12 lug 2015

L'urbanistica secondo me

Vivendo in una (macro)regione urbanisticamente devastata, mi trovo spesso a riflettere su come le farei io, queste città orrende in cui spesso siamo rinchiusi.
Ho quindi recentemente apportato un miglioramento alla mia teoria dell'urbanistica: come tutte le mie teorie draconiane, anch'essa si fonda su un singolo concetto portante, da quale discendono tutti gli effetti positivi dell'applicazione della teoria stessa. La prima versione della teoria si basava sul marciapiedi, mentre la nuova si spinge oltre e trova la chiave per un'urbanistica umana nell'albero. Dei begli alberi d'alto fusto. Le città dovrebbero essere costruite intorno agli alberi: se metti gli alberi in tutte le strade, sei obbligato a fare le strade più ampie, i marciapiedi più ampi, e i palazzi più lontani dal rumore della strada. La città è più fresca, i pedoni camminano meglio, le auto scorrono meglio, nei palazzi si sta meglio. Meno parchi, più viali alberati.
Poi uno ad esempio prende le nuove "riqualificazioni" di Milano e vede che si fanno "boschi verticali" (dicitura truffaldina, a mio parere - ci vorrebbe un ufficio legale di Madre Natura che facesse causa a questi impostori: i boschi sono orizzontali; se sono verticali si chiamano "palazzi"), campi di grano, ameni laghetti, belle aiuoline, ma alberi, niente. E infatti si crepa dal caldo e sembra di essere in un livello di Doom.

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