30 nov 2014

Milano è così


La settimana scorsa sono andato a Milano per lavoro un paio di volte alla mattina presto, prima dell'alba. E mi sono venute in mente, come sempre, due canzoni.
La prima, naturalmente, è Sonnambulismo di Enrico Ruggeri. Cantata dai dimenticabili Canton nel lontano 1984 (quando Ruggeri aveva talmente tante belle canzoni in repertorio da potersi permettere di affidarle a cause perse come i suddetti o come Diana Est), sono particolarmente affezionato a questa canzone perché mi ricorda, chissà come, i miei primi incontri con Milano, anche se io non sono mai stato nè sonnambulo nè nottambulo. 
Guardo sorridendo 
le vetrine e le reclame
e percorro zigzagando 
le corsie dei tram; 
mi metto a indovinare 
il sole dove sorgerà,
c'è tanto tempo per pensare, 
quanta libertà. 



Nonostante Ruggeri abbia poi inciso la sua versione, sommergendola delle solite schitarrate di Schiavone, io penso che "l'originale" un po' synth-pop interpretata da quei tre depechemodedeipoveri rimanga superiore.



L'altra canzone è sicuramente meno nota, ma secondo me merita altrettanto. Qualche influenza ruggeriana c'è e si sente, ma questa di Francesco D'Acri è una piccola gemma.




Francesco ha anche un disco, che si trova qui ormai da un bel po' di tempo, dove, caso raro al giorno d'oggi, non si scimmiotta nessuno cercando di avere qualche tipo di "successo" facendosi inquadrare in qualche genere arcinoto o peggio presentandosi come clone di questo o quell'altro fenomeno pop anglosassone, ma si fa onesta e originale musica italiana, nella migliore delle accezioni possibili, cioè portando con sé un bagaglio di musiche inevitabilmente ascoltate e suonate negli anni, ma interpretate, direi con sincerità, nella propria lingua. Francesco di disco ne ha anche un altro, di cover, che doveva/dovrebbe/è uscito ma ho perso un po' per strada... va beh sono sbadato.

Comunque, tornando a bomba,
Milano è così
grigia speranza dentro a un raggio di sole
Milano è così
chi s'accontenta muore

Che Milano è in pianura
io non ci credo più
ha montagne alte da scalare
invisibili

29 nov 2014

iamme iamme

Espresseria pizza bar UE', Atene.




Bonus, 10 metri più avanti: Barbagrillos.


A momenti dimenticavo la Locanda Ottimo, a Belgrado:

25 nov 2014

Il meraviglioso mondo dei metalli

Quando tempo fa lessi "Storia delle terre e dei luoghi leggendari" di Umberto Eco, che per l'autore corrisponde a poco più dello sforzo che facevamo noi da piccoli nel ritagliare e incollare le figurine dai "libri delle ricerche" per comporre qualche temino da consegnare a scuola, ebbi la netta sensazione di aver già letto non solo la recensione di questo libro, ma anche la descrizione della sua genesi.
La cosa bella, Eco being Eco, è che la storia di "Storia" l'aveva scritta lo stesso Eco, nel suo "Il pendolo di Foucault", quando il protagonista, Casaubon, si ritrova impiegato alla casa editrice Garamond, destinato al non più nobile dei compiti: "Un'azienda siderurgica ci ha commissionato un libro sui metalli. Qualcosa narrato più che altro per immagini. Sul popolare, ma serio. Capisce il genere: i metalli nella storia dell'umanità, dall'età del ferro alle leghe per astronavi. Abbiamo bisogno di qualcuno che giri per le biblioteche e gli archivi per trovare belle immagini, vecchie miniature, incisioni da libri ottocenteschi, che so, sulla fusione o sul parafulmine."
"Questa storia dei metalli deve diventare splendida, dirò di più, bellissima. Popolare, accessibile, ma scientifica. Deve colpire la fantasia del lettore, ma scientificamente. [...] deve trovarmi l'immagine, l'affresco, l'olio, quel che sia. Dell'epoca. E poi lo sbattiamo a piena pagina, a colori. [...] Come abbiamo deciso di intitolare il libro, Belbo?" "Pensavamo a una cosa seria, come I metalli e la cultura materiale." "E seria dev'essere. Ma con quel richiamo in più, con quel nulla che dice tutto, vediamo... Ecco, Storia universale dei metalli. Ci sono anche i cinesi?" "Ci sono sì." "E allora universale. Non è un trucco pubblicitario, è la verità. Anzi, La meravigliosa avventura dei metalli."
"Non vorrei esagerare. Questa è la meravigliosa avventura dei metalli. Le bizzarrie stanno bene solo quando cadono a proposito." "La meravigliosa avventura dei metalli deve essere soprattutto la storia dei suoi errori. Si mette la bella bizzarria e poi nella didascalia si dice che è falsa. Intanto c'è, e il lettore si appassiona, perché vede che anche i grandi uomini sragionavano come lui."

