29 dic 2014

Rassegna link delle feste / 1

Complici le feste natalizie, ho dato una ripassata ai miei feed RSS, e mi sono segnato gli articoli che mi hanno più incuriosito.

Internet, tecnologia e security

Un'affascinante indagine nel blog di Facebook a proposito di un problema metastabile, che inizialmente pensavo essere tutt'altro ma che si è rivelata molto interessante. "The queries that go over a congested link will lose the race reliably, even if only by a few milliseconds. That loss makes them the most recently used when they are put back in the pool. The effect is that during a query burst we stack the deck against ourselves, putting all of the congested connections at the top of the deck."

Il Microsoft Garage è dove vengono sviluppate le nuove app.

Mi affascinano le persone opinionated: "The overeager adoption of big data is likely to result in catastrophes of analysis comparable to a national epidemic of collapsing bridges. Hardware designers creating chips based on the human brain are engaged in a faith-based undertaking likely to prove a fool’s errand." The Delusions Of Big Data: "for any particular database, I will find some combination of columns that will predict perfectly any outcome, just by chance alone. If I just look at all the people who have a heart attack and compare them to all the people that don’t have a heart attack, and I’m looking for combinations of the columns that predict heart attacks, I will find all kinds of spurious combinations of columns, because there are huge numbers of them." E altre parole sante su Singularity, P=NP, eccetera.

Ci sono interessanti discussioni ultimamente sull'incremento del traffico cifrato sul web (HTTPS) e sulle implicazioni di tale cifratura end-to-end. Se facciamo un passo indietro, però, c'è questa presentazione intitolata "Making sure crypto stays insecure" che, nonostante sia di non facile lettura visto che si tratta di nient'altro che le slide usate per la discussione, dice cose molto interessanti e disegna uno scenario inquietante. Giusto un esempio: "Fact: By 1996, a few years after the introduction of MD5, Preneel and Dobbertin were calling for MD5 to be scrapped. - We managed to keep MD5. How?"

Questo sondaggio sulla sicurezza del routing, che si chiuderà il 9/1/15, cerca di identificare "issues and problems with IRR-based filtering and RPKI from the operational community's point of view". Siccome considero RPKI una follia, attenderò con ansia i risultati.

L'articolo più terrificante che io abbia letto recentemente: "imagine being able to generate images indistinguishable from real objects and then being able to place those images seamlessly into the real world."

Lavoro

Questo post dal blog di Spotify dice parole sante circa le possibilità di carriera degli "ingegneri", intesi come impiegati a mansioni tecniche nel campo dell'informatica. Descrive perché la maggior parte dei "percorsi di carriera" (per chi è così fortunato da averne uno davanti a sé) falliscono, e cosa cerca invece la gente: 
"Compensation:  The ability to be rewarded for our efforts
Autonomy: The ability to exert control over our work
Mastery:  Developing a deeper understanding of our craft and continuously improve
Recognition: The recognition that we are adding value to the company."

Questo post proveniente da Primeloop parla di come sia stata "abolito" l'uso dell'email in tale azienda. Francamente mi sembra una misura draconiana che ha causato l'esplosione del numero di software e sistemi che gli impiegati dovranno utilizzare: ognuno di essi farà sicuramente il suo compito meglio dell'email, ma io penso che un sistema di email in-house fatto come si deve abbia dei pregi non trascurabili in quanto a semplicità e riservatezza. A questo proposito, l'articolo cita il software trello, che a quanto pare è un gestore di "to do list" con funzionalità aggiuntive: proprio ciò che mi servirebbe. Peccato che l'invito a "sign up" mi dissuada immediatamente: ormai i software sono stati sostituiti da servizi "cloud", e la cosa mi piace sempre meno, per ragioni di privacy e affidabilità. Vale sempre la pena di ricordare che quando la merce che state acquistando è gratis, vuol dire che la merce siete voi.


Varie

Il meraviglioso mondo delle visualizzazioni: dalle funi annodate dei peruviani del 2600 Avanti Cristo alle stampanti 3D.

Questo link fornisce in download gratuito la guida (in inglese) per un debunking di successo. Il debunking è quella cosa che quando incontri uno che parla delle scie chimiche non lo ammazzi a sprangate ma cerchi di spiegargli come stanno le cose veramente.

Questo emoji tracker promette di mostrare in tempo reale l'utilizzo degli emoji su Twitter, ma a me ha crashato Chrome, Sophos e l'accesso a Internet di OSX.


Io Chrome lo odio.

"The personal blog is an important, under-respected art form". Is it?

