21 set 2014

Superclassifica

Imperversano su Facebook le sfide a nominare i propri top dieci dischi, concerti, libri, film, francobolli, tessere telefoniche, tappi di sughero. Prevedo che a breve passeremo al cibo, ai ristoranti e al vino: quella sì che è una categoria di esibizionisti che non può trattenersi dal mostrare a tutti "quante ne sa".
Che la cosa sarebbe anche carina, se avesse un'utilità, anche minima. Tipo: "ah Tizio ha scritto che il disco xyz gli ha cambiato la vita, aspetta che me lo ascolto", o "adesso vado in biblioteca e mi prendo quel libro fantastico consigliato di Caio". Ma sappiamo tutti benissimo che questo non accade. E quindi il tutto si riduce a un esercizio di esibizionismo, fatto magari anche in buona fede, ma pur sempre fine a sè stesso.
Qualche giorno fa, un amico mi ha "nominato" in una di queste "classifiche", credo principalmente per prendermi per il culo. Visto che a fare una cosa del tipo "i dieci dischi della mia vita" si finisce solo a fare un esercizio di snobberia, a me sarebbe piaciuto fare una "top ten" dei 33 giri, ma ho immediatamente pensato che di 33 giri ne ho talmente pochi che la cosa avrebbe avuto poco senso (cioè, ancor meno senso di quel poco che ha questa iniziativa della classifiche).
Però è l'occasione per un piccolo amarcord.

Io quand'ero giovane e ascoltavo musica per ore ogni giorno (quindi diciamo dai 12 ai 18-20 anni, poi un po' m'è calata), io studiavo, e quindi di dischi ne compravo ben pochi. Registravo centinaia di cassette dalla radio; se riuscivo a mettere le mani sui dischi di qualcuno, me li registravo. Nell'84-85 credo di aver comprato le mie prime cassette: nell'ordine, Arena dei Duran Duran e Born In The USA di Springsteen. Un mio amico aveva già il lettore CD e ci ascoltava Madonna (Like a prayer?) e Terence Trent D'Arby. Ricordo quando uscì "il cofanetto" di Springsteen: costava 50.000 Lire, un vero e proprio salasso, se consideriamo che il libretto che fino a quel momento era stato la mia "bibbia" springsteeniana mi era costato in edicola 5.000 Lire. Avevo un appuntamente a casa di un amico quel pomeriggio e mi rifiutai categoricamente di aprire la confezione: era un'operazione troppo rischiosa e "sacra", che poteva essere solo svolta con la necessaria accortezza e concentrazione davanti allo stereo di casa. Mi ricordo di quella volta che il nastro della prima delle tre cassette che componeva il "cofanetto" si arrotolò su sè stesso (uno dei misteriori inconvenienti che a volte capitavano con le audiocassette), e fu necessario (altrettanto inspiegabilmente) non solo estrarlo quasi tutto dalla cassetta ma anche tagliarlo, girarlo, e riattaccarlo con un filo di scotch: un mistero inspiegabile che meriterebbe una puntata in prima serata di uno di quei programmi TV sugli avvenimenti paranormali. Ricordo che svolsi l'operazione sotto uno stress pazzesco: danneggiare irreparabilmente la preziosa cassetta sarebbe stato un danno incalcolabile; al termine dell'intervento, pensai che Barnard, in fondo, non aveva fatto nulla di speciale.

Detto tutto ciò -e altro ci sarebbe ancora- arriva veramente la "top ten", nel senso che ho "sfogliato" i miei LP e fatto qualche (pessima) foto.
Credo che questo sia stato il primo vinile che io abbia acquistato. Gita scolastica a Firenze, doveva essere almeno il 1989, quindi terza superiore. Il tempo dedicato alla visita di chiese e monumenti era limitato, e ne rimaneva un bel po' libero. Francamente non ricordo come mi fu possibile A) trovare un negozio di dischi (probabilmente per caso) e B) trovare il tempo per entrarci, smazzarmi tutto il reparto "Springsteen", scartare qualche decina di bootleg pregiatissimi che oggi sicuramente varrebbero milioni, e comprarmi invece questa robaccia "solo" perché era la registrazione del mio primo concerto: Bruce Springsteen, Stadio Comunale di Torino, 11 Giugno 1988. Copertinaccia rossa con scritti dietro alcuni titoli di canzoni, due dischi all'interno senza uno straccio di nota, registrazione così così, scaletta incompleta e nell'ordine sbagliato. Ciò nonostante, lo consumai di ascolti.

