Mar 21, 2015

Rassegna link

Lo sapete, vero, che l'Apple Watch sarà un flop? Ovviamente, nessun prodotto Apple è un flop, per definizione, perché "Current estimates say Apple is building 5 million or so Apple Watches for launch. Every news station in America will rush to capture the lines forming around the block at the Apple Store. We live in the Apple era. By real demand or smart PR, the first run will surely sell out."

Viaggio in un universo parallelo: Shenzhen. "The market was several large city blocks full of 5-10 story buildings with stalls packed into each floor. Each building had a theme or themes ranging from LEDs to cellphone hacking and repair. I realize it's cliché to say this, but it REALLY felt like blade runner".

Il profilattico per USB. In effetti, l'idea di usare postazioni di carica USB per rubare dati personali è proprio interessante!

Cifrare tutto TCP. Ai posteri la sentenza se si tratti di follia o no. Un barlume di sensatezza appare nel fatto che "Tcpcrypt abstracts away authentication, allowing any mechanism to be used". Aver accoppiato autenticazione e cifratura ha finora causato danni immani, e sono felice che ci sia qualcuno che ha intenzione di separare le due cose.

Le promesse non mantenute del web (e, aggiungerei io, dello sviluppo software). Ci avevano raccontato una storia a base di interoperabilità e multipiattaforma, e invece... "If there’s something that you need on your mobile device your first step usually is to look for an app, not use your browser. But native app development remains a pain in the butt, with the requirement to have to support 2 or 3 completely separate platforms." E un parere che condivido in pieno: "So now we’re finding ourselves back in an era of installed app, rather than Web based and managed apps. Only it’s even worse today than with Desktop applications, in that the apps are going through a gatekeeper that charges a toll and censors what you can and can’t do in your apps. Frankly it’s a mystery to me why anybody would buy into this model and why it’s lasted this long when we’ve already been through this process. It’s crazy…"

Pane al pane

Questa me la voglio segnare, anche se io non avrei usato un lessico così esplicito: "La musica indipendente italiana è un covo di sfigati che si prendono troppo sul serio, un tripudio di dischi scopiazzati l'uno dall'altro che differiscono solo per la gamma di paroloni usati nei comunicati stampa: prima di premere Play sembra di dover ascoltare il nuovo disco di Carmelo Bene o di Pasolini e invece ci troviamo di fronte ai soliti cloni dei Verdena."

Mar 14, 2015

Attenzione, il tuo abbonamento è in scadenza!

Mi è arrivata la mail con la quale il manifesto mi chiede di rinnovare l'abbonamento. Non rinnoverò l'abbonamento cartaceo, per vari motivi, i principali dei quali sono che 1) il quotidiano mi arriva in una busta di plastica, e non mi va di buttare plastica nell'immondizia tutti i giorni; 2) c'è troppa cronaca politica (che come sappiamo, in Italia, è la cronaca del nulla) e troppo poche notizie; 3) mi causa troppo dolore leggere la prosa sconclusionata degli articoli di cronaca e politica, zeppi di frasi involute, errori di grammatica e refusi. Se invece di rinnovare l'abbonamento, potessi pagare lo stipendio a un correttore di bozze al manifesto, lo farei.
Farò comunque l'abbonamento alla versione digitale, perché 1) il manifesto ha l'app e il sito di gran lunga migliori di tutti i quotidiani italiani; 2) i suddetti quotidiani italiani sono anch'essi pieni zeppi di castronerie, prosa zoppicante, refusi ed errori, tutti, nessuno escluso; 3) il manifesto ha delle validissime pagine culturali ed economiche; 4) il manifesto fa spesso delle prime pagine argute o spiritose e conia slogan originali e provocanti; 5) il manifesto è una delle pochissime voci fuori dal deprimente coro dei mass media italiani: quotidiani che non sono altro che pesanti malloppi di carta pieni di cronaca nera, pubblicità, servilismo e scritti da parrucconi ancorati a schemi mentali che è un complimento definire conservatori.
Il mio problema è quello di essere abbonato anche al New York Times, e avere ogni giorno (beh, insomma, diciamo "periodicamente, secondo i capricci di Poste Italiane") sott'occhio un giornale dai contenuti e dalla forma anni luce migliore di quanto possiamo trovare in edicola in italiano. Pur essendo un giornale americano, il NYT risulta molto più progressista dei nostri quotidiani mainstream, Corriere, Stampa e persino Repubblica. Pur non esente da pecche (ogni tanto qualche "marchetta" sulla presentazione dell'ultimo gadget Apple ci scappa), il NYT mantiene un livello di accuratezza, chiarezza, rilevanza e varietà dei temi trattati semplicemente inimmaginabile nelle redazioni di casa nostra.
Ovviamente non possiamo certo sognare un miglioramento della situazione in una nazione dove le vendite dei suddetti pessimi quotidiani sono in caduta da anni (uniche eccezioni, guarda un po', manifesto e Avvenire) e chi legge legge porcherie come la free press o spende ore assorto sulla Gazzetta dello Sport, dove la maggioranza della popolazione non riesce a comprendere un semplice grafico o tabella, per non parlare di frasi più complicate di "accoltella la moglie: arrestato", dove chi scrive sui giornali ignora le regole basilari di una buona scrittura  ("mettere il soggetto all'inizio della frase" e cose del genere, lasciamo stare le cinque W) e, solitamente, è costretto a orrende acrobazie verbali perché, in realtà, non ha nulla da dire, una nazione dove c'è gente convinta che il Corriere della Sera sia un giornale "di sinistra" (e mi fa male il cuore solo a scriverlo).