17 dic 2014

Solo perché si può

Oggi ho letto questo articolo che condivido in toto. Dice, riassumendo estremamente, che si stava meglio quando si stava peggio, cioè quando non c'era Internet e non si poteva, come oggi, ascoltare tonnellate di musica da ogni parte del mondo con un semplice click. Si stava meglio perché "l'industria discografica creava i dischi di successo e creava le star, perché era gente che ne capiva qualcosa", mentre oggi "Internet permette a chiunque con un computer, un kazoo e una chitarra scordata di inondare il mercato, non importa quanto orribile o semplicemente non pronta quella musica fosse".
Ovviamente, messa così, sembra la solita lamentela para-luddista, ma ovviamente stiamo facendo una semplificazione, ed è meglio leggersi tutto l'articolo.
Però tutti dovrebbero riflettere un pochino almeno sulla conclusione: "Non dissuaderei mai alcun musicista, per quanto in erba, dal fare musica. Ma lo scoraggerei fortemente la gran parte di essi dal pubblicare musica solo perché si può fare. Sembra uno schiaffo alla faccia di quelli realmente dotati di talento e meritevoli, tutto solo grazie a un tecnicismo chiamato Internet". Ecco, la morale mi sembra molto chiara e condivisibile, e andrebbe naturalmente applicata a tutto il materiale reso pubblico tramite Internet: solo perché si può, non vuol dire che si debba. Si può pubblicare il proprio romanzo, si può scrivere il proprio blog, si possono scattare le proprie foto, ma non è mica obbligatorio buttarle in faccia a tutto il mondo, pretendendo di finire nello stesso mazzo degli scrittori, dei giornalisti, dei fotografi.

Internet, e soprattutto i sedicenti social network, mi ricorda sempre l'assemblea di condominio: quel posto dove ogni cretino, siccome ha diritto di partecipare, si sente in dovere di esprimere la propria opinione su tutto lo scibile, che ne abbia titolo o meno.

10 dic 2014

Perché non leggo i quotidiani italiani

La ragione è semplice: perché chi ci scrive non sa l’italiano. Perché, tralasciando la deprimente pochezza dei contenuti, la forma è incomprensibile: punteggiatura usata a casaccio, errori e strafalcioni in abbondanza, apostrofi, “d” eufoniche e virgolette usati a sproposito, orrendi inglesismi, incapacità di utilizzare il registro opportuno a seconda dell’argomento trattato, abuso di espressioni della lingua parlata, abuso del burocratese, abuso di semplificazioni e tormentoni, nessuna attenzione alla presenza di ripetizioni e ridicole assonanze, e in generale una prosa involuta e ostica alla lettura.
Per queste ragioni, mi rivolgo quasi esclusivamente ai mass media di lingua inglese.
Oggi, salendo sull’aereo, ho preso La Repubblica e Il Sole 24 Ore, che ovviamente mi hanno dato esempi di quanto sopra in abbondanza. Il primo articolo di Repubblica, a pagina 2, inizia così: “Alfa e Omega. L’inizio e la fine. Qui, sotto il Partenone, è nata.” Chi? chi è nata?? Ora non pretendo di trovare le 5 W (who, what, where, when, why) nel primo paragrafo dell’articolo (anzi, cioè, lo pretenderei da un giornalista serio, ma lasciamo perdere…), però almeno il soggetto della frase, quallo sì, lo voglio! La situazione si chiarisce leggermente continuando la penosa lettura: “Assieme al pensiero occidentale e al concetto stesso di democrazia” -non ci siamo ancora, ma si sta avvicinando- “E qui l’Europa” -ah! eccola finalmente!- “rischia adesso di celebrare il suo funerale.” E ci risiamo: il “suo” funerale? “suo” di chi? chi è morto? Ah, sempre l’Europa, ecco chi!
Allora io adesso spero che il signor Ettore Livini, inviato di Repubblica ad Atene, capiti per caso su questo post, così da potersi fare un esame di coscienza e di sintassi. Signor Livini, mi consenta: “L’Europa è nata qui, sotto il Partenone, assieme al pensiero occidentale e al concetto stesso di democrazia. E qui ora rischia di veder celebrato il proprio funerale.” Perché tra l’altro, se uno è morto, il suo funerale lo celebrano gli altri, non lui stesso.
Passato il nervoso per la rocambolesca prosa del Signor Livini, ho scorso velocemente il pesantissimo quotidiano fino alla pagina con L’Amaca di Michele Serra (un’oasi di contenuti e forma impeccabili) e poi ho chiuso il giornale.
Col Sole sono saltato velocemente alla penultima pagina, dove, guarda caso, si piange il tracollo delle vendite dei quotidiani e degli introiti pubblicitari, ovviamente senza minimamente domandarsi la ragione di tale fenomeno. L’occhio non ha potuto fare a meno di posarsi disgraziatamente su alcuni periodi a caso nelle prime pagine; prima pagina: punteggiatura a casaccio: “La Grecia torna a far paura ai mercati, con la sua incertezza politica”. Perché? perché questa virgola? Pagina tre, il titolo: “Atene crolla dell’12,8%”. Dell’uno? dell’undici? dell’uno-due-virgola-otto? Anche qui non pretendo (si fa per dire) che il secondo quotidiano italiano per tiratura assuma dei correttori di bozze per rivedere i contenuti degli articoli (per non parlare dei fact-checker!), ma prima di andare in stampa almeno un’occhiata ai titoli bisogna darla! Senza contare che un obbrobrio come “dell’12,8%” te lo segnala come errore qualsiasi word processor.

Quindi, cari i miei quotidiani italiani che piangete sul crollo delle vendite, potete sicuramente continuare a insistere con la strategia adottata finora, cioè di trattare temi irrilevanti (“cos’ha detto ieri Renzi”, “chi ha ammazzato il povero bimbo xyz”) con testi sgrammaticati e cercando di infarcire sempre più il giornale di pubblicità più o meno mascherate. Oppure -ma è una folle idea di uno come me che evidentemente non ne capisce niente- per ottenere risultati opposti a quelli ottenuti finora potreste tentare la strategia opposta: poca pubblicità e argomenti rilevanti scritti in maniera chiara da professionisti preparati.