14 dic 2015

Qualche informazione sul DDoS

Ho recentemente letto un articolo che contiene diverse imprecisioni (e alcuni errori). Siccome l'autore dell'articolo si definisce "IT security specialist and hacker enthusiast", credo valga la pena di fare qualche puntualizzazione.

A partire dal titolo: "La nuova minaccia viene dall’attacco DrDoS". "DrDos" è un termine introdotto non più tardi del 2012, per etichettare la peraltro arcinota categoria di attacchi DDoS basati su reflection, e quindi fa sorridere che venga definito una "nuova" minaccia. Peraltro, il termine non ha riscosso molto successo. Inoltre, descrive solo parzialmente la tecnica maggiormente utilizzata per attacchi DDoS di grandi dimensioni, che si basano appunto su reflection e amplification. Il tema è notissimo e basta una semplice ricerca in rete per trovare descrizioni esaustive: in breve, io mando una richiesta di piccole dimensioni a pippo facendo finta di essere pluto, e pippo risponde con una risposta di grosse dimensioni a pluto che quindi si becca il DDoS. Esistono ovviamente variazioni sul tema.

"Si è passati dall’oramai vecchio DDoS al più che avanzato DrDoS (Distributed Reflection Denial of Service)." Anche la dicitura "più che avanzato" mi lascia perplesso. Ormai da anni i tool di reflection/amplification sono in mano agli "script kiddies" di tutto il mondo.

"Il DrDos si basa su uno dei protocolli che spesso ignoriamo per la sua scarsa affidabilità ma usato molto per la sua velocità nello specifico utilizzo, parliamo dell’ User Datagram Protocol." A parte l'uso disinvolto della punteggiatura, sorprende che un security specialist parli in questi termini di UDP. "Uno dei protocolli che spesso ignoriamo"?? di chi parla l'autore? Spero che non si includa tra quelli che "spesso ignorano" UDP! Brividi.

Gli scoop (e i maltrattamenti della punteggiatura) continuano: "Oggi esistono decine di protocolli UDP che possono essere utilizzati come amplificatori per un attacco DrDoS quelli più noti: DNS, NTP, SSDP, BitTorrent, RIPv1, mDNS, CharGEN, QOTD". "Oggi" esistono decine di protocolli UDP utilizzabili come amplificatori? L'amplification DNS è vecchia quanto il protocollo stesso. La menzione di "QOTD" mi ha regalato un sorriso. Stupisce che non vengano citati invece gli attacchi che sfruttano protocolli di gaming online.

"Secondo una ricerca di Akamai, azienda leader del mercato per la protezione contro attacchi DDoS, esisterebbero dei nuovi protocolli vulnerabili con cui è possibile effettuare un attacco DrDoS." Akamai non è leader del mercato anti-ddos. Nemmeno lontanamente. Akamai è un content provider (leader in quel mercato) che in virtù di tale business riceve moltissimo traffico (inclusi attacchi) ed è quindi in grado di pubblicare interessanti analisi statistiche a riguardo (il conosciuto report State of the Internet). Non è questo il luogo per esaminare le limitazioni in ambito di analisi anti-ddos del seppur ottimo report di Akamai; stupisce però che un security specialist prenda un simile abbaglio. In secondo luogo, l'esistenza di "nuovi" protocolli "vulnerabili" non è in dubbio: è risaputo che a causa della carente applicazione delle BCP anti-spoofing da parte degli ISP di tutto il mondo, tutti i protocolli basati su UDP possono essere utilizzati come canali di reflection; sono altresì note le capacità di amplification di molti di essi.

Sembra trasparire nell'articolo la sorpresa dell'autore nell'apprendere di fattori di amplificazione 10 o di attacchi di 100Gbps. Come sa chiunque si interessi minimamente al fenomeno DDoS, sia i fattori di amplificazione che le dimensioni raggiunte sono di gran lunga maggiori.

L'articolo riporta poi la notizia del recente attacco verso i root DNS server, sulla quale non mi dilungo nel commentare affermazioni bislacche come "Purtroppo contro 5 milioni di richieste dns al secondo generate da questo attacco flooding c’è stato poco da fare" e noto semplicemente come quanto riportato sia totalmente in contrasto con la versione ufficiale dei fatti, riportata qui: "The DNS root name server system functioned as designed, demonstrating overall robustness in the face of large-scale traffic floods observed at numerous DNS root name servers". Purtroppo il tono apocalittico dell'articolo fa sorgere il sospetto che l'autore non abbia ben presente il funzionamento dei 13 root server.

La conclusione dell'articolo denota purtroppo un'estrema superficialità o (speriamo di no!) la totale ignoranza dell'argomento trattato (oltre che della lingua italiana): "In conclusione, il DoS è la tecnica di attacco numero uno. E’ in grado di mettere offline network di aziende multinazionali. Può essere usata per minacciare chiedendo riscatti e non c’è firewall o nextGenFirewall che tenga, tutto dipende dalla potenza di fuoco di chi ti attacca. Nessuna patch ne errore umano, sfrutta la via di comunicazione di internet ed è una minaccia conosciuta da anni. E nessuno è ancora riuscito a contrastarla in modo efficente". Commento solo quest'ultimo punto: la minaccia è contrastata, in modo efficiente, da migliaia di ISP e aziende in tutto il mondo, ogni giorno, centinaia di volte al giorno. Sarebbe bello riuscire a prevenirla, ma questa è tutta un'altra storia.

04 dic 2015

I can't believe the news today

La sera del fatidico 13 Novembre scorso ero a letto a scorrere Twitter sul mio telefono e ho quindi seguito in quel modo le stragi di Parigi. Mi sono tornate in mente quasi subito le parole della canzone: "Non riesco a credere alle notizie di oggi, non riesco a chiudere gli occhi per farle scomparire".

Oggi questa cosa m'è tornata in mente ancora cinque minuti fa aprendo il giornale e trovandoci il necrologio di Sir Robert Ford, responsabile della strage del "bloody sunday" del 1972 a Londonderry.

Nella valanga di cose dette e scritte dopo Parigi, che ho cercato di evitare il più possibile, me ne sono appuntate giusto due: una è l'intervento di Renzo Piano, del quale non posso dire di essere un fan, ma che sottolinea come l'urbanistica sia una delle responsabili del degrado da cui nascono i fanatismi, una tesi su cui concordo al 200%; sarebbe ora di concentrarsi sul fatto che la rabbia, il fanatismo, l'ignoranza sono i frutti delle nostre azioni, delle azioni dei nostri politici, quando creiamo ghetti, quando creiamo degrado, quando creiamo disuguaglianze ed esclusione.

