Aug 23, 2015

La lunga strada di sabbia

Quest'estate in vacanza ho letto questo libro basato sul reportage del 1959 di Pier Paolo Pasolini in giro per l'Italia estiva. E' una lettura affascinante, e tra i tanti passi memorabili, me ne voglio segnare qui giusto un paio.
"Corro solo in una notte immensa, sui monti tra Lentini e Siracusa. Di notte si è veramente, totalmente soli. Per più di quaranta chilometri non incontro una persona, una macchina, una luce accesa. Il vento caldo che mi investe è proprio quello dell'Africa: e le montagne intorno sono un solo bosco ininterrotto di piante meridionali".
"Più a Sud di così, è impossibile. Passo Noto, passo Avola. Giungo a Pachino, ch'è una cittadina piena di vita, di gente stupenda: ma non mi fermo, vado ancora più a Sud, arrivo a Capo Passero [...] E non mi fermo ancora: vado più giù, a Porto Palo [...] E non mi fermo ancora: arrivo al porticciolo di Porto Palo, dove la strada finisce contro un muretto lungo il mare [...] E non mi fermo ancora. Lì davanti c'è un isolotto, tutto sabbia e fichi d'india, con una torre barocca."
E non sorprende che un viaggio siciliano come questo richiami una scaletta musicale battiatesca.
"Il vento caldo dell'estate mi sta portando via"

"Ed era come un mal d'Africa"

"Vivere più a Sud per trovare la mia stella"

"Ostia, giugno

Il Grande Formicaio s'è mosso."

Aug 9, 2015

Brutta Italia

Il designer italiano non perde mai l'occasione per un doppio senso volgare.

Aug 1, 2015

Libertà

Mi appunto questo articolo di Alessandro Portelli perché riassume molto bene la situazione che stiamo vivendo.
"[...]l’insopportabilità di un mondo in cui ric­chezza e risorse si ripar­ti­scono in misura sem­pre più ingiu­sta e disuguale.
Un tempo, di que­ste ingiu­sti­zie si occu­pava la sini­stra. Oggi, ci rac­con­tano, sono finite le ideo­lo­gie; ma la lotta di classe con­ti­nua, in forme inso­lite e dram­ma­ti­che. Da un lato, quella guerra di classe dei ric­chi con­tro i poveri [...].
Dall’altro, la più antica lotta dei poveri per avere anche loro quello che hanno i ric­chi: l’immigrazione di massa è infine (ed è sem­pre stata) pro­prio que­sto, l’arma estrema dei dan­nati della terra per un minimo di accesso ai beni della terra su cui viviamo tutti.
A dif­fe­renza delle forme di lotta e dei con­flitti sociali del secolo scorso, que­sta lotta non è mossa dal pro­getto di abbat­tere un sistema, ma dall’ansia di con­di­vi­derlo; non dall’ostilità ma dal desi­de­rio, dal sogno, se non dall’amore idealizzato."