May 22, 2015

Benvenuti nel mondo senza lavoro

Si parla di tecnologia, di automatizzazione del lavoro, di disoccupazione, di sottoccupazione, e si dicono (o si sottintendono) molte cose su cui sono completamente d'accordo.
Stiamo vivendo decenni di grandi trasformazioni nel campo del lavoro: il mondo occidentale ha ottimizzato e automatizzato l'agricoltura e l'industria, facendo crollare la percentuale di persone impiegate in quei settori; ha creato nuovi lavori basati sempre di più sulla tecnologia nei quali gli imprenditori cercano, ancora, di ridurre i costi per aumentare i guadagni, e sappiamo bene come i salari siano una parte molto "pesante" di tali costi. Io vedo uffici di aziende di servizi dove sempre più persone si lamentano di non stare facendo un "lavoro vero", dove oggettivamente c'è ben poco da fare durante il giorno, oppure dove ci si affaccenda in compiti apparentemente time-consuming solo per mascherare l'effettiva inefficienza dell'organizzazione del lavoro stesso.
Il problema che vedo, in estrema sintesi, è che i vantaggi portati dall'automatizzazione e dal progresso tecnologico in generale sono finiti in tasca solo parzialmente alla classe lavoratrice, mentre ne hanno beneficiato molto di più i proprietari delle aziende, in proporzione esponenziale rispetto alla dimensione delle aziende stesse, fino a creare un "mondo a parte" di oligarchi a capo delle corporation globali che tirano i fili dell'economia mondiale.
Il progresso tecnologico e il continuo sfruttamento intensivo delle risorse naturali (manodopera compresa, nei paesi cosiddetti emergenti e del Terzo Mondo) ha mantenuto alti i guadagni dei capitalisti ma non ha beneficiato nella stessa proporzione i lavoratori, che non hanno visto crescere i loro stipendi e il loro tempo libero (in una parola, la "qualità della vita") nella stessa misura in cui sono cresciuti quei guadagni. E' innegabile che i cittadini del mondo occidentale siano di gran lunga più "benestanti" di 50 o 60 anni fa, ma a ben vedere dovrebbe risultarci chiaro che avremmo meritato molto di più, e che la tecnologia oggi disponibile migliora le nostre vite in modo ancora marginale: ok vado al lavoro in una bella auto comoda e con l'air bag invece che con la vecchia utilitaria di mio padre, ma perdo pur sempre due ore al giorno imbottigliato nel traffico, tanto per fare un esempio.

E allora mi consolo leggendo e vedendo che anche altri la pensano più o meno così.
"The disappearance of jobs has not ushered in a new age of leisure, as social theorists predicted uneasily in the 1950s. [...]
Come to find out, there’s still plenty of work to do, even if no one is willing to pay for it. [...] We take it for granted that we’ll have to pump our own gas and bus our own dishes at Panera Bread. Booking travel reservations is now a D.I.Y. task; the travel agents have disappeared. As corporations cut their workforces, managers have to take on the work of support staff (remember secretaries?), and customers can expect to spend many hours of their lives working their way through menus and recorded advertisements in search of “customer service.” At the same time, our underfunded and understaffed schools seem to demand ever more parental participation. Ambitious parents are often expected not only to drive their children to and from school, but to spend hours carrying out science projects and poring over fifth-grade math — although, as Lambert points out, parental involvement in homework has not been shown to improve children’s grades or test scores. [...]
Lambert, [...] explores all the ways corporations and new technologies fiendishly generate new tasks for us — each of them seemingly insignificant but amounting to many hours of annoyance. Examples include deleting spam from our inboxes, installing software upgrades, creating passwords for every website we seek to enter, and periodically updating those passwords. If nothing else, he gives new meaning to the word “distraction” as an explanation for civic inaction. As the seas rise and the air condenses into toxic smog, many of us will be bent over our laptops, filling out forms and attempting to wade through the “terms and conditions.”
Lambert falls short of calling for the shadow workers of the world to go out on strike. But that’s what it might take to give us the time and the mental bandwidth to confront the dystopian possibilities being unleashed by technology. If middle-class jobs keep disappearing as wealth piles up at the top, Martin Ford predicts, economic mobility will “become nonexistent”: “The plutocracy would shut itself away in gated communities or in elite cities, perhaps guarded by autonomous military robots and drones.” [...]
In “Rise of the Robots,” Ford argues that a society based on luxury consumption by a tiny elite is not economically viable. More to the point, it is not biologically viable. Humans, unlike robots, need food, health care and the sense of usefulness often supplied by jobs or other forms of work. His solution is blindingly obvious: As both conservatives and liberals have proposed over the years, we need to institute a guaranteed annual minimum income, which he suggests should be set at $10,000 a year. This is probably not enough, and of course no amount of money can compensate for the loss of meaningful engagement. But as a first step toward a solution [...]".

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