Per una serie di collegamenti molto tangenziali, m'è sembrato molto rilevante di questi tempi un editoriale che ho trovato su Internazionale riguardo la questione israelo-palestinese. Anche qui, a mio parere, sarebbe il caso prendere infine atto che la politica dello stato di Israele è parte del problema mediorientale, e come tale va trattata: cercando di correggerla e, dove necessario, osteggiarla. L'articolo l'ho fotografato, e cliccando si ingrandisce e si legge abbastanza bene.
Mi ha incuriosito anche la recensione di un libro dove si parla di esclusione, un altro tema molto importante su cui bisognerebbe concentrarsi, invece di lanciarsi come al solito in vaghe "guerre al terrorismo".



Per quanto ancora?

28 set 2015

Classici Padani

L'Atlante dei Classici Padani è una lettura terrificante. E non sto abusando dell'aggettivo. Un progetto serissimo mascherato da iniziativa goliardica (o viceversa, o nessuno dei due, o entrambi) ha dato vita a questo librone che esplora e mostra ciò che a più riprese viene definito come (ed è effettivamente difficile trovare termini più adatti) il disastro della pianura padana.
Si potrebbe definire l'Atlante una lettura illuminante, ma sarebbe impreciso, perché tutte le immagini mostrate nel libro sono già costantemente illuminate davanti ai nostri occhi: di giorno da un abbacinante sole che filtra attraverso un velo di alte nubi bianche, di notte da una distesa di lampioni perennemente accesi a rischiarare il vuoto. E' invece una lettura rivelatrice, perché svela questi oggetti alla nostra comprensione, obbligandoci a leggerne le impietose descrizioni.
Non si ride leggendo l'Atlante dei Classici Padani. Non si sogghigna nemmeno. E' una lettura tragica, costellata di esatte descrizioni del disagio, del disastro, del degrado che ci circondano.
La gran parte dei testi che accompagnano il repertorio fotografico geolocalizzato si "limita" a esaminare l'argomento trattato (le palme, i cartelloni pubblicitari, le rotonde, i capannoni, eccetera) con la precisione e la freddezza dell'anatomopatologo, svelando, appunto, tutta la loro sterile brutalità, sbattendoci in faccia la tassonomia dell'orrendo di cui continuiamo a circondarci, coniando, dove necessario, i nuovi termini necessari alla descrizione dell'incubo padano.
In alcuni rari casi, invece, alcune perversioni dell'Uomo della Piana devono essere esplicitate maggiormente, perché non sono esibite da un imprenditorino che orgogliosamente asfalta il proprio parcheggio ma sono state nascoste sotto uno strato di burocrazia e gestione del potere, che però vola via come un velo di polvere, basta soffiargli sopra: "La Macroregione Centrale, per dare coerenza urbanistica a future chiese, moschee o luoghi dedicati alla preghiera e alla religione in genere, ha di recente approvato una legge che prevede tra le altre cose, "la congruità architettonica e dimensionale con le caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo", un impianto di videosorveglianza che controlli gli ingressi e "uno spazio da destinare a parcheggio pubblico in misura non inferiore al 200 per cento della superficie lorda del pavimento dell'edificio da destinare a luogo di culto. [...]" Nella normativa, impugnata dal governo centrale perché ritenuta lesiva della libertà religiosa viste le forti limitazioni che prevede per i luoghi di culto, ci sono un paio di particolari rivelatori della psicologia del disastro. Uno di questi è la congruità architettonica: seguendo lo schema dei Classici Padani si dovrebbero prevedere oltre alla struttura almeno due rotonde, una palma, un traliccio, una serie di cartelloni pubblicitari di varie dimensioni, un centro commerciale sull'altro lato della strada, un capannone produttivo annesso alla chiesa o moschea per garantire la continuità del fatturato, una fontanella in cemento, una facciata di colore giallo malattia e un'altra sulle tonalità del rosa sedazione, una piscina vuota adagiata sul prato antistante, una statua neoclassica, un animale pietrificato a scelta, un compro oro affiancato da un centro massaggi, un locale per il pranzo di lavoro con pizza, bistecca e sushi, una bretella autostradale possibilmente sopraelevata, una cava di prestito da adibire nell'immediato a discarica di rifiuti speciali, una Torre Eiffel in scala 1:500 ed eventualmente un cantiere aperto da almeno cinque anni con proroghe continue alla scadenza dei lavori, attraverso cui dare vita a un nuovo insediamento residenziale con spazi da adibire a negozi e/o uffici."

Ecco, questi siamo noi. Ci guardiamo in faccia ogni volta che usciamo di casa, e ora possiamo specchiarci anche accomodati nella tranquillità delle nostre poltrone sfogliando l'Atlante dei Classici Padani, una lettura necessaria.

08 set 2015

La crisi dei migranti può portare benefici economici

Ho letto questo articolo che, pur in una visione molto utilitaristica ed esclusivamente finanziaria, dice cose che condivido e allora lo voglio persino tradurre (male, al volo) sperando che anche altri lo leggano.

"Le migrazioni incontrollate sono terrificanti e complicate. Sono anche simili a un vecchio test di finanza. In entrambi i casi, alti introiti attraggono i nuovi entranti che minacciano il tranquillo stato dei soggetti presenti sul mercato. Anche le possibili risposte sono simili: bloccare la concorrenza o trovare nuovi e migliori metodi per far guadagnare tutti.
Per i disperati che fuggono da paesi devastati dalla guerra come la Siria, la prosperosa Europa è un ovvio richiamo. Attira anche migranti economici alla ricerca di lavori migliori - persino a fronte dell'1,3% di crescita dell'Unione Europea e del 9,5% di tasso di disoccupazione. Nonostante i due movimenti siano differenti, è difficile distinguerli. Il primo ministro della Slovacchia, Robert Fico, sostiene che il 95% dei migranti è guidato da motivazioni economiche piuttosto che politiche.
Quando si parla di aziende, chiudere le frontiere è meno che ottimale.
Pensate alla difesa fatta dalla Francia alle proprie industrie di yogurt e video online dagli acquirenti stranieri, o alle facilitazioni fiscali date al proprio settore energetico, successivamente risultate illegali. E' meglio permettere agli investimenti di fluire liberamente, alle aziende di essere comprate e alle società in passivo di fallire, come capita più frequentemente in Germania e Gran Bretagna.
Elettori e politici hanno preoccupazioni più complesse degli investitori, come ad esempio proteggere l'identità culturale e il proprio spazio abitativo. Ma le loro opzioni sono simili: bloccare la concorrenza, o abituarsi ad essa.
La frontiera di filo spinato tra l'Ungheria e la Serbia, un esempio del primo approccio, difficilmente avrà successo. In Germania, la cancelliera Angela Merkel sembra avere un approccio migliore. Pur richiamando gli altri stati dell'Unione Europea a condividere il peso dell'immigrazione, ha chiesto ai propri cittadini diessere aperti e flessibili.
L'Europa può reagire. Nuovi miglioramenti economici possono essere creati ampliando il marcato unico nei servizi e nella finanza societaria. I paesi più piccoli con sistemi finanziari meno sviluppati -come la Slovacchia- ne beneficerebbero moltissimo. La crisi delle migrazioni può ancora generare divisioni economiche e pericolosi estremismi politici, ma se i leader riuscissero a guardare al di là degli incitamenti xenofobi, potrebbe anche agire come un incoraggiamento verso una produttività migliore ed economie più forti."