Tutte le ragioni descritte qui sopra sono quelle che mi convincono a dare ancora una volta dei soldi al manifesto, perché è un giornale necessario, perché è un giornale che non è servo di nessuno se non di sè stesso, perché spero che abbiano successo e assumano un correttore di bozze.

Mar 13, 2015

Italiano e aritmetica

Questo messaggio sul sito di Trenitalia fa due vittime eccellenti in un colpo solo.

Credo che "hai" stia per "ti mancano", anche se non so spiegarmi i decimali.
Stendiamo un velo pietoso sulla mia trasformazione in cartafreccia.

Mar 8, 2015

Italy in a nutshell

Qualche giorno fa la Direzione Generale per la Motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (maiuscole a gogò come da intestazione) mi ha inviato una lettera per rendermi edotto del Punteggio Attuale relativo alla Mia patente.
Al termine della lettera c'è un paragrafo che riassume l'essenza del nostro paese, e lo riporto verbatim qui prima di cestinare l'inutile comunicazione: "La presente costituisce mera comunicazione della variazione del punteggio relativo alla Sua patente. Ogni eventuale rettifica compete unicamente all'Organo di polizia che ha redatto il verbale. Pertanto qualora Lei ritenga la decurtazione dei punti non dovuta, ad es. per pendenza di ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace avverso il verbale di contestazione, potrà rivolgersi direttamente all'Organo (Polizia stradale, Carabinieri, Polizia Municipale, ecc.) che ha redatto il verbale stesso e/o al competente Giudice di Pace. La informiamo, inoltre, che può consultare i Suoi dati chiamando il numero 848782782, al costo di una telefonata urbana, oppure visitando il sito internet www.ilportaledellautomobilista.it."
Sì, era tutto in grassetto.
Sì, siamo una nazione in cui apparentemente è necessario mandare comunicazioni di questo tenore.
Sì, le maiuscole a caso erano proprio quelle lì.
Sì, l'Organo.
La punteggiatura è quella originale, ma alcuni spazi li ho messi a posto io, perché... non ce la facevo a vederli così.

Rassegna stampa

Ieri ho letto tre articoli che mi voglio appuntare.

Questo articolo riporta la storia di una ragazza che non è stata assunta in un negozio di Abercrombie&Finch perché porta il velo. La prima sentenza le ha dato ragione, una seconda ha ribaltato il verdetto, fondamentalmente stabilendo che siccome lei non ha fatto presente ad A&F che porta il velo per ragioni religiose, la società aveva diritto a non assumerla in quanto non seguiva il "dress code" imposto nei negozi. Il sistema americano mi pare assurdo: esso non tutela i cittadini contro le discriminazioni (A&F non ti fornisce una divisa ma ti obbliga a vestirti in un certo modo), ma li tutela (almeno a parole) contro le discriminazioni a carattere religioso.
A me questo sistema pare, oltre che assurdo, soprattutto ipocrita: chi decide cos'è un abbigliamento religioso e cosa semplicemente un "fashion statement"? Se io dichiaro che la mia religione mi prescrive di indossare la maschera di Gene Simmons dei Kiss, ho diritto alle tutele riservate ai fedeli religiosi? A me questo pare un esempio lampante del contrasto tra le prescrizioni delle religioni "tradizionali" e quelle della religione più importante di tutte: il consumismo. La realtà è che il nostro stile di vita occidentale ci prescrive dei codici di abbigliamento (e non solo: peso, abbronzatura, capigliatura, ecc.) stringenti tanto quanto quelli prescritti dall'Islam o dall'Ebraismo. I tribunali che passano il tempo a discutere cause come quelle di Samantha Elauf non sono altro che strumenti di distrazione di massa dal reale cuore del problema.

Quest'altro articolo, invece, parla di Harar, la città dove si "rifugiò" Arthur Rimbaud a 26 anni. Consiglio la lettura a tutti i ventenni. La foto di Rimbaud è particolarmente impressionante: un bambino per i canoni attuali, un uomo fatto e finito nel 1880.

Venendo all'Italia, un editoriale sul Manifesto, intitolato "La democrazia che odia i cittadini", prendendo spunto da un commento di Eugenio Scalfari, descrive chiaramente lo stato comatoso della democrazia italiana. "L’Italia non è un caso unico. Le demo­cra­zia respin­genti ci sono ovun­que e in Ita­lia la si è comin­ciata a fab­bri­care da un quarto di secolo fa." "Quanto ai par­titi, il loro sof­fo­ca­mento è stato deli­be­rato. In nome di una demo­cra­zia che decide, li si è disat­ti­vati, pro­met­tendo che a col­ti­vare il civi­smo avrebbe prov­ve­duto la società civile. Solo che la società civile, peral­tro ambi­gua, non com­pensa l’attività di edu­ca­zione e inci­ta­mento che i par­titi di massa svol­ge­vano su vasta scala. Sono rima­sti i par­titi impro­pria­mente detti per­so­nali, che sono cir­co­scritte cosche affa­ri­sti­che, riser­vate ai super­pro­fes­sio­ni­sti della poli­tica, che non sanno nem­meno com’è fatto il mondo e che nutrono uni­ca­mente ambi­zioni di potere."
Prima prendiamo atto di questa situazione e ne traiamo le opportune conseguenze, meglio è.

Mar 6, 2015

giardino

Quest'anno la camelia è sbocciata a Gennaio, poverina. I crocus stanno per sbocciare.