratti usa le moschee come spauracchio, vuol dire che questo Pisapia fa paura davvero! Ovviamente, nulla di più errato. La colata di cemento è continuata implacabile, le bustarelle hanno continuato a piovere, e i cantieri hanno continuato (iniziato, in certi casi) a lavorare. La posizione di Pisapia sulla questione Expo è, in stile molto italiano, tutta basata sulla bella figura: in primo luogo, dice il comunistissimo, faremo un Expo il cui tema centrale è il cibo, e stiamo collaborando con slowfood, e recupereremo il 54% delle aree a verde e bla bla bla (soprassedendo sul resto dell'iperconsumo di territorio in atto a Milano); in secondo luogo, non potevamo mica fare la figuraccia di fronte al mondo intero di essere la prima nazione che si ritira dall'organizzazione dell'Expo dopo che le è stato assegnato.
Sarebbe il caso di essere un po' più onesti, e chiarire ai cittadini che della bella o brutta figura, nel mondo della finanza e della politica internazionale, non gliene frega un tubo a nessuno. Quello che conta sono i soldi. C'era una penale da pagare per ritirarsi? bastava pagarla e possiamo star certi che nessuno di quelli che avrebbe incassato quei 20 milioni di Euro avrebbe avuto nulla da ridire. Le penali sono lì nei contratti proprio per quello, e solitamente sono sufficientemente salate per far dimenticare, a chi le incassa, qualunque "brutta figura" di chi le ha versate: intaschi i 20 milioni, avanti il prossimo e amici come prima.
Ma anche al di là di questi discorsi, la realtà è che, semplicemente, ritirarsi si può. E chi ha un po' di sale in zucca, quando è il caso, non esita a farlo, come testimonia questo articolo circa le Olimpiadi Invernali del 2022.

02 giu 2014

E mi ricordo anche un'altra cosa

Mi ricordo anche di quando morì Augusto Daolio.
Cioè, mi ricordo che nel 1992 successero varie cose riguardanti i Nomadi. A Marzo, o giù di lì, era morto il bassista Dante Pergreffi, e mi ricordo che il 31 Maggio i Nomadi dovevano suonare ad Alessandria, e credo fosse il primo concerto dopo la comprensibile interruzione delle attività. Avevano appena ingaggiato Elisa Minari al basso, che aveva 18 anni e avrebbe poi dovuto saltare qualche concerto perché aveva l'esame di maturità. Non ricordo molto altro di quei giorni. Ricordo di aver fritto delle patatine in qualche stand, e di aver ascoltato i Blues Jeans, un trio blues con due chitarre e un basso tuba, bravissimi.
Mi ricordo precisamente di quando mi dissero che era morto Augusto Daolio.
Me ne ricordo perché a quei tempi andavamo a qualunque concerto dei Nomadi ci fosse nel giro di un numero affrontabile di chilometri, e insomma, non è come quando muore Freddie Mercury o Whitney Houston, che stanno là su qualche pianeta irraggiungibile; Daolio era, per noi, una persona reale. E mi ricordo che Elio dedicò una canzone ad Augusto durante un concerto, e Fossati dedicò una canzone ad Augusto durante un concerto.
E, insomma, mi ricordo che a Dicembre, credo fosse il 19, andammo alla discoteca Il Sandalo Cinese di Stradella, perché quella sera suonavano i Nomadi, nella prima uscita senza Augusto. Sulla location varrebbe la pena di scrivere un intero libro, e forse un giorno qualcuno tipo Guccini lo farà, per celebrare le balere e le discoteche della profonda provincia italiana. Non fu un concerto vero e proprio, e francamente non ricordo bene come fosse strutturata la serata, se ci fosse qualcuno prima o cos'altro. A cantare alcune canzoni coi Nomadi quella sera c'era Antonio Carta, del quale ho poi perso le tracce. Mi ricordo che il palco era poco più alto del resto del pavimento, e il locale ovviamente era piccolo, e a un certo punto di Io Vagabondo, nonostante fossimo a due passi dai musicisti, non si sentirono più nè la voce del cantante, che continuava a cantare, nè il suono degli strumenti, che continuavano a suonare, ma solo il pubblico che cantava a squarciagola, e non m'è mai più capitato di sentire una cosa del genere.
E mi ricordo che a fine serata Beppe Carletti e gli altri componenti del gruppo si fermarono a fare quattro chiacchiere coi fan, e tutti andavano a stringergli la mano e a dargli una pacca sulle spalle e tutti gli dicevano "mi raccomando, non mollate, continuate" e cose del genere. E a Gennaio i Nomadi erano di nuovo in pista. Già ai tempi qualcuno storse il naso, ma erano in pochissimi a fare discorsi tipo "senza Augusto non sono i veri Nomadi": il calore del pubblico era talmente forte, e i fan avevano investito così tante emozioni in quelle canzoni, che credo a pochissimi passò per l'anticamera del cervello la mera ipotesi che i Nomadi potessero finire lì. Sono passati più di vent'anni e forse oggi le cose sono diverse. Ma a quei tempi era ancora, semplicemente, Like a sea never dies, come un mare non muore mai.
E di quella sera gelida a Stradella mi ricordo le insegne delle ditte di fisarmoniche arrivando in paese, e mi ricordo il peggior nebbione della mia vita al ritorno a casa, saranno state le due di notte? e la strada sembrava non finire mai, e in macchina dormivano tutti, e si andava ai trenta all'ora e io guidavo e a un certo punto ci doveva essere questa svolta a sinistra nel bel mezzo di un rettilineo in mezzo al nulla, e per trovarla ho dovuto fare un pezzo con la testa fuori dal finestrino. E anche lì, sembrava di essere in un bicchiere di acqua e anice.

wusrtel

Wusrtel mi mancava. L'ho letto qualche giorno fa in una pizzeria italo-cinese a Sesto San Giovanni.