23 ago 2015

La lunga strada di sabbia

Quest'estate in vacanza ho letto questo libro basato sul reportage del 1959 di Pier Paolo Pasolini in giro per l'Italia estiva. E' una lettura affascinante, e tra i tanti passi memorabili, me ne voglio segnare qui giusto un paio.
"Corro solo in una notte immensa, sui monti tra Lentini e Siracusa. Di notte si è veramente, totalmente soli. Per più di quaranta chilometri non incontro una persona, una macchina, una luce accesa. Il vento caldo che mi investe è proprio quello dell'Africa: e le montagne intorno sono un solo bosco ininterrotto di piante meridionali".
"Più a Sud di così, è impossibile. Passo Noto, passo Avola. Giungo a Pachino, ch'è una cittadina piena di vita, di gente stupenda: ma non mi fermo, vado ancora più a Sud, arrivo a Capo Passero [...] E non mi fermo ancora: vado più giù, a Porto Palo [...] E non mi fermo ancora: arrivo al porticciolo di Porto Palo, dove la strada finisce contro un muretto lungo il mare [...] E non mi fermo ancora. Lì davanti c'è un isolotto, tutto sabbia e fichi d'india, con una torre barocca."
E non sorprende che un viaggio siciliano come questo richiami una scaletta musicale battiatesca.
"Il vento caldo dell'estate mi sta portando via"

"Ed era come un mal d'Africa"

"Vivere più a Sud per trovare la mia stella"

"Ostia, giugno

Il Grande Formicaio s'è mosso."

09 ago 2015

01 ago 2015

Libertà

Mi appunto questo articolo di Alessandro Portelli perché riassume molto bene la situazione che stiamo vivendo.
"[...]l’insopportabilità di un mondo in cui ric­chezza e risorse si ripar­ti­scono in misura sem­pre più ingiu­sta e disuguale.
Un tempo, di que­ste ingiu­sti­zie si occu­pava la sini­stra. Oggi, ci rac­con­tano, sono finite le ideo­lo­gie; ma la lotta di classe con­ti­nua, in forme inso­lite e dram­ma­ti­che. Da un lato, quella guerra di classe dei ric­chi con­tro i poveri [...].
Dall’altro, la più antica lotta dei poveri per avere anche loro quello che hanno i ric­chi: l’immigrazione di massa è infine (ed è sem­pre stata) pro­prio que­sto, l’arma estrema dei dan­nati della terra per un minimo di accesso ai beni della terra su cui viviamo tutti.
A dif­fe­renza delle forme di lotta e dei con­flitti sociali del secolo scorso, que­sta lotta non è mossa dal pro­getto di abbat­tere un sistema, ma dall’ansia di con­di­vi­derlo; non dall’ostilità ma dal desi­de­rio, dal sogno, se non dall’amore idealizzato."

16 lug 2015

Spera Jurij

il mondo si sgretola, rovina su di sè
scivola in basso, al piano, in città
coraggio, cittadine e cittadini
uno sforzo ancora
la democrazia: una connessione web, banda larga
i nativi digitali sono già tra noi
arriveranno gli ufo robot
portano pace, progresso, abbondanza
ogni giorno sarà festa: un'eterna vacanza!
nell'attesa, per non stare con le mani in mano,
abbiamo fatto della domenica un giorno qualsiasi
cittadine, cittadini
uno, nessuno, centomila, milioni
tutto è relativo
felicitazioni!

Giovanni Lindo Ferretti, introduzione a Spara Jurij.

12 lug 2015

L'urbanistica secondo me

Vivendo in una (macro)regione urbanisticamente devastata, mi trovo spesso a riflettere su come le farei io, queste città orrende in cui spesso siamo rinchiusi.
Ho quindi recentemente apportato un miglioramento alla mia teoria dell'urbanistica: come tutte le mie teorie draconiane, anch'essa si fonda su un singolo concetto portante, da quale discendono tutti gli effetti positivi dell'applicazione della teoria stessa. La prima versione della teoria si basava sul marciapiedi, mentre la nuova si spinge oltre e trova la chiave per un'urbanistica umana nell'albero. Dei begli alberi d'alto fusto. Le città dovrebbero essere costruite intorno agli alberi: se metti gli alberi in tutte le strade, sei obbligato a fare le strade più ampie, i marciapiedi più ampi, e i palazzi più lontani dal rumore della strada. La città è più fresca, i pedoni camminano meglio, le auto scorrono meglio, nei palazzi si sta meglio. Meno parchi, più viali alberati.
Poi uno ad esempio prende le nuove "riqualificazioni" di Milano e vede che si fanno "boschi verticali" (dicitura truffaldina, a mio parere - ci vorrebbe un ufficio legale di Madre Natura che facesse causa a questi impostori: i boschi sono orizzontali; se sono verticali si chiamano "palazzi"), campi di grano, ameni laghetti, belle aiuoline, ma alberi, niente. E infatti si crepa dal caldo e sembra di essere in un livello di Doom.

09 lug 2015

La pelle nera

"Chiunque ascolti il tema di Shaft di Isaac Hayes vuole essere un nero - almeno per qualche minuto".

Kareem Abdul-Jabbar su Time riguardo questa vicenda.



28 giu 2015

Il motociclista

Il motociclista tiene accesa la moto più che può. Quando la tira fuori dal garage, per prima cosa la accende, poi inizia a prepararsi: si mette il giubbotto, il casco, controlla i bauletti, controlla la porta del garage, ed esce. Poi ricontrolla tutto. Bruum brum bruuum. E poi va.
Quando torna, al contrario: moto accesa fuori dal garage, controlla la porta, brum, controlla le chiavi, brum, apre, bruum bruum, entra facendo trenta manovre, un po' perché non deve sfrisare il BMW, un po' perché è bello sentire il brum brum.
Quando incontra qualcuno per strada, si ferma a chiacchierare, brum bruuuum brum, in sella, casco in testa e motore acceso, e periodicamente una bella sgasata: bruuummm. Quando spegne, dà una bella sgasata: bruuum, perché bisogna pulire i tubi o non so cosa. E poi si parla della moto, si guarda la moto, si commenta la moto. Il casco si tiene in testa. "Cià, vado", fammi accendere il motore e salutiamoci. Bruum brum bruuuum bru bru bru bruuum.

