13 ago 2014

L'economia fittizia

Oggi ho letto un articolo che, sebbene io non sia certo un economista, commenta un libro che a quanto pare dice cose che così a naso condivido.
Ne copio qualche brano: "Secondo i pen­sa­tori tede­schi non ci tro­viamo di fronte ad una crisi tem­po­ranea né ciclica, bensì ad una defi­ni­tiva [...]. La cosid­detta «eco­no­mia reale», a causa di una iper­pro­dut­ti­vità tec­no­lo­gica deter­ni­nata da quella che Kri­sis chiama la «rivo­lu­zione microe­let­tro­nica» (la terza rivo­lu­zione indu­striale), non è più in grado di valo­riz­zare e rendere red­di­tizi i pro­pri pro­dotti, espel­lendo forza-lavoro in gran quan­tità. La causa della crisi non va quindi impu­tata a «cat­tivi» ban­chieri o a spe­cu­la­tori finan­ziari ma al mal­fun­zio­na­mento di tutto un sistema, quello capi­ta­li­stico, che sta per rag­giun­gere i suoi limiti vitali. [...] L’utilizzo del capi­tale fit­ti­zio non fa altro che creare con­ti­nui rin­vii della crisi strut­tu­rale della ripro­du­zione capi­ta­li­stica. La poli­tica, poi, non può certo fer­mare que­sto mec­ca­ni­smo di crisi, poi­ché non può toc­care la logica fun­zio­nale del capi­ta­li­smo; anzi, essa sem­mai con­tri­bui­sce a por­tare le con­trad­di­zioni del pro­cesso di crisi a livelli più alti: «men­tre la massa di capi­tale fit­ti­zio cre­sce in modo espo­nen­ziale – scrive Tren­kle – aumenta, con ogni fase di rin­vio della crisi, la pres­sione sulla società e sulla gran massa della popo­la­zione, che si trova costretta a ven­dersi in con­di­zioni sem­pre più pre­ca­rie»." In altre parole, per come l'ho capita io, il capitalismo si basa sullo sfruttamento sempre più intensivo delle risorse umane ed estensivo di quelle naturali per sopperire alla continua diminuzione dell'occupazione, del valore dei beni prodotti (cioè del prezzo a cui possono essere venduti) e quindi dei salari. Ovviamente, questo sistema non può che portare al disastro ecologico, di cui la "crisi" non è che uno dei sintomi.

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