May 10, 2015

"Quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia"

Riassunto delle puntate precedenti: nel 2008 andiamo a votare con una legge elettorale firmata dal famoso statista Roberto Calderoli, esponente di spicco della Lega Nord Per L'Indipendenza Della Padania. Già il fatto che la legge elettorale venga scritta da uno che vuole la secessione di una non ben definita regione dal resto della nazione dovrebbe dirla lunga, ma per i più distratti ci pensa lo stesso estensore a definirla "una porcata". Ovviamente nessuno fa una piega. Vince Berlusconi; spariscono dal Parlamento i partiti di sinistra, dilapidando la fiducia di milioni di persone che sprezzanti del pericolo si erano intestardite per decenni a votare comunista. Il Berlusconi si affaccenda alquanto nel portare il paese alla bancarotta e al ridicolo internazionale, fino a quando viene rimosso dal Presidente della Repubblica Napolitano e sostituito con Mario Monti, per salvare la situazione e andare a elezioni appena possibile. Gli appelli per la modifica della legge-porcata si sprecano, ma ovviamente nessuno fa nulla. Si va a votare con la stessa legge nel 2013 e vince il sedicente centro-sinistra. Presidente del Consiglio è Enrico Letta. Berlusconi viene condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale. Continuano gli appelli per riformare la legge elettorale, ma nessuno fa nulla. All'inizio del 2014, varie parti della legge elettorale vengono dichiarate incostituzionali. A questo punto la decenza vorrebbe che le migliori menti del paese si riunissero, scrivessero una legge elettorale non dico buona ma almeno costituzionale, e si andasse a votare a spron battuto. Invece, il partito di maggioranza sfiducia il suo stesso Presidente del Consiglio e lo sostituisce con Matteo Renzi.

Il Renzi quindi decide di cambiare la legge elettorale. Decenza e onestà vorrebbero che, essendo il Parlamento stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale, si cercassero le più larghe intese al fine di preparare un meccanismo elettorale giusto, ben fatto, e in grado di durare a lungo. Invece il Renzi fondamentalmente dice: la legge elettorale la decido io, e se non vi sta bene potete anche votarmi contro, e anzi già che ci siamo la approviamo anche col voto di fiducia, così ve la prendete voi la responsabilità di far cadere il governo e a) andare a votare di nuovo con la stessa legge-porcata, con esiti imprevedibili, oppure b) costringere nuovamente il Presidente della Repubblica a qualche ardita giravolta per far saltar fuori un governo decente, anche qui con esiti imprevedibili. Un ricatto. Ah, la legge elettorale la approviamo solo per la Camera, tanto poi il Senato lo aggiustiamo dopo con calma, pazienza se nel frattempo abbiamo una scarpa e una ciabatta. Si vota e la legge elettorale passa con una maggioranza risicata, aggiungendo la beffa al danno, visto che senza la legge-porcata appena pensionata tale maggioranza non sarebbe nemmeno esistita. Insomma, una presa per il culo.

Ora, tralasciando il fatto che la nuova legge elettorale appare, nella migliore delle ipotesi, un coacervo inestricabile di sbarramenti, premi, liste e collegi disegnati per garantire, al prossimo giro, il risultato desiderato dal Governo in carica, rimane una vicenda che a me tutto pare meno che "democratica".

A questo riguardo, mi voglio appuntare un editoriale del Manifesto che a mio parere ben descrive la situazione. "Nel 2016 Renzi e la «grande stampa» daranno in pasto all’opinione pub­blica un pre­te­sto per andare al voto[...]. Il par­tito per­so­nale del pre­mier andrà al bal­lot­tag­gio e vin­cerà. [...] Renzi coman­derà per un’intera legi­sla­tura, padrone incon­tra­stato di un par­la­mento ridotto a un guscio vuoto. E riscri­verà la Costi­tu­zione, anche per evi­tare che la Con­sulta can­celli [la] legge elet­to­rale [...]. Gli sto­rici di domani rico­strui­ranno age­vol­mente un incubo lineare. Un gio­vane spre­giu­di­cato uomo poli­tico s’impadronisce prima del par­tito di mag­gio­ranza rela­tiva, poi del governo. Nel giro di un anno e mezzo, pro­tetto da un pre­si­dente di stretta osser­vanza atlan­tica, estorce a un par­la­mento dele­git­ti­mato alcune leggi spe­ciali, dette «riforme», che, da una parte, gli val­gono l’appoggio incon­di­zio­nato delle éli­tes finan­zia­rie, impren­di­to­riali e buro­cra­ti­che; dall’altra, gli con­se­gnano pieni poteri. In tutto questo, l’opinione pub­blica è intos­si­cata da una pro­pa­ganda asfis­siante che, dopo aver costruito il mito del nuovo uomo prov­vi­den­ziale, ne avalla siste­ma­ti­ca­mente bufale e manovre populistiche. [...] Ma di que­sto scon­cio non vale più la pena di par­lare [...]. La sedi­cente sini­stra del Pd ha com­piuto, in pochi mesi, un’impresa che ha del por­ten­toso. [...] ha estir­pato ogni sco­ria cri­tica dal par­tito sorto dalle ceneri del Pci-Pds-Ds. Così coro­nando l’espianto radi­cale della sini­stra dal qua­dro della rap­pre­sen­tanza poli­tica: un pro­cesso già pros­simo al tra­guardo anche gra­zie alla scia­gu­rata gestione, dal 1998 a que­sta parte, di un non tra­scu­ra­bile patri­mo­nio di con­sensi da parte dei gruppi diri­genti di Rifon­da­zione e dei Comu­ni­sti Italiani."

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