26 giu 2015

Verità

Sul numero 1103 di Internazionale, ho trovato un paio di passaggi illuminanti, che mi voglio appuntare.
"L'islamofobia è diventata, nei paesi industrializzati, la principale forma accettabile di fanatismo" dice l'articolo di Jeff Sparrow dal giornale australiano Sparrow.
Il critico letterario Terry Eagleton lamenta il declino delle università inglesi, specialmente per quanto riguarda le facoltà umanistiche, utilizzando una prosa sopraffina: "Dopo aver a lungo disprezzato la scrittura creativa come un volgare passatempo americano, i dipartimenti di inglese ora sono alla disperata ricerca di romanzieri minori e poeti falliti per attirare orde scribacchianti di potenziali Pynchon, arraffando le loro rette nella totale e cinica consapevolezza che le possibilità che un editore londinese accetti di pubblicare un primo romanzo o una prima raccolta di poesie sono probabilmente inferiori a quelle di svegliarsi scoprendo di esserr stati trasformati in un gigantesco scarafaggio".



05 giu 2015

Vaccini

Ogni tanto si ritorna a parlare di vaccini, nel senso che si torna a dare ascolto a qualche truffatore e/o disinformato che sostiene che i vaccini fanno male e i bambini non vadano vaccinati. E' una di quelle discussioni del cavolo che cent'anni fa sarebbero rimaste relegate ai tavoli delle osterie o tra le panche delle chiese mentre invece oggi, grazie a Internet e a mass media sempre più demenziali, acquisiscono visibilità e dignità.
Tempo fa lessi una lettera di una mamma che scriveva a una rivista (tra l'altro, notare che sono le mamme ad avere l'esclusiva dell'isteria anti-vaccini; ma questo sarebbe tutto un altro discorso) sostenendo pressapoco questa tesi: "la salute è la cosa più importante che c'è, e i vaccini influiscono sulla nostra salute, quindi vaccinarsi o meno è una decisione molto importante, e io prendo le decisioni importanti solo su argomenti su cui mi sono informata approfonditamente".
La cosa che mi deprime è che argomentazioni del genere, solo apparentemente logiche, vengono usate dagli anti-vaccinisti che si fanno belli di aver letto un articolo sul sito cerchinelgrano.com dove si sostiene il potere curativo dell'acqua, si denuncia il complotto di big pharma e si citano sedicenti ricerche di sedicenti studiosi che in realtà sono state smascherate come truffe da anni.
Quello che non funziona in questi ragionamenti lo vediamo chiaramente se cerchiamo di applicarli ad altri ambiti. Prendiamo le auto per esempio: guidare l'auto è molto importante, ed è anche molto pericoloso, giusto? io mi chiedo se queste mamme si "informano approfonditamente" sul funzionamento del motore, sull'effettiva efficacia di questo o quel meccanismo di sicurezza, sui materiali usati, eccetera eccetera. O ancora, l'elettricità: l'elettricità è molto pericolosa, ed è molto importante; queste mamme si informano approfonditamente sui principi della fisica, sulle norme di sicurezza degli impianti elettrici, sulla qualità dei materiali usati, su come funzionano le loro lampadine e i loro elettrodomestici? sono tutte esperte elettrotecniche tanto quanto sono esperte di medicina?
E potremmo continuare.

Il pensiero critico è una cosa buona e giusta. Ma il fatto che qualunque cretino/a si senta in diritto di mettere in dubbio decenni di ricerca scientifica è tutto un altro discorso.

31 mag 2015

Non comprate questo disco

Secondo me, le recensioni musicali dovrebbero avere due caratteristiche: la prima, di farmi capire chiaramente se è il caso di spendere dei soldi per acquistare il disco; la seconda, di usare un lessico che il recensore sarebbe pronto a usare anche di persona col soggetto recensito (facile stroncare un disco senza temere di prendersi un pugno sul naso).
La recensione seguente, che ho trovato su Blow Up, raggiunge egregiamente il primo obbiettivo.


Lo sanno tutti

Ultimamente ho letto un paio di notizie che mi sembra forniscano il chiaro metro in fatto di moralità della società in cui viviamo noi cittadini "occidentali": la prima è che cinque grandi banche, Citigroup, JPMorgan Chase, Barclays, Royal Bank of Scotland e UBS sono state condannate a pagare una multa di cinque miliardi di dollari per aver manipolato i tassi di cambi di diverse valute, oltre al tasso d'interesse Libor. Oltre all'evidente, clamorosa entità della truffa, mi colpiscono a) il fatto che il management di tali banche probabilmente "considererà la multa semplicemente alla stregua di un altro dei costi necessari per fare affari a Wall Street", e che b) la multa sia stata comminata dal Governo degli USA, visti spesso come la sorgente del turbocapitalismo liberista senza barriere che ha invaso il mondo, ma che allo stesso tempo sono tra i pochissimi governi rimasti a saper alzare la voce di fronte alle megacorporation.
Anche la seconda notizia nasce negli USA: alcuni tra i più alti funzionari della FIFA sono stati arrestati sotto varie accuse di corruzione.
La quasi comtemporaneità delle due vicende sottolinea bene come ormai sia il panem che i circenses siano in mano a un'associazione criminale che si considera al di sopra delle leggi e ha come unico scopo il proprio arricchimento personale.
E, insomma, queste notizie mi hanno fatto ricordare le parole di questa canzone di Leonard Cohen:
"Tutti sanno che i dadi sono truccati
tutti continuano a giocare incrociando le dita;
Lo sanno tutti che la guerra è finita
lo sanno tutti che i buoni hanno perso;
Tutti sanno che l'incontro era combinato
il povero resta povero, il ricco si arricchisce
funziona così
lo sanno tutti.
Lo sanno tutti che la nave fa acqua
tutti sanno che il capitano ha mentito."



