19 giu 2014

Crowdfunding

Io sono contrario al crowdfunding. Bon, l'ho detto. Ammesso che una volta fosse qualcosa di diverso, oggi non è altro che "fateci un'offerta". Che non c'è niente di male, eh, a chiedere un'offerta, ma non nascondiamoci dietro etichette anglofone tanto per darci un tono, come se ci vergognassimo. Per come la vedo io (e il dizionario concorda), "crowdfunding" vuol dire che io ti FINANZIO una certa cosa, e in quanto finanziatore PARTECIPO AGLI UTILI dell'impresa. Tutto il resto sono solo giochetti. E per giochetti intendo le varie "ricompense" che oggi vengono invece proposte in cambio dell'offerta; tutte cose rigorosamente che non costano una lira a chi ha ricevuto la donazione: ti metto il ringraziamento nelle note di copertina del CD; ti faccio un autografo; ti mando il prodotto in anteprima; ti faccio mettere lo striscione pubblicitario.
E mi ripeto: non c'è niente di male a chiedere un'offerta. Tante cose non succederebbero senza la generosità disinteressata della gente. Ma non chiamiamolo "crowdfunding", che fa ridere.

Tra l'altro, queste raccolte fondi via Internet sono un segno dei tempi un po' triste, il metro di una spersonalizzazione delle relazioni, dove quello che chiede i soldi non può evidentemente più fare affidamento su alcun pigmalione/finanziatore che creda in lui, e probabilmente non ha nemmeno un gruppo di amici/sostenitori con cui trovarsi al bar e fare una colletta, e quindi si rivolge alla massa anonima di Internet, dove dall'altra parte dello schermo anche il potenziale donatore è esentato da ogni interazione umana e non deve nemmeno fare quel piccolo gesto pubblico di fare un passo avanti, mettere fisicamente la mano al portafogli e far cadere una moneta nel cappello dello strimpellatore di turno.

Vanno così le cose, e le prendiamo come vengono, ma io fatico a provare entusiasmo per questo genere di iniziative.

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