06 nov 2014

Accesso a Internet in Italia

Cosa ne direste se ci fosse un'autostrada sulla quale non potete percorrere più di 100 Km al mese? Ridicolo, vero? Pensate un po' se poi questa autostrada avesse solo due corsie: una dove, se l'asfalto è in buone condizioni, si va al massimo ai 100 all'ora e un'altra dove, pagando, si può andare fino ai 150. Ovviamente se il traffico lo permette, e senza poter superare, visto che ci sono solo due corsie. Demenziale!
Ecco, questo è come funzionano le connessioni Internet su rete mobile in Italia.
Qui sopra, alcune delle offerte Vodafone; gli altri operatori sono comunque analoghi.
Questo tipo di proposta è ridicola sotto diversi aspetti: in primo luogo, le velocità menzionate sono ovviamente dei "fino a" e si verificano probabilmente solo se sulla cella dove siete collegati voi non c'è nessun altro, se c'è il sole, non tira troppo vento e se gli dèi sono ben disposti; se poi per assurdo si potessero raggiungere tali velocità, i 3GB "al mese" dell'offerta "42.2 Mbps" potrebbero essere consumati in meno di 10 minuti, i 15GB a "100Mbps" in 20. Ovviamente questo tipo di offerte è pensato per un utilizzatore di livello basilare: 3 Gigabyte al mese fanno 100Megabyte al giorno, che ovviamente sono più che sufficienti per chi deve scambiarsi messaggini con whatsapp o vedere/ascoltare qualche servizio di streaming ultracompresso, ma sono una quantità ridicola per anche solo sperare di utilizzare un PC. Tanto per fare qualche esempio, l'aggiornamento a OSX Yosemite "pesa" più di 5GB; l'update di iTunes sono 400MB; Google Chrome si aggiorna da solo quando gli pare e sono dai 5 ai 15 MB a volta. Ora, sarò limitato io, ma non mi vengono in mente altri scopi per un access point wi-fi se non quello di collegarci un PC, quindi il tutto mi pare alquanto assurdo.
L'assurdità della cosa è aumentata anche dal fatto che non c'è alcuna giustificazione tecnica per un tale modello di tariffazione (oltre ovviamente a quella puramente economica di spillare più soldi possibile agli utenti): fatturando a GB consumati non si evita la congestione di rete, non facendo altro che offrire costantemente il peggior servizio possibile. Il problema è che è "tecnicamente" infinitamente più facile implementare dei limiti sulla quantità totale di traffico consumato piuttosto che sulla velocità di accesso. Tornando all'esempio iniziale dell'autostrada demenziale, è la stessa differenza che c'è tra controllare il contachilometri di tutte le auto al casello (lo può fare anche una scimmia bene addestrata) e mettere un autovelox e una pattuglia di polizia ogni 100 metri (costa un sacco di soldi e fatica).

Ovviamente sono ferratissimo in materia perché in questo periodo sono costretto a usare l'accesso mobile a Internet per lavoro e i 7GB "al mese" li consumo in una settimana, praticamente solo scaricando la mail.