22 mag 2015

Benvenuti nel mondo senza lavoro

Si parla di tecnologia, di automatizzazione del lavoro, di disoccupazione, di sottoccupazione, e si dicono (o si sottintendono) molte cose su cui sono completamente d'accordo.
Stiamo vivendo decenni di grandi trasformazioni nel campo del lavoro: il mondo occidentale ha ottimizzato e automatizzato l'agricoltura e l'industria, facendo crollare la percentuale di persone impiegate in quei settori; ha creato nuovi lavori basati sempre di più sulla tecnologia nei quali gli imprenditori cercano, ancora, di ridurre i costi per aumentare i guadagni, e sappiamo bene come i salari siano una parte molto "pesante" di tali costi. Io vedo uffici di aziende di servizi dove sempre più persone si lamentano di non stare facendo un "lavoro vero", dove oggettivamente c'è ben poco da fare durante il giorno, oppure dove ci si affaccenda in compiti apparentemente time-consuming solo per mascherare l'effettiva inefficienza dell'organizzazione del lavoro stesso.
Il problema che vedo, in estrema sintesi, è che i vantaggi portati dall'automatizzazione e dal progresso tecnologico in generale sono finiti in tasca solo parzialmente alla classe lavoratrice, mentre ne hanno beneficiato molto di più i proprietari delle aziende, in proporzione esponenziale rispetto alla dimensione delle aziende stesse, fino a creare un "mondo a parte" di oligarchi a capo delle corporation globali che tirano i fili dell'economia mondiale.
Il progresso tecnologico e il continuo sfruttamento intensivo delle risorse naturali (manodopera compresa, nei paesi cosiddetti emergenti e del Terzo Mondo) ha mantenuto alti i guadagni dei capitalisti ma non ha beneficiato nella stessa proporzione i lavoratori, che non hanno visto crescere i loro stipendi e il loro tempo libero (in una parola, la "qualità della vita") nella stessa misura in cui sono cresciuti quei guadagni. E' innegabile che i cittadini del mondo occidentale siano di gran lunga più "benestanti" di 50 o 60 anni fa, ma a ben vedere dovrebbe risultarci chiaro che avremmo meritato molto di più, e che la tecnologia oggi disponibile migliora le nostre vite in modo ancora marginale: ok vado al lavoro in una bella auto comoda e con l'air bag invece che con la vecchia utilitaria di mio padre, ma perdo pur sempre due ore al giorno imbottigliato nel traffico, tanto per fare un esempio.

E allora mi consolo leggendo e vedendo che anche altri la pensano più o meno così.
"The disappearance of jobs has not ushered in a new age of leisure, as social theorists predicted uneasily in the 1950s. [...]
Come to find out, there’s still plenty of work to do, even if no one is willing to pay for it. [...] We take it for granted that we’ll have to pump our own gas and bus our own dishes at Panera Bread. Booking travel reservations is now a D.I.Y. task; the travel agents have disappeared. As corporations cut their workforces, managers have to take on the work of support staff (remember secretaries?), and customers can expect to spend many hours of their lives working their way through menus and recorded advertisements in search of “customer service.” At the same time, our underfunded and understaffed schools seem to demand ever more parental participation. Ambitious parents are often expected not only to drive their children to and from school, but to spend hours carrying out science projects and poring over fifth-grade math — although, as Lambert points out, parental involvement in homework has not been shown to improve children’s grades or test scores. [...]
Lambert, [...] explores all the ways corporations and new technologies fiendishly generate new tasks for us — each of them seemingly insignificant but amounting to many hours of annoyance. Examples include deleting spam from our inboxes, installing software upgrades, creating passwords for every website we seek to enter, and periodically updating those passwords. If nothing else, he gives new meaning to the word “distraction” as an explanation for civic inaction. As the seas rise and the air condenses into toxic smog, many of us will be bent over our laptops, filling out forms and attempting to wade through the “terms and conditions.”
Lambert falls short of calling for the shadow workers of the world to go out on strike. But that’s what it might take to give us the time and the mental bandwidth to confront the dystopian possibilities being unleashed by technology. If middle-class jobs keep disappearing as wealth piles up at the top, Martin Ford predicts, economic mobility will “become nonexistent”: “The plutocracy would shut itself away in gated communities or in elite cities, perhaps guarded by autonomous military robots and drones.” [...]
In “Rise of the Robots,” Ford argues that a society based on luxury consumption by a tiny elite is not economically viable. More to the point, it is not biologically viable. Humans, unlike robots, need food, health care and the sense of usefulness often supplied by jobs or other forms of work. His solution is blindingly obvious: As both conservatives and liberals have proposed over the years, we need to institute a guaranteed annual minimum income, which he suggests should be set at $10,000 a year. This is probably not enough, and of course no amount of money can compensate for the loss of meaningful engagement. But as a first step toward a solution [...]".

17 mag 2015

Appunti

Nell'era digitale, io faccio le foto ai giornali per appuntarmi le cose.

"Dove non c'è giustizia, non può esserci la pace", Papa Francesco I. "Tutto gira intorno al denaro, il sistema eco­no­mico gira intorno al denaro e non intorno alla per­sona, all’uomo, alla donna» e «si fa la guerra per difen­dere il denaro".


Dall'intervista ad Harold Bloom su Time: "gli scrittori sono, per prima cosa, lettori. [...] o sono forti lettori o non possono diventare veri scrittori. [...] i siti che forniscono recensioni da parte dei comuni lettori non hanno un buon effetto sul cervello. Non ingrandiscono la mente e non la rendono più acuta e autonoma."


"Con ogni probabilità la nostra democrazia parlamentare verrà abolita canticchiando Bella ciao". Da il manifesto, 25/4/2015.


10 mag 2015

"Lavorare meno, lavorare tutti"

Mi voglio appuntare questo articolo pubblicato sul New York Times, perché dice cose sacrosante.
"Some people fully embraced this culture and put in the long hours, and they tended to be top performers. Others openly pushed back against it, insisting upon lighter and more flexible work hours, or less travel; they were punished in their performance reviews.
The third group is most interesting. Some 31 percent of the men and 11 percent of the women [...] managed to achieve the benefits of a more moderate work schedule without explicitly asking for it.
[...] What is fascinating about the firm Ms. Reid studied is that these people, who in her terminology were “passing” as workaholics, received performance reviews that were as strong as their hyper-ambitious colleagues. For people who were good at faking it, there was no real damage done by their lighter workloads.
[...] maybe the real problem isn’t men faking greater devotion to their jobs. Maybe it’s that too many companies reward the wrong things, favoring the illusion of extraordinary effort over actual productivity."

"Quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia"

Riassunto delle puntate precedenti: nel 2008 andiamo a votare con una legge elettorale firmata dal famoso statista Roberto Calderoli, esponente di spicco della Lega Nord Per L'Indipendenza Della Padania. Già il fatto che la legge elettorale venga scritta da uno che vuole la secessione di una non ben definita regione dal resto della nazione dovrebbe dirla lunga, ma per i più distratti ci pensa lo stesso estensore a definirla "una porcata". Ovviamente nessuno fa una piega. Vince Berlusconi; spariscono dal Parlamento i partiti di sinistra, dilapidando la fiducia di milioni di persone che sprezzanti del pericolo si erano intestardite per decenni a votare comunista. Il Berlusconi si affaccenda alquanto nel portare il paese alla bancarotta e al ridicolo internazionale, fino a quando viene rimosso dal Presidente della Repubblica Napolitano e sostituito con Mario Monti, per salvare la situazione e andare a elezioni appena possibile. Gli appelli per la modifica della legge-porcata si sprecano, ma ovviamente nessuno fa nulla. Si va a votare con la stessa legge nel 2013 e vince il sedicente centro-sinistra. Presidente del Consiglio è Enrico Letta. Berlusconi viene condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale. Continuano gli appelli per riformare la legge elettorale, ma nessuno fa nulla. All'inizio del 2014, varie parti della legge elettorale vengono dichiarate incostituzionali. A questo punto la decenza vorrebbe che le migliori menti del paese si riunissero, scrivessero una legge elettorale non dico buona ma almeno costituzionale, e si andasse a votare a spron battuto. Invece, il partito di maggioranza sfiducia il suo stesso Presidente del Consiglio e lo sostituisce con Matteo Renzi.