Poi c'è stato il periodo-Elio.
Credo fosse l'88 quando un compagno di scuola mi passò la prima cassettina "Live a Novi Ligure". Nell'estate dell'89 andammo a vedere i primi concerti di Elio, e quando uscì il disco, ovviamente ci gettammo all'acquisto. Vale la pena di ricordare che Internet non c'era e a un certo punto avevo recuperato non so come il numero di telefono di Marco Conforti (credo fratello di Rocco Tanica), ai tempi una sorta di manager/promoter del gruppo e lo chiamammo per sapere quando cavolo sarebbe uscito questo disco ("tranquilli, tra poco esce").
La fase-Elio raggiunse l'apice all'uscita di Born To Be Abramo.
Erano due 12", con varie versioni di Born To Be Abramo e Giocatore Mondiale, quindi doveva essere il '90. Io e Massimo battemmo tutti i negozi di dischi di Alessandria (che anche all'epoca non erano moltissimi e, comprensibilmente, non erano nemmeno fornitissimi di dischi di Elio E Le Storie Tese) alla ricerca delle preziose copie. Se qualcuno il giorno dopo cercava di comprare questi dischi ad Alesandria e non li trovava in nessun negozio, colgo questa occasione per scusarmi ufficialmente dell'accaparramento. Niente messa, niente castagnata.

Credo che il periodo-Skiantos discese dal periodo-Elio. Qualcuno mi registrò Monotono e forse qualcos'altro, mentre io feci un paio di acquisti francamente superflui. La copertina di Kinotto, però, rimane nel mio cuore.
"Confezione per teppisti morbidi".

Per ragioni che solo i fan di Elio possono capire e che sarebbero troppo lunghe e complicate da elencare qui, mi fa particolarmente piacere essere cresciuto a pane e Made In Japan dei Deep Purple.
C'è quel periodo dove tutti gli adolescenti sani di mente hanno delle velleità musicali, compreso il sottoscritto. Nel mio caso durò pochissimo, anzi le cosa si fermò appunto al livello di velleità, mentre molti altri imbracciarono la chitarra sul serio. Si iniziava ovviamente con lebiondetreccegliocchiazzurriepoi, ma appena si mettevano le mani su una chitarra elettrica non c'era scampo: Smoke On The Water. Non ci sono santi: la chitarra elettrica la compravi per fare Smoke On The Water. Ti accorgevi subito che Sultans Of Swing o Stairway To Heaven erano fuori dalla tua portata, e allora facevi Smoke On The Water.
Io, a casa, cuffie in testa, volume a manetta, e Highway Star.

Qualche anno dopo, non saprei dire precisamente quando, ma sarà stato al massimo il '92, entravo in un sedicente "pub" sperduto nella campagna alessandrina (darei una piccola cifra per ricordarmi il nome), o credo che fosse addirittura uno di quei locali che cercando di cavalcare un'improbabile moda si battezzava "ludoteca". La "ludoteca", nel 90% dei casi, era una birreria/paninoteca che aveva comprato un paio di giochi in scatola di cui erano andati persi svariati componenti chiave nel giro di pochi giorni e quindi rimanevano a prendere polvere in un angolo. Credo che fosse una sera infrasettimanale, e il locale era praticamente deserto, e buissimo. Sparato a tutto volume, Loco Live dei Ramones.
Non avevo mai ascoltato i Ramones prima di quella sera. E non è che il barista annunciasse i brani o ci abbia poi chiesto "piaciuto il disco dei Ramones?". E' che a quell'epoca ero talmente affamato di musica da conoscere e riconoscere certi gruppi solo sulla base della ripetuta lettura delle recensioni e degli articoli pubblicato su Il Mucchio Selvaggio. Dall'aver capito che fossero i Ramones al recarmi da Otello a comprare a colpo sicuro Loco Live, ce ne passa un po', ma a quei tempi ero un segugio infallibile (abbandonata la carriera di chirurgo di cui sopra). Loco Live ho fatto l'errore di portarlo fuori casa e lasciarlo incustodito per qualche tempo, e si è purtroppo impolverato pesantemente e irrimediabilmente rovinato, anche se in maniera leggera. Però anche qualche scoppiettio in più fa tanto "punk", e ogni volta che lo riascolto ritorno con la mente a quella serata quando ci bevemmo un paio di birre senza proferire parola perché nel bar c'era Loco Live in repeat a tutto volume.

And that's it. Non è una top ten, ma appunto la scusa per un amarcord.

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