La situazione mi fa ancora più disperare quando leggo articoli come questo, che ho ricevuto guarda caso stamattina via mail: "Quintarelli: "Vincoli burocratici, cultura analogica i mali dell'Italia" - di Stefano Quintarelli (Scelta Civica), Comitato d'indirizzo Agid". A proposito della famigerata Agenda Digitale, il giovane Quintarelli (perché oggi in Italia, uno di cinquant'anni è "giovane") dice: "L'ostacolo maggiore oggi è la cultura: siamo un Paese vecchio in una situazione di emergenza" e anche: "Il disegno generale per me oggi deve essere quello di dare all'Italia una strategia digitale, bisogna rimboccarsi le maniche e fare qualcosa dal proprio piccolo, sapendo che dall'altra parte hai il Parlamento che ci mette tempo a legiferare e vincoli burocratici. Per battere la cultura analogica bisogna opporsi, utilizzare le proprie leve piccole o grandi". Benissimo! Fino però a: "I giovani devono impegnarsi e sacrificarsi, per evitare l'idea del successo facile: dovremmo dare dei modelli ai ragazzi. Ci dovrebbero essere più tecnologhi a fare politiche. Non servono 100 progetti ma prigetti (sic) cardine, che abbiamo (sic) impatto". I giovani? I GIOVANI? Chi sono questi "giovani"? Cosa dovrebbero fare questi fantomatici "giovani", in un paese dove tutte le leve dell'imprenditoria sono in mano a un manipolo di miliardari settantenni, con gli altri che si spartiscono le briciole? Dovrebbero dimenticarsi "l'idea del successo facile" questi giovani? su questo mi sembra non ci siano problemi: i "giovani" in Italia nel migliore dei casi passano il loro tempo pascolando in Università, quando non sono a casa sul sofà a guardare la TV.  I giovani che sognano il "successo facile" sono già emigrati tutti! quelli rimasti con un po' di voglia di lavorare passano le giornate mugugnando facendosi il mazzo sfruttati da qualche imprenditorucolo da strapazzo. C'è qualche speranza per un "giovane" che in Italia voglia fare imprenditoria nel ramo delle telecomunicazioni? Vorrei chiederglielo, a Quintarelli. E' colpa di questi "giovani" che sognano "il successo facile" se l'Italia è un paese sottosviluppato per quanto riguarda Internet? O forse è colpa di quelle quattro mummie che tariffano Internet un tot al gigabyte? Bisognerebbe iniziare a defenestrare questi relitti, rimasti all'epoca del gettone telefonico, questo dovrebbe essere il primo punto dell'agenda digitale!

PS: tra l'altro oggi ho ricevuto questo sibillino SMS da Vodafone:


04 nov 2014

Del dissesto idrogeologico

Spesso penso che lo sdegno e le polemiche immancabili in occasione delle periodiche alluvioni a Genova e in Liguria in generale siano, oltre che sempre più deboli, troppo vaghi e malposti. In prima battuta si cerca un capro espiatorio inoffensivo: il costruttore camorrista senza più amici da tempo, l'impresa forestiera che non ha fatto i lavori, l'impiegato delle poste che non ha inoltrato la raccomandata, e simili; se la manovra non funziona, si passa alle accuse vaghe: è colpa del sindaco, che dice no, è colpa della regione, che dice no, è colpa dello Stato, che dice no, è colpa dell'Unione Europea o dei cinesi o dei marziani. E quindi ovviamente la cosa finisce in nulla e se qualcuno c'ha rimesso la pelle, pazienza.
Io vorrei proporre un'altra chiave di lettura, tramite un esempio.
La foto qui sopra mostra la collina dove vengo a svernare un mese all'anno da un po' di tempo. Fino a non molte decine di anni fa, era tutta una pineta (di cui rimane un piccolo ciuffo, in cima) appartenente ai padroni dell'unica casa presente, quella rosa in cima nel circoletto verde. Poi il terreno è stato venduto a lotti più piccoli e sono sorte le quattro case cerchiate in arancione. La minuscola stradina è rimasta la stessa, come anche i canali di scolo dell'acqua. I pini sono stati sostituiti da olivi e agrumi. Dal 2011, quando abbiamo iniziato a venire qui, sono sorte due ulteriori case, quelle cerchiate in rosso. Tralasciamo le case sorte a valle.