Il Renzi quindi decide di cambiare la legge elettorale. Decenza e onestà vorrebbero che, essendo il Parlamento stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale, si cercassero le più larghe intese al fine di preparare un meccanismo elettorale giusto, ben fatto, e in grado di durare a lungo. Invece il Renzi fondamentalmente dice: la legge elettorale la decido io, e se non vi sta bene potete anche votarmi contro, e anzi già che ci siamo la approviamo anche col voto di fiducia, così ve la prendete voi la responsabilità di far cadere il governo e a) andare a votare di nuovo con la stessa legge-porcata, con esiti imprevedibili, oppure b) costringere nuovamente il Presidente della Repubblica a qualche ardita giravolta per far saltar fuori un governo decente, anche qui con esiti imprevedibili. Un ricatto. Ah, la legge elettorale la approviamo solo per la Camera, tanto poi il Senato lo aggiustiamo dopo con calma, pazienza se nel frattempo abbiamo una scarpa e una ciabatta. Si vota e la legge elettorale passa con una maggioranza risicata, aggiungendo la beffa al danno, visto che senza la legge-porcata appena pensionata tale maggioranza non sarebbe nemmeno esistita. Insomma, una presa per il culo.

Ora, tralasciando il fatto che la nuova legge elettorale appare, nella migliore delle ipotesi, un coacervo inestricabile di sbarramenti, premi, liste e collegi disegnati per garantire, al prossimo giro, il risultato desiderato dal Governo in carica, rimane una vicenda che a me tutto pare meno che "democratica".

A questo riguardo, mi voglio appuntare un editoriale del Manifesto che a mio parere ben descrive la situazione. "Nel 2016 Renzi e la «grande stampa» daranno in pasto all’opinione pub­blica un pre­te­sto per andare al voto[...]. Il par­tito per­so­nale del pre­mier andrà al bal­lot­tag­gio e vin­cerà. [...] Renzi coman­derà per un’intera legi­sla­tura, padrone incon­tra­stato di un par­la­mento ridotto a un guscio vuoto. E riscri­verà la Costi­tu­zione, anche per evi­tare che la Con­sulta can­celli [la] legge elet­to­rale [...]. Gli sto­rici di domani rico­strui­ranno age­vol­mente un incubo lineare. Un gio­vane spre­giu­di­cato uomo poli­tico s’impadronisce prima del par­tito di mag­gio­ranza rela­tiva, poi del governo. Nel giro di un anno e mezzo, pro­tetto da un pre­si­dente di stretta osser­vanza atlan­tica, estorce a un par­la­mento dele­git­ti­mato alcune leggi spe­ciali, dette «riforme», che, da una parte, gli val­gono l’appoggio incon­di­zio­nato delle éli­tes finan­zia­rie, impren­di­to­riali e buro­cra­ti­che; dall’altra, gli con­se­gnano pieni poteri. In tutto questo, l’opinione pub­blica è intos­si­cata da una pro­pa­ganda asfis­siante che, dopo aver costruito il mito del nuovo uomo prov­vi­den­ziale, ne avalla siste­ma­ti­ca­mente bufale e manovre populistiche. [...] Ma di que­sto scon­cio non vale più la pena di par­lare [...]. La sedi­cente sini­stra del Pd ha com­piuto, in pochi mesi, un’impresa che ha del por­ten­toso. [...] ha estir­pato ogni sco­ria cri­tica dal par­tito sorto dalle ceneri del Pci-Pds-Ds. Così coro­nando l’espianto radi­cale della sini­stra dal qua­dro della rap­pre­sen­tanza poli­tica: un pro­cesso già pros­simo al tra­guardo anche gra­zie alla scia­gu­rata gestione, dal 1998 a que­sta parte, di un non tra­scu­ra­bile patri­mo­nio di con­sensi da parte dei gruppi diri­genti di Rifon­da­zione e dei Comu­ni­sti Italiani."

27 apr 2015

Semplice spiegazione di RSA

Ho ritrovato un vecchio appunto che m'ero segnato, così a occhio, 18 anni fa. E' un esempio di come funziona la cifratura a chiave pubblica RSA.
Copio-incollo tale e quale.

L'algoritmo RSA
(spiegazione ed esempio tratti dal libro "Network and internetwork security, principles and practice", William Stalligs)

In questo algoritmo, dato un messaggio M, il testo cifrato C e' nella forma:

C = M^e mod n
e il messaggio M viene ottenuto da C nel seguente modo:
M = C^d mod n, quindi M = (M^e)^d mod n = M^(ed) mod n
dove la chiave privata e' quindi (e,n) e quella pubblica e' (d,n).
I numeri d ed e sono ottenuti col seguente procedimento:
il mittente sceglie 2 numeri primi, p e q
il numero n, detto "modulo pubblico", viene calcolato = pq
il mittente calcola il numero e tale che mcd(fi(n),e) = 1 con 1 < e < fi(n)
viene calcolato il numero d '= e^(-1) mod(fi(n)); ovvero ed '= 1 mod(fi(n))

(indichiamo qui con '= il simbolo algebrico dell'"uguale con tre righette", per indicare con ed '= 1 mod (fi(n)) che e*d e' nella forma k * fi(n) + 1)


ESEMPIO del procedimento:

Prendiamo due numeri primi, ad es., p=7 e q=17
Calcoliamo n = pq = 7*17 = 119
Calcoliamo fi(n) che, per una proprieta' matematica della funzione fi, e' uguale a (p-1)*(q-1); fi(119) = 6 * 16 = 96
Scegliamo e in modo che sia relativamente primo a fi(n) e minore di esso: in questo caso prendiamo e = 5
Calcoliamo d tale che de '= 1 mod 96 (ovvero d*e e' uguale a un multiplo di 96  piu' 1) e d < 96; d=77, in quanto 77*5 = 385 che e' uguale a quattro volte 96 piu' 1.
La chiave pubblica e' quindi (5,119) e quella privata e' (77,119).
Dato il messaggio in chiaro con vaore, ad es., 19, il testo cifrato sara' C = 19^5 mod 119 = 66.
Il testo cifrato viene decifrato cosi': M = 66^77 mod 119 = 19

Quindi, piu' grandi sono i numeri primi scelti, maggiore e' la sicurezza.



NOTE:

i) ^ e' l'operatore di elevamento a potenza: 3^2=9
ii) mcd(arg1,arg2) = massimo comun denominatore
iii) mod = resto della divisione intera: 5 mod 2 = 1
iv) fi(arg) = il numero di interi positivi minori di n e relativamente primi a n
v) "relativamente primo" = due numeri interi sono relativamente primi tra loro se non hanno fattori primi in comune (a parte il numero 1), cioe', n e m sono relativamente primi tra loro se mcd(m,n)=1; es.: 8 e 15, 8 si scompone in 2*4 e 15 in 3*5
vi) dato un numero primo p, allora fi(p) = p-1; (ovvero tutti i numeri minori di un numero primo sono relativamente primi ad esso)

vii) dati due numeri primi p1 e p2 e il loro prodotto n, vale la seguente relazione: fi(n) = fi(p1*p2) = fi(p1) * fi(p2) = (p1 - 1)*(p2 -1); (omettiamo la dimostrazione)

12 apr 2015

Pianta in bottiglia

Dopo aver visto le foto di un signore che ha messo una pianta in una damigiana e l'ha bagnata l'ultima volta negli anni '70, l'anno scorso ho deciso di farlo anch'io.
Questa è la piantina a Maggio 2014:

E questa è oggi:

06 apr 2015

Proteggere gli imprenditori incapaci

Mi voglio appuntare questo breve articolo, perché dice cose interessanti a proposito del declino dell'economia italiana, come "E’ del tutto evidente che la detassazione (come la maggiore flessibilità del lavoro) può essere semmai una condizione permissiva per generare incrementi di investimenti, ma non è una condizione sufficiente, dal momento che se le aspettative sono pessimistiche gli investimenti non vengono effettuati e il solo effetto che può verificarsi è un aumento dei profitti netti."
C'è anche una citazione di Keynes che ormai quasi cent'anni fa scriveva: “se si paga meglio una persona si rende il suo datore di lavoro più efficiente, forzandolo a scartare metodi e impianti obsoleti, affrettando la fuoriuscita dall’industria degli imprenditori meno efficienti, elevando così lo standard generale”.

21 mar 2015

Rassegna link

Lo sapete, vero, che l'Apple Watch sarà un flop? Ovviamente, nessun prodotto Apple è un flop, per definizione, perché "Current estimates say Apple is building 5 million or so Apple Watches for launch. Every news station in America will rush to capture the lines forming around the block at the Apple Store. We live in the Apple era. By real demand or smart PR, the first run will surely sell out."

Viaggio in un universo parallelo: Shenzhen. "The market was several large city blocks full of 5-10 story buildings with stalls packed into each floor. Each building had a theme or themes ranging from LEDs to cellphone hacking and repair. I realize it's cliché to say this, but it REALLY felt like blade runner".

Il profilattico per USB. In effetti, l'idea di usare postazioni di carica USB per rubare dati personali è proprio interessante!

Cifrare tutto TCP. Ai posteri la sentenza se si tratti di follia o no. Un barlume di sensatezza appare nel fatto che "Tcpcrypt abstracts away authentication, allowing any mechanism to be used". Aver accoppiato autenticazione e cifratura ha finora causato danni immani, e sono felice che ci sia qualcuno che ha intenzione di separare le due cose.

Le promesse non mantenute del web (e, aggiungerei io, dello sviluppo software). Ci avevano raccontato una storia a base di interoperabilità e multipiattaforma, e invece... "If there’s something that you need on your mobile device your first step usually is to look for an app, not use your browser. But native app development remains a pain in the butt, with the requirement to have to support 2 or 3 completely separate platforms." E un parere che condivido in pieno: "So now we’re finding ourselves back in an era of installed app, rather than Web based and managed apps. Only it’s even worse today than with Desktop applications, in that the apps are going through a gatekeeper that charges a toll and censors what you can and can’t do in your apps. Frankly it’s a mystery to me why anybody would buy into this model and why it’s lasted this long when we’ve already been through this process. It’s crazy…"

Pane al pane

Questa me la voglio segnare, anche se io non avrei usato un lessico così esplicito: "La musica indipendente italiana è un covo di sfigati che si prendono troppo sul serio, un tripudio di dischi scopiazzati l'uno dall'altro che differiscono solo per la gamma di paroloni usati nei comunicati stampa: prima di premere Play sembra di dover ascoltare il nuovo disco di Carmelo Bene o di Pasolini e invece ci troviamo di fronte ai soliti cloni dei Verdena."

14 mar 2015

Attenzione, il tuo abbonamento è in scadenza!

Mi è arrivata la mail con la quale il manifesto mi chiede di rinnovare l'abbonamento. Non rinnoverò l'abbonamento cartaceo, per vari motivi, i principali dei quali sono che 1) il quotidiano mi arriva in una busta di plastica, e non mi va di buttare plastica nell'immondizia tutti i giorni; 2) c'è troppa cronaca politica (che come sappiamo, in Italia, è la cronaca del nulla) e troppo poche notizie; 3) mi causa troppo dolore leggere la prosa sconclusionata degli articoli di cronaca e politica, zeppi di frasi involute, errori di grammatica e refusi. Se invece di rinnovare l'abbonamento, potessi pagare lo stipendio a un correttore di bozze al manifesto, lo farei.
Farò comunque l'abbonamento alla versione digitale, perché 1) il manifesto ha l'app e il sito di gran lunga migliori di tutti i quotidiani italiani; 2) i suddetti quotidiani italiani sono anch'essi pieni zeppi di castronerie, prosa zoppicante, refusi ed errori, tutti, nessuno escluso; 3) il manifesto ha delle validissime pagine culturali ed economiche; 4) il manifesto fa spesso delle prime pagine argute o spiritose e conia slogan originali e provocanti; 5) il manifesto è una delle pochissime voci fuori dal deprimente coro dei mass media italiani: quotidiani che non sono altro che pesanti malloppi di carta pieni di cronaca nera, pubblicità, servilismo e scritti da parrucconi ancorati a schemi mentali che è un complimento definire conservatori.
Il mio problema è quello di essere abbonato anche al New York Times, e avere ogni giorno (beh, insomma, diciamo "periodicamente, secondo i capricci di Poste Italiane") sott'occhio un giornale dai contenuti e dalla forma anni luce migliore di quanto possiamo trovare in edicola in italiano. Pur essendo un giornale americano, il NYT risulta molto più progressista dei nostri quotidiani mainstream, Corriere, Stampa e persino Repubblica. Pur non esente da pecche (ogni tanto qualche "marchetta" sulla presentazione dell'ultimo gadget Apple ci scappa), il NYT mantiene un livello di accuratezza, chiarezza, rilevanza e varietà dei temi trattati semplicemente inimmaginabile nelle redazioni di casa nostra.
Ovviamente non possiamo certo sognare un miglioramento della situazione in una nazione dove le vendite dei suddetti pessimi quotidiani sono in caduta da anni (uniche eccezioni, guarda un po', manifesto e Avvenire) e chi legge legge porcherie come la free press o spende ore assorto sulla Gazzetta dello Sport, dove la maggioranza della popolazione non riesce a comprendere un semplice grafico o tabella, per non parlare di frasi più complicate di "accoltella la moglie: arrestato", dove chi scrive sui giornali ignora le regole basilari di una buona scrittura  ("mettere il soggetto all'inizio della frase" e cose del genere, lasciamo stare le cinque W) e, solitamente, è costretto a orrende acrobazie verbali perché, in realtà, non ha nulla da dire, una nazione dove c'è gente convinta che il Corriere della Sera sia un giornale "di sinistra" (e mi fa male il cuore solo a scriverlo).