Poi possiamo dare la colpa del dissesto idrogeologico e dei disastri ecologici al piano regolatore, alla giunta, al babau o al global warming, ma per come la vedo io, la colpa è di chi ha costruito. Di chi ha scelto, nel pieno possesso delle proprie (ridotte e ottuse) facoltà mentali, di mettere in moto la betoniera e aggiungere un altro po' di cemento sopra questa collina e mille altre come questa. E' comodo dare la colpa a questo o quel condono che ha permesso di aumentare le volumetrie, ampliare, rovinare, stuprare la natura. Bastava non costruire.

Akamai State of the Internet report Q2 2014

Ho appena letto il report State of the Internet di Akamai aggiornato al Q2 2014, incuriosito dal fatto che qualcuno lo citava come la prova della "diminuzione" degli attacchi DDoS. In realtà, ovviamente, le cose non stanno così, anche se su questo aspetto il report di Akamai non chiarisce molto le cose.
In primo luogo, confronta la numerosità degli attacchi segnalati dai clienti Akamai ("reported by") senza indicare quanti sono i clienti in totale: che senso ha quindi sapere che nel Q2 ci sono stati 270 "attacchi" contro i 283 del Q1? Altre parti del report generano non poca confusione: "For the second quarter in a row, Akamai customers reported fewer DDoS attacks, [...] This reduction in attacks mirrors the attack trends reported in the Prolexic Q2 Global DDoS Attack Report, which reports that volumetric attacks have continued to increase in numbers and volume while application attacks (Layer 7) have declined." Nonostante l'apparente contraddizione sembri essere almeno parzialmente spiegata dalla frase successiva "Attacks that target the lower levels of the tcp/ ip stack, such as udp floods and syn floods, hit the edge of the Akamai platform and are dropped", la confusione permane  quando si legge che "The vast majority of attacks that Akamai is reporting on are based on traffic in layers 5 – 7 of the tcp stack, such as volumetric attacks like http get floods and repeated file downloads or application and logical layer attacks, which require much less traffic to be effective." Quindi gli attacchi sono diminuiti o cresciuti? sono volumetrici o richiedono meno traffico?

Tralasciando questi aspetti, che peraltro occupano una solo piccola parte del report, purtroppo non riserva sorprese l'andare a cercare il nostro paese nelle classifiche di penetrazione dei servizi broadband: l'Italia è 48ma al mondo per velocità media di connessione (5,8Mbps, col più basso indice di crescita annuo in tutta Europa) e 65ma per velocità massima (26,4Mbps). Siamo al 45mo posto globale per penetrazione delle connessioni ad almeno 4Mbps (disponibili al 65% della popolazione), e al 47mo per le connessioni ad almeno 10Mbps (6,6%, con un raddoppio rispetto all'anno scorso), in entrambi i casi ultimi in Europa (anche se la Grecia è scomparsa dalle statistiche Akamai). 41mo posto e ultimi in Europa anche per le connessioni superiori a 15Mbps, con un misero 2,5% di penetrazione; la Svizzera è al 33%, la Francia al 5,9 (che sembra poco ma è più del doppio che da noi), l'Austria al 16%.
Continua a non destare sorpresa nemmeno il panorama della connettività mobile: il report Akamai include alcuni dati forniti da Ericsson che assegnano al nostro paese una dignitosa velocità media di download mobile di 4,7Mbps, con un picco a 35,7, e una penetrazione del broadband mobile (>4Mbps) al 52%. Stante la disastrosa situazione della connettività fissa, l'accesso Internet via smartphone rimane sicuramente una grande opportunità di business nel nostro paese.