Tutte le ragioni descritte qui sopra sono quelle che mi convincono a dare ancora una volta dei soldi al manifesto, perché è un giornale necessario, perché è un giornale che non è servo di nessuno se non di sè stesso, perché spero che abbiano successo e assumano un correttore di bozze.

13 mar 2015

Italiano e aritmetica

Questo messaggio sul sito di Trenitalia fa due vittime eccellenti in un colpo solo.

Credo che "hai" stia per "ti mancano", anche se non so spiegarmi i decimali.
Stendiamo un velo pietoso sulla mia trasformazione in cartafreccia.

08 mar 2015

Italy in a nutshell

Qualche giorno fa la Direzione Generale per la Motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (maiuscole a gogò come da intestazione) mi ha inviato una lettera per rendermi edotto del Punteggio Attuale relativo alla Mia patente.
Al termine della lettera c'è un paragrafo che riassume l'essenza del nostro paese, e lo riporto verbatim qui prima di cestinare l'inutile comunicazione: "La presente costituisce mera comunicazione della variazione del punteggio relativo alla Sua patente. Ogni eventuale rettifica compete unicamente all'Organo di polizia che ha redatto il verbale. Pertanto qualora Lei ritenga la decurtazione dei punti non dovuta, ad es. per pendenza di ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace avverso il verbale di contestazione, potrà rivolgersi direttamente all'Organo (Polizia stradale, Carabinieri, Polizia Municipale, ecc.) che ha redatto il verbale stesso e/o al competente Giudice di Pace. La informiamo, inoltre, che può consultare i Suoi dati chiamando il numero 848782782, al costo di una telefonata urbana, oppure visitando il sito internet www.ilportaledellautomobilista.it."
Sì, era tutto in grassetto.
Sì, siamo una nazione in cui apparentemente è necessario mandare comunicazioni di questo tenore.
Sì, le maiuscole a caso erano proprio quelle lì.
Sì, l'Organo.
La punteggiatura è quella originale, ma alcuni spazi li ho messi a posto io, perché... non ce la facevo a vederli così.

Rassegna stampa

Ieri ho letto tre articoli che mi voglio appuntare.

Questo articolo riporta la storia di una ragazza che non è stata assunta in un negozio di Abercrombie&Finch perché porta il velo. La prima sentenza le ha dato ragione, una seconda ha ribaltato il verdetto, fondamentalmente stabilendo che siccome lei non ha fatto presente ad A&F che porta il velo per ragioni religiose, la società aveva diritto a non assumerla in quanto non seguiva il "dress code" imposto nei negozi. Il sistema americano mi pare assurdo: esso non tutela i cittadini contro le discriminazioni (A&F non ti fornisce una divisa ma ti obbliga a vestirti in un certo modo), ma li tutela (almeno a parole) contro le discriminazioni a carattere religioso.
A me questo sistema pare, oltre che assurdo, soprattutto ipocrita: chi decide cos'è un abbigliamento religioso e cosa semplicemente un "fashion statement"? Se io dichiaro che la mia religione mi prescrive di indossare la maschera di Gene Simmons dei Kiss, ho diritto alle tutele riservate ai fedeli religiosi? A me questo pare un esempio lampante del contrasto tra le prescrizioni delle religioni "tradizionali" e quelle della religione più importante di tutte: il consumismo. La realtà è che il nostro stile di vita occidentale ci prescrive dei codici di abbigliamento (e non solo: peso, abbronzatura, capigliatura, ecc.) stringenti tanto quanto quelli prescritti dall'Islam o dall'Ebraismo. I tribunali che passano il tempo a discutere cause come quelle di Samantha Elauf non sono altro che strumenti di distrazione di massa dal reale cuore del problema.

Quest'altro articolo, invece, parla di Harar, la città dove si "rifugiò" Arthur Rimbaud a 26 anni. Consiglio la lettura a tutti i ventenni. La foto di Rimbaud è particolarmente impressionante: un bambino per i canoni attuali, un uomo fatto e finito nel 1880.

Venendo all'Italia, un editoriale sul Manifesto, intitolato "La democrazia che odia i cittadini", prendendo spunto da un commento di Eugenio Scalfari, descrive chiaramente lo stato comatoso della democrazia italiana. "L’Italia non è un caso unico. Le demo­cra­zia respin­genti ci sono ovun­que e in Ita­lia la si è comin­ciata a fab­bri­care da un quarto di secolo fa." "Quanto ai par­titi, il loro sof­fo­ca­mento è stato deli­be­rato. In nome di una demo­cra­zia che decide, li si è disat­ti­vati, pro­met­tendo che a col­ti­vare il civi­smo avrebbe prov­ve­duto la società civile. Solo che la società civile, peral­tro ambi­gua, non com­pensa l’attività di edu­ca­zione e inci­ta­mento che i par­titi di massa svol­ge­vano su vasta scala. Sono rima­sti i par­titi impro­pria­mente detti per­so­nali, che sono cir­co­scritte cosche affa­ri­sti­che, riser­vate ai super­pro­fes­sio­ni­sti della poli­tica, che non sanno nem­meno com’è fatto il mondo e che nutrono uni­ca­mente ambi­zioni di potere."
Prima prendiamo atto di questa situazione e ne traiamo le opportune conseguenze, meglio è.

06 mar 2015

giardino

Quest'anno la camelia è sbocciata a Gennaio, poverina. I crocus stanno per